Dieci persone sono state fermate a Napoli per traffico di droga aggravato dalla partecipazione al clan camorristico degli 'scissionisti'. Gli arresti sono stati eseguiti dai carabinieri di Castello di Cisterna. L'associazione gestiva una delle piu' importanti piazze di spaccio di Scampia ed i proventi venivano reimpiegati concedendo prestiti a usura. Sottoposti a sequestro preventivo beni riconducibili agli indagati: un centro scommesse, una caffetteria ed un complesso immobiliare.
Tra le dieci persone legate alla cosca degli Scissionisti e che facevano parte di una fiorente organizzazione per lo spaccio di diversi tipi di droghe, anche Paolo Gervasio, ritenuto nel quartiere il 'Pablo Escobar' di Secondigliano, perché controllore dell'intero mercato della cocaina nel territorio oltre che gestore della piazza di spaccio '33', smantellata oggi. Dall'attività investigativa emerge - secondo l'accusa - che 'zio Paolo', questo il soprannome con cui era conosciuto, che gestisse un giro di usura applicando tassi usurai tra il 200 ed il 300%.
martedì 19 gennaio 2010
Accusato di false perizie, torna in libertà
Torna in libertà il prof. Fichera, docente presso la facoltà di Ingegneria dell’Università di Catania, agli arresti domiciliari per l’accusa di falsa perizia e corruzione nell’ambito delle indagini giudiziarie su un duplice omicidio per cui è coinvolto il clan dei Casalesi.
Accusato di aver falsificato delle intercettazioni telefoniche per scagionare noti esponenti della camorra campana, quali Aniello Bidognetti, esponente del clan dei Casalesi, il boss Luigi Cimmino dell’omonimo clan napoletano e il partecipe di quest’ultimo Vincenzo Tammaro, l'ingegnere Alberto Fichera è stato liberato. Lo conferma l’avvocato della difesa, Giovanni Avila, che aggiunge: «Le accuse non sono decadute, ma attendiamo risvolti eclatanti nei prossimi giorni».
Il professore ha già espresso la volontà di tornare alle attività didattiche non appena possibile.
Accusato di aver falsificato delle intercettazioni telefoniche per scagionare noti esponenti della camorra campana, quali Aniello Bidognetti, esponente del clan dei Casalesi, il boss Luigi Cimmino dell’omonimo clan napoletano e il partecipe di quest’ultimo Vincenzo Tammaro, l'ingegnere Alberto Fichera è stato liberato. Lo conferma l’avvocato della difesa, Giovanni Avila, che aggiunge: «Le accuse non sono decadute, ma attendiamo risvolti eclatanti nei prossimi giorni».
Il professore ha già espresso la volontà di tornare alle attività didattiche non appena possibile.
venerdì 15 gennaio 2010
Sequestrati beni a clan Ruocco-Somma
Beni per tre milioni di euro sono stati sequestrati dagli agenti del centro Dia di Napoli al clan Ruocco-Somma. Tra i beni sequestrati vi e' anche un edificio, ancora in costruzione a Saviano (Napoli) e due aziende agricole, una situata a Piazzolla di Nola, con migliaia di piante di nocciole e una a Latina.
Il sequestro e' stato disposto dai giudici della Sezione Misure di Prevenzione presso il Tribunale di Napoli ed eseguito dalla Dia a carico di Aniello Ruocco, 47 anni, capo dell'omonimo clan, attivo nel nolano, attualmente detenuto e ritenuto a sua volta un affiliato alla cosca che fa capo al boss Mario Fabbrocino.
Il sequestro e' stato disposto dai giudici della Sezione Misure di Prevenzione presso il Tribunale di Napoli ed eseguito dalla Dia a carico di Aniello Ruocco, 47 anni, capo dell'omonimo clan, attivo nel nolano, attualmente detenuto e ritenuto a sua volta un affiliato alla cosca che fa capo al boss Mario Fabbrocino.
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Cinque arresti nel clan De Luca Bossa
Cinque arresti quelli eseguiti dai carabinieri di Napoli contro il clan “De Luca-Bossa”, operante nel quartiere di Ponticelli.
Le accuse, per i destinatari dei provvedimenti emessi dal tribunale di Napoli su richiesta della Dda partenopea, sono di associazione a delinquere di stampo camorristico finalizzata ad estorsioni, rapine, danneggiamenti e violazione in materia di armi e stupefacenti.
Le indagini dei militari sono partite lo scorso dicembre dopo la scarcerazione di Teresa De Luca, ritenuta la reggente del clan, nuovamente arrestata la notte di San Silvestro per estorsione e tra i cinque destinatari delle ordinanze. Secondo gli inquirenti, la donna, per riattivare il sodalizio criminale, decimato dagli arresti, aveva ingaggiato nuovi elementi grazie ai proventi delle estorsioni.
Le accuse, per i destinatari dei provvedimenti emessi dal tribunale di Napoli su richiesta della Dda partenopea, sono di associazione a delinquere di stampo camorristico finalizzata ad estorsioni, rapine, danneggiamenti e violazione in materia di armi e stupefacenti.
Le indagini dei militari sono partite lo scorso dicembre dopo la scarcerazione di Teresa De Luca, ritenuta la reggente del clan, nuovamente arrestata la notte di San Silvestro per estorsione e tra i cinque destinatari delle ordinanze. Secondo gli inquirenti, la donna, per riattivare il sodalizio criminale, decimato dagli arresti, aveva ingaggiato nuovi elementi grazie ai proventi delle estorsioni.
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Arrestato Antonio Zaccaro, reggente dei Bocchetti
Gli agenti della Squadra Mobile della Questura di Napoli hanno arrestato Antonio Zaccaro, 45 anni, attuale reggente del clan Bocchetti, attivo, a Napoli, nella zona compresa tra Secondigliano e San Pietro a Patierno. L'uomo, latitante dallo scorso dicembre in quanto colpito da un provvedimento cautelare emesso dal Tribunale di Napoli, è stato rintracciato in un appartamento in via Enrico de Nicola, a Melito, nella disponibilità di Giuseppe Sbarra, napoletano di 48 anni, arrestato per favoreggiamento aggravato.
Bloccato a Melito - Il pregiudicato Antonio Zaccaro, 45 ani, ritenuto l' attuale reggente del clan Bocchetti attivo a San Pietro a Patierno, è stato arrestato dalla polizia. Zaccaro è stato bloccato nel pomeriggio di ieri a Melito dagli agenti della squadra mobile nell' appartamento di un incensurato che lo ospitava. L' uomo, che lavora in una ditta di pulizie, è stato arrestato per favoreggiamento aggravato. Zaccaro era latitante dal 4 dicembre, quando era sfuggito all' operazione disposta dalla Procura antimafia al termine delle indagini sul duplice omicidio di Gennaro e Carmine Sacco, padre e figlio, dell' omonimo clan avvenuto il 24 novembre. Nell' operazioneche furono arrestati 13 esponenti del clan Bocchetti. Il pregiudicato deve rispondere di associazione per delinquere di stampo camorristico finalizzata al traffico di droga.
Bloccato a Melito - Il pregiudicato Antonio Zaccaro, 45 ani, ritenuto l' attuale reggente del clan Bocchetti attivo a San Pietro a Patierno, è stato arrestato dalla polizia. Zaccaro è stato bloccato nel pomeriggio di ieri a Melito dagli agenti della squadra mobile nell' appartamento di un incensurato che lo ospitava. L' uomo, che lavora in una ditta di pulizie, è stato arrestato per favoreggiamento aggravato. Zaccaro era latitante dal 4 dicembre, quando era sfuggito all' operazione disposta dalla Procura antimafia al termine delle indagini sul duplice omicidio di Gennaro e Carmine Sacco, padre e figlio, dell' omonimo clan avvenuto il 24 novembre. Nell' operazioneche furono arrestati 13 esponenti del clan Bocchetti. Il pregiudicato deve rispondere di associazione per delinquere di stampo camorristico finalizzata al traffico di droga.
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mercoledì 13 gennaio 2010
Casalesi incendiano l'auto della sorella di un pentito
Hanno incendiato una vettura di proprieta’ di una sorella di un esponente del clan dei Casalesi che sta collaborando con i magistrati della Direzione
distrettuale antimafia di Napoli da qualche mese, e sono stati arrestati.
Massimo Pezzella, 39 anni, e Francesco Verazzo, 23 anni, entrambi di Casal di Principe hanno dato fuoco alla vettura della sorella di Raffaele Piccolo, l’uomo che ha svelato che Nicola Schiavone, figlio del boss Francesco, e’ l’attuale reggente del clan, lanciando una tanica di benzina sul motore della Volkswagen parcheggiata in via Marsala e dando fuoco al liquido infiammabile.
La donna ha assistito alla scena ed e’ scesa in strada, ma i due erano fuggiti. Le forze dell’ordine, dopo una breve indagine, hanno bloccato Verazzo e Pezzella, fratello tra l’altro di Nicola, genero di Carmine Schiavone, cugino del boss diventato collaboratore di giustizia. I due devono rispondere di danneggiamento aggravato e incendio doloso e sono stati anche identificati dal bersaglio del loro raid punitivo.
distrettuale antimafia di Napoli da qualche mese, e sono stati arrestati.
Massimo Pezzella, 39 anni, e Francesco Verazzo, 23 anni, entrambi di Casal di Principe hanno dato fuoco alla vettura della sorella di Raffaele Piccolo, l’uomo che ha svelato che Nicola Schiavone, figlio del boss Francesco, e’ l’attuale reggente del clan, lanciando una tanica di benzina sul motore della Volkswagen parcheggiata in via Marsala e dando fuoco al liquido infiammabile.
La donna ha assistito alla scena ed e’ scesa in strada, ma i due erano fuggiti. Le forze dell’ordine, dopo una breve indagine, hanno bloccato Verazzo e Pezzella, fratello tra l’altro di Nicola, genero di Carmine Schiavone, cugino del boss diventato collaboratore di giustizia. I due devono rispondere di danneggiamento aggravato e incendio doloso e sono stati anche identificati dal bersaglio del loro raid punitivo.
Preso a Napoli l'ultimo cutoliano in libertà
È tornato nel carcere di Poggioreale Andrea ‘o Chiattone Vitagliano. Il latitante, affiliato alla Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo, aveva fatto perdere le sue tracce lo scorso 15 dicembre. Le autorità l’hanno rintracciato domenica scorsa in via Caracciolo, all’altezza della Rotonda Diaz. La misura cautelare è scattata su impulso della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma. L’uomo dovrà scontare una pena di 7 anni, 7 mesi e 6 giorni di reclusione.
CURRICULUM CRIMINALE – Nato a Napoli 62 anni fa, sin da giovanissimo Andrea Vitagliano entra ed esce frequentemente di galera per furto o ricettazione; la prima volta dietro le sbarre a 17 anni per furto d’auto. Negli anni ‘80 viene arrestato anche per atti osceni, violenza carnale, tentato omicidio (nei confronti di Mario Lenti) ed omicidio volontario (vittima Antonio Calone). Successivamente si affilia alla Nuova Camorra Organizzata e viene sottoposto a misure restrittive della libertà personale, violandole più volte. Tra la fine degli anni ‘90 e i primi del 2000, viene arrestato per aver messo a segno una serie di rapine come quella presso l’agenzia di Brusciano del Banco di Napoli e alla Cassa di Risparmio di Civitavecchia. Dopo il declino della Nuova Camorra Organizzata, entra a far parte della cosiddetta Nuova famiglia.
CURRICULUM CRIMINALE – Nato a Napoli 62 anni fa, sin da giovanissimo Andrea Vitagliano entra ed esce frequentemente di galera per furto o ricettazione; la prima volta dietro le sbarre a 17 anni per furto d’auto. Negli anni ‘80 viene arrestato anche per atti osceni, violenza carnale, tentato omicidio (nei confronti di Mario Lenti) ed omicidio volontario (vittima Antonio Calone). Successivamente si affilia alla Nuova Camorra Organizzata e viene sottoposto a misure restrittive della libertà personale, violandole più volte. Tra la fine degli anni ‘90 e i primi del 2000, viene arrestato per aver messo a segno una serie di rapine come quella presso l’agenzia di Brusciano del Banco di Napoli e alla Cassa di Risparmio di Civitavecchia. Dopo il declino della Nuova Camorra Organizzata, entra a far parte della cosiddetta Nuova famiglia.
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