giovedì 17 settembre 2009

Il regista dell'orrore - parte 3


Gli investigatori hanno prestato particolare attenzione, inoltre, alle dichiarazione di un altro collaboratore di giustizia, Gaetano Vassallo, che ha ripercorso l’evoluzione del clan Bidognetti negli ultimi anni.

(…) essendo io un fiancheggiatore del gruppo Bidognetti, posso dire che per tutto il periodo in cui sono stato legato, e per quanto appreso in prima persona le gerarchie erano le seguenti: al vertice via era Francesco Bidognetti detto “Cicciotto ‘e mezzanotte”, poi i figli, in particolare Raffaele e Aniello Bidognetti, ma dopo l’arresto di Francesco “Cicciotto ‘e mezzanotte”, le redini del gruppo passarono a Aniello Bidognetti, che poi fu arrestato e partanto passarono a Luigi Guida detto ‘o drink, anche se vi era una forte pressione all’interno del gruppo Bidognetti per far fuori Guida e far gestire il gruppo a Raffaele Bidognetti.
Dopo l’arresto di Guida, il gruppo viene comandato da Raffaele Bidognetti detto il “puffo”, con il sostegno di Emilio Di Caterino, Alessandro Cirillo detto “‘o sorgente”, Giovanni Letizia e altri fiancheggiatori, come Antonio Di Tella e tale Oreste. Dopo l’arresto di Raffaele Bidognetti il gruppo viene comandato da Cirillo Alessandro.
Dopo la sua evasione dagli arresti domiciliari, il gruppo viene comandato da Giuseppe Setola, che si avvale di tutti i soggetti sopra elencati. Setola, in qualità di capo del gruppo Bidognetti, non deve chieder alcun permesso alla famiglia Schiavone per quanto riguarda gli affari demandati al gruppo Bidognetti e quindi è legittimato a vendicare o far ammazzare qualsiasi soggetto si sia opposto agli affari del gruppo Bidognetti. Poco prima di collaborare con la giustizia, ho capito chiaramente che ero una po-tenziale vittima di Giuseppe Setola, dal quale ero stato convocato attraverso Letizia Giovanni ed “Orestino”.

Il gruppo di fuoco guidato da Setola è incassa, ogni mese, circa 90mila euro dalle estorsioni a tappeto nella zona di Castelvolturno e del litorale domizio. Un vero e proprio rastrellamento nei confronti di commercianti e piccoli imprenditori della zona, spesso costretti a pagare più di quanto incassano.
Racconta, ad esempio, Massimo Iovine, autore di diciotto omicidi:

(…) ho ricordato anche un altro episodio estorsivo legato ai festeggiamenti che si celebravano in Villa Literno in occasione del Santo Patrono San Tammaro ed in altre due circostanze se non sbaglio. In particolare nell’estate non ricordo se del 2001 o 2002 venne da me, Davide Granato a bordo di una moto Harley Davidson dicendomi che stavano installando le luminarie per la festa del paese, se non sbaglio in occasione della celebrazione proprio del santo patrono San Tammaro, che cade a settembre. Ci recammo insieme da quello che mi fu indicato come il titolare della ditta che stava effettuando i lavori di installazione ed io gli rappresentai che doveva “mettersi a posto” in quanto io ero il referente in zona, dei Casalesi. All’inizio costui pensò ad uno scherzo tanto è che si mise a ridere costringendomi quindi a puntargli una pistola modello 357 canna lunga al volto. Capito che si trattava di una cosa seria questi mi disse di rivolgermi direttamente agli organizzatori dei festeggiamenti (…) le successive riscossioni sono avvenute con modalità analoghe, ovvero talvolta attraverso la richiesta effettuata dai componenti del mio gruppo in quel periodo (…) Anche i proventi di questa raccolta estorsiva che per noi rapprersentava una novità venivano divisi all’interno del gruppo di Villa Literno come extra rispetto allo stipendio che ciscuno percepiva e non andavano quindi ad alimentare la cassa comune a Casal di Principe. Questo lo voglio dire anche in quanto era noto a Gaetano Ziello, Davide Granato che veniva effettuata questa tangente e che partecipavano tutti dei relativi profitti.
(Tratto da "Attacco allo Stato", Forumitalia edizioni)

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