<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353</id><updated>2012-01-31T11:20:54.790+01:00</updated><category term='Contrabbando di sigarette'/><category term='Nuova camorra organizzata'/><category term='Clan Mallardo'/><category term='Frattamaggiore-Cardito-Caivano'/><category term='clan Ruocco-Somma'/><category term='Ambiente'/><category term='beni sequestrati e confiscati'/><category term='Clan Di Lauro-Secondigliano-Scampia'/><category term='Avellino'/><category term='Clan Contini'/><category term='Caserta'/><category term='Sanità'/><category term='Mafia'/><category term='Rassegna stampa'/><category term='Interviste'/><category term='Clan Mazzarella'/><category term='Le mafie straniere'/><category term='Operazione Dia Napoli'/><category term='clan Sacco-Bocchetti'/><category term='Cosa nostra'/><category term='Clan Genovese'/><category term='Prima puntata'/><category term='Arresti camorra'/><category term='Clan De Luca Bossa'/><category term='Barra'/><category term='Clan Lago'/><category term='Vomero-Arenella'/><category term='Ponticelli'/><category term='clan Birra-Ascione'/><category term='clan panico'/><category term='Articoli di camorra'/><category term='Giugliano'/><category term='Clan Prestieri'/><category term='Secondigliano'/><category term='camorra'/><category term='San Gennaro Vesuviano'/><category term='la biografia di Sandokan'/><category term='allarme spazzatura'/><category term='Varia'/><category term='Raffaele Cutolo'/><category term='Quartieri Spagnoli'/><category term='Vasto-Arenaccia'/><category term='clan Frizziero'/><category term='rifiuti'/><category term='Sicilia'/><category term='Sant&apos;Anastasia'/><category term='Clan Giuliano'/><category term='Clan Di Biasi'/><category term='Clan Lo Russo-Secondigliano'/><category term='scissionisti-Secondigliano'/><category term='Nola'/><category term='Clan Amato-Pagano'/><category term='Clan Alfano'/><category term='Torretta-Mergellina'/><category term='Clan Aprea-Cuccaro'/><category term='Castellammare di Stabia'/><category term='Casalesi'/><category term='Pianura'/><category term='San Giorgio a Cremano'/><category term='Veneruso'/><category term='Miano'/><category term='Clan Bocchetti'/><category term='Clan Licciardi'/><category term='Attacco allo Stato'/><category term='Clan D&apos;Alessandro'/><category term='Clan Sarno-De Luca Bossa'/><category term='Dante Passarelli'/><category term='San Giovanni a Teduccio'/><category term='Forcella'/><category term='clan Mariano'/><category term='Portici-Ercolano'/><title type='text'>Simone Di Meo</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>194</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-5563917055348010816</id><published>2011-09-06T18:09:00.003+02:00</published><updated>2011-09-06T18:13:58.872+02:00</updated><title type='text'>Intervista a Luigi Giuliano</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-f2JzAUy3fHA/TmZF14mLU1I/AAAAAAAAAHk/aLv9SYbkeOA/s1600/luigi%2Bgiuliano%2B1.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 384px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-f2JzAUy3fHA/TmZF14mLU1I/AAAAAAAAAHk/aLv9SYbkeOA/s400/luigi%2Bgiuliano%2B1.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5649279574610760530" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Gian Marco Chiocci&lt;br /&gt;Simone Di Meo&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;“Loigino è morto, Loigino non c’è più. Adesso c’è Luigi, un uomo di sessant’anni che ha vissuto mille vite, ha conosciuto il male e l’ha fatto ma che aspetta di avere una chance per ricominciare daccapo ora che ha sorseggiato l’attesa e pagato il conto”.&lt;/em&gt;L’incontro con Luigi Giuliano, il super-pentito della camorra napoletana, avviene in una località protetta, dove l’ex capo dei capi della Cupola è stato trasferito da un drappello delle forze dell’ordine del Servizio centrale di protezione. Giuliano arriva all’appuntamento in tenuta sportiva e la prima cosa che si nota sono gli occhi azzurrissimi che, al tempo della guerra contro la Nco di Raffaele Cutolo, gli valsero il soprannome di “boss dagli occhi di ghiaccio”.&lt;br /&gt;In realtà, Giuliano era conosciuto anche con un altro nickname, che dava il senso del potere e della forza del suo gruppo, il gruppo dei forcellesi: ’o re. Il re.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;“Eppure, la mia vita poteva essere diversa”, &lt;/em&gt;spiega oggi, mentre apre il borsone che si è portato dietro, colmo all’inverosimile di carte e fascicoletti su cui mantiene un impenetrabile riserbo: &lt;em&gt;“Cose mie, cose mie… forse ne parliamo alla fine della chiacchierata…”. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;E riprende: &lt;em&gt;“La mia vita, dicevo, poteva essere diversa. Da giovane volevo fare l’attore, andai pure a Cinecittà per un provino. La mia storia poteva essere come quella di Sophia Loren, ma poi il destino ha scelto un altro percorso per me. Insieme a Giuseppe Misso &lt;/em&gt;(feroce capoclan del rione Sanità, anche lui passato a collaborare con la giustizia, ndr) &lt;em&gt;recitavamo Shakespeare davanti allo specchio. I nostri amici ci incitavano, ci dicevano che eravamo bravi, che dovevamo scegliere l’arte piuttosto che la strada. Allora, sembrava che davvero potesse avverarsi questo sogno, invece”.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Invece arrivano i morti, il sangue, le sparatorie, le vendette e i soldi. Soldi a palate, che alimentano la leggenda sulla famiglia malavitosa di Forcella: le feste con Diego Armando Maradona, i viaggi all’estero, il lusso sfrenato per abiti, auto e appartamenti. I Sopranos del centro storico di Napoli sono i padroni della città, tra gli anni Ottanta e Novanta. Possiedono negozi, ristoranti, night club. Luigino è il sovrano indiscusso del crimine campano. Controlla un clan che fattura decine di miliardi all’anno con droga, estorsioni, prostituzione, usura, totonero, contrabbando di sigarette.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;“Ma anche allora sentivo dentro di me una vena artistica. All’inizio scrivevo poesie, ho pure pubblicato un libro che s’intitola ‘Le ciliegie del dolore’, poi mi sono dato alla musica”.&lt;/em&gt;Luigi Giuliano è l’inventore dei neomelodici della prima generazione, compreso Gigi D’Alessio. Dice di avergli fatto da talent scout, da finanziatore e da paroliere. “Oggi più che le rime amo le note. Ho deciso di cimentarmi con un mondo che non è quello in cui si imbraccia un fucile, ma si impugna una penna”.&lt;br /&gt;Passando sotto l’ala protettiva dello Stato, Giuliano cambia identità e si diploma in musica. &lt;em&gt;“Ho cominciato con le canzoni in napoletano, ma voglio scrivere in italiano”&lt;/em&gt;, confessa. &lt;em&gt;“Per scrivere canzoni non basta il talento, c’è bisogno di studio, tanto studio”.&lt;/em&gt; Ciò non gli ha impedito, al tempo della sua dittatura criminale su Napoli, di firmare uno dei testi più famosi in città, che ancora oggi ragazzotti abbronzati in cerca delle prime storie d’amore con coetanee sculettanti fischiettano nei rioni-ghetto. La canzone si chiama “Chill va pazz pe te”.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;“E davvero io vado pazzo per Napoli, io soffro nel vederla così abbrutita, dilaniata moribonda. Voglio lancare un allarme per la vita dei napoletani: se anche da noi si verificasse un terremoto come quello dell’Aquila, ci sarebbero non centinaia ma migliaia di morti. I palazzi che sono stati costruiti o ristrutturati dopo il sisma del 1980 sono marci. In quegli anni è stato fatto un macello con la ricostruzione. Non c’è sicurezza in quegli edifici. Ma qualcuno si è mai chiesto perché, ogni tanto, a Napoli si sbriciola un palazzo?”.&lt;/em&gt;Giuliano inforca le lenti e si rigira una penna tra le mani. &lt;em&gt;“Io sono pronto a dare la vita per i bambini di Napoli. Devono capire che c’è un altro futuro per loro. Possono diventare artisti, possono diventare medici. Possono diventare calciatori, possono diventare come Quagliarella&lt;/em&gt; (Fabio Quagliarella, il calciatore napoletano che gioca nella Juve, ndr) &lt;em&gt;ma è necessario che qualcuno li aiuti. Costruire una piscina, un campetto di calcio dove farli giocare già sarebbe un successo. Un giovane della Sanità o di Forcella viene guardato con sospetto dalla società, vive nella perenne emarginazione. Per questo, poi, per avere una stupida rivincita sulla vita e sugli altri, prende un fucile in mano”. &lt;/em&gt;Racconta di sé: &lt;em&gt;“Io sono un uomo cambiato, ormai. Ed è cambiata la mia capacità artistica, anche. Sono iscritto alla Siae dal 1992 e ho depositato un’ottantina di canzoni. Scrivo di getto e leggo di continuo per arricchirmi di nuove parole, di nuove sensazioni. &lt;br /&gt;Vorrei trasformare questa mia passione nel mio futuro lavoro; però, per riuscirci, lo Stato deve potermi affiancare un musicista, per lavorare fianco a fianco e poter costruire così delle canzoni”. &lt;/em&gt;Guardando indietro, l’ex capo dei capi aggiunge: &lt;em&gt;“Ho consegnato tutti i miei averi allo Stato e non ho tesori nascosti. Ho sulle spalle 33 anni di galera, ma non ho vergogna a dire che voglio vivere di canzoni. A sessant’anni si può cambiare. Voglio dare una sterzata agli ultimi anni della mia vita, perché ogni volta che mi guardo indietro vedo cento, mille Luigi Giuliano, uno diverso dall’altro. Sono tanti me stesso, che però non riconosco più. Ho rovinato tante famiglie. Ho ordinato tante morti, tante altre persone le ho uccise personalmente, per questo oggi posso dire che il codice d’onore della mafia e della camorra è merda. Che onore è sciogliere un bambino nell’acido, uccidere un innocente? Ho conosciuto in galera uomini, come si chiamano loro, d’onore che hanno partecipato alle stragi di mafia, che hanno ucciso Falcone e Borsellino e che fanno i confidenti degli agenti di polizia penitenziaria. È questo il senso del loro onore?”.&lt;/em&gt;L’ultima domanda è per quei documenti nel borsone: &lt;em&gt;“Ah, già, le carte. Sono gli appunti per un libro sulla vera storia di Napoli e sulla vera storia di Luigi Giuliano. Mi sa che prima o poi troverò qualcuno con cui scriverlo…”.&lt;/em&gt;&lt;em&gt;(pubblicato su "Il Giornale" il 17 luglio 2011)&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-5563917055348010816?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/5563917055348010816/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2011/09/intervista-luigi-giuliano.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/5563917055348010816'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/5563917055348010816'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2011/09/intervista-luigi-giuliano.html' title='Intervista a Luigi Giuliano'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-f2JzAUy3fHA/TmZF14mLU1I/AAAAAAAAAHk/aLv9SYbkeOA/s72-c/luigi%2Bgiuliano%2B1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-7923042074818589421</id><published>2010-12-01T09:51:00.001+01:00</published><updated>2010-12-01T09:52:54.093+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Caserta'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Casalesi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rifiuti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='allarme spazzatura'/><title type='text'>Contro-inchiesta/4 - Il ruolo della politica nei rifiuti</title><content type='html'>Quando si parla del ruolo della politica, nell'emergenza rifiuti in Campania, e del comodo uso della criminalità organizzata per diluirne le responsabilità davanti all'opinione pubblica, bisogna essere particolarmente attenti a non aderire, in maniera preconcetta, al falso sillogismo che recita: se la camorra fa affari con l'immondizia, e l'immondizia invade le città, allora quella è l'immondizia della camorra. Piuttosto, sarebbe corretto dire che quella è l'immondizia che fa gola alle cosche. Perché, come dimostrato da tante indagini della magistratura, la camorra approfitta dello stato di crisi, non lo genera. Paradossalmente, la camorra offre soluzioni con impianti di stoccaggio, discariche e camion per il trasporto. Il tutto, naturalmente, ben nascosto dietro società, carte protocollate e fatture al di sopra di ogni sospetto. E, quando non lo sono, al di sopra di ogni sospetto, una robusta bustarella aiuta aiuta a digerire tutto. A generare l'emergenza, sono sempre e comunque le inefficienze della politica e delle Amministrazioni locali, a tutti i livelli. Come dimostra la circostanza, riportata non senza clamore dalla stampa cittadina, che nel 2009, erano ben sessanta i Comuni della Campania (di cui venti solo nella provincia di Napoli) inadempienti sul fronte della raccolta e dello smaltimento della differenziata. E si tratta di una statistica che, nel 2010, sarà sicuramente peggiorata. La raccolta differenziata, si sa, è uno dei punti cardine di una corretta e funzionale gestione del ciclo dei rifiuti, perché se non si riesce a selezionare e limitare all'origine, dunque, nel cestino di casa, la quantità e la qualità dei rifiuti che poi dovranno finire in discarica, allora c'è ben poco da fare. Il capoluogo, su questo punto, versa in una situazione disastrosa, con il 18 per cento appena, ben lontana dagli standard richiesti dalla legge (65% entro il 2012) e sventolati, come miracolosamente raggiungibili dal centrosinistra napoletano. &lt;br /&gt;D'altronde, che al Comune di Napoli – retto dall'ex ministro dell'Interno, Rosa Russo Iervolino – ci sia un inquietante livello di superficialità e di pressappochismo, nell'affrontare tematiche legate all'ambiente e alla sanità, lo dimostra il fatto che tra Amministrazione comunale e Asìa, la società che si occupa, in città, della raccolta e dello spazzamento, non è mai stato formalizzato un contratto di servizio, ovvero quel documento che mette, nero su bianco, gli obblighi dei contraenti e le relative sanzioni. Se, ad esempio, il Comune di Napoli decidesse di contestare all'Asìa un qualsiasi disservizio, non ci sarebbe alcuna multa da pagare perché il contratto non esiste. C'è solo una bozza che non è mai stata portata in consiglio comunale e votata. E questo da un bel po' di anni, almeno dal 2003. In pratica, siamo davanti a una società che opera, nel settore dei rifiuti, per il terzo Comune d'Italia in maniera più o meno abusiva.&lt;br /&gt;Sarà stata una dimenticanza? Mah, diciamo di sì. Diamo credito a chi, centrodestra e centrosinistra napoletani, ammette di non aver dato il giusto peso a questa inspiegabile dimenticanza. Che cosa dire, però, del caso di Camigliano, un paesino di 2mila anime in provincia di Caserta, dove il Comune è stato sciolto malgrado avesse raggiunto il 65 per cento di raccolta differenziata? L'unica risposta è l'ottusità della burocrazia e la miopia della politica, perché punire un Ente virtuoso che sa difendere il suo territorio, che cerca – e ottiene – la collaborazione unanime della cittadinanza e, soprattutto, riesce laddove tutti gli altri, o quasi falliscono, significa non avere le idee chiare su come si amministra una comunità. Camigliano è stata commissariata, perché il suo sindaco non ha voluto consegnare alla Provincia di Caserta i ruoli della Tarsu, l'imposta comunale sui rifiuti. E non li ha voluti consegnare perché sapeva, benissimo, che ubbidire alla legge sarebbe stato il primo passo verso il baratro. Morale della favola: sono arrivati i commissari prefettizi, e il sindaco è stato costretto a sloggiare. Che bella figura.&lt;br /&gt;(Pubblicato su "Il Tempo", 27 novembre 2010)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-7923042074818589421?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/7923042074818589421/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/12/contro-inchiesta4-il-ruolo-della.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/7923042074818589421'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/7923042074818589421'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/12/contro-inchiesta4-il-ruolo-della.html' title='Contro-inchiesta/4 - Il ruolo della politica nei rifiuti'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-7099618867966988908</id><published>2010-11-26T11:09:00.002+01:00</published><updated>2010-11-26T11:10:40.148+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Caserta'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Casalesi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rifiuti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='allarme spazzatura'/><title type='text'>Rifiuti, la contro-inchiesta/3</title><content type='html'>Caro Direttore,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;in questi mesi, ha trovato giustamente spazio sui quotidiani locali napoletani e, in alcuni casi, anche sulla stampa nazionale, la notizia dell'avvio della collaborazione con la giustizia di Gaetano Vassallo, l'ex ministro dell'Ambiente del clan dei Casalesi. Una collaborazione che ha consentito l'avvio di importanti inchieste contro l'ecomafia casertana e lo scoperchiamento di quel verminaio immondo in cui faccendieri di ogni risma vanno a braccetto con amministratori locali e criminali per insozzare il nostro territorio. C'è un particolare, però, che purtroppo non viene sottolineato a sufficienza a proposito delle organizzazioni criminali che si occupano di rifiuti. E cioè le difficoltà che gli organi inquirenti e la magistratura si trovano ad affrontare quando s'imbattono in un filone investigativo particolarmente interessante, vuoi per mancanza di adeguati strumenti legislativi, vuoi per una condizione di sostanziale isolamento rispetto agli altri attori in scena (politica, imprenditoria, alta burocrazia).&lt;br /&gt;Prendiamo il caso di Vassallo, ad esempio. Il colletto bianco dei clan ha indicato i luoghi dove i tagliagole casertani hanno sversato migliaia di tonnellate di rifiuti, ha fatto i nomi dei suoi complici, ha denunciato i suoi dieci fratelli, colpevoli – come lui – di aver avvelenato ettari ed ettari di campagna, ha tirato in ballo l'ex sottosegretario Nicola Cosentino nell'affaire, indicandolo come uno dei capi della cricca che, attraverso la politica e la camorra, fa soldi con la monnezza, ha raccontato (e questo fa bene Roberto Saviano a ricordarlo) come finanche i topi morissero in prossimità dei siti illegali di sversamento, ha alzato il velo sulle ricchezze accumulate dalla holding rifiuti spa, qualcosa come quaranta milioni di euro. Tutto questo ha detto, Vassallo, nei suoi interrogatori tra 2008 e 2009, sollevando un coro unanime di indignazione e di incredulità nell'opinione pubblica locale e nazionale. Possibile che Vassallo sapesse tutto questo? Possibile che in Campania accada tutto questo? Possibile che nessuno prima se ne sia accorto?&lt;br /&gt;Eppure, Gaetano Vassallo non è un nome nuovo per chi si occupa di inchieste giudiziarie e non avrebbe dovuto esserlo nemmeno per quelli che, per almeno venti anni, lo hanno lasciato libero di pascolare su e giù per Caserta a seminare morte e malattie.&lt;br /&gt;Di lui si sa parecchio. E già da tempo. Nel giugno 1992, Vassallo viene arrestato nell'ambito di un'inchiesta su trafficanti di droga e di armi. A parlare di Vassallo ai pm, a quel tempo, è proprio un pentito che lo accusa di avere rapporti malati con alcuni sindaci del Casertano, rapporti confermati anche da alcune intercettazioni telefoniche che lo dimostrano in ottimi rapporti con i politici locali. Un anno dopo, e siamo al 1993, la maxi-inchiesta Adelphi apre uno squarcio sul business delle discariche abusive. E chi finisce diritto diritto nelle 4mila pagine dell'informativa dei carabinieri? Proprio Gaetano Vassallo, indicato – già allora – come trait d'union tra la politica e la criminalità organizzata. Tre anni dopo, Vassallo viene condannato a due anni e sette mesi di reclusione, a fronte di una richiesta di sette anni avanzata dal pm. Ovvio che, uscito dall'aula di tribunale, il ministro dell'Ambiente dei Casalesi ritornasse in gioco; e ci vorranno altri quindici anni perché venga messo all'angolo, e con lui smantellato l'impianto infernale messo in piedi dietro il paravento della gestione di una discarica a Cesa, un paesino dell'hinterland casertano, dove lo stesso Vassallo è stato per lungo tempo consigliere comunale.&lt;br /&gt;Questo che cosa significa? Che l'intuito investigativo aveva visto giusto, e lungo, e che – forse forse – si poteva risparmiare alla martoriata Campania (in)felix un decennio e passa di avvelenamento, e che non sarebbe male ascoltare l'appello che il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, ha rivolto al mondo della politica: prevedere il reato associativo ambientale. Una richiesta che il capo dei pm antimafia italiani ha esplicitato, ufficialmente, il 17 giugno 2009 nel corso di un'audizione davanti alla Commissione d'inchiesta sul ciclo rifiuti, e che prevede di far rientrare il traffico di rifiuti nella competenza della Direzione distrettuale antimafia una modifica dell'articolo 51, comma 3bis, del Codice di procedura penale. Si tratta di una modifica capace di attribuire ai pm antimafia la competenza sui reati connessi al ciclo dei rifiuti, mentre gli altri reati resterebbero attribuiti alle singole procure. In questo modo, si consentirebbe anche di recuperare alle indagini l'uso delle intercettazioni telefoniche in materia, che non sempre è possibile utilizzare, se non si riesce a dimostrare la riconducibilità dei traffici alla criminalità organizzata. E – l'esperienza dimostra – che quasi mai i camorristi gestiscono in prima persona un affare tanto grosso, su cui tanti, troppi hanno costruito fortune personali ancora oggi invisibili.&lt;br /&gt;(Pubblicato su "Il Tempo", 26 novembre 2010)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-7099618867966988908?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/7099618867966988908/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/11/rifiuti-la-contro-inchiesta3.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/7099618867966988908'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/7099618867966988908'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/11/rifiuti-la-contro-inchiesta3.html' title='Rifiuti, la contro-inchiesta/3'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-7500722996398913607</id><published>2010-11-26T11:08:00.002+01:00</published><updated>2010-11-26T11:11:42.757+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Caserta'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Casalesi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rifiuti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='allarme spazzatura'/><title type='text'>Rifiuti, la contro-inchiesta/2</title><content type='html'>Caro Direttore,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;la questione rifiuti in Campania, e su questo non si può non essere d'accordo con Roberto Saviano, non è certo un'emergenza, ma – purtroppo – una condizione di (a)normalità, che si trascina secondo la vulgata comune, cui lo stesso Saviano attinge per dare forza alla sua narrazione, da almeno sedici anni, da quando cioè è stato decretato per legge lo stato d'allarme.&lt;br /&gt;In realtà, senza scomodare Il ventre di Napoli di Matilde Serao o i racconti tardo ottocenteschi sulla Napoli umiliata dal colera e dalla sporcizia, basterebbe soffermarsi sulle poche frasi seguenti per comprendere quanto il problema igienico-sanitario, nella nostra città, sia tutt'altro che storia recente. Flash nr1: “La mancata consegna dei sacchetti per la raccolta della spazzatura sta causando notevoli disagi tra la cittadinanza. Molti abitanti sono costretti a gettare i rifiuti nelle strade, avvolti in carta straccia. E ciò con grave pericolo per l'igiene pubblica. Stamani, alcune strade del quartiere Chiaia – tra i più noti ed eleganti della città – sono apparsi imbrattati di cumuli di spazzatura in ogni angolo”.&lt;br /&gt;Flash nr 2: “Tonnellate di rifiuti solidi urbani sono rimasti abbandonati nelle strade, in seguito all'astensione dal lavoro degli addetti all'autoparco di via Gianturco. La mancata uscita degli autocarri, la notte scorsa, ha provocato in mattinata grave disagio agli abitanti del centro storico, di quelli della zona nord e della parte orientale della città. A Secondigliano, a Marianella i cumuli di rifiuti hanno raggiunto in alcuni casi il metro d'altezza. L'autoparco di via Gianturco è dotato di oltre 100 autocarri che compiono il servizio di raccolta su un'area molto vasta […] in serata sono aumentati i disagi perché – anche in occasione della festività di Sant'Antonio Abate, protettore degli animali – è stato appiccato il fuoco a numerosi contenitori per immondizia sulle strade cittadine e periferiche. Le fiamme, che in alcuni casi hanno raggiunto notevole altezza, hanno causato situazioni di pericolo. In una strada della periferia, i vigili del fuoco sono  stati contrastati nella loro opera da gruppi di scalmanati che hanno preso a sassate, danneggiandole, alcune autobotti. La polizia ha fermato alcune persone, che ha poi rilasciato. Per la situazione venutasi a creare in città per le tonnellate di rifiuti solidi sulle strade in molti hanno telefonato ai giornali e ad altri organi di stampa e alle televisioni, chiedendo, come per il traffico, l'intervento del prefetto”.&lt;br /&gt;E, per concludere, flash nr 3: “Anche oggi la rimozione dei rifiuti a Napoli procede a rilento a causa dell'alto numero di automezzi, circa duecento, fermi per guasti meccanici. I contenitori, posti in tutte le strade di Napoli, sono ancora per la maggior parte pieni di spazzatura”.&lt;br /&gt;Sembra la descrizione della città oggi, o una settimana fa. Al più, potrebbe sembrare la descrizione della città di sedici anni fa, quando è esplosa l'emergenza immondizia a Napoli. In realtà, si tratta di tre stralci di altrettanti articoli, pubblicati dai quotidiani partenopei, rispettivamente il 19 febbraio 1981, il 17 gennaio 1982 e il 4 marzo 1984. Occhio e croce, almeno trent'anni fa. Ieri come oggi, nulla è cambiato. Dunque, questo che cosa significa? Che l'affaire rifiuti ha radice antiche e profonde, di cui la camorra è soltanto uno degli aspetti deteriori e, sicuramente, tra i più pericolosi.&lt;br /&gt;Se in Campania siamo arrivati a coprirci di spazzatura e di vergogna, davanti al mondo intero, è perché chi doveva controllare, chi doveva programmare, chi doveva gestire, chi doveva assicurare la funzionalità dei meccanismi non l'ha fatto. Per dolo, o per colpa. Poi, è arrivata la camorra. Poi, il crimine organizzato è subentrato, insinuandosi nei sinuosi e peccaminosi risvolti della burocrazia e dell'amministrazione pubblica che, con la Bestia, sono scese a patti. Ma se non si distingue, nettamente, la responsabilità politica da quella dei tagliagole della camorra, allora non si va lontano. O si rischia, al più, di generare confusione, anche se in buonafede. &lt;br /&gt;Certo, fa bene Saviano a parlare dell'ecomafia casertana davanti a milioni di telespettatori e nei suoi splendidi reportage su “la Repubblica” e “L'Espresso”, ma la contaminazione tra verità storica e giudiziaria e fascinazione letteraria, in una materia così delicata, con tutti i risvolti di ordine pubblico e sicurezza che ne derivano, rischia di generare atmosfere immaginifiche che non hanno alcuna aderenza con la realtà. Penso, ad esempio, a quando lo scrittore cita – e lo fa con una certa frequenza – la leggenda che vorrebbe la carcassa di una balena sepolta nella discarica di Pianura, un quartiere della periferia di Napoli. I toni che usa Saviano sono davvero molto suggestivi e sembra quasi di vederlo questo novello Capitano Achab che, in una fetida bettola del porto, contatta camorristi e faccendieri perché facciano sparire quella montagna di grasso e di carne putrescente, rimasta impigliata in una rete da pesca, che ondeggia – cullata dalla marea – al largo del golfo di Napoli. Ma come, ci si chiede alla fine della storia, a Napoli pure le balene finiscono nelle discariche? E se ci finisce Moby Dick figuriamoci cos'altro nasconde lo stomaco di madre natura, in quelle zone...&lt;br /&gt;La vicenda – a ben vedere – è un po' meno fantasiosa, ma non per questo meno drammatica di come la racconta Saviano: c'è davvero una balena nella discarica di Pianura. Non è una leggenda, né un racconto passato di bocca in bocca tra gli abitanti del quartiere, come si faceva tra gli indiani d'America. Il cetaceo – lungo 7 metri e pesante otto tonnellate, arenatosi al largo dell'isola di Ischia – viene interrato nel sito perché l'operazione la autorizza l'allora assessore comunale alla Sanità, Giuseppe Scalera. L'ordinanza municipale è del 17 luglio 1989. E, a quell'epoca, questa soluzione la condividono Comune, Regione e Prefettura. &lt;br /&gt;La domanda, allora, non è: davvero c'è una balena nella discarica? Ma: perché c'è una balena nella discarica?&lt;br /&gt;(Pubblicato su "Il Tempo", 25 novembre 2010)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-7500722996398913607?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/7500722996398913607/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/11/rifiuti-la-contro-inchiesta2.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/7500722996398913607'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/7500722996398913607'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/11/rifiuti-la-contro-inchiesta2.html' title='Rifiuti, la contro-inchiesta/2'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-840629105527423746</id><published>2010-11-26T11:02:00.003+01:00</published><updated>2010-11-26T11:07:28.592+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Caserta'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Casalesi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rifiuti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='allarme spazzatura'/><title type='text'>Rifiuti, contro-inchiesta/1</title><content type='html'>Caro Direttore,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;l'ultima puntata della trasmissione “Vieni via con me” e, in particolare, il lungo monologo di Roberto Saviano sull'emergenza rifiuti in Campania possono essere riassunti secondo questo semplice schema: Napoli sta soffocando nell'immondizia perché le discariche sono state saturate dai clan, che le hanno riempite col pattume del Nord. A sostegno di questa tesi, che in realtà pare molto di più un assioma, Saviano snocciola dieci inchieste della magistratura che, dal 1993 al 2009, hanno dimostrato la responsabilità del sistema industriale settentrionale nella crisi ambientale che, a mesi alterni, infuria alle nostre latitudini. Inchieste note a chi fa il mio mestiere, di cui i giornali si occupano da tempo e che non dicono nulla di nuovo. Inchieste che in alcuni casi (vedi Cassiopea, iniziata nel 1999 e nel 2010 ancora ferma all'udienza preliminare) sono tuttora in corso, o che – addirittura – sono state ridimensionate nell'impianto accusatorio. &lt;br /&gt;La “narrazione” televisiva di Saviano assomiglia molto a ciò che descrive Umberto Eco nel suo bellissimo “Il Cimitero di Praga”: basta prendere un po' personaggi loschi e misteriosi e farli radunare in un luogo oscuro ed ecco pronto un Complotto utile ad ogni esigenza. &lt;br /&gt;Il Complotto descritto da Saviano è un triangolo formato da massoni, imprenditori (possibilmente del Nord) e camorristi. Purtroppo, la storia non è così semplice. E, forse, qualche dato in più aiuterà a completare quella parte di storia che Saviano non ha avuto modo di raccontare lunedì sera.&lt;br /&gt;È vero che le grandi aziende del Settentrione hanno spesso utilizzato la Campania come pattumiera, ma forse – per amore della verità e per non lasciare un alibi a quella indecente classe dirigente che ci ha governato negli ultimi venti anni – sarebbe doveroso ricordare che esiste anche un altro circuito ecomafioso che nasce e si sviluppa interamente all'interno dei confini campani. Prove? Eccole: il 21 febbraio del 1996, la polizia scopre che nella zona di Acerra sono state sversate tonnellate di resine e di altri rifiuti tossici provenienti dalle aziende della provincia di Napoli. Il 4 novembre 2005, i carabinieri si accorgono che nelle campagne dell'agro-aversano e del litorale domizio sono stati interrati i rifiuti pericolosi prodotti dagli impianti di depurazione di Capri e della penisola sorrentina, oltre che dai siti di Salerno e Acerra. L'11 maggio 2006, la procura di Benevento indaga su 50mila tonnellate di scorie pericolose, provenienti dalle province di Avellino e Salerno, smaltite nelle campagne e nei fiumi del Sannio. Si replica il 4 luglio dello stesso anno, con un blitz dei carabinieri del Noe in provincia di Caserta, dove 4 aziende nascondevano sotto terra i fanghi dei depuratori di Licola, Orta di Atella, Marcianise e Mercato San Severino. E ancora: l'11 settembre 2007, la magistratura s'imbatte in un traffico di rifiuti di inerti e materiale di risulta e amianto e sostanze bituminose, prodotti nel Napoletano, “occultati” nei cantieri della Tav. In tutte queste operazioni, il Nord non c'entra nulla. Perché non se ne parla? Anche questi signori sono dei delinquenti e anche loro hanno contribuito ad avvelenare il nostro territorio. Anzi, non solo il nostro, perché – sempre spulciando tra le inchieste di questi ultimi dieci anni – emerge chiaro un altro dato, di cui non si è parlato a “Vieni via con me”: anche dalla Campania sono partite decine, centinaia di camion carichi di rifiuti pericolosi da nascondere nelle pance delle altre regioni, vicine e lontane. Ecco un po' di esempi: in Abruzzo, tra il 1992 e il 1998, vengono denunciate 34 persone per traffico illegale di rifiuti dal Napoletano e dal Casertano; in Puglia, invece, nel blitz del 13 maggio 2002, di indagati, ce ne sono due dozzine. E non è tutto: il 23 marzo 2006, il gup di Milano condanna otto persone per traffico illecito di rifiuti dalla Campania alla Puglia, con pit-stop in Lombardia e in Emilia Romagna. Sempre dal Napoletano, è l'inchiesta del 10 marzo 2007 a dirlo, provengono i rifiuti tossici che sono stati rivenduti e smaltiti illecitamente da tre aziende di Brescia e di Udine. E altre 100mila tonnellate di pattume campano vengono fatte ingoiare alle campagne delle Marche (inchiesta “Ragnatela” del 17 luglio 2007, 21 indagati a piede libero). Anche queste sono notizie.&lt;br /&gt;Altro dettaglio: pure al Nord ci sono discariche abusive di rifiuti tossico-nocivi. Lo dice, nel 1995, il secondo rapporto Legambiente sulle ecomafie: bubboni mefitici vengono individuati in Piemonte (Ciriè, Piossasco e Tortona) e in Lombardia (Dredano e Lacchiarella).&lt;br /&gt;Dire che è tutta colpa del Nord in combutta con la camorra non aiuta a capire le dimensioni del fenomeno, perché poi – alla fine – i vari Bassolino e Iervolino (di cui Bertolaso lasciò questa “meritoria” immagine, quando si ritrovò da solo nel 2007 a fronteggiare un'ondata di spazzatura sulla Campania: “Nessuno mi aiutava, Bassolino e la Iervolino si erano sfilati e io avevo solo due interlocutori: il cardinale Sepe e la Procura”) sono autorizzati a sostenere di non aver avuto alcuna colpa, in tutta questa schifezza. &lt;br /&gt;Certo, non è colpa della camorra se la differenziata non decolla, non è colpa dei clan se il Commissariato per l'emergenza rifiuti ha bruciato due miliardi di euro, senza risolvere nulla. Forse, parlando di rifiuti, più che incolpare Sandokan o i Casalesi (che pure hanno le loro colpe, per carità...) sarebbe più utile fare riferimento alle parcelle d'oro e ai milioni a palate che sono stati distribuiti dal Commissariato per consulenze e incarichi esterni, come il super-stipendio da 413 euro al giorno corrisposto a un ragioniere non iscritto all'Albo.&lt;br /&gt;Forse, sarebbe il caso di ricordare che il procuratore di Napoli, Giovandomenico Lepore, il 16 novembre scorso, davanti alla commissione parlamentare d'inchiesta sulle ecomafie ha detto, a proposito dell'emergenza di queste settimane: “In questo caso non si tratta di camorra, è una inefficienza della gestione del ciclo dei rifiuti che dura ormai da venti anni”.&lt;br /&gt;Forse, sarebbe il caso di fare qualche nome e, soprattutto, qualche cognome.&lt;br /&gt;(Pubblicato su "Il Tempo", 23 novembre 2010)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-840629105527423746?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/840629105527423746/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/11/rifiuti-contro-inchiesta1.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/840629105527423746'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/840629105527423746'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/11/rifiuti-contro-inchiesta1.html' title='Rifiuti, contro-inchiesta/1'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-4024763445326754676</id><published>2010-11-19T16:22:00.001+01:00</published><updated>2010-11-19T16:23:57.269+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Caserta'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Casalesi'/><title type='text'>Antonio Iovine, in trappola il boss dei boss</title><content type='html'>E' il sorriso – amaro – della sconfitta quello che il boss della camorra, Antonio Iovine, ostenta all'uscita della Questura di Napoli, circondato dai poliziotti e da decine di fotografi e cameraman, un'ora appena dopo la cattura, avvenuta in una villetta di Casal di Principe, in provincia di Caserta.  Iovine – soprannominato “'o ninno”, “il poppante”, perché fin da giovanissimo destinato dalle insondabili ragioni del potere mafioso alla successione di una delle “famiglie” più temute del panorama criminale italiano – si è arreso agli investigatori da vero capoclan, dopo aver tentato la fuga da un terrazzo. Agli agenti che lo hanno circondato, ha confermato le proprie generalità e ha chiesto di non voler perdere tempo a mostrare loro i documenti. “Sono io, è inutile che me lo chiediate”, ha detto ai poliziotti. Insieme a lui è finito in manette per favoreggiamento anche un incensurato, Marco Borrata, che ne avrebbe curato la latitanza, ospitandolo nella sua abitazione.&lt;br /&gt;Condannato all'ergastolo nel maxiprocesso Spartacus, Iovine è considerato la mente finanziaria dei Casalesi, il boss-imprenditore, capace di movimentare e di gestire affari da decine e decine di milioni di euro all'anno, in collaborazione con l'altro superlatitante casertano, Michele Zagaria, con cui fu protagonista di un clamoroso episodio finito agli atti di un'inchiesta antimafia. I due boss telefonarono infatti a un giornalista di un quotidiano locale per chiedergli di smentire alcune notizie di cronaca nera a loro dire calunniose.&lt;br /&gt;Originario di San Cipriano d'Aversa – uno dei tre paesi, insieme a Casapesenna e Casal di Principe, appunto, dove secondo la leggenda bisogna essere nati per aspirare al ruolo di boss dei boss della camorra casertana -, Antonio Iovine era ricercato da oltre quattordici anni ed era inserito nell'elenco dei trenta latitanti più pericolosi d'Italia, al pari di Matteo Messina Denaro e dei grandi capi della 'Ndrangheta calabrese.&lt;br /&gt;Il suo ruolo di stratega economico-finanziario della cosca è stato ricostruito dalle inchieste condotte dalla magistratura napoletana e dal pool anti-casalesi guidato dal procuratore aggiunto Federico Cafiero De Raho. Un lavoro inquirente fatto in silenzio e con grande professionalità, che a poco a poco ha indebolito il sistema di protezioni e connivenze di cui il malavitoso si era circondato. L'ultima sciabolata è stata inferta il 26 maggio 2008, con un maxi-blitz che smantellò la rete di porta-ordini del boss, in cui rimase coinvolta anche la moglie, Enrichetta Avallone. Nell'abitazione di Iovine, gli investigatori trovarono pellicce, mobili di lusso, orologi e gioielli di valore che non fu possibile però sequestrare perché ogni oggetto era accompagnato da un bigliettino di auguri che ne dimostrava la lecita «provenienza». Erano regali di amici e conoscenti per “'o ninno”.&lt;br /&gt;Sulle modalità della cattura, si è espresso il procuratore della Repubblica, Giovandomenico Lepore, sottolineando nel corso di un'apposita conferenza stampa la copertura offerta a Iovine dalla gente del posto, mentre il capo della Squadra mobile, Vittorio Pisani, ha spiegato che gran parte del lavoro investigativo si è basato su pedinamenti e intercettazioni ambientali e telefoniche. Per il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, “il prestigio di Iovine è crollato e adesso la sua organizzazione perde credibilità”.&lt;br /&gt;La notizia dell'arresto del padrino, giunta nel giorno della polemica a distanza tra Roberto Saviano e il ministro dell'Interno Maroni sulle dichiarazioni dello scrittore riguardo ai rapporti tra Lega Nord e 'Ndrangheta durante la trasmissione “Vieni via con me”, è stata salutata anche dal mondo politico con unanime parole di grande apprezzamento per l'operato delle forze dell'ordine e della magistratura. Per il titolare del Viminale, si “tratta di una bellissima giornata per la lotta alla mafia”, mentre il presidente del Senato e quello della Camera hanno inteso soffermarsi sui risultati raggiunti nella lotta alla criminalità organizzata. “Anche questa ulteriore cattura dimostra che lo Stato c'è e che le Istituzioni sono unite nella lotta al crimine”, ha detto Renato Schifani, mentre Gianfranco Fini ha ribadito  che “la lotta alla criminalità organizzata è uno degli obiettivi primari cui tendere, senza mai abbassare la guardia”.&lt;br /&gt;Il Guardasigilli, Angelino Alfano, ha invece annunciato di essere pronto, fin da subito, a firmare la richiesta di regime di carcere duro nei confronti del capo-camorra: “Una ulteriore conferma - ha aggiunto il ministro della Giustizia - che la squadra Stato vince e l'antimafia giocata batte quella parlata”.&lt;br /&gt;(Pubblicato su "Il Sole24Ore" del 18 novembre 2010)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-4024763445326754676?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/4024763445326754676/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/11/antonio-iovine-in-trappola-il-boss-dei.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/4024763445326754676'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/4024763445326754676'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/11/antonio-iovine-in-trappola-il-boss-dei.html' title='Antonio Iovine, in trappola il boss dei boss'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-71815795311879801</id><published>2010-08-11T18:19:00.004+02:00</published><updated>2010-08-11T18:24:22.734+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Di Lauro-Secondigliano-Scampia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='scissionisti-Secondigliano'/><title type='text'>Vita violenta del boss Paolo Di Lauro</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_F8xEAeBN44M/TGLOb_MZDhI/AAAAAAAAAG4/PxiihUdcmrg/s1600/dilauro.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 265px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_F8xEAeBN44M/TGLOb_MZDhI/AAAAAAAAAG4/PxiihUdcmrg/s400/dilauro.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5504188674815364626" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il primo capitolo tratto dal mio libro "L'impero della camorra - Vita violenta del boss Paolo Di Lauro", in uscita in autunno in versione economica per i tipi della Newton Compton&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Aniello, scendi, c’ho quella roba per te».&lt;br /&gt;«Va bene, aspettami vicino al cancello. Ma è sicuro che è roba buona?».&lt;br /&gt;«Gioielli, oro, brillanti… è un affare. Muoviti, sto qua sotto…».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto inizia così. Con uno squillo al citofono e una sventagliata di mitra. Aniello La Monica ha poco più di quarant’anni quando viene ammazzato all’uscita di casa. È il boss di Secondigliano, fa parte della Nuova famiglia, il cartello che si oppone all’“esercito” di Raffaele Cutolo. Ma non è il padrino di Ottaviano, che pure ne avrebbe tutti i motivi, a spedirlo al camposanto. La Monica è la prima vittima di un nuovo gruppo criminale che ha lanciato la scalata ai vertici della camorra. Viene assassinato da quelli che considerava i suoi figli, tradito da quelli di cui più si fidava, perché anche un camorrista si deve fidare di qualcuno. E La Monica si era fidato delle persone sbagliate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Dottore, se non ricordo male, La Monica venne prima investito e poi ucciso con pistole e kalashnikov. Mi raccontarono che dopo avergli dato la prima botta, uscirono tutti e quattro dalla macchina e iniziarono a sparare mentre ancora stava barcollando. Non gli diedero il tempo nemmeno di cadere a terra…». A distanza di vent’anni, un pentito sta raccontando che cosa avvenne quel giorno a Secondigliano, in una filiera di ricordi che lo avrebbero portato a ricostruire, in una stanza insonorizzata all’ottavo piano della Procura della Repubblica di Napoli, le fortune e i misteri del padrino più enigmatico della malavita partenopea: Paolo Di Lauro.&lt;br /&gt;«Ma chi lo uccise e perché?», gli domandò il magistrato, sedendogli affianco e porgendogli un foglio e una penna per fermare sulla carta le immagini che la memoria non sarebbe riuscita, dopo così tanto tempo, a far affiorare.&lt;br /&gt;«Dottore, statemi a sentire, che la storia è lunga. Chiamate il brigadiere e ditegli di portarmi un bel caffé, che dobbiamo parlare parecchio. Oggi e domani e pure dopodomani. Mettete una cassetta nuova nel registratore e ascoltate quello che vi dico, perché non so se avrò la possibilità di ripeterlo».&lt;br /&gt;Il magistrato si alzò e si diresse verso la porta. Lanciò uno sguardo lungo il corridoio su cui si affacciavano gli uffici della Direzione distrettuale antimafia e si assicurò che la porta fosse ben chiusa. Poi si sedette di nuovo. Chiamò a verbalizzare un agente di polizia di cui si fidava. Questi inserì il foglio nella macchina da scrivere elettronica e – con i due indici – iniziò a battere freneticamente, sotto dettatura, la formula iniziale del verbale di collaborazione: “Immediatamente dopo la mia cattura, a seguito del provvedimento emesso da codesto Ufficio, avuta contezza del livello elevato delle conoscenze al quale erano giunti gli organismi investigativi, ho trovato la necessaria determinazione per rompere in maniera definitiva con l’ambiente criminale nel quale sono vissuto fin dai primi anni Ottanta”.&lt;br /&gt;Inizia il racconto.&lt;br /&gt;***&lt;br /&gt;«Ha visto che dice il giornale oggi?», domandò l’ispettore capo del commissariato di Secondigliano al suo dirigente, appoggiandogli la copia del Mattino sulla scrivania piena di carte e pacchetti di sigarette semivuoti. Erano i giorni della paura a Napoli, i giorni della furia omicida delle batterie di fuoco della Nco e delle condanne del tribunale del popolo delle Brigate rosse contro giudici e politici.&lt;br /&gt;«L’ho letto stamattina, tre giorni di lutto nel quartiere per la morte del padrino che odiava la droga. Bella figura che ci facciamo. A proposito, le indagini a che punto stanno? La Procura ha fatto sapere qualcosa?»&lt;br /&gt;«Dicono che è un regolamento di conti interno, ma su La Monica procede la squadra mobile. Tutto come al solito, nessuno ha visto. Nessuno si è accorto di niente. Teniamo gli occhi aperti, perché qua ho l’impressione che succede la terza guerra mondiale».&lt;br /&gt;Erano da poco passate le settimane convulse del sequestro dell’assessore regionale Ciro Cirillo, cassiere democristiano dei fondi del dopo-terremoto, rilasciato grazie alla mediazione di Cutolo e al pagamento di un ricco riscatto ai terroristi, e il clima era peggiorato, se possibile, con la pubblicazione sull’Unità del falso documento del ministero dell’Interno che riportava i termini della trattativa tra Stato e camorra per la liberazione del politico dc. Documento falso nella forma, ma verissimo nella sostanza.&lt;br /&gt;«Adesso ti compri pure i giornali comunisti? Ma tu non votavi a destra…», scherzò l’ispettore quando il collega tirò fuori da un cassetto dell’armadietto la copia del quotidiano.&lt;br /&gt;«Tu devi sapere che i comunisti le notizie le sanno in anticipo e poi hanno agganci dovunque…», rispose l’altro sorridendo. In quel momento, entrò nella stanza un poliziotto con il mattinale, l’elenco delle denunce raccolte nel week-end precedente. Era un lunedì mattina. Un paio di paginette dattiloscritte, piene zeppe di furti, rapine, scippi, aggressioni. Finanche un tentato omicidio: un uomo aveva tentato di stuprare la vicina a colpi di spranga.&lt;br /&gt;A Secondigliano e Scampia gli echi dei grandi fatti di cronaca arrivavano attutiti, come se i due rioni non avessero titoli per partecipare a ciò che di importante avveniva in città. In effetti, a quel tempo la grande criminalità organizzata considerava i quartieri della cinta extraurbana partenopea un po’ come un vivaio di giovani delinquenti al quale attingere in caso di necessità per i lavori sporchi. I secondiglianesi non avevano pedigree criminale, erano un po’ come i corleonesi di Totò Riina e Bernardo Provenzano, “viddani”, gente di campagna. Spietata, ma con il cervello di una gallina.&lt;br /&gt;«Che cosa abbiamo oggi?», riprese a parlare l’ispettore, prendendo la copia del mattinale dalla scrivania.&lt;br /&gt;«Guarda tu stesso, è una carneficina. A proposito, domani andiamo a fare qualche domanda in giro per il fatto di La Monica, cerchiamo di capire», tagliò corto il dirigente, mettendo di nuovo a posto la copia dell’Unità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In quelle stesse ore, in via Cupa dell’Arco, a poche centinaia di metri in linea d’aria dal presidio di polizia, era stata convocata una riunione. Uno degli invitati, Domenico Silvestri, detto “Mimì ’a svergognata”, fece per prendere posto a capotavola, quando una mano gli avvinghiò il braccio e glielo strinse. Era Raffaele Prestieri, che gli ricordava che quel posto era occupato.&lt;br /&gt;«Ti devi sedere tu?», rispose sorpreso Silvestri.&lt;br /&gt;«No, ma è meglio che ti metti qua, affianco a me. Là no», disse Prestieri spostandogli la sedia sul lato lungo del tavolo.&lt;br /&gt;La porta di ingresso del salone si aprì lentamente. Il padrone di casa entrò e si sedette al posto d’onore. Accese una sigaretta e chiamò la cameriera, che subito dopo gli portò una bottiglia di champagne Veuve Cliquot e una manciata di bicchieri di cristallo. Al piano di sotto, nella villetta, c’era una bella cantina con tanti vini e liquori raffinati, alcuni dei quali fatti arrivare direttamente da Parigi. La pressione delle bollicine spinse fuori il tappo di sughero che finì contro le tende e rimbalzò a terra, fin sotto il tavolo.&lt;br /&gt;«Pace all’anima di Aniello La Monica. Speriamo che da lassù ci assista e ci aiuti», dissero in coro. Poi tutti brindarono guardandosi negli occhi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;***&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il solito giro di perlustrazione, i soliti controlli. Via Bakù, i Sette Palazzi, la villa comunale: la volante del commissariato quella sera avanzava con la seconda marcia innestata e il lampeggiante che proiettava un fascio di luce azzurra sulle aiuole e sulle saracinesche dei negozi chiusi.&lt;br /&gt;«Guarda quel ragazzo là, sta correndo. Ha buttato un sacchetto di plastica sotto la macchina. Raccoglilo e poi inseguilo», urlò all’improvviso il capo-turno al poliziotto alla guida, che accese la sirena e inserì la terza.&lt;br /&gt;Ormai di scene simili ce n’erano a decine ogni giorno, in ogni angolo del rione; Secondigliano e Scampia, se non conosci le strade, sono peggiori dei labirinti. Incroci, scorciatoie, passaggi nascosti da un vicoletto all’altro e poi paletti installati dovunque, come a voler disegnare una mappa nota soltanto a pochi, agilissimi corridori.&lt;br /&gt;L’inseguimento era durato non più di una manciata di secondi, perché il giovane, convinto di trovarla aperta, era andato a sbattere contro una porta di ferro che chiudeva l’entrata secondaria di un condominio. La sua corsa era terminata lì, con una spalla indolenzita e un paio di manette ai polsi.&lt;br /&gt;La volante era tornata in commissariato con il nuovo “ospite” a bordo a fine turno.&lt;br /&gt;«Come ti chiami?», gli chiese l’ispettore, mettendosi a sedere alla scrivania nel suo ufficio, dove la relazione di servizio aspettava soltanto la sua firma.&lt;br /&gt;«Che vi interessa? Chiamatemi l’avvocato, che con voi non parlo più. Qua sta il numero», rispose spavaldo il ragazzo. Aveva circa venticinque anni. Corporatura slanciata, con il giubbotto imbottito, su una polo verde con il coccodrillo, e il jeans stracciato. In tasca gli avevano trovato cinque dosi di eroina confezionate con la carta stagnola e duecentomila lire in banconote di piccolo taglio. Era il terzo arresto della giornata. Uguale al secondo e al primo.&lt;br /&gt;Gli agenti chiamarono il legale indicato dal giovane, il quale spedì negli uffici della polizia un collaboratore a sbrigare le formalità della nomina. Il ragazzo si rimise in tasca il pezzo di carta stropicciato su cui qualcuno gli aveva scritto il numero di telefono del penalista e si avviò, sotto scorta, a Poggioreale. Ridendo.&lt;br /&gt;«Hai notato che chiamano tutti gli stessi avvocati?», domandò il dirigente del commissariato all’uomo che aveva arrestato lo spacciatore.&lt;br /&gt;«Sì e che significa, secondo te?», gli rispose l’agente, rovistando nella busta che aveva recuperato sotto l’auto. All’interno c’erano altri soldi, circa cinquantamila lire, un paio di accendini e delle cannucce, di quelle utilizzate per le bibite in lattina. Bisognava aggiornare la relazione di servizio.&lt;br /&gt;«Significa che stiamo davanti a qualcosa, o a qualcuno molto più grande di quanto immaginiamo. Teniamo gli occhi aperti», chiuse la discussione il dirigente.&lt;br /&gt;Tra il 1982 e il 1984 avviene la trasformazione che segnerà per sempre il destino di Secondigliano e di Scampia: i terremotati, centinaia di famiglie che avevano perso il tetto a causa del sisma, vengono stipate nelle Vele, gli alveari-dormitorio progettati dall’architetto Franz Di Salvo con l’intento di favorire l’integrazione tra i nuclei familiari ma che diventeranno, invece, l’incubatrice di un’illegalità feroce e assassina. Il sogno utopistico di un quartiere modello, a misura d’uomo, con grandi parchi e spazi verdi a dividere le aree abitate, rappresentò in realtà la conformazione urbanistica perfetta per il crimine organizzato.&lt;br /&gt;Subito dopo l’uccisione di La Monica, il sismografo dell’ordine pubblico a Secondigliano aveva subito un’impennata: erano aumentati scippi, rapine e casi di estorsione ai negozianti. L’ufficio denunce del commissariato, che prima era frequentato poco, molto poco dai residenti, era diventato d’un tratto affollatissimo e dalla questura di via Medina avevano dovuto inviare uno dei primi modelli di macchina da scrivere elettronica per velocizzare il lavoro.&lt;br /&gt;Si stava sviluppando la più grande trasformazione economico-criminale della storia della camorra; il contrabbando di sigarette – fonte inesauribile di ricchezza per migliaia di manovali dell’illegalità – era sul punto di cedere il passo al traffico internazionale di stupefacenti. Accanto alle bancarelle con le stecche di Marlboro e di Merit in bella mostra, poco più in là, a poche decine di metri, iniziavano a comparire i primi spacciatori, pronti a rifornire di eroina e marijuana i giovani in cerca di emozioni forti. E con loro apparvero pure le vedette e i guardiani.&lt;br /&gt;La faida tra Raffaele Cutolo e la Nuova famiglia aveva portato alla distruzione di un modello criminale feudale, incapace di proiettarsi nell’economia nazionale e internazionale, confinato ancora negli angusti steccati del racket e del traffico di armi. Un modello al quale sarebbe presto subentrato una organizzazione nuova nella struttura e nelle finalità, fluida, pronta a insinuarsi lungo le feritoie del tessuto socio-economico legale per distorcerne le dinamiche e per indirizzarne i meccanismi.&lt;br /&gt;Allora però nessuno se ne accorgeva, perché quello era il periodo della guerra e non degli affari. Bisognava soltanto eliminare il nemico, infliggergli più male possibile. Non soltanto impedirgli di riprendere le armi, ma annientarlo.&lt;br /&gt;«Ma quelli erano altri tempi, dottore. Ogni giorno un cutoliano ammazzava uno dei nostri e noi rispondevamo con due dei loro. Aniello La Monica, non so perché, ma ce l’aveva a morte con i cutoliani. Se avesse potuto buttare una bomba atomica su Ottaviano, l’avrebbe fatto. Ogni mattina, ci incontrava davanti al bar e ci diceva: “Ragazzi, ricordatevi di colpire i nemici ovunque vi troviate. Non gli dobbiamo dare il tempo di respirare”. Addirittura aveva intitolato un negozio di abbigliamento, vicino casa sua, con il nome della sua pistola preferita: Pyton. La Monica era proprio come un serpente. Un pitone, appunto. Faceva paura solamente a guardarlo». Il pentito non aveva smesso un attimo di ripercorrere con la mente i suoi trascorsi criminali, gli inizi del clan; di tratteggiare la figura delle persone con cui era cresciuto e con cui aveva conosciuto la galera.&lt;br /&gt;Il magistrato ascoltava in silenzio e ogni tanto annotava una data, un nome sull’agendina Moleskine che custodiva nella tasca interna della giacca. «Ma come campava La Monica? Quali erano le sue fonti di reddito, anche lui gestiva il traffico di droga?», chiese al collaboratore, interrompendolo giusto il tempo per cambiare lato alla cassetta.&lt;br /&gt;«Campava come tutti, a quel tempo. Faceva il contrabbando di sigarette con Michele Zaza, di cui era fraterno amico, e con Fiore D’Avino, uno di Nola mi sembra. Non era una cattiva persona, era un padrino vecchia maniera: non ha mai mandato indietro nessuno che volesse lavorare per lui. Poco prima di morire, pagava lo stipendio a ottanta famiglie, compresa la mia. Fu lui a inventare la vendita porta a porta delle lenzuola per i corredi nuziali, affidandola alla rete di magliari che partiva da Secondigliano e arrivava fino in Germania e in Francia. Con questo sistema, faceva un sacco di soldi puliti. Ma pure quell’idea gli hanno rubato, oltre al comando. La droga non la voleva nel suo territorio, anche se era consapevole che per quella polverina bianca ci avrebbe rimesso la pelle, prima o poi. E su questo punto, molto spesso si scontrava con gli altri del gruppo di Paolo Di Lauro».&lt;br /&gt;Il contatore riprese a girare e il pentito dovette fare uno sforzo di memoria per riprendere il filo del discorso dove l’aveva lasciato prima dell’interruzione. Ma prima di continuare a parlare delle origini del clan Di Lauro e della malavita a Secondigliano negli anni Ottanta, pensò bene di arricchire le sue confessioni con un episodio che conoscevano in pochi.&lt;br /&gt;«Ora vi racconto una cosa, dottore», proseguì, dopo aver bevuto tutto d’un sorso il caffè che gli avevano portato. Guardò negli occhi il magistrato e sorrise di un sorriso amaro. «Però dovete credermi sulla parola, perché alcune cose che vi dico non le posso provare».&lt;br /&gt;«Dimmi, ti ascolto», ribatté il magistrato, approfittandone per segnare un altro paio di righe di appunti sull’agendina.&lt;br /&gt;«Lo sapete che un giorno Di Lauro disse vicino a uno dei Giuliano, mi sembra Guglielmo, se voleva giocare a poker?».&lt;br /&gt;«E qual è il problema, che c’è di strano?»&lt;br /&gt;«Il piatto di apertura lo sapete di quant’era?». E si mise ad attendere la risposta che, sapeva, non avrebbe mai potuto essere quella giusta.&lt;br /&gt;«No», rispose incuriosito il pm.&lt;br /&gt;«Due miliardi di lire. In contanti». E stette con l’aria soddisfatta ad attendere il ghigno di incredulità sul volto del suo interlocutore, come ben si aspetta chi fa partecipe un altro di una confidenza che, altrimenti, gli sarebbe stata sempre negata.&lt;br /&gt;«Queste cose non mi servono per il processo», tagliò corto il magistrato, «e poi nel mondo della malavita molto spesso si esagera nei racconti e un granello di sabbia diventa una slavina. Continuiamo con l’interrogatorio».&lt;br /&gt;«Due miliardi in contanti», ripeté il pentito, come se il richiamo del magistrato non ci fosse mai stato, «due miliardi contenuti in una borsa di tela rossa. La posò sul tavolo e disse a Giuliano: “Se proprio vuoi giocare, fatti una partita con me…”. Comunque, ho capito che queste cose non vi interessano, ma per me sono importanti. Dove eravamo rimasti? Ah, sì…»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Erano passate già un bel po’ di settimane dall’omicidio di La Monica, quando a Secondigliano arrivò un messaggio da Poggio Vallesana, la tenuta terriera dei Nuvoletta, una delle famiglie malavitose più potenti della Campania, soci in affari con i mafiosi palermitani.&lt;br /&gt;«Paolo, i maranesi ci hanno chiesto se possiamo andare a trovarli», disse Mimì Silvestri con un pizzico di soddisfazione, perché era il segnale che il giro grosso stava iniziando a interessarsi di loro. «Ci devono parlare di una cosa importante, importante assai…».&lt;br /&gt;«Va bene, organizza un’auto e ci andiamo», gli rispose Di Lauro, accendendosi l’ennesima sigaretta, sprofondato sul divano di casa.&lt;br /&gt;«Come la vogliamo organizzare, chi chiamiamo?»&lt;br /&gt;«Non voglio nessuno armato, sia chiaro. Andiamo io, tu, Rosario, Raffaele ed Enricuccio. E una macchina di appoggio».&lt;br /&gt;«Va bene». Silvestri uscì dalla stanza al piano terra della villa in via Cupa dell’Arco e iniziò a contattare gli altri. Ci mise poco, perché li trovo all’incrocio con corso Secondigliano a parlottare. Erano tutti amici di infanzia di Di Lauro; erano cresciuti con lui e con lui si erano sbarazzati dell’ingombrante presenza di La Monica.&lt;br /&gt;Appena seppero della convocazione, risalirono in auto e si diressero a casa del boss. Dal cancello sbucarono poco dopo una Lancia Delta integrale e una Mercedes, dove sedeva – sul lato posteriore destro – il padrino. L’altra macchina stava davanti a fare strada. Da Secondigliano a Marano saranno stati, sì e no, dieci minuti di viaggio, ma sembrava di non arrivare mai. L’emozione tradiva anche quelli più freddi, perché loro erano una piccola formazione, senza santi in paradiso, con tanta buona volontà e poca esperienza nel settore degli stupefacenti. Avevano iniziato a guadagnare qualcosina con una paranza di una decina di spacciatori, ai quali affidavano dosi di eroina e hashish a cadenza settimanale. Un giro di affari rionale, niente di più. La droga la compravano attraverso i trafficanti del rione Traiano e di Ercolano – le due piazze di spaccio più importanti di Napoli – e la rivendevano a prezzo maggiorato nelle stradine del quartiere, lucrando una piccola percentuale.&lt;br /&gt;Le due auto con a bordo Di Lauro e gli altri imboccarono una stradina sterrata, che si apriva sulla destra della via principale. Percorsero quasi cinquecento metri prima di arrivare a un grande cancello, dove – ad attenderli – c’erano le sentinelle del boss.&lt;br /&gt;«L’avete risolto quel problema, eh?», disse il capo-decina di Marano, andando incontro agli ospiti. Il “problema” a cui si riferiva era Aniello La Monica. «Sì, per fortuna», rispose sbrigativamente uno di loro. Parcheggiarono le vetture poco distante l’ingresso e si incamminarono.&lt;br /&gt;«Don Lorenzo, abbiamo fatto il prima possibile», annunciò Raffaele Abbinante, baciandogli le due guance appena entrato nella villa del boss. Abbinante era nato a Marano ed aveva iniziato a lavorare nel crimine proprio con la famiglia Nuvoletta, con i quali – nel tempo – aveva mantenuto stretti rapporti.&lt;br /&gt;«Dobbiamo parlare di cose importanti, seguitemi», rispose il vecchio padrino, attraversando un corridoio su cui campeggiavano quadri dell’Ottocento napoletano. Uno in particolare attrasse l’attenzione di Paolo Di Lauro, che sostò a guardarlo. «Anche a me piacciono i quadri», aggiunse, riprendendo il passo.&lt;br /&gt;La delegazione del clan di Secondigliano e don Lorenzo Nuvoletta uscirono dal retro dell’abitazione, circondata dalle campagne, e si addentrarono su per un viottolo che portava a una masseria. Lì si accomodarono, attorno a un tavolo, per discutere. In passato doveva essere stata una stalla, perché c’erano ancora gli abbeveratoi.&lt;br /&gt;«Il contrabbando di sigarette è il passato», disse l’anziano mafioso. «Quel mondo non è più il nostro. Ci dobbiamo aggiornare. Ma in grande stile. E io so come».&lt;br /&gt;Paolo Di Lauro osservava in silenzio ogni parola scandita da quella bocca rigata dai segni del tempo. Ascoltava e rifletteva, perché il vecchio boss stava per rivelargli la chiave per diventare i nuovi padroni della città. Mangiarono un po’ di pane cotto a legna e del formaggio, conservati in una dispensa poco distante. Un pasto mafioso, come quelli che si consumavano in qualche sperduto podere nel cuore della Sicilia, a Corleone o a Bagheria.&lt;br /&gt;«E questo è l’accordo, però io pretendo una sola cosa», disse il capo dei maranesi, guardando diritto in faccia ognuno dei suoi interlocutori.&lt;br /&gt;«Sulla nostra lealtà possiamo giurare con il sangue», rispose Di Lauro. Gli altri stettero in silenzio. E annuirono. «Don Lorenzo, quello che ci dite di fare, faremo».&lt;br /&gt;«Questo volevo sentirvi dire. Ci vediamo la settimana prossima, vi faccio arrivare io l’“ambasciata” e ci organizziamo». La seduta fu tolta all’istante. Il gruppetto uscì dalla masseria e si avviò lungo la strada che tagliava a metà la proprietà terriera dei Nuvoletta, mentre le vedette del clan – nascoste chissà dove, tra i cespugli o affianco alle rocce – si lanciavano fischi l’un l’altra per segnalare il passaggio del padrino. Di Lauro e Nuvoletta si salutarono con il bacio sulle due guance. Il vecchio padrino gli batté una mano sulla spalla e gli ricordò il prossimo appuntamento.&lt;br /&gt;«Quello è uno che farà strada», si lasciò andare don Lorenzo con il suo “consigliori”, appena gli ospiti furono andati via. «E’ intelligente, ha ascoltato ciò che dicevo senza battere ciglio. È serio, mi piace».&lt;br /&gt;In auto, tutti parlavano e discutevano di ciò che avevano appena ascoltato. Solo Di Lauro non aprì parola per tutto il tragitto di ritorno, quando – giunto sotto casa – invitò gli altri a salire.&lt;br /&gt;Davanti al tavolo dove avevano brindato alla memoria di Aniello La Monica, li guardò negli occhi e li fece promettere che nessuno al mondo avrebbe rotto il patto che stavano per fare.&lt;br /&gt;«D’ora in poi siamo una sola famiglia. Da oggi, siamo fratelli. Il sangue di uno è il sangue di tutti». Gli altri ripeterono la formula.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«I Nuvoletta non sono camorristi, non so se mi spiego. Dottore, è una cosa diversa. Marano è come Corleone, come Palermo. È la Sicilia a Napoli. Con quelli non si scherza, sono pericolosissimi. Mi ricordo, addirittura, che tentarono di uccidere il comandante della Stazione di Marano, che rimase ferito, perché stava iniziando a dare troppo fastidio con le sue domande in giro. Ma questo non è niente, sapete che ci stanno i poligoni di tiro nascosti tra le montagne per far allenare i killer? A Marano, tanto tempo fa, venne pure quello che uccise il dottore Falcone, come si chiama, Brusca…». Il pentito riprese il filo dei ricordi, cercando di inserire quante più informazioni possibile in quel verbale.&lt;br /&gt;«Giovanni Brusca, il capo dell’ala militare dei corleonesi…», aggiunse il magistrato, che ben conosceva i brutali metodi di occultamento dei cadaveri praticati dalla cosca di Poggio Vallesana e che, per un certo periodo, tempo addietro, aveva pure indagato sui Nuvoletta. Poi aveva dovuto abbandonare, perché la sua inchiesta era stata accorpata a quella sull’uccisione del giornalista del “Mattino”, Giancarlo Siani. Ricordava ogni dettaglio dell’indagine sull’omicidio del giovane cronista, ogni verbale di interrogatorio, ogni passaggio di quella intricatissima vicenda, che sembrava non finire mai tanti erano i tasselli da dover sistemare. In particolare, gli era rimasta impressa la frase di apertura della requisitoria del pm Armando D’Alterio nel processo di primo grado, che recitava: «Poggio Vallesana è il regno del male, pregno degli umori dei cadaveri dissolti nell’acido». Un attacco sbalorditivo e carico di un simbolismo, che ora gli ritornava in mente a sentir parlare di Lorenzo Nuvoletta e dei suoi affiliati.&lt;br /&gt;«Esatto», riprese il collaboratore di giustizia, «Brusca venne chiamato dalla Sicilia perché doveva insegnare ai maranesi come si sciolgono i cadaveri nell’acido solforico. Se vi recuperate il giornale, lo potete pure leggere. Oppure, telefonate a qualche vostro collega di Palermo. Là pure sanno tutto di don Lorenzo e della famiglia».&lt;br /&gt;Il gruppo di Poggio Vallesana, infatti, è stato al centro delle inchieste di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino per i suoi contatti con Totò Riina, Michele Greco e Leoluca Bagarella: in pratica, dicono le indagini, Lorenzo Nuvoletta era l’unico non siciliano a sedere nella commissione regionale di Cosa nostra, al pari di boss del calibro di Stefano Bontade, Luciano Liggio, Gaetano Badalamenti e Salvatore Inzerillo. I maranesi trafficavano in sigarette di contrabbando con Cosa nostra, sul finire degli anni Settanta, ma non solo: la loro grande intelligenza criminale è stata la capacità di riciclare il denaro sporco, investendolo in società “pulite” per immettersi nel mercato legale, soprattutto nel campo dell’edilizia abitativa e del commercio all’ingrosso. Il loro impero economico è cresciuto a dismisura negli anni, fino a rappresentare una seria minaccia per Cutolo prima e per Bardellino e Alfieri poi, con i quali hanno ingaggiato sanguinose battaglie.&lt;br /&gt;«Perché, dottore, vi dovete mettere in testa una cosa. Il clan di Marano era organizzato come una cosca mafiosa. Avete mai visto il Padrino, il film? Ve lo ricordate quello che stava sempre al fianco di Marlon Brando, l’avvocato? Ecco, quello era il “consigliori”. In America era laureato, faceva l’avvocato ed era una persona istruita. A Marano, forse, il “consigliori” la laurea non ce l’aveva, ma contava parecchio lo stesso. I Nuvoletta erano temuti perché si comportavano da mafiosi, oltre ad avere amicizie tra i mafiosi. Ma voi ve l’immaginate una mezza chiavica di camorrista che si fa a cocaina e che tiene il consigliori? Non è credibile, perché gli manca la stoffa. A Poggio Vallesana, invece, c’era grande rispetto per il ruolo, proprio come a Palermo, a Catania, a Trapani. E il capo-decina dei Nuvoletta fungeva pure da “consigliori”». Ormai il pentito non aveva più bisogno di segnare su carta le parti importanti dei suoi ricordi, quelle su cui sarebbe dovuto tornare per aggiungere qualche particolare utile alle indagini. La sua memoria era di ferro: non gli sfuggiva un fotogramma di quegli anni ormai avvolti dalla nebbia del tempo. E raccontava con grande partecipazione, come farebbe chi prova ancora adrenalina per quello che ha avuto la fortuna di vedere con i propri occhi.&lt;br /&gt;«E qual era il suo ruolo, il ruolo di questo capo-decina, intendo. Che faceva?», s’informò il magistrato, incuriosito dal parallelo con “Il Padrino” di Francis Ford Coppola, il suo film preferito.&lt;br /&gt;«Era l’anello di congiunzione tra il boss e gli affiliati. E dava i consigli al padrino su come comportarsi in certe situazioni. Quando bisognava fare la guerra e quando no, in che cosa investire, cose del genere. E quei consigli erano molto ascoltati», ribadì il pentito.&lt;br /&gt;Era quasi sera, ormai. Il parcheggio della procura al Centro direzionale si stava lentamente svuotando. Il pm si avvicinò alla finestra e scrutò l’orizzonte colorato dall’arancione del tramonto. L’interrogatorio andava avanti da tempo, ormai: c’era ancora il tempo per un’ultima domanda, poi il collaboratore di giustizia sarebbe tornato in carcere.&lt;br /&gt;«Ma ora dimmi una cosa, perché decisero di eliminare La Monica? Mi devi spiegare punto per punto», iniziò a parlare il magistrato, «poi interrompiamo e riprendiamo domani pomeriggio, perché di mattina sarò impegnato in udienza».&lt;br /&gt;«Ora vi spiego, con un po’ di calma. Mi dovete solo ascoltare…» replicò il pentito, chiedendo un bicchiere d’acqua. «Dobbiamo soltanto tornare indietro di qualche mese».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Hai ricevuto l’“imbasciata”? Stasera ci dobbiamo vedere a casa di Paolo. Ci deve parlare di una cosa molto importante», disse Paolo Micillo a Raffaele Abbinante. Erano fermi al Quadrivio di Secondigliano, vicino a un bar.&lt;br /&gt;«Lo so di che ci deve parlare. La Monica sta rubando dalla cassa comune, si sta prendendo i soldi del contrabbando che gli passa Zaza e non li sta mandando ai carcerati», gli rispose l’altro, intento a guardare se arrivava la polizia. Non erano armati, ma due pregiudicati fermi in strada attirano comunque l’attenzione.&lt;br /&gt;«E tu ci credi? Io no», riprese Micillo.&lt;br /&gt;«Me l’ha confermato Paolo l’altro giorno. Ha fatto i conti e non si trova».&lt;br /&gt;«E Mimì Silvestri che ne pensa?».&lt;br /&gt;«Niente, che deve pensare: quello che dice Paolo per lui è legge. E me l’ha confidato personalmente: “Se Paolo ha fatto i conti, non ha sbagliato lui. Sono i conti che sono stati sbagliati. E Aniello li sta sbagliando apposta”. A proposito, ora lo vado a prendere sopra la Vanella. Ci vediamo più tardi…».&lt;br /&gt;Finita la conversazione, Raffaele Abbinante salì in auto e si avviò all’appuntamento con Paolo Di Lauro. Non sapeva che appena mezz’ora prima, Aniello La Monica aveva decretato la loro morte, ormai convinto che non ci fossero più margini di trattativa con quel gruppetto di giovani assetati di soldi e di potere, che volevano a tutti i costi costringerlo a inondare di droga i suoi territori. Lui, questo, non l'avrebbe mai permesso. A Secondigliano, finché aveva respiro, avrebbe comandato solo e soltanto lui.&lt;br /&gt;«Oggi pomeriggio saranno insieme a via Cupa dell’Arco. Me li dovete togliere da mezzo, stanno diventando giorno dopo giorno sempre più pericolosi. Questo è il numero di targa dell’auto di Abbinante e il modello. E ora muovetevi», aveva ordinato il padrino, trincerato nel suo appartamento. I killer - due giovani di Caserta - lo avevano tranquillizzato sull'esito della spedizione e, incassati i soldi, erano saliti in sella. La caccia era aperta. Su una moto Henduro, i sicari avevano iniziato a perlustrare il vialone che costeggia, parallelo, via Cupa dell’Arco. Come gli squali che chiudono a cerchio la preda in spirali sempre più piccole, così i due assassini prezzolati, incaricati dal vecchio padrino di abbattere i traditori, si avvicinavano alle vittime. Incrociarono l’auto dove viaggiavano Abbinante e Di Lauro da lontano. La riconobbero e ne seguirono la tracce fin sotto la casa di La Monica, per poi tornare indietro. A distanza di tiro, il conducente diede una boccata di carburante al motore della Henduro, perché il rombo dei pistoni coprisse il rumore dei colpi di pistola. Ma qualcosa andò storto. Abbinante si accorse appena in tempo dell’agguato, lanciò uno sguardo nello specchietto retrovisore e imboccò una scorciatoia. I killer accelerarono e iniziarono a sparare in strada, all'impazzata. A quell’ora, via Cupa dell’Arco era quasi deserta per fortuna. L’auto sbandò, ma Abbinante riuscì a tenere fermo il volante e a scappare verso corso Secondigliano, dove lui e Di Lauro si sarebbero sentiti al sicuro tra la gente. Il rumore delle detonazioni aveva attirato una volante in perlustrazione in zona, che accese la sirena e raggiunse il luogo dell’agguato. Troppo tardi. I sicari erano già fuggiti, ma i proiettili, comunque, avevano raggiunto l’abitacolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il sole era tramontato e il parcheggio vuoto. Il magistrato ordinò al poliziotto di sospendere la verbalizzazione e di sistemare le audiocassette nella cassaforte. Avrebbero continuato l’indomani.&lt;br /&gt;«Si salvarono per miracolo. Di Lauro rimase illeso. Abbinante, invece, dovette essere ricoverato al Cardarelli. Era stato ferito», tagliò corto il pentito, stanco. Aveva parlato per più di cinque ore, senza fermarsi mai, bevendo solo un bicchierino di caffè.&lt;br /&gt;Il giorno dopo, il collaboratore di giustizia si era attrezzato, a suo modo: aveva chiesto un paio di panini e una bottiglia d’acqua minerale in vista della lunga giornata di confessioni. Alle 14.30 precise, il pubblico ministero entrò nella stanza con il pc portatile e il registratore per riprendere l’interrogatorio. Prima di partire, però, lanciò uno sguardo ai titoli del giornale che aveva comprato l’agente, che lo stava attendendo per riprendere l'interrogatorio. C’era scritto, a caratteri cubitali, “Mattanza a Secondigliano”. Tre morti in un giorno: una passante, soltanto grazie alla fortuna, non era rimasta coinvolta nella sparatoria.&lt;br /&gt;Il collaboratore incrociò lo sguardo del magistrato e disse: «Con Paolo Di Lauro una cosa del genere non sarebbe mai accaduta». E scosse il capo, come a rimpiangere i bei tempi andati.&lt;br /&gt;Il magistrato sistemò tutto e aprì di nuovo l’agendina Moleskine. Sfogliò le ultime pagine, su cui aveva annotato le proprie riflessioni, e fece segno al poliziotto di iniziare. «E poi che cosa successe dopo l’agguato?», chiese, mentre il contatore del registratore riprendeva il suo lento giro.&lt;br /&gt;«Che l’appuntamento di quella sera saltò, naturalmente», rispose il collaboratore di giustizia, che si era appuntato sul foglio di carta da dove riprendere il discorso. «Ma nessuno aveva il coraggio di accusare l’altro né dell’agguato né della questione dei soldi mancanti. Ognuno fingeva, dal lato suo, e si dimostrava amico con tutti. La Monica era convinto che la prossima volta sarebbe andata meglio e che i killer non avrebbero sbagliato mira, Di Lauro sapeva che la prossima volta per La Monica non ci sarebbe stata. Ormai uno dei due era di troppo a Secondigliano».&lt;br /&gt;«Ma realmente La Monica rubava dalla cassa comune?»&lt;br /&gt;«Mah, questo io non lo so. Si diceva che non mandava più i soldi ai carcerati coi vaglia postali. E questo era un compito di Paolo, i soldi passavano tutti per lui, quindi solo lui può confermare, o smentire. Posso dirvi quello che penso io, dottore: sono convinto che fu più la paura a far uccidere La Monica che la voglia di potere. La Monica era sospettosissimo e più di ogni altro temeva proprio Di Lauro, perché era il più intelligente tra di noi. Di Lauro l’aveva capito e, forse, agì prima che finisse lui sotto terra. Era un gioco di velocità».&lt;br /&gt;«Perché La Monica temeva Di Lauro?», si incuriosì il magistrato.&lt;br /&gt;«Lo sapete come si dice: il coraggioso teme il furbo e il furbo teme il violento. Paolo era quello che La Monica voleva essere: freddo, calcolatore, astuto e capace di tenersi lontano dai guai. Di Lauro non lo hanno mai sorpreso con una pistola, non girava armato. Non partecipava alle risse, non era un attaccabrighe. Sempre educato, sempre con la sigaretta tra le mani. La Monica lo sapeva che Mimì Silvestri, quando si incazzava, era incontenibile. Di Lauro non si incazzava mai, ma era molto più pericoloso, perché navigava sott’acqua e anche la storia dei soldi che mancavano potrebbe essere una sua invenzione. Perché era cosciente del fatto che solo puntando sul denaro avrebbe potuto convincere gli altri affiliati ad ammazzare La Monica, o - in alternativa - a non vendicarlo».&lt;br /&gt;«Ho capito, riprendiamo il racconto».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il giorno dopo il fallito attentato, Di Lauro convocò i suoi amici più fidati e mandò un’“imbasciata” ai Nuvoletta. Abbinante non c’era, perché si trovava ancora in ospedale. Una pallottola gli aveva trafitto la spalla e necessitava di almeno una settimana di riposo. Il messaggio di ritorno da Marano arrivò direttamente in serata. Era l’autorizzazione che Di Lauro attendeva, da parte dei Nuvoletta, per poter uccidere La Monica; una precauzione necessaria a causa dei legami del vecchio boss con Michele Zaza e, tramite questi, con la famiglia Gambino di New York.&lt;br /&gt;Erano tutti nella villa di Di Lauro, in via Cupa dell’Arco. Ormai era in atto una faida. E di questo avevano consapevolezza. Il più deciso era Mimì Silvestri. «Allora è tutto pronto, dobbiamo soltanto decidere chi viene con me», prese a parlare all'inizio della riunione.&lt;br /&gt;«Ma non credi che è pericoloso? E poi mica Aniello sarà così stupido da cadere in trappola? Ci sarà sicuramente un guardaspalle con lui», intervenne Raffaele Prestieri, che in quel momento più degli altri cercava di mantenere la calma e di capire quali potevano essere le alternative al sangue e ai proiettili.&lt;br /&gt;«Sì, ci sarà Enzo», rispose Di Lauro. «Ma io non me ne preoccupo. Già me lo sono comprato. Rosario, domani mattina una persona ti aspetta dietro al Monterosa per consegnarti le armi. E ora non pensiamoci più e beviamo», troncò il discorso il giovane padrino.&lt;br /&gt;La mattina dopo, il gruppo di fuoco composto da Paolo Di Lauro, Domenico Silvestri, Raffaele Prestieri e Raffaele Abbinante entrò nell’auto e si nascose a poche decine di metri dall’abitazione di La Monica. Un affiliato, che era passato dalla loro parte, fece da esca. Per tradire il padrino volle un milione di lire. I soldi li anticipò Di Lauro.&lt;br /&gt;Citofonò a La Monica e gli chiese di scendere, perché voleva mostrargli della refurtiva che avrebbe potuto interessargli. Fu convincente, perché molto spesso – in passato – gli aveva proposto oro e diamanti da acquistare, provento delle rapine nelle gioiellerie del nord Italia. E poi era insospettabile, perché tutti nel rione sapevano che aveva paura del boss.&lt;br /&gt;Quando La Monica riattaccò la cornetta, era comprensibilmente nervoso. Titubante sul da farsi: accettare l’offerta, oppure no. Il suo dubbio era anche di natura psicologica: un capo non può rinchiudersi in casa, pensava, e se oggi non esco, non avrò più la possibilità di farlo per il resto della mia vita. Sarà la mia condanna.&lt;br /&gt;«Dammi la pistola», disse al guardaspalle che era con lui in casa.&lt;br /&gt;«Aniello, la mantengo io. Se ci fanno un controllo, è meglio che prendono me che te. Non credi?», gli rispose pronto il “gorilla”.&lt;br /&gt;«Hai ragione, scendiamo e facciamo presto che non voglio dare a nessuno l’occasione di colpirmi. Enzo, ci sono i proiettili nel tamburo?».&lt;br /&gt;«Stai tranquillo, è tutto a posto».&lt;br /&gt;Dopo due rampe di scale, La Monica era sul ciglio della strada. Urlò il nome del giovane che lo aveva cercato al citofono, ma non ce n’era traccia. Mosse qualche passo al centro della carreggiata, voltando le spalle alla traversa da dove sbucò a folle velocità l’auto con i killer a bordo. La Monica fece appena in tempo ad accorgersi della sgommata che si girò verso il guardaspalle. Ma Enzo, ormai, era dietro il cancello chiuso ad osservare la scena, con la pistola in pugno.&lt;br /&gt;Un impatto tremendo lo travolse mentre tentava di tornare sul marciapiedi. Il muso della macchina lo tramortì, ma La Monica non cadde. Restò stordito, camminando come camminano gli ubriachi. A zigzag. Si mosse da destra a sinistra, maledicendo il nome del guardaspalle. Il commando uscì dalla vettura e finì la missione. Il primo a sparare fu Paolo Di Lauro, ma con una pessima mira.&lt;br /&gt;«Tu devi fare il capo, mica il killer», scherzò qualche ora dopo Silvestri, battendogli una mano sulla spalla.&lt;br /&gt;«Infatti non prenderò mai più una pistola in mano», ribatté pronto l’altro.&lt;br /&gt;Così moriva Aniello La Monica, il primo capo dei secondiglianesi.&lt;br /&gt;«Sono convinto di una cosa». Il dirigente del commissariato di Secondigliano ruppe il silenzio all’improvviso. Era stato il primo ad accorrere sul posto, dopo una telefonata anonima al 113 che avvertiva di una sparatoria con un morto. A terra c'era una macchia di sangue che sembrava pomodoro, tanto era denso: il corpo di La Monica era stato straziato dai proiettili. Aveva il braccio proteso verso il cancello di casa, come in un ultimo - disperato - tentativo di arrivare al sicuro.&lt;br /&gt;«Sono convinto che la morte di La Monica è funzionale a un progetto, perché già da un po' di tempo avvertivo che nell’aria qualcosa stava cambiando. Sono scomparse le bancarelle dei contrabbandieri. Passa per corso Secondigliano, non ce n’è più nessuna in giro. Ora, secondo te, tutte queste persone che fine faranno?», si interrogava ad alta voce, mentre camminava lungo il marciapiedi su cui giaceva, supino, il corpo senza vita del vecchio padrino.&lt;br /&gt;«Si troveranno un’altra attività, è logico», rispose un agente che veniva dalla Sicilia e che era abituato a ragionare immedesimandosi nei delinquenti a cui dava la caccia. L'ufficiale se l'era portato appresso perché si riconosceva in lui, molto intuito e modi spicci. I due poliziotti sapevano che l'esecuzione di un capoclan può segnare la fine, ma anche l'inizio di una organizzazione malavitosa. E ora osservavano quella scena straziante con tanti dubbi e una grande paura in fondo al cuore. «Il problema è capire quale sarà quest'altra attività... Non stanno nemmeno più facendo le estorsioni. I negozianti sono terrorizzati. Non sanno a chi devono rivolgersi. Hanno paura che succeda qualcosa. Due giorni fa un mio informatore mi ha chiesto se c’era in previsione qualche scarcerazione. Voleva sapere se, finalmente, qualcuno tornava a chiedere il pizzo. Perché, finora, nessuno si sta muovendo», aveva concluso il pensiero il più giovane, iniziando a raccogliere le notizie per la relazione di servizio sull'agguato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il giorno 1 maggio dell'anno 1982, in questa via Cupa Vicinale dell'Arco, in Secondigliano, personale della stazione dei carabinieri di Secondigliano, intervenuto a seguito di una telefonata anonima, ha rinvenuto il corpo privo di vita di La Monica Aniello, in atti generalizzato, attinto mortalmente da numerosi colpi di arma da fuoco esplosi da ignoti. Il La Monica, pregiudicato per contrabbando, reati contro la persona e il patrimonio, porto e detenzione illegale di arma da fuoco, già denunciato per il reato di associazione per delinquere e omicidio, era da considerarsi il capo-zona di Secondigliano per conto dell'organizzazione camorristica nota come "Nuova famiglia", facente capo ai noti pregiudicati Zaza Michele, Bardellino Antonio e Nuvoletta Lorenzo.&lt;br /&gt;Non è stato possibile rintracciare alcun testimone, né ottenere informazioni di natura confidenziale, perché dei residenti nessuno era presente in strada al momento dell'agguato. E' probabile che il commando assassino sia giunto sul posto a bordo di un'auto, stante il ritrovamento di alcune strisce sull'asfalto provocate da una brusca frenata. A sparare sono state diverse armi da fuoco, almeno tre di calibro differente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pochi istanti dopo arrivò anche il capo della squadra mobile, Antonio Ammaturo, il coraggioso poliziotto che stava indagando sul sequestro Cirillo e sui rapporti tra camorra e politica. Lesse la relazione di servizio e si fermò a osservare la scena del delitto: notò che La Monica non era armato e che non c'erano i suoi uomini di fiducia in giro. Quest'assenza lo incuriosì molto, perché per gli affiliati a un clan è un dovere vegliare il cadavere del boss caduto sotto il piombo nemico. Raccolse un altro po' di materiale, utile per le indagini, e ordinò di perquisire l'abitazione di La Monica. Poi, tornò in ufficio.Il questore dell'epoca aveva un nome letterario, quasi epico, ma scarsa dimestichezza con i fatti di camorra: Walter Scott Locchi si sentiva franare sotto i piedi il terreno ogni volta che dalla squadra mobile gli telefonavano per avvisarlo di un omicidio "importante". Quello di La Monica, oltre ad essere importante era anche "anomalo". Una doppia preoccupazione per il capo della polizia napoletana omonimo dello scrittore scozzese creatore di Ivanhoe, il cavaliere senza macchia e senza paura.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-71815795311879801?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/71815795311879801/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/08/vita-violenta-del-boss-paolo-di-lauro.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/71815795311879801'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/71815795311879801'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/08/vita-violenta-del-boss-paolo-di-lauro.html' title='Vita violenta del boss Paolo Di Lauro'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_F8xEAeBN44M/TGLOb_MZDhI/AAAAAAAAAG4/PxiihUdcmrg/s72-c/dilauro.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-2225945335616732453</id><published>2010-07-20T13:20:00.001+02:00</published><updated>2010-07-20T13:22:15.340+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Di Lauro-Secondigliano-Scampia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='scissionisti-Secondigliano'/><title type='text'>La storia di Cesare "Paciotti" Pagano</title><content type='html'>Detto “Paciotti” per la sua sfrenata passione per le scarpe, in particolare quelle fabbricate dal suo omonimo, Cesare Pagano, 42 anni, il capo del clan degli “scissionisti” arrestato stamane dalla polizia di Napoli dopo una latitanza durata circa un anno, era nascosto in una villa in compagnia del nipote, soprannominato “Angioletto”, e del genero. Al momento dell’arresto, i tre non hanno opposto resistenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Iscritto nella lista dei 30 ricercati più pericolosi d’Italia,  Cesare Pagano aveva assunto la leadership assoluta del clan dopo l’arresto, nel 2009, del cognato, Raffaele Amato, finito in manette nell’ambito dell’inchiesta C3 che portò in carcere una sessantina di esponenti degli Amato-Pagano. Fino a quel momento, Cesare e Raffaele avevano guidato insieme gli “scissionisti” dopo la vittoria nella cosiddetta “faida di Scampia” contro il clan Di Lauro che, tra il 2004 e il 2005, provocò una settantina di morti ammazzati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma chi era davvero Cesare Pagano? Ne parliamo con uno scrittore-giornalista, Simone di Meo, autore di diverse pubblicazioni proprio su questa sanguinosa guerra, tra cui “Faida di camorra” e “L’impero della camorra – Vita violenta del boss Paolo Di Lauro”, nonché prossimo all’uscita, tra settembre e ottobre del suo ultimo libro “Napoli in cronaca nera” scritto a quattro mani con Giuseppe Iannini, investigatore di un gruppo inquirente della Polizia di Napoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pagano aveva sempre ricoperto il ruolo di “ministro degli esteri” del clan – spiega Di Meo. Era, di fatto, l’ufficiale di collegamento tra tutti i gruppi criminali di Napoli e provincia, nonché garante del patto di non belligeranza. Di lui si è sempre saputo pochissimo, tanto che fino ad oggi risultava incensurato. Dal suo vecchio capo, Paolo Di Lauro, aveva ereditato la mania per la riservatezza. Dalle testimonianze di alcuni pentiti conosciamo la sua ossessione per le microspie, al punto che era sua abitudine far perquisire chiunque dei suoi affiliati camorristi volesse incontrarlo. Ogni qual volta doveva salire su un’auto, la faceva prima bonificare dai tecnici del clan. Era arrivato a spendere 250mila euro di apparecchiature come quelle in uso ai servizi segreti tedeschi e francesi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qual’era la sua principale attività?&lt;br /&gt;Pagano teneva le fila dell’intero traffico di cocaina dalla Spagna. Un affare che gli garantiva guadagni tali da permettersi nell’estate del 2006, dopo lo smercio di una partita di droga sulla piazza napoletana, di versare ai suoi affiliati un premio di produzione dell’ammontare di 300mila euro&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come è iniziata la sua ascesa?&lt;br /&gt;Pagano era stato il braccio destro del boss Paolo Di Lauro fino all’inizio della latitanza dello stesso Di Lauro nel 2002. A quel punto il potere passò nelle mani dei figli i quali entrarono in conflitto con i vecchi soci del padre che accusarono di aver incassato tangenti su un carico di stupefacenti dalla Spagna. Costretti ad emigrare, questi si rifugiarono tra Madrid e Barcellona e proprio da qui decisero di muovere guerra alla vecchia organizzazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una guerra che vinsero a colpi di esecuzioni pubbliche nelle strade, nei bar, nelle case. Quali sono state le “condizioni di pace” imposte dagli scissionisti?&lt;br /&gt;Principalmente tre: divieto per i Di Lauro di uscire dal rione dei Fiori di Scampia, divieto di rifornire di droga le varie cosche cittadine, restituzione dei beni confiscati ai loro vari prestanome passati poi agli scissionisti&lt;br /&gt;E di fatto, oggi, che fanno i sovrani spodestati, i Di Lauro?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I Di Lauro vivono oggi confinati nel Rione dei fiori di Scampia, il cosiddetto “Terzo Mondo” per via dello squallore dominante. Ma mentre questa zona, che comunque resta la più grossa piazza di spaccio d’Europa, è rimasta saldamente nelle loro mani, tutte le altre 25, sparse nei comuni confinanti con Scampia e Secondigliano, sono finite sotto il controllo degli “scissionisti” che si ritrovano così a gestire praticamente l’intero traffico di stupefacenti. I figli di Paolo Di Lauro, Cosimo, Nunzio, Ciro, Vincenzo e Salvatore sono stati tutti arrestati e condannati, a vario titolo, per associazione camorristica, omicidio e traffico internazionale di stupefacenti. Resta però in libertà Marco, 30 anni, latitante e indicato dai pentiti come il più simile al padre, il più furbo e capace, colui che, al momento, avrebbe ripreso in mano la gestione del clan nel “Terzo Mondo”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi esiste la possibilità di una ripresa più vasta del controllo da parte dei Di Lauro, oppure no?&lt;br /&gt;Al momento risulta improbabile. I Di Lauro sono pressocché estinti. La stragrande maggioranza è stata costretta a emigrare o a passare con gli “scissionisti”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo strapotere degli “scissionisti” fa pensare che anche la guerra portata avanti dallo Stato contro di loro sia destinata a fallire…&lt;br /&gt;Niente affatto. Gli scissionisti hanno già assaggiato l’azione di repressione delle forze dell’ordine che ad oggi risulta fortissima. Non dimentichiamo che con l’operazione C3 del 2009, che ha portato in carcere circa 60 esponenti del clan, è stata di fatto squadernata sia la struttura commerciale dell’organizzazione che quella logistico-militare. Le forze dell’ordine stanno rifilando duri colpi non solo alla bassa manovalanza – spacciatori, vedette, killer – ma anche ai cosiddetti “colletti bianchi”, i capi, i lori nipoti. E ciò si vede con l’arresto, oggi, di Cesare Pagano, non un semplice camorrista, ma un vero e proprio mafioso&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al momento dell’arresto di Cosimo Di Lauro, figlio di Paolo, tutti i telegiornali mostrarono da una parte le immagini della folla inferocita contro i poliziotti, dall’altra i fuochi d’artificio sparati dagli scissionisti in festa. Sembrava che nessuno stesse dalla parte dello Stato. E’ così?&lt;br /&gt;I napoletani non fanno tutti il tifo per la Camorra, no. E’ anzi largamente diffuso il desiderio di respirare l’aria libera degli uomini liberi. Ma non possono essere solo le forze dell’ordine a combattere una guerra del genere. Come disse tempo fa Beppe Pisanu la camorra offre “pane e companatico”, stipendi da 10mila euro al mese, bonus da 300mila. Di fronte a tutto ciò non basta un contrasto di tipo militare. Bisogna che lo Stato offra un’alternativa ai giovani. E bisogna continuamente mostrare loro che una scelta di legalità è preferibile a quella di vivere le misere esistenze, falsamente dorate, di tanti personaggi che finiscono la loro vita a 30 anni sepolti sotto le tonnellate di cemento armato dei penitenziari o, ancora peggio, in una bara&lt;br /&gt;(tratto da www.panorama.it)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-2225945335616732453?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/2225945335616732453/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/07/la-storia-di-cesare-paciotti-pagano.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/2225945335616732453'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/2225945335616732453'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/07/la-storia-di-cesare-paciotti-pagano.html' title='La storia di Cesare &quot;Paciotti&quot; Pagano'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-2833524277094876271</id><published>2010-07-14T12:06:00.001+02:00</published><updated>2010-07-14T12:07:20.523+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Casalesi'/><title type='text'>Il terzo livello dei Casalesi</title><content type='html'>Mira al terzo livello l'ultima inchiesta della Dda partenopea (condotta dai sostituti Antonello Ardituro e Marco del Gaudio e coordinata dall'aggiunto Federico Cafiero De Raho) contro il clan dei Casalesi: un'indagine monstre con 73 indagati, 17 dei quali arrestati all'alba di ieri dai carabinieri del Ros, e beni per quasi un miliardo di euro finiti sotto sequestro. Il livello, inconfessabile, è quello in cui la criminalità organizzata entra in contatto con il mondo dell'imprenditoria e della politica e con l'alta burocrazia statale. Nella voluminosa ordinanza di custodia cautelare in carcere, infatti, il giudice delle indagini preliminari si sofferma diffusamente sui rapporti tra l'attuale prefetto di Frosinone, Paolino Maddaloni, indagato per turbativa d'asta in relazione all'installazione delle centraline per il monitoraggio della qualità dell'aria all'epoca della sua attività di subcommissario prefettizio presso Comune di Caserta nel 2008 (i pm ne avevano chiesto  l'arresto, respinto però dal gip) e l'ex consigliere regionale dell'Udeur, Nicola Ferraro, finito invece in manette per il più grave reato di associazione camorristica, in quanto – secondo le accuse del pentito Luigi Guida – avrebbe favorito le ditte del boss Francesco Bidognetti in cambio di appoggi elettorali.&lt;br /&gt;Nell'informativa del Ros c'è anche un esplicito riferimento al sottosegretario all'Economia, Nicola Cosentino, già indagato per concorso esterno in associazione camorristica e destinatario di un ordine di arresto della procura napoletana, respinto però dal Parlamento. Di lui parla il collaboratore di giustizia Raffaele Piccolo, a proposito delle connivenze con la famiglia di Sandokan: “Io so che Cosentino era favorito perché spesso, quale forma di estorsione nei confronti degli imprenditori, procedevano a dei cambi di assegni che portavamo agli imprenditori; soltanto alcuni assegni, però, potevano essere portati da Nicola Cosentino, ossia quelli per esempio dei soggetti apicali del clan come Nicola Panaro o Nicola Schiavone”.&lt;br /&gt;Un altro pentito, Oreste Spagnuolo, ha rivelato che il killer Giuseppe Setola, nel corso di un incontro con Luigi Ferraro, fratello di Nicola, anch'egli arrestato, lo salutò ricordandogli di riferire al fratello “che di lì a qualche giorno avrebbe ricevuto un regalo”. Dopo pochi giorni Orsi fu assassinato a Casal di Principe. Per gli inquirenti sarebbe proprio questo il “regalo” cui faceva cenno Setola.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-2833524277094876271?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/2833524277094876271/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/07/il-terzo-livello-dei-casalesi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/2833524277094876271'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/2833524277094876271'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/07/il-terzo-livello-dei-casalesi.html' title='Il terzo livello dei Casalesi'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-6317826263259480243</id><published>2010-07-14T11:53:00.001+02:00</published><updated>2010-07-14T11:59:28.996+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='beni sequestrati e confiscati'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='camorra'/><title type='text'>Il demanio della "camorra spa"</title><content type='html'>Nella pancia dei Comuni campani e di quello di Napoli, in particolare, c’è di tutto: negozi, ville, appartamenti, mezzanini, terranei e box auto. È il «demanio della camorra spa» che lo Stato ha strappato alle grinfie di killer, spacciatori e narcotrafficanti dopo lunghe e travagliate gestazioni nelle aule di tribunale, dove gente che non ha mai lavorato e che non sa cosa significhi la parola «dichiarazione dei redditi» si è trovata a giustificare (spesso, senza successo) la proprietà di dimore estive e palazzi d’inverno, abitazioni da centinaia di metri quadrati e super attici che si affacciano su rioni degradati e strade tappezzate di siringhe e immondizia. &lt;br /&gt;Tesori oggi quasi dimenticati, che dovrebbero essere destinati ad attività di carattere sociale ma che, purtroppo, dormono i sonni inquieti dell’abbandono nei cassetti di burocrati e politici, perché non ci sono soldi per le ristrutturazioni e perché è molto più facile promettere che mantenere. &lt;br /&gt;«L’ultima ricognizione, effettuata con l’assessore alla Legalità, Luigi Scotti, parla di 43 beni confiscati disponibili in città», commenta Sandro Fucito, presidente della commissione Legalità del Consiglio comunale di Napoli, «ma negli ultimi quattro anni, a voler essere generosi, ci sono state sì e no dieci assegnazioni definitive. Un numero insignificante». Colpa dei ritardi, ma non solo. «Al Comune arrivano gli “scarti”», continua Fucito, «perché gli immobili migliori, quelli cioè che non sono stati vandalizzati o addirittura distrutti prima della confisca, vengono opzionati dai livelli istituzionali superiori». Eppure, materiale su cui lavorare ce ne sarebbe: alla Direzione distrettuale antimafia ci sono tre sostituti procuratori che si occupano, in maniera specifica, di indagini patrimoniali e la lista di beni sequestrati e successivamente confiscati si allunga giorno dopo giorno. &lt;br /&gt;«Aggredire i patrimoni è la chiave di volta per demolire il potere camorristico», commenta il procuratore aggiunto Alessandro Pennasilico, coordinatore della Dda partenopea, «anche se poi è necessario non abbandonare questi beni al loro destino, perché il rischio è che passi il messaggio che la camorra possiede una capacità di gestione più efficiente di quella dello Stato». &lt;br /&gt;A Luigi Giuliano, l’ex boss del rione Forcella amico di Diego Armando Maradona, e ad un altro paio di pericolosi camorristi come Gennaro Mazzarella del rione Mercato ed Edoardo Contini, manager dell’Alleanza di Secondigliano, solo per fare un esempio, hanno confiscato nel giro di un decennio 35 appartamenti del valore complessivo di cinque milioni di euro. Soltanto tre sono stati riutilizzati per fini sociali, pur tra mille difficoltà. Il resto sta a marcire d’umidità e di ricordi macchiati di sangue e sopraffazione. &lt;br /&gt;E laddove sembra che la destinazione sia stata individuata e risolto (quasi) ogni problema, arrivano i ritardi della Pubblica amministrazione a complicare tutto, come nel caso della villa hollywoodiana dell’ex contrabbandiere Michele Zaza, a Posillipo, che a distanza di cinque anni ancora aspetta di diventare la nuova sede del locale commissariato di polizia, a causa di una serie di mancate autorizzazioni.&lt;br /&gt;Non bastano, naturalmente, i soldi stanziati dalla Regione Campania e quelli assicurati dai fondi del Piano sicurezza per rimettere tutto a posto: negli ultimi cinque anni, su 1276 beni immobili confiscati, ne sono stati ristrutturati solo 35 (appena il 2 per cento) con una spesa complessiva di 11 milioni e mezzo di euro. Ai quali, nel novembre 2009, la giunta dell’allora governatore Antonio Bassolino aveva promesso si sarebbero affiancati finanziamenti integrativi per ulteriori 150 milioni, che – fino ad oggi – sono stati diluiti nel «mare monstrum» delle buone intenzioni. E pensare che le idee (e gli esempi concreti) non mancano: a Contursi Terme si lavora per ripristinare un antico sito termale in una proprietà del clan Marrandino; a Pignataro Maggiore si punta sulla produzione agricola in un sito un tempo della famigerata famiglia Nuvoletta di Marano; a Casal di Principe potrebbe nascere un ostello della gioventù nella villa confiscata al boss latitante Mario Caterino e a Santa Maria Capua Vetere dovrebbe sorgere un’area museale. A Ercolano, un gruppo di coraggiosi studenti universitari ha dato vita a «Radio Siani», una stazione radio web che si occupa di legalità, in un appartamento confiscato al boss del rione, dov’è facile ancora oggi imbattersi in passaggi segreti e nascondigli dove un tempo trovavano ospitalità latitanti e partite di droga o di armi. «Quando andiamo al bar qui vicino, i camorristi ci guardano ancora come gli alieni», confida uno dei ragazzi, «ma ormai non ci facciamo nemmeno più caso».&lt;br /&gt;L’ultimo dibattito sul tema dei beni confiscati alla criminalità organizzata ruota attorno alla proposta di venderli all’asta, col rischio – condividono magistrati ed economisti – che i padrini possano riacquistarli attraverso uomini di fiducia, riaffermando così il proprio potere e il proprio prestigio agli occhi degli affiliati e dimostrandosi, di fatto, superiori alla legge.&lt;br /&gt;Per fortuna, c’è anche qualcosa di buono che funziona, come il progetto la «Vigna don Peppe», nel Casertano, che produrrà – grazie alla collaborazione con Coldiretti – il vino «Don Peppe», in memoria di don Peppe Diana, il sacerdote ucciso dalla camorra. Le vigne cresceranno nei terreni strappati ai tagliagole casalesi. Che sia il vino della rinascita?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-6317826263259480243?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/6317826263259480243/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/07/il-demanio-della-camorra-spa.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/6317826263259480243'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/6317826263259480243'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/07/il-demanio-della-camorra-spa.html' title='Il demanio della &quot;camorra spa&quot;'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-5847691170993821272</id><published>2010-06-16T09:37:00.000+02:00</published><updated>2010-06-16T09:42:54.467+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Casalesi'/><title type='text'>L'eredità del potere in terra di camorra</title><content type='html'>In terra di camorra, l'eredità del potere si tramanda anche con gli hobby (la pittura, come il padre), con il nome (Nicola, come il nonno) e, soprattutto, con il cognome: Schiavone. I quattro quarti di aristocrazia mafiosa casalese stanno tutti nello sguardo che Nicola Schiavone, figlio di Sandokan, il capo dei capi della malavita di Casal di Principe, ha lanciato ai fotografi che lo attendavano all'ingresso della Questura di Caserta, dopo l'arresto per triplice omicidio avvenuto all'alba di ieri in un anonimo villino messogli a disposizione da una coppia di amici. L'operazione, che ha riscosso il plauso del Procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, e del ministro dell'Interno Roberto Maroni, che ha sottolineato “l'efficienza e l'altissima professionalità della polizia italiana”, è stata coordinata dai pm della Dda partenopea Antonello Ardituro, Giovanni Conzo e Cesare Sirignano e dall'aggiunto Federico Cafiero De Raho. A Schiavone jr, primogenito della nidiata di sette figli del padrino, detenuto da anni in regime di carcere duro, gli inquirenti contestano le uccisioni di tre “picciotti” della cosca, Francesco Buonanno, Modestino Minutolo e Giovan Battista Papa, i quali intendevano abbandonare la famiglia Schiavone per passare a militare in quella dell'altro big boss del cartello casalese, Francesco Bidognetti.&lt;br /&gt;Intercettazioni telefoniche e convergenti dichiarazioni dei collaboratori di giustizia hanno convinto gli investigatori che ad ordinare gli agguati sia stato proprio il figlio di Sandokan, la nuova mente criminale del cartello mafioso di Terra di Lavoro. Giovane schivo, raccontano le carte giudiziarie, con la passione per gli abiti firmati (nel covo, protetto da un imponente sistema di videosorveglianza, sono stati scoperti capi griffati e una robusta provvista di scarpe Tod's), Nicola Schiavone ha una sola condanna, in primo grado, a due anni e otto mesi di reclusione per intestazione fittizia di beni. Secondo i giudici del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, avrebbe tentato di eludere il sequestro e la confisca di una rivendita di auto, di cui sarebbe stato socio occulto, organizzando una finta vendita a compiacenti prestanome.&lt;br /&gt;Schiavone jr si era reso irreperibile da circa un anno, pur non essendo formalmente ricercato, su suggerimento – ipotizzano gli 007 dell'Antimafia – dello stesso Sandokan, che aveva annusato nell'aria vento di tempesta, tanto da mimare una pistola con il pollice e l'indice, nel corso di un colloquio in carcere registrato dalle telecamere di sorveglianza. Un invito alla prudenza raccolto al volo dall'erede, che negli ultimi mesi aveva continuato a gestire dalla penombra gli affari leciti e illeciti della holding.&lt;br /&gt;Nel rifugio di Nicola Schiavone, che si trova a non più di due isolati dal quartier generale della Squadra mobile di Casal di Principe, i poliziotti hanno trovato anche tele e pennelli e quadri raffiguranti donne stilizzate. Soggetti certamente meno impegnativi rispetto a quelli paterni, che nel bunker dove venne catturato, nel lontano luglio 1998, amava trascorrere le lunghe giornate di latitanza immortalando il Volto Santo e impegnandosi in barbuti autoritratti.&lt;br /&gt;“La cattura di Nicola Schiavone rappresenta un durissimo colpo, anche psicologico, inferto dalla squadra Stato al clan dei Casalesi e all'intera organizzazione camorristica”, ha dichiarato il ministro della Giustizia, Angelino Alfano. Per il Questore di Caserta, Guido Lungo, che con i galloni di vice partecipò al blitz che portò alla cattura di Sandokan, “abbiamo colpito al cuore la potente organizzazione camorristica dei Casalesi”. Corsi e ricorsi storici in terra di camorra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;SCHEDA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Nicola Schiavone è considerato il reggente del clan dei Casalesi. Diplomato al liceo scientifico e studente di Giurisprudenza, è il primo figlio del boss Francesco Schiavone Sandokan, condannato a più ergastoli nell'ambito del maxi-processo “Spartacus” e attualmente recluso in regime di carcere duro.&lt;br /&gt;Schiavone jr è stato condannato, nel gennaio scorso, per intestazione fittizia di beni, alla pena detentiva di due anni e otto mesi: secondo i giudici, avrebbe cercato di evitare la confisca della rivendita di automobili “Trident”, a Caserta.&lt;br /&gt;(Pubblicato su "Il Sole24Ore")&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-5847691170993821272?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/5847691170993821272/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/06/leredita-del-potere-in-terra-di-camorra.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/5847691170993821272'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/5847691170993821272'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/06/leredita-del-potere-in-terra-di-camorra.html' title='L&apos;eredità del potere in terra di camorra'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-5598426498872201327</id><published>2010-06-15T08:39:00.001+02:00</published><updated>2010-06-15T08:40:27.964+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Casalesi'/><title type='text'>Arrestato l'erede di Francesco Schiavone</title><content type='html'>Agenti della Squadra Mobile di Caserta hanno arrestato alle 6 del mattino di oggi, a Casal di Principe, Nicola Schiavone, figlio di Francesco, detto 'Sandokan', uno dei capi storici del clan dei Casalesi, ritenuto ancora a capo di uno dei gruppi dell'organizzazione camorristica. Nicola Schiavone, considerato dagli investigatori attuale reggente della fazione della cosca, è accusato di essere il mandante del triplice omicidio di Francesco Buonanno, Modestino Minutolo e Giovan Battista Papa, tre affiliati al clan uccisi per uno "sgarro" a Villa di Briano.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-5598426498872201327?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/5598426498872201327/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/06/arrestato-lerede-di-francesco-schiavone.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/5598426498872201327'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/5598426498872201327'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/06/arrestato-lerede-di-francesco-schiavone.html' title='Arrestato l&apos;erede di Francesco Schiavone'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-604737920710181595</id><published>2010-05-09T12:39:00.001+02:00</published><updated>2010-05-09T12:42:39.946+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Di Lauro-Secondigliano-Scampia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='scissionisti-Secondigliano'/><title type='text'>E la camorra va nel pallone</title><content type='html'>L’ultima mossa è stata il sequestro della società: per i pm anticamorra di Napoli, il «Giugliano calcio» è controllato dal potente clan Mallardo, che lo utilizza come «schermo» per la raccolta del pizzo e per accreditarsi, agli occhi della cittadinanza e del popolo dei tifosi, come «sistema di potere» alternativo a quello legale. Il club, precipitato nel giro di tre anni dalla serie C2 al girone A del campionato regionale di «Eccellenza», è stato tenuto in vita con i soldi delle estorsioni a imprenditori e commercianti dell’hinterland nord di Napoli su decisione del boss Giuseppe Dell’Aquila (inserito nell’elenco dei cento latitanti più pericolosi d’Italia), come racconta il pentito Gaetano Vassallo, ex «ministro dell’ambiente» dei Casalesi: «La raccolta della pubblicità veniva effettuata da una ditta, controllata direttamente da una persona di fiducia di Dell’Aquila, che “faceva il giro” di tutti i commercianti della zona imponendo agli stessi di dare un contributo per la sponsorizzazione della squadra di calcio». Per evitare le indagini, aggiunge il collaboratore di giustizia, l’agente pubblicitario del padrino rilasciava addirittura la fattura, «deducibile ai fini fiscali, in modo da limitare il danno all’azienda, ma anche e soprattutto per regolarizzare formalmente l’uscita di danaro dalla società e non creare un “nero”». Le tessere del mosaico che hanno reso più chiaro lo scenario di collusione sono state, però, le conversazioni intercettate tra il fratello di Dell’Aquila e il presidente del «Giugliano calcio», Filippo Di Nardo, indagato con l’accusa di essere il prestanome della cosca, e le telefonate allarmate delle vittime del racket che ricordavano ai kapò della malavita locale di «essere in regola con le rate». &lt;br /&gt;«È la ricerca del consenso sociale che spinge i gruppi criminali a investire nel calcio», dichiara a Panorama il procuratore aggiunto Alessandro Pennasilico, coordinatore della Dda di Napoli. «Il controllo di uno strumento così potente serve ad affermare e consolidare la propria leadership sul territorio e a dimostrarsi superiori ai rivali». L’intreccio tra pallone e camorra è terreno ricco di sorprese per gli investigatori: qualche settimana fa, è stato scoperto nel covo di un latitante una foto ricordo tra un pericoloso narcotrafficante di Secondigliano e l’ignaro centrocampista del Napoli, Marek Hamsik. Uno scatto che ricorda quello celeberrimo tra Diego Armando Maradona e i fratelli Giuliano di Forcella, in una vasca da bagno a forma di conchiglia, e che serve ad alimentare il «culto della personalità» del boss. &lt;br /&gt;I casi di infiltrazione camorristica nello sport sono tutt’altro che rari, nella storia giudiziaria napoletana: la «Caivanese calcio», il «Pomigliano calcio» e la «Virtus Baia», che vinse il campionato lo stesso anno in cui fu rilevata dal «capobastone» di Bacoli, Rosario Pariante. E ancora: l’«Albanova», la squadra di calcio di Casal di Principe di cui era tifosissimo Walter Schiavone, promossa fino alla serie C2, e la «Mondragonese», alla quale il clan dei Casalesi voleva a tutti i costi regalare l’ingaggio del brasiliano Toninho Cerezo. Soprattutto nelle serie minori, il livello di contaminazione è allarmante, anche a causa dei soldi che girano attorno al calcioscommesse, su cui sono tuttora aperti più filoni di indagine.&lt;br /&gt;Le ultime inchieste rivelano anche altro, però: e cioè che la camorra, quando non riesce a contaminare la struttura societaria di una squadra di calcio, ripiega sul tifo organizzato. Lo spiega, in questo verbale inedito, il pentito Maurizio Prestieri: «Il tifo organizzato è sempre espressione della criminalità organizzata e ciò è testimoniato dalla indicazione degli striscioni». Basta dare uno sguardo agli spalti, per accorgersene: «Lo striscione “Masseria Cardone” è relativo al clan Licciardi, lo striscione “Teste matte” è relativo ad un clan dei Quartieri Spagnoli. I “fedayn” sono stati sempre i più aggressivi e rissosi. Il gruppo “Mastiff” mi risulta essere affiliato ai Licciardi e detto dato è confermato dal simbolo di questo gruppo, la testa di un cane, simbolo uguale a quello che hanno tatuato quasi tutti i giovani della Masseria Cardone».&lt;br /&gt;Dichiarazioni che concordano con quelle di un altro collaboratore di giustizia, Giuseppe Misso jr che ha parlato della divisione dello stadio San Paolo di Napoli in zona di competenza criminale: «Sulla curva A esiste una vera e propria legge di camorra, tant’è che ricordo a un certo punto mio zio, Giuseppe Missi (uno dei principali boss della camorra napoletana, ndr), impose che il gruppo della Masseria Cardone dovesse uscire dalla curva A per problemi che si erano verificati tra i Misso e i Liccardi. Ed infatti la Masseria Cardone si dovette spostare nei distinti», salvo poi accasarsi in curva B, dopo aver ottenuto l’assenso dei gruppi che già occupavano quel settore. &lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;(Pubblicato su "Panorama", 13 maggio 2010)&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-604737920710181595?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/604737920710181595/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/05/e-la-camorra-va-nel-pallone.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/604737920710181595'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/604737920710181595'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/05/e-la-camorra-va-nel-pallone.html' title='E la camorra va nel pallone'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-7305113195927199298</id><published>2010-04-18T19:38:00.002+02:00</published><updated>2010-04-18T19:41:46.200+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Caserta'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Casalesi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Dante Passarelli'/><title type='text'>Sequestro record ai Casalesi</title><content type='html'>L’uomo che aveva trasformato i Casalesi da banda di tagliagole di provincia a holding economico-criminale, con interessi leciti e illeciti in ogni parte d’Italia, morì a poche settimane dalla sentenza del processo «Spartacus», cadendo misteriosamente da una terrazza priva di recinzioni. Una tragedia per la famiglia, una fortuna per il clan che, con la sua provvidenziale scomparsa, salvò il tesoro affidatogli in gestione. Ieri, il patrimonio di Dante Passarelli è nuovamente finito sotto sequestro nell’ambito di un’inchiesta antimafia che il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, non ha esitato a definire «la più grande operazione mai fatta nella storia della Repubblica italiana». Un impero valutato (e la stima è prudenziale, spiegano gli investigatori) oltre 700 milioni di euro, che nel 2004 era già stato sequestrato, salvo poi essere restituito ai figli dell’ex riciclatore perché, secondo la legislazione dell’epoca, la confisca dei beni era comunque legata alla condanna del soggetto colpito dal provvedimento cautelare.  &lt;br /&gt;Una nuova normativa (la legge del 24 luglio 2008, che consente allo Stato di riappropriarsi dei beni ereditati dai familiari di affiliati) e un complesso lavoro d’intelligence, che si è avvalso delle risultanze processuali e delle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia, hanno però permesso di ricostruire, negli ultimi tempi, i flussi finanziari della famiglia Passarelli e di stabilirne la provenienza illecita. &lt;br /&gt;Al blitz, che si è sviluppato tra Napoli, Caserta e Roma, hanno partecipato duecento uomini della Dia e dei carabinieri, chiamati ad apporre i sigilli a 136 appartamenti, 11 magazzini, 75 terreni, 8 negozi, 2 ville, 51 autorimesse, 2 società immobiliari, una società agricola (la Balzana, ex Cirio di Caserta) e un opificio. Una ricchezza che rappresenta il polmone finanziario della cosca, ora più che mai in difficoltà. Spiega il direttore della Dia, Antonio Girone: «I Casalesi hanno qualche problema con tutti questi sequestri, che indeboliscono anche il carisma del clan». Non solo: gli inquirenti ritengono che l’aggressione continua dell’autorità giudiziaria alle fortune dell’organizzazione di Casal di Principe stia addirittura mettendo in discussione il pagamento degli «stipendi» agli affiliati e degli onorari degli avvocati impegnati nei processi al gruppo dirigente della Cupola malavitosa. Una spesa che una precedente inchiesta contro il boss Sandokan aveva quantificato in circa 300mila euro al mese.&lt;br /&gt;Il provvedimento di sequestro è stato firmato dai giudici della sezione Misure di prevenzione del tribunale di Santa Maria Capua Vetere su richiesta della procura antimafia di Napoli, guidata da Giovandomenico Lepore e coordinata dall’aggiunto Federico Cafiero De Raho. Commenti di grande apprezzamento sono giunti, tra gli altri, dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che ha sottolineato l’importanza della collaborazione tra magistratura e forze dell’ordine, e dal Premier, Silvio Berlusconi, che ha rivendicato l’azione del Governo a fondamento dei successi antimafia degli ultimi mesi.&lt;br /&gt;«Con l’operazione contro i Casalesi, il patrimonio sequestrato alla criminalità organizzata si sta avvicinando a 10 miliardi di euro. Si tratta di un patrimonio immenso che è impossibile pensare di gestire con gli strumenti ordinari. Ne servono di nuovi, dobbiamo fare una riflessione per capire come realizzare un sistema pubblico-privato che ci consenta di andare fino in fondo», ha infine commentato il ministro Maroni.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;br /&gt;INTERVISTA AL PROCURATORE AGGIUNTO FEDERICO CAFIERO DE RAHO &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«L’articolo 10 della legge n. 125 del 24 luglio 2008 consente la confisca delle ricchezze mafiose anche quando l’indiziato di mafia, cui esse appartenevano, è morto. Questa facoltà va esercitata nei cinque anni dal decesso nei confronti dei successori dei beni e amplia di molto la sfera d’azione del pubblico ministero, consentendo di intervenire laddove non esiste più la pericolosità della persone, ma solo il bene originato da attività illegali». Federico Cafiero De Raho, procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, è stato il pm del processo «Spartacus», il primo magistrato a mettere alla sbarra il famigerato clan dei Casalesi.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Dottor Cafiero De Raho, l’operazione di oggi riscatta l’amarezza del dissequestro di qualche tempo fa…&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;«È vero. Il patrimonio, infatti, era già stato sequestrato nel corso del processo Spartacus e per lo stesso Dante Passarelli era stata chiesta una condanna a otto anni di carcere per associazione camorristica. A pochi giorni dalla conclusione del dibattimento, però, Passarelli morì e così il suo tesoro passò nella disponibilità degli eredi. Da quel momento, non fu più possibile aggredire quei beni, pur avendo noi la consapevolezza, anzi la certezza, della loro origine criminale. La nuova legge ci offre, invece, uno strumento in più».&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Qual era il ruolo di Passarelli nell’organigramma del clan dei Casalesi?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;«Il suo legame con le organizzazioni del Casertano inizia già dagli anni Ottanta, con il boss Antonio Bardellino, e successivamente si consolida con l’ascesa del gruppo vincente di Casal di Principe, al punto tale da diventare gli stesso un obiettivo “sensibile” da parte delle organizzazioni rivali, che vedevano in lui la “mente” del riciclaggio di denaro sporco proveniente dalle estorsioni e dal traffico di droga e l’artefice della straordinaria forza finanziaria dei Casalesi».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-7305113195927199298?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/7305113195927199298/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/04/sequestro-record-ai-casalesi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/7305113195927199298'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/7305113195927199298'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/04/sequestro-record-ai-casalesi.html' title='Sequestro record ai Casalesi'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-5683820853868511963</id><published>2010-04-18T19:37:00.003+02:00</published><updated>2010-04-18T19:38:10.504+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Contrabbando di sigarette'/><title type='text'>Tornano le "bionde". Dalla Cina...</title><content type='html'>Gli occhi s’infiammano all’improvviso, sul volto segnato dalle rughe e dal sole, al ricordo delle avventurose traversate nel golfo di Napoli. Era il tempo del contrabbando via mare, delle casse di Marlboro raccolte tra le onde e degli scafi blu che fendevano la spuma come una freccia scoccata da un arco in tensione. Oggi, Luciano non vive più commerciando «sigarette fuorilegge». Passa il suo tempo seduto a un bar di Santa Lucia, il rione di pescatori che, tra gli anni Settanta e Ottanta, divenne il «quartier generale» dei contrabbandieri napoletani, ma non dimentica quelle emozioni: «Guadagnavamo un milione di lire a viaggio. Una cifra enorme, ma anche il rischio era alto. Dovevamo imbarcare il carico al largo di Capri, solitamente di notte o all’alba. Il tempo a disposizione era sempre poco; spesso il capitano della nave-madre buttava in mare le casse e si allontanava, per evitare di incrociare i finanzieri. Era compito nostro, poi, andare a recuperarle tra mille difficoltà…».&lt;br /&gt;L’industria delle «bionde», che ai tempi d’oro era soprannominata la «Fiat del Sud» per fatturato e numero di «dipendenti», era stata data per spacciata troppo presto. Le inchieste, gli arresti, i sequestri l’avevano indebolita sì, ma non smantellata. Tant’è che è tornata a macinare profitti da record e a impiegare un esercito di giovani disoccupati. Se ne sono accorti, per primi, gli investigatori della guardia di finanza di Napoli che, nel corso del 2009, hanno confiscato 33 tonnellate di sigarette di contrabbando e 77 automezzi usati per il trasporto. Sì, perché ora le «bionde» non viaggiano più lungo le invisibili autostrade del mare. Meglio quelle d’asfalto, dove è più facile confondersi nel traffico e tra gli ignari automobilisti, magari guidando una roulotte o un anonimo tir o – addirittura – vecchie Fiat fuori produzione, con le ruote schiacciate dal peso delle stecche nascoste nel portabagagli o nell’imbottitura della carrozzeria.&lt;br /&gt;Le precauzioni per evitare i controlli e i posti di blocco sono infinite; spesso si parte nelle ore di punta, scegliendo con cura il tragitto e affiancando all’autista una donna, così da simulare una coppia in vacanza. Non sempre, però, il trucchetto funziona. Ed è per questo che ogni carico non supera mai i cinquecento chili, per ammortizzare la perdita in caso di sequestro.  Sono cambiate anche le rotte, rispetto agli avventurosi Settanta: oggi i contrabbandieri non arrivano più dai Balcani, o dall’Albania, ma dall’est Europa. E, ad ogni passaggio di frontiera, il guadagno si fa sempre un po’ più sostanzioso: un pacchetto, prodotto a basso costo in Ucraina, arriva in Polonia a 70 centesimi. I «broker» lo comprano nei depositi di stoccaggio di Varsavia a 1,50 euro e lo rivendono ai grossisti a 2,50 euro. I fumatori lo acquistano a 3 euro sulle bancarelle che stanno rispuntando un po’ ovunque, a Napoli come nell’hinterland vesuviano, risparmiando 1,50 euro sul prezzo del tabaccaio. Non poco, in tempo di crisi. &lt;br /&gt;La vera novità, però, è che il mercato del contrabbando di tabacco si è scoperto classista: la merce non è uguale per tutti. Esiste un doppio canale di vendita: uno dedicato agli immigrati e l’altro agli italiani. La differenza, manco a dirlo, sta nella qualità: le sigarette a basso costo sono fabbricate con scarti di lavorazione, provenienti da aree contaminate dell’ex Unione Sovietica. Un pericolo enorme per la salute, tant’è che il Consiglio nazionale delle ricerche di Roma, su richiesta dell’autorità giudiziaria partenopea, sta analizzando il livello di tossicità contenuto nelle «sigarette dei poveri». Il sospetto è che possano far aumentare il rischio di tumori e malattie cardiovascolari.&lt;br /&gt;Negli ultimi mesi, le indagini della magistratura hanno contribuito a svelare questo gigantesco meccanismo economico, i cui proventi vengono calcolati nell’ordine di decine di milioni di euro all’anno. Soldi che vanno a gonfiare i forzieri della criminalità organizzata, impegnata a gestire le fasi di approvvigionamento e vendita al dettaglio, in collaborazione con le mafie straniere, e che, agli occhi degli inquirenti, assumono il valore di vere e proprie «impronte digitali». Seguendo le centinaia di assegni che i contrabbandieri hanno girato alle banche di Varsavia e setacciando i conti correnti dei capi dell’organizzazione, i pm antimafia sono stati infatti in grado di ricostruire una fitta rete di rapporti d’affari illeciti che unisce i Paesi dell’ex «cortina di ferro» alla Cina comunista, dove – raccontano le ultime inchieste di Napoli e di Lecce – i pacchetti di contrabbando vengono addirittura confezionati con tanto di marchio del Monopolio di Stato. Una difficoltà ulteriore e imprevista, dal momento che le partite contraffatte potrebbero facilmente inserirsi nei circuiti ufficiali di vendita, provocando seri danni alle finanze pubbliche.&lt;br /&gt;Ormai, è una lotta in campo internazionale, che comporta l’adozione dei sistemi di investigazione usati, solitamente, per le indagini antidroga: intercettazioni telefoniche e ambientali, pedinamenti con il Gps e riscontri incrociati alle dichiarazioni dei pentiti, che rivelano ruoli e organigrammi dei gruppi criminali che fanno affari con le «bionde». Nelle telefonate spiate dalle forze dell’ordine, le sigarette diventano «mozzarelle», «profumi», «camicie»: un frasario sterminato per cercare di nascondere la puzza di nicotina alle narici dei segugi.&lt;br /&gt;(Pubblicato su "Il Sole24Ore Sud", 14 aprile 2010)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-5683820853868511963?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/5683820853868511963/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/04/tornano-le-bionde-dalla-cina.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/5683820853868511963'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/5683820853868511963'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/04/tornano-le-bionde-dalla-cina.html' title='Tornano le &quot;bionde&quot;. Dalla Cina...'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-8946787611245044017</id><published>2010-04-04T18:06:00.002+02:00</published><updated>2010-04-04T18:27:26.923+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ponticelli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Secondigliano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pianura'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='camorra'/><title type='text'>Camorra real estate</title><content type='html'>«Camorra real estate»: ovvero, come i clan fanno soldi e proseliti vendendo e affittando appartamenti nei quartieri-ghetto della città. &lt;br /&gt;Le strategie, come emerso dalle indagini della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, sono le più variegate: a Pianura, dove – secondo alcune stime, mai smentite – il novanta per cento delle costruzione è abusivo, la lottizzazione è stata gestita per decenni dal clan Lago. «Nel disordine amministrativo di quel quartiere», commenta un investigatore, «la camorra ci ha sguazzato senza problemi, raggiungendo un livello tale di controllo del territorio da autorizzare la vendita, attraverso regolari rogiti notarili, delle case di proprietà del Comune di Napoli».&lt;br /&gt;Anche a Ponticelli, nell’area orientale del capoluogo, si sono verificati episodi analoghi. A parlarne per primo è stato il pentito Giuseppe Sarno, che al pm Vincenzo D’Onofrio ha confidato: «Un mio fratello ha anche introiti che derivano dalla attività di compravendita degli appartamenti popolari, nel senso che sia il venditore sia l’acquirente di quegli immobili, che in realtà non potrebbero vendere perché di proprietà del Comune, sono costretti a corrispondergli una certa somma che si aggira intorno ai 1500-2000 euro. Devo precisare - ha aggiunto - che li pretendeva da tutti, anche dalle persone che gli ho detto di essere nostri amici».&lt;br /&gt;Il business delle case del clan è concentrato nel rione De Gasperi, roccaforte dei Sarno, e nel cosiddetto «parco di topolino», così chiamato dal soprannome del camorrista che gestisce il mercato immobiliare in zona. D’altronde, nulla di strano se il capostipite della cosca, Ciro Sarno, laureatosi in giurisprudenza in carcere e da qualche mese passato a collaborare con la giustizia, è conosciuto all’anagrafe di camorra con il nomignolo di Ciro ’o sindaco, proprio per la sua abilità nell’assegnazione degli alloggi popolari agli affiliati. Il trucco, in questo caso, è semplice: la famiglia assegnataria dell’appartamento inserisce nel proprio stato di famiglia quella entrante, così da bypassare anche l’aggiornamento del censimento comunale. La camorra incassa la tangente e il gioco è fatto.&lt;br /&gt;A Secondigliano, invece, i cartelli dei narcotrafficanti attuano una vera e propria politica abitativa di sostegno alle centinaia di famiglie associate: interi rioni sono stati liberati, con la forza, e assegnati ai «picciotti» delle cosche (durante la cruenta faida tra i Di Lauro e gli scissionisti, nel 2004, gli inquirenti stimarono in circa trecento le famiglie costrette a lasciare le proprie abitazioni perché finite nel mirino dei killer). Ci sono intere strade abitate, esclusivamente, da camorristi. &lt;br /&gt;In provincia di Caserta, i Casalesi hanno adottato una strategia unica nel suo genere, affittando le ville dei padrini latitanti, Antonio Iovine e Michele Zagaria, direttamente agli «alti papaveri» e ai funzionari della vicina base Nato di Gricignano d’Aversa. I militari dell’Alleanza atlantica se ne sono accorti quand’ormai era troppo tardi e negli Usa lo scandalo era già finito sulla scrivania del capo del Pentagono. Su questi casi, è stata aperta una inchiesta, coordinata dal pm Antonello Ardituro, che dovrebbe arrivare a breve a conclusione.&lt;br /&gt;(Pubblicato su "Il Sole24Ore Sud")&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-8946787611245044017?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/8946787611245044017/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/04/camorra-real-estate-ovvero-come-i-clan.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/8946787611245044017'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/8946787611245044017'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/04/camorra-real-estate-ovvero-come-i-clan.html' title='Camorra real estate'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-2516835062636027456</id><published>2010-04-02T09:02:00.001+02:00</published><updated>2010-04-02T09:03:37.227+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Di Lauro-Secondigliano-Scampia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Contrabbando di sigarette'/><title type='text'>Il contrabbandiere di "bionde"</title><content type='html'>Il nome di Pietro Virgilio compare in molte informative delle forze dell'ordine sul clan del boss Paolo Di Lauro, nelle quali viene descritto come il plenipotenziario del padrino per la gestione del contrabbando internazionale di sigarette (anche se Virgilio non è mai stato condannato per associazione camorristica) sulle rotte balcaniche e in buoni rapporti anche con i “broker” svizzeri.&lt;br /&gt;Proprio nella confederazione elvetica, l'uomo – arrestato l'ultima volta nel dicembre 1992, in via Costantinopoli, mentre controllava un'operazione di scarico di sigarette – avrebbe trascorso gran parte della sua latitanza, protetto da guardaspalle e insospettabili “vivandieri”, uno dei quali, Antonio Andolfi, venne catturato dalla guardia di finanza partenopea nel maggio di cinque anni fa.&lt;br /&gt;In particolare, secondo le accuse, Virgilio avrebbe gestito il ricco comparto del tabacco fuorilegge per conto di Ciruzzo 'o milionario, inondando di casse di “bionde” il litorale pugliese e trasferendole successivamente in Campania, dove sarebbero state smerciate dal figlio di Paolo Di Lauro, Vincenzo.&lt;br /&gt;Insieme a Virgilio, avrebbe operato un altro nome storico della malavita dell'area nord di Napoli, Rocco Cafiero, detto “'o caprariello”, ritenuto vicino ai Nuvoletta di Marano. Erano loro a organizzare, dal Montenegro, il colossale traffico di sigarette verso le coste italiane, grazie agli accordi di collaborazione commerciale allacciati con la Sacra Corona Unita. Un business milionario, che solo nel 2004 venne stroncato da una maxi-inchiesta con oltre cento indagati da parte della Direzione distrettuale antimafia di Bari. All'appello, da dieci anni, mancava solo lui: il manager del contrabbando.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;(Pubblicato sul quotidiano "Il Roma")&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-2516835062636027456?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/2516835062636027456/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/04/il-contrabbandiere-di-bionde.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/2516835062636027456'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/2516835062636027456'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/04/il-contrabbandiere-di-bionde.html' title='Il contrabbandiere di &quot;bionde&quot;'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-1020783683435477431</id><published>2010-02-25T08:55:00.001+01:00</published><updated>2010-02-25T08:57:20.883+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Caserta'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Casalesi'/><title type='text'>Arrestato Pasquale Giovanni Vargas</title><content type='html'>C’è un retroscena dal grande valore investigativo nell’attività di «intelligence» che ha portato alla cattura del superlatitante casalese Pasquale Giovanni Vargas: i carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna sono arrivati al ricercato, infatti, seguendo i movimenti di alcuni esponenti del mondo politico e sanitario locali. Il lavoro dei militari, coordinato dal tenente colonnello Fabio Cagnazzo e condotto tra gli altri dal capitano Michele Meola e dal maresciallo Giuseppe Iannini, è stato complesso e contraddistinto da non poche difficoltà, soprattutto a causa delle infinite cautele che il killer della famiglia Bidognetti ha adottato, nelle ultime settimane, per evitare le manette. &lt;br /&gt;Una rete di «insospettabili» ne ha protetto la fuga e lo ha probabilmente aiutato anche nei frequenti trasferimenti da un covo all’altro, ma non è riuscita però a depistare le indagini del nucleo di Castello di Cisterna, che – con quest’ultima operazione – si accredita, ormai, come una delle eccellenze investigative della regione. Di Vargas – condannato a 12 anni di reclusione nel processo Spartacus – parlano abbondantemente le informative delle forze dell’ordine, che ne delineano il nuovo ruolo in seno all’organizzazione criminale di Castelvolturno. Non più sicario ed estorsore, capo dell’ala «militare» del gruppo, ma ufficiale di collegamento con le due «primule rosse» casalesi che ancora agitano i sonni degli inquirenti: Michele Zagaria e Antonio Iovine.&lt;br /&gt;L’ultimo arresto di Vargas risale al 24 maggio 1997, quando i carabinieri del comando provinciale di Caserta lo bloccano insieme a Sebastiano Panaro, altro killer casertano, dopo una latitanza durata due anni. Deve rispondere, a quel tempo, di associazione camorristica e armi. Una decina di anni dopo, la Dia di Napoli gli confisca un intero palazzo, a Casal di Principe, del valore di mezzo milione di euro. Agli occhi degli inquirenti, è quello il segnale che il «soldato semplice» Vargas ha conquistato i galloni sul campo. Nel 2008, quando sono ormai già tre anni che è scomparso dalla circolazione, nei suoi confronti viene spiccato un mandato di cattura per un agguato risalente al 1993, avvenuto a Mondragone.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;(Pubblicato su "Il Roma", febbraio 2010)&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-1020783683435477431?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/1020783683435477431/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/02/arrestato-pasquale-giovanni-vargas.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/1020783683435477431'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/1020783683435477431'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/02/arrestato-pasquale-giovanni-vargas.html' title='Arrestato Pasquale Giovanni Vargas'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-8389936425491222388</id><published>2010-02-21T16:53:00.000+01:00</published><updated>2010-02-21T16:54:06.163+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Di Lauro-Secondigliano-Scampia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='scissionisti-Secondigliano'/><title type='text'>Il welfare della camorra</title><content type='html'>La chiamano la «giornata del ricevimento», nei rioni degradati alla periferia nord di Napoli. È l’appuntamento settimanale che i kapò della malavita concedono a vedove di camorra e parenti di affiliati detenuti, alla ricerca di un lavoro come «vedetta» o spacciatore per figli e nipoti.&lt;br /&gt;Un tempo, questi incontri si tenevano nell’ex motel Agip, a Scampia, oggi i «centri per l’impiego» dei clan sono mimetizzati tra gli anonimi appartamenti di edilizia popolare, a Secondigliano. C’è chi chiede la raccomandazione per salire di grado nella scala gerarchica della cosca, e chi invoca l’assistenza legale gratuita e chi, ancora, presenta domanda per l’indennità di disoccupazione (criminale). Sì, perché se gli affari vanno male e non c’è possibilità di vendere la droga per la presenza delle forze dell’ordine o per una guerra in corso, l’affiliazione dà diritto a un bonus di 500 euro al mese. Quest’ultimo fenomeno, emerso nell’inchiesta a carico di Salvatore Di Lauro, erede diciottenne del famigerato boss «Ciruzzo ’o milionario», si è via via esteso fino a diventare parte integrante del gigantesco meccanismo «previdenziale» della camorra, che prevede inoltre il procacciamento e l’allestimento delle abitazioni per «picciotti» e capi-piazza (tra Secondigliano e Scampia si contano almeno 7mila appartamenti occupati abusivamente) e una sorta di «assegno familiare» per gli affiliati sposati, che guadagnano di più rispetto ai single.&lt;br /&gt;Ci sono poi le «colonie estive» dei clan, in Spagna, dove gli uomini di fiducia dei boss vanno gratis in vacanza (molto gettonata è la spiaggia di Playa d’en Bossa, a Ibiza) e gli incentivi che lo «stato maggiore» dell’organizzazione offre, periodicamente, ai più meritevoli. Premi produzione che un camorrista, spiato dalle forze dell’ordine, racconta così a un amico: «Che ne so, all’improvviso si comprano dieci orologi, ti regalano gli orologi… poi ti danno i motorini, all’improvviso diecimila euro di tute e danno le tute e le scarpe a tutti quanti…».&lt;br /&gt;Il vero punto di forza dei clan di Secondigliano è e resta infatti la schiacciante disponibilità economica. In una intercettazione telefonica, agli atti di una inchiesta contro il potente padrino Raffaele Amato, gli investigatori hanno ascoltato un affiliato convincere un giovane a entrare nel giro: «Prendi una bella mesata sistemata, fratè. Poi Pasqua, Natale, d’estate prendiamo il doppio. Ma chi li busca tredicimila euro al mese, a vent’anni, hai capito o no? Che ti devi comprare la casa, ti devi comprare i mobili? Vieni con me... sempre a disposizione... fratello poi ci vogliono bene tutti quanti. Questa è la prima cosa importante, che ti devono volere bene ...».&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;(Pubblicato su "Panorama, gennaio 2010)&lt;span style="font-style:italic;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-8389936425491222388?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/8389936425491222388/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/02/il-welfare-della-camorra.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/8389936425491222388'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/8389936425491222388'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/02/il-welfare-della-camorra.html' title='Il welfare della camorra'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-5943911828177940799</id><published>2010-02-21T16:52:00.003+01:00</published><updated>2010-02-21T16:53:24.969+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Caserta'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Casalesi'/><title type='text'>In manette superlatitante Pasquale Vargas</title><content type='html'>C’è un retroscena dal grande valore investigativo nell’attività di «intelligence» che ha portato alla cattura del superlatitante casalese Pasquale Giovanni Vargas: i carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna sono arrivati al ricercato, infatti, seguendo i movimenti di alcuni esponenti del mondo politico e sanitario locali. Il lavoro dei militari, coordinato dal tenente colonnello Fabio Cagnazzo e condotto tra gli altri dal capitano Michele Meola e dal maresciallo Giuseppe Iannini, è stato complesso e contraddistinto da non poche difficoltà, soprattutto a causa delle infinite cautele che il killer della famiglia Bidognetti ha adottato, nelle ultime settimane, per evitare le manette. &lt;br /&gt;Una rete di «insospettabili» ne ha protetto la fuga e lo ha probabilmente aiutato anche nei frequenti trasferimenti da un covo all’altro, ma non è riuscita però a depistare le indagini del nucleo di Castello di Cisterna, che – con quest’ultima operazione – si accredita, ormai, come una delle eccellenze investigative della regione. Di Vargas – condannato a 12 anni di reclusione nel processo Spartacus – parlano abbondantemente le informative delle forze dell’ordine, che ne delineano il nuovo ruolo in seno all’organizzazione criminale di Castelvolturno. Non più sicario ed estorsore, capo dell’ala «militare» del gruppo, ma ufficiale di collegamento con le due «primule rosse» casalesi che ancora agitano i sonni degli inquirenti: Michele Zagaria e Antonio Iovine.&lt;br /&gt;L’ultimo arresto di Vargas risale al 24 maggio 1997, quando i carabinieri del comando provinciale di Caserta lo bloccano insieme a Sebastiano Panaro, altro killer casertano, dopo una latitanza durata due anni. Deve rispondere, a quel tempo, di associazione camorristica e armi. Una decina di anni dopo, la Dia di Napoli gli confisca un intero palazzo, a Casal di Principe, del valore di mezzo milione di euro. Agli occhi degli inquirenti, è quello il segnale che il «soldato semplice» Vargas ha conquistato i galloni sul campo. Nel 2008, quando sono ormai già tre anni che è scomparso dalla circolazione, nei suoi confronti viene spiccato un mandato di cattura per un agguato risalente al 1993, avvenuto a Mondragone.&lt;br /&gt;(Pubblicato sul quotidiano "Il Roma", 21 febbraio 2010)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-5943911828177940799?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/5943911828177940799/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/02/in-manette-superlatitante-pasquale.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/5943911828177940799'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/5943911828177940799'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/02/in-manette-superlatitante-pasquale.html' title='In manette superlatitante Pasquale Vargas'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-6045507330993477076</id><published>2010-01-19T10:33:00.000+01:00</published><updated>2010-01-19T10:34:43.639+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Di Lauro-Secondigliano-Scampia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='scissionisti-Secondigliano'/><title type='text'>Arrestato il "Pablo Escobar" di Secondigliano</title><content type='html'>Dieci persone sono state fermate a Napoli per traffico di droga aggravato dalla partecipazione al clan camorristico degli 'scissionisti'. Gli arresti sono stati eseguiti dai carabinieri di Castello di Cisterna. L'associazione gestiva una delle piu' importanti piazze di spaccio di Scampia ed i proventi venivano reimpiegati concedendo prestiti a usura. Sottoposti a sequestro preventivo beni riconducibili agli indagati: un centro scommesse, una caffetteria ed un complesso immobiliare.&lt;br /&gt;Tra le dieci persone legate alla cosca degli Scissionisti e che facevano parte di una fiorente organizzazione per lo spaccio di diversi tipi di droghe, anche Paolo Gervasio, ritenuto nel quartiere il 'Pablo Escobar' di Secondigliano, perché controllore dell'intero mercato della cocaina nel territorio oltre che gestore della piazza di spaccio '33', smantellata oggi. Dall'attività investigativa emerge - secondo l'accusa - che 'zio Paolo', questo il soprannome con cui era conosciuto, che gestisse un giro di usura applicando tassi usurai tra il 200 ed il 300%.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-6045507330993477076?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/6045507330993477076/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/arrestato-il-pablo-escobar-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/6045507330993477076'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/6045507330993477076'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/arrestato-il-pablo-escobar-di.html' title='Arrestato il &quot;Pablo Escobar&quot; di Secondigliano'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-2385638885336356076</id><published>2010-01-19T10:32:00.000+01:00</published><updated>2010-01-19T10:33:02.160+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Casalesi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Alfano'/><title type='text'>Accusato di false perizie, torna in libertà</title><content type='html'>Torna in libertà il prof. Fichera, docente presso la facoltà di Ingegneria dell’Università di Catania, agli arresti domiciliari per l’accusa di falsa perizia e corruzione nell’ambito delle indagini giudiziarie su un duplice omicidio per cui è coinvolto il clan dei Casalesi.&lt;br /&gt;Accusato di aver falsificato delle intercettazioni telefoniche per scagionare noti esponenti della camorra campana, quali Aniello Bidognetti, esponente del clan dei Casalesi, il boss Luigi Cimmino dell’omonimo clan napoletano e il partecipe di quest’ultimo Vincenzo Tammaro, l'ingegnere Alberto Fichera è stato liberato. Lo conferma l’avvocato della difesa, Giovanni Avila, che aggiunge: «Le accuse non sono decadute, ma attendiamo risvolti eclatanti nei prossimi giorni».&lt;br /&gt;Il professore ha già espresso la volontà di tornare alle attività didattiche non appena possibile.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-2385638885336356076?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/2385638885336356076/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/accusato-di-false-perizie-torna-in.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/2385638885336356076'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/2385638885336356076'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/accusato-di-false-perizie-torna-in.html' title='Accusato di false perizie, torna in libertà'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-7826664317044400979</id><published>2010-01-15T10:51:00.001+01:00</published><updated>2010-01-15T10:51:58.673+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='San Gennaro Vesuviano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='clan Ruocco-Somma'/><title type='text'>Sequestrati beni a clan Ruocco-Somma</title><content type='html'>Beni per tre milioni di euro sono stati sequestrati dagli agenti del centro Dia di Napoli al clan Ruocco-Somma. Tra i beni sequestrati vi e' anche un edificio, ancora in costruzione a Saviano (Napoli) e due aziende agricole, una situata a Piazzolla di Nola, con migliaia di piante di nocciole e una a Latina.&lt;br /&gt;Il sequestro e' stato disposto dai giudici della Sezione Misure di Prevenzione presso il Tribunale di Napoli ed eseguito dalla Dia a carico di Aniello Ruocco, 47 anni, capo dell'omonimo clan, attivo nel nolano, attualmente detenuto e ritenuto a sua volta un affiliato alla cosca che fa capo al boss Mario Fabbrocino.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-7826664317044400979?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/7826664317044400979/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/sequestrati-beni-clan-ruocco-somma.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/7826664317044400979'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/7826664317044400979'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/sequestrati-beni-clan-ruocco-somma.html' title='Sequestrati beni a clan Ruocco-Somma'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-2310044904300187414</id><published>2010-01-15T10:49:00.000+01:00</published><updated>2010-01-15T10:50:31.491+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ponticelli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan De Luca Bossa'/><title type='text'>Cinque arresti nel clan De Luca Bossa</title><content type='html'>Cinque arresti quelli eseguiti dai carabinieri di Napoli contro il clan “De Luca-Bossa”, operante nel quartiere di Ponticelli.&lt;br /&gt;Le accuse, per i destinatari dei provvedimenti emessi dal tribunale di Napoli su richiesta della Dda partenopea, sono di associazione a delinquere di stampo camorristico finalizzata ad estorsioni, rapine, danneggiamenti e violazione in materia di armi e stupefacenti. &lt;br /&gt;Le indagini dei militari sono partite lo scorso dicembre dopo la scarcerazione di Teresa De Luca, ritenuta la reggente del clan, nuovamente arrestata la notte di San Silvestro per estorsione e tra i cinque destinatari delle ordinanze. Secondo gli inquirenti, la donna, per riattivare il sodalizio criminale, decimato dagli arresti, aveva ingaggiato nuovi elementi grazie ai proventi delle estorsioni.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-2310044904300187414?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/2310044904300187414/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/cinque-arresti-nel-clan-de-luca-bossa.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/2310044904300187414'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/2310044904300187414'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/cinque-arresti-nel-clan-de-luca-bossa.html' title='Cinque arresti nel clan De Luca Bossa'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-7546664962646725256</id><published>2010-01-15T10:48:00.001+01:00</published><updated>2010-01-15T10:48:58.207+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Secondigliano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Bocchetti'/><title type='text'>Arrestato Antonio Zaccaro, reggente dei Bocchetti</title><content type='html'>Gli agenti della Squadra Mobile della Questura di Napoli hanno arrestato Antonio Zaccaro, 45 anni, attuale reggente del clan Bocchetti, attivo, a Napoli, nella zona compresa tra Secondigliano e San Pietro a Patierno. L'uomo, latitante dallo scorso dicembre in quanto colpito da un provvedimento cautelare emesso dal Tribunale di Napoli, è stato rintracciato in un appartamento in via Enrico de Nicola, a Melito, nella disponibilità di Giuseppe Sbarra, napoletano di 48 anni, arrestato per favoreggiamento aggravato.&lt;br /&gt;Bloccato a Melito - Il pregiudicato Antonio Zaccaro, 45 ani, ritenuto l' attuale reggente del clan Bocchetti attivo a San Pietro a Patierno, è stato arrestato dalla polizia. Zaccaro è stato bloccato nel pomeriggio di ieri a Melito dagli agenti della squadra mobile nell' appartamento di un incensurato che lo ospitava. L' uomo, che lavora in una ditta di pulizie, è stato arrestato per favoreggiamento aggravato. Zaccaro era latitante dal 4 dicembre, quando era sfuggito all' operazione disposta dalla Procura antimafia al termine delle indagini sul duplice omicidio di Gennaro e Carmine Sacco, padre e figlio, dell' omonimo clan avvenuto il 24 novembre. Nell' operazioneche furono arrestati 13 esponenti del clan Bocchetti. Il pregiudicato deve rispondere di associazione per delinquere di stampo camorristico finalizzata al traffico di droga.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-7546664962646725256?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/7546664962646725256/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/arrestato-antonio-zaccaro-reggente-dei.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/7546664962646725256'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/7546664962646725256'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/arrestato-antonio-zaccaro-reggente-dei.html' title='Arrestato Antonio Zaccaro, reggente dei Bocchetti'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-2259119233033156139</id><published>2010-01-13T11:33:00.001+01:00</published><updated>2010-01-13T11:33:48.397+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Casalesi'/><title type='text'>Casalesi incendiano l'auto della sorella di un pentito</title><content type='html'>Hanno incendiato una vettura di proprieta’ di una sorella di un esponente del clan dei Casalesi che sta collaborando con i magistrati della Direzione&lt;br /&gt;distrettuale antimafia di Napoli da qualche mese, e sono stati arrestati.&lt;br /&gt;Massimo Pezzella, 39 anni, e Francesco Verazzo, 23 anni, entrambi di Casal di Principe hanno dato fuoco alla vettura della sorella di Raffaele Piccolo, l’uomo che ha svelato che Nicola Schiavone, figlio del boss Francesco, e’ l’attuale reggente del clan, lanciando una tanica di benzina sul motore della Volkswagen parcheggiata in via Marsala e dando fuoco al liquido infiammabile.&lt;br /&gt;La donna ha assistito alla scena ed e’ scesa in strada, ma i due erano fuggiti. Le forze dell’ordine, dopo una breve indagine, hanno bloccato Verazzo e Pezzella, fratello tra l’altro di Nicola, genero di Carmine Schiavone, cugino del boss diventato collaboratore di giustizia. I due devono rispondere di danneggiamento aggravato e incendio doloso e sono stati anche identificati dal bersaglio del loro raid punitivo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-2259119233033156139?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/2259119233033156139/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/casalesi-incendiano-lauto-della-sorella.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/2259119233033156139'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/2259119233033156139'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/casalesi-incendiano-lauto-della-sorella.html' title='Casalesi incendiano l&apos;auto della sorella di un pentito'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-6740264110018362366</id><published>2010-01-13T11:31:00.001+01:00</published><updated>2010-01-13T11:31:56.458+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Raffaele Cutolo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Nuova camorra organizzata'/><title type='text'>Preso a Napoli l'ultimo cutoliano in libertà</title><content type='html'>È tornato nel carcere di Poggioreale Andrea ‘o Chiattone Vitagliano. Il latitante, affiliato alla Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo, aveva fatto perdere le sue tracce lo scorso 15 dicembre. Le autorità l’hanno rintracciato domenica scorsa in via Caracciolo, all’altezza della Rotonda Diaz. La misura cautelare è scattata su impulso della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma. L’uomo dovrà scontare una pena di 7 anni, 7 mesi e 6 giorni di reclusione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CURRICULUM CRIMINALE – Nato a Napoli 62 anni fa, sin da giovanissimo Andrea Vitagliano entra ed esce frequentemente di galera per furto o ricettazione; la prima volta dietro le sbarre a 17 anni per furto d’auto. Negli anni ‘80 viene arrestato anche per atti osceni, violenza carnale, tentato omicidio (nei confronti di Mario Lenti) ed omicidio volontario (vittima Antonio Calone). Successivamente si affilia alla Nuova Camorra Organizzata e viene sottoposto a misure restrittive della libertà personale, violandole più volte. Tra la fine degli anni ‘90 e i primi del 2000, viene arrestato per aver messo a segno una serie di rapine come quella presso l’agenzia di Brusciano del Banco di Napoli e alla Cassa di Risparmio di Civitavecchia. Dopo il declino della Nuova Camorra Organizzata, entra a far parte della cosiddetta Nuova famiglia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-6740264110018362366?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/6740264110018362366/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/preso-napoli-lultimo-cutoliano-in.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/6740264110018362366'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/6740264110018362366'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/preso-napoli-lultimo-cutoliano-in.html' title='Preso a Napoli l&apos;ultimo cutoliano in libertà'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-6800773504156162074</id><published>2010-01-09T20:20:00.000+01:00</published><updated>2010-01-09T20:21:13.458+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Caserta'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Casalesi'/><title type='text'>Condannato il primogenito del boss Sandokan</title><content type='html'>E' stato condannato a 2 anni e 8 mesi di carcere per intestazione fittizia di beni Nicola Schiavone, il primo dei sette figli del boss del clan dei Casalesi Francesco Schiavone, detto "Sandokan". E' la prima condanna per il primogenito di "Sandokan" in primo grado. La sentenza e' stata emessa questa sera dalla Prima Sezione Penale del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, al termine di una camera di consiglio durata oltre 5 ore. Nicola Schiavone - definito dai nuovi collaboratori di giustizia, l'attuale referente del gruppo dei Casalesi - e' stato condannato per il reato di intestazione fittizia (con assorbimento dell'articolo 7) per sfuggire al sequestro e alla confisca, da parte dell'autorita' giudiziaria, di beni riconducibili alla camorra. La corte - presidente Raffaello Magi, a latere Valeria Bove e Rosa De Ruggiero - ha ritenuto che Nicola Schiavone fosse uno dei soci occulti della societa' di autosalone "Trident", inaugurata nell'aprile del 2003 a Casal di Principe con una festa alla quale erano state invitate le showgirls Natalie Caldonazzo ed Eva Grimaldi. Il tribunale ha condannato, inoltre, il presunto prestanome di Schiavone, Simone Alfonso Basco, alla pena di 2 anni. Assolto per non aver commesso il fatto Giancarlo Cordino.&lt;br /&gt;  L'affare girava attorno a fatture di 250mila euro, per l'acquisto di auto di grossa cilindrata che venivano rivendute nell'autosalone di Casal di Principe. Il Pm Marco Del Gaudio della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli aveva chiesto una condanna per il figlio di "Sandokan" a 3 anni e 8 mesi di carcere con l'aggravante dell'articolo 7. L'indagine era iniziata nel 2003 grazie a un'intercettazione ambientale in carcere durante un colloquio tra il boss Francesco Schiavone e i figli Carmine e Nicola.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-6800773504156162074?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/6800773504156162074/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/condannato-il-primogenito-del-boss.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/6800773504156162074'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/6800773504156162074'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/condannato-il-primogenito-del-boss.html' title='Condannato il primogenito del boss Sandokan'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-1652846373224730819</id><published>2010-01-06T18:07:00.002+01:00</published><updated>2010-01-06T18:08:48.760+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Avellino'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Genovese'/><title type='text'>Accoltellato il figlio del boss Genovese</title><content type='html'>Il figlio 18enne del capo clan Modestino Genovese e' stato accoltellato davanti casa, a Sulmonte nell'avellinese. A trovarlo e' stata una vicina di casa. Il ragazzo e' attualmente ricoverato all'ospedale San Giuseppe Moscati di Avellino in prognosi riservata: e' sotto osservazione per due ferite, molto profonde, che ha riportato vicino al fegato. Il padre, capo dell'omonimo sodalizio camorristico, e' da anni in carcere.&lt;br /&gt;(tratto da: www.ansa.it)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-1652846373224730819?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/1652846373224730819/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/accoltellato-il-figlio-del-boss.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/1652846373224730819'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/1652846373224730819'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/accoltellato-il-figlio-del-boss.html' title='Accoltellato il figlio del boss Genovese'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-3077723505644454507</id><published>2010-01-05T10:16:00.001+01:00</published><updated>2010-01-06T18:10:46.753+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Frattamaggiore-Cardito-Caivano'/><title type='text'>Blitz anticamorra, 29 arresti nella provincia nord</title><content type='html'>Dopo un’indagine durata dal 1997 al 1999, il gip del Tribunale di Napoli ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 29 persone, ritenute a vario titolo colpevoli di associazione per delinquere, traffico di stupefacenti, estorsioni e violazione delle norme sulle armi. A eseguire il provvedimento del gip sono stati i Carabinieri del nucleo di Castello di Cisterna (Napoli).&lt;br /&gt;Con un vero e proprio blitz scattato prima dell’alba, i militari dell’Arma hanno definitivamente fatto scorrere i titoli di coda sulle carriere criminali di alcuni appartenenti a sei clan di paesi a nord di Napoli come: i Legnante-Pezzella e gli Iavazzo a Frattamaggiore e Frattaminore; i Natale-Marino e i Russo-Cicciarelli a Caivano; i Pezzella a Cardito e Carditello; i Cennamo a Crispano e Frattaminore. Nello stesso periodo delle indagini (1997-1999), i sei clan non disdegnarono il ricorso a kalashnikov e bombe a mano per determinare la propria supremazia.&lt;br /&gt;Il risultato di quei sanguinosi scontri armati è riassumibile nei 16 omicidi avvenuti nei suddetti comuni a nord del capoluogo partenopeo. L’ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Napoli segue la condanna comminata nell’ottobre scorso ai danni delle stesse 29 persone, tutte condannate a pene tra i 6 e i 21 anni.&lt;br /&gt;Il blitz dei Carabinieri è servito anche a rinnovare il provvedimento di custodia cautelare nei confronti di 9 elementi coinvolti nella retata di questa mattina, per aver subito condanne per più di due anni. Costoro, infatti, per insufficienza di pesanti indizi o per mancanza di esigenze cautelari, erano stati scarcerati per decorrenza dei termini e rimessi in libertà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco i nomi dei 29 destinari dell’ordinanza di custodia del Gip del Tribunale di Napoli, eseguita dai carabinieri del Gruppo di Castello di Cisterna, diretto dal colonnella Fabio Cagnazzo. Le accuse contestate sono di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, detenzione illegale di armi, traffico di droga.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Massimo Acerra, (condannato a 11 anni di reclusione e tornato in liberta')&lt;br /&gt;Antonio Ciccarelli, (dovra' scontare 21 anni)&lt;br /&gt;Vincenzo Donadio, &lt;br /&gt;Luigi Giamattei, &lt;br /&gt;Alfonso Iavazzo, &lt;br /&gt;Francesco Moccia, &lt;br /&gt;Raffaele Natale (17 anni di pena per associazione mafiosa e per la detenzione di tre bombe a mano)&lt;br /&gt;Michele Orefice, &lt;br /&gt;Vincenzo Patricelli, &lt;br /&gt;Daniele Pinto, &lt;br /&gt;Rocco Spena &lt;br /&gt;Giovanni Vitale. &lt;br /&gt;Regime aggravato per:&lt;br /&gt;Vincenzo Pellino (già in carcere). &lt;br /&gt;Gia' detenuti anche per altri reati:&lt;br /&gt;Antonio Auletta (11 anni di reclusione), &lt;br /&gt;Vincenzo Berardo (già detenuto), &lt;br /&gt;Antonio Cennamo (già detenuto), &lt;br /&gt;Ciro Chiaccio (già detenuto), &lt;br /&gt;Domenico Ciccarelli, &lt;br /&gt;Rocco D'Angelo, &lt;br /&gt;Antonio Esposito, &lt;br /&gt;Antonio Frezza, &lt;br /&gt;Salvatore Imparato, &lt;br /&gt;Alfredo Lionelli, &lt;br /&gt;Michele Pepe, &lt;br /&gt;Claudio Pezzella, &lt;br /&gt;Nicola Sautto, &lt;br /&gt;Michele Setola &lt;br /&gt;Francesco Ullero. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altre due persone sono riuscite a sfuggire alla cattura espatriando. Fanno tutti parte dei clan Natale-Marino, Legnante-Pezzella, Russo-Ciccarelli, Gavazzo e Cennamo, tutti attivi nell'area Nord di Napoli.&lt;br /&gt;Con questa operazione finiscono in carcere affiliati e promotori dei clan attivi a Nord di Napoli, gli stessi che tra il 1997 ed il 1999 hanno messo in scena una sanguinosa faida per il controllo del traffico di droga e delle estorsioni nella zona, usando anche kalashnikov e bombe a mano. Sedici gli omicidi commessi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-3077723505644454507?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/3077723505644454507/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/blitz-anticamorra-29-arresti-nella.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/3077723505644454507'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/3077723505644454507'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/blitz-anticamorra-29-arresti-nella.html' title='Blitz anticamorra, 29 arresti nella provincia nord'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-6455446586003211539</id><published>2010-01-03T10:01:00.000+01:00</published><updated>2010-01-03T10:02:10.264+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='scissionisti-Secondigliano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Amato-Pagano'/><title type='text'>Arrestato latitante degli "scissionisti"</title><content type='html'>Un latitante degli "Scissionisti" del quartiere Secondigliano, Oreste Sparano, 23 anni, è stato arrestato dalla polizia a Licola, frazione litoranea di Giugliano (Napoli). Era ricercato dallo scorso maggio perché accusato di associazione a delinquere di stampo camorristico e violazione della legge sugli stupefacenti. Gli investigatori lo ritengono uomo di fiducia dei capi della fazione, Raffaele Amato (detenuto) e Cesare Pagano (latiante) che si contrappone al clan Di Lauro per il controllo del traffico di droga nell'area a nord di Napoli. All'interno dell'abitazione, situata in via Vicinale Canosa, il latitante è stato trovato in compagnia della moglie Concetta Tecchio, 26 anni, e della sorella Melania, 37.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-6455446586003211539?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/6455446586003211539/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/arrestato-latitante-degli-scissionisti.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/6455446586003211539'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/6455446586003211539'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/arrestato-latitante-degli-scissionisti.html' title='Arrestato latitante degli &quot;scissionisti&quot;'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-2389963617968569635</id><published>2010-01-02T16:00:00.001+01:00</published><updated>2010-01-02T16:01:18.090+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Castellammare di Stabia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan D&apos;Alessandro'/><title type='text'>Omicidio Tommasino, arrestato boss D'Alessandro</title><content type='html'>Un provvedimento di fermo e' stato notificato al boss Vincenzo D'Alessandro, per l'omicidio di Luigi Tommasino. D'Alessandro, attualmente in una Casa di lavoro, e' ritenuto a capo del clan camorristico di Castellammare di Stabia. Il provvedimento e' stato emesso dalla Dda di Napoli. Luigi Tommasino era consigliere comunale di Castellammare di Stabia (Napoli).&lt;br /&gt;(tratto da www.ansa.it)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-2389963617968569635?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/2389963617968569635/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/omicidio-tommasino-arrestato-boss.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/2389963617968569635'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/2389963617968569635'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/omicidio-tommasino-arrestato-boss.html' title='Omicidio Tommasino, arrestato boss D&apos;Alessandro'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-715255451849972628</id><published>2010-01-02T09:36:00.000+01:00</published><updated>2010-01-02T09:37:22.131+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ponticelli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Sarno-De Luca Bossa'/><title type='text'>Arrestata Teresa De Luca</title><content type='html'>Una donna, ritenuta reggente del clan camorristico De Luca Bossa, e' stata arrestata dai carabinieri di Cercola, a Napoli. Si tratta di Teresa De Luca, 59 anni, sulla quale pendeva un ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa il 30 dicembre dal gip di Napoli su richiesta della procura distrettuale antimafia.La donna e' accusata di estorsione aggravata ai danni di un imprenditore di Cercola costretto a versare 3.000 euro in contanti.&lt;br /&gt;(tratto da www.ansa.it)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-715255451849972628?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/715255451849972628/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/arrestata-teresa-de-luca.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/715255451849972628'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/715255451849972628'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/arrestata-teresa-de-luca.html' title='Arrestata Teresa De Luca'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-3040003775769804300</id><published>2010-01-02T09:35:00.001+01:00</published><updated>2010-01-02T09:36:01.775+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Lago'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pianura'/><title type='text'>Cella singola per il killer del clan Lago</title><content type='html'>Gli ergastolani devono scontare la pena in una cella singola. Il cosiddetto “isolamento notturno” è imposto dal codice penale ma, spesso, il sovraffollamento delle carceri italiane non consente di applicarlo. Il napoletano Guido De Liso, condannato al carcere a vita con sentenza definitiva per un omicidio di camorra, ha ottenuto di lasciare la cella che divide con un altro detenuto. De Liso, 37 anni, è recluso nel carcere Petrusa di Agrigento. Il suo legale, l’avvocato Salvatore Collura, ha presentato un reclamo al tribunale di sorveglianza per sollecitare il trasferimento in una cella singola. Il campano è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio dell’assicuratore Giustino Perna, ucciso il 30 aprile 1999, per una vendetta trasversale nell’ambito della faida di Pianura. Il giudice gli ha dato ragione e ha ordinato il trasferimento.&lt;br /&gt;(tratto da www.agrigentoweb.it)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-3040003775769804300?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/3040003775769804300/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/cella-singola-per-il-killer-del-clan.html#comment-form' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/3040003775769804300'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/3040003775769804300'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/cella-singola-per-il-killer-del-clan.html' title='Cella singola per il killer del clan Lago'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-8396945876432848708</id><published>2010-01-01T16:44:00.001+01:00</published><updated>2010-01-01T16:44:42.973+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='scissionisti-Secondigliano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Amato-Pagano'/><title type='text'>I sistemi anti-intercettazione del boss Amato</title><content type='html'>Tempo addietro, quando era ancora uno dei trafficanti al servizio del boss Paolo Di Lauro, il telefono era costretto comunque a utilizzarlo, seppur con le dovute attenzioni. Al cellulare, si faceva chiamare “Michele il napoletano”. Dieci anni dopo, distrutta l’organizzazione di Ciruzzo ’o milionario e conquistato il potere criminale a Secondigliano, Raffaele Amato diventerà ancor più sospettoso nei confronti della tecnologia, come racconta il pentito Antonio Pica, a proposito delle precauzioni che il boss degli “scissionisti” adottava in vista degli incontri con i suoi uomini di fiducia: «Amato ci chiese di prendere tutti i cellulari in possesso dei ragazzi sulle piazze di droga per un totale di duecento, trecento cellulari minimo…». Il pericolo era che l’eccessiva loquacità di qualcuno potesse mettere le forze dell’ordine sulla giusta traccia per arrivare a lui. &lt;br /&gt;Le ferree disposizioni del padrino “scissionista” riguardavano non solo le prevenzioni da far adottare agli affiliati sull’uso delle utenze telefoniche (di cui erano responsabili gli stessi capi-piazza, chiamati a punire quanti si fossero permessi di trasgredire l’ordine), ma anche le intercettazioni ambientali. È sempre Pica, infatti, a rivelare che due tecnici («ognuno dei quali ricompensato con 1500 euro a operazione») effettuavano periodiche «bonifiche» contro cimici e apparecchiature elettroniche capaci di registrare suoni e immagini nei covi in cui si riunivano affiliati e responsabili dei turni di spaccio. Antonio Prestieri, invece, ricorda un incontro con il boss, nel corso del quale gli fu mostrato «uno strumento che portava due antenne in grado di segnalare, senza intercettarle, tutte le telefonate effettuate nel raggio di un chilometro», in grado – anch’esso – di individuare microspie che trasmettevano i segnali sulla linea telefonica. I vertici del gruppo degli «spagnoli» avevano disponibilità, inoltre, di cellulari criptati che rendono particolarmente complesse le attività di spionaggio delle conversazioni (ce ne sono numerosi modelli, in commercio, a prezzi di partenza intorno ai 2mila euro), perché si appoggiano su linee diverse da quelle classiche (Tim, Vodafone, 3, Wind).&lt;br /&gt;È stato inoltre accertato che Amato acquistò, nel corso di una fiera a Londra, aperta ai dirigenti dei servizi segreti di Israele, Germania e Stati Uniti, un apparecchio, del costo di 150mila euro, utilizzato per annichilire, in un raggio abbastanza ampio, i segnali elettrici provenienti da radio, cellulari e microspie.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-8396945876432848708?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/8396945876432848708/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/i-sistemi-anti-intercettazione-del-boss.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/8396945876432848708'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/8396945876432848708'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/i-sistemi-anti-intercettazione-del-boss.html' title='I sistemi anti-intercettazione del boss Amato'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-399065177233826237</id><published>2010-01-01T16:43:00.002+01:00</published><updated>2010-01-01T16:44:13.799+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='scissionisti-Secondigliano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Amato-Pagano'/><title type='text'>Taglia da 150mila euro su Gennaro Marino</title><content type='html'>Gennaro Marino è stato considerato, dagli inquirenti della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, il capo dell’ala militare del clan degli “scissionisti”, durante la faida di Secondigliano. Ex fedelissimo del boss Paolo Di Lauro, si unì a Raffaele Amato – anzi, secondo alcuni pentiti sarebbe stato egli stesso a fomentare la rivolta – nella guerra contro i figli del padrino di via Cupa dell’Arco. Responsabile della piazza di spaccio delle Case celesti, che fruttava – stando alle parole del collaboratore di giustizia Maurizio Prestieri – un guadagno per Ciruzzo ’o milionario di almeno trecento milioni di lire a settimana, Marino venne coinvolto nel 1993 nelle indagini su un quadruplice omicidio, avvenuto a Melito nell’ambito del conflitto tra i Di Lauro e il gruppo di Ernesto Flagiello, per la gestione delle aree di smercio della droga nell’hinterland nord della città. Uscito indenne dall’inchiesta, riesce a evitare anche la prima grande retata contro la cosca, che – con il padrino in fuga – lascia l’organizzazione nelle mani di Cosimo, Ciro e Marco Di Lauro.&lt;br /&gt;Il 24 novembre 2004, viene catturato in un blitz del commissariato Scampia all’interno di un appartamento al tredicesimo piano di un edificio, in via Fratelli Cervi. Con lui, alla riunione, ci sono – tra gli altri – Gennaro e Raffaele Notturno e Arcangelo Abete. In pratica, mezzo stato maggiore del gruppo ribelle. Tutti finiscono in manette con l’accusa di armi e associazione camorristica. Il sospetto degli investigatori è che quel summit dovesse servire a pianificare l’offensiva finale contro i Di Lauro, per sterminarli con le bombe a mano e i fucili mitragliatori. &lt;br /&gt;Marino – conosciuto con il soprannome di Genny Mckay a Secondigliano – trascorre in galera la parte più feroce della battaglia, nel corso della quale perde, per mano dei killer nemici, il cugino Massimo e il padre Crescenzo, ammazzati nel giro di tre settimane l’uno dall’altro. &lt;br /&gt;Nel corso delle indagini sulla faida, si scoprirà che Cosimo Di Lauro aveva messo una taglia di 150mila euro sulla testa di Gennaro Marino. Nel maggio scorso, è stato raggiunto da una ordinanza di custodia cautelare in carcere – insieme a Raffaele Amato, Rosario Pariante, Enrico D’Avanzo e allo stesso Paolo Di Lauro – per la faida di Mugnano, in cui furono decimati gli esponenti della banda criminale capeggiata da Antonio Ruocco.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-399065177233826237?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/399065177233826237/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/taglia-da-150mila-euro-su-gennaro.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/399065177233826237'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/399065177233826237'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/taglia-da-150mila-euro-su-gennaro.html' title='Taglia da 150mila euro su Gennaro Marino'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-4460088869122988600</id><published>2010-01-01T16:43:00.001+01:00</published><updated>2010-01-01T16:43:26.470+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='scissionisti-Secondigliano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Amato-Pagano'/><title type='text'>Cesare Pagano tra i super-latitanti</title><content type='html'>Cesare Pagano, inserito nell’elenco dei trenta latitanti più pericolosi d’Italia, al pari del giovanissimo Marco Di Lauro, è considerato dagli inquirenti l’alter-ego di Raffaele Amato, a Napoli. Di “Cesarino” e del suo ruolo all’interno del clan, parla Giuseppe Misso jr nel corso di un interrogatorio: «Durante la faida sia il clan Di Lauro che il clan degli scissionisti inviò emissari per chiedere un appoggio, anche militare, da parte del clan Misso. Anche perché in quel periodo il nostro clan era un clan egemone. In particolare Cesare Pagano fece pervenire la richiesta a Michelangelo Mazza, non so il modo in cui ciò avvenne, il quale lo riferì intanto a mio fratello Emiliano che si trovava a Napoli e poi venne da me a Rimini a riferirmi tale richiesta. Contemporaneamente anche Cosimo Di Lauro fece pervenire la stessa richiesta a mio cugino Michelangelo Mazza… sia io che mio fratello che mio cugino Michelangelo Mazza ritenemmo per la tipologia di faida in atto di non appoggiare nessuna delle due fazioni in campo di fatto io, inizialmente, avrei voluto parteggiare per i Di Lauro in quanto tra Paolo Di Lauro e mio zio Giuseppe Missi vi è sempre stato un patto di ferro».&lt;br /&gt;Il ruolo di Pagano, dunque, è molto delicato e investe non solo il lato militare dell’organizzazione, ma anche quello commerciale. È sempre Giuseppe Misso jr a sottolineare: «Quando già era terminata la faida di Scampia, Cesare Pagano venne messo in contattato con Salvatore Torino da Salvatore Cipolletta, compare di nozze di Nicola Torino. Egli venne alla Sanità diverse volte accompagnato da Salvatore Cipolletta e si recò a casa di Salvatore Torino per accordarsi con quest’ultimo circa la consegna di 20/25 chili di cocaina al mese, accordo per il quale ci fu il nostro beneplacito».&lt;br /&gt;Sullo spessore criminale di Pagano, interviene anche il collaboratore di giustizia Andrea Parolisi, che nell’interrogatorio del 24 gennaio 2007 conferma i rapporti esistenti tra il clan degli “spagnoli” e i Lo Russo di Miano: «Ho appreso da Cesare Pagano che “i capitoni so’ frat a noi” e che, dopo il dicembre 2006, gli accordi hanno previsto che gli scissionisti, dopo aver fatto arrivare la droga dalla Spagna – settore nel quale sono i numeri uno – ed aver rifornito le proprie piazze, tutto il resto dell’enorme quantitativo lo vendano ai capitoni i quali se la vedono da soli per il rifornimento delle loro piazze e per la vendita ai vari clienti, clienti che prima erano degli scissionisti. Per darle un’idea dell’enorme guadagno derivante dal commercio di tutta questa droga posso portare ad esempio che alla fine della cosiddetta stagione 2006 (dopo l’estate 2006) mi venne regalata una quota di 30.000 euro da Cesare Pagano il quale faceva le divisioni dei soldi, contenuti in 2-3 grandi buste di carta riciclata, proprio davanti a me. Parlando inoltre con gli altri ragazzi abbiamo fatto un calcolo che solo “per i guaglioni” la stagione 2006 aveva consentito di ripartire 200/300.000 euro».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-4460088869122988600?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/4460088869122988600/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/cesare-pagano-tra-i-super-latitanti.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/4460088869122988600'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/4460088869122988600'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/cesare-pagano-tra-i-super-latitanti.html' title='Cesare Pagano tra i super-latitanti'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-3699462228587484091</id><published>2010-01-01T16:42:00.001+01:00</published><updated>2010-01-01T16:42:57.156+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='scissionisti-Secondigliano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Amato-Pagano'/><title type='text'>Il profilo criminale di Raffaele Amato</title><content type='html'>Prima importatore di tonnellate di hashish dalla Spagna in Italia, poi mediatore con i cartelli sudamericani per l’acquisto di colossali partite di cocaina e – infine – capo assoluto di una holding criminale con sede a Secondigliano e ramificazioni in tutt’Italia e all’estero. Una struttura tentacolare, che ha monopolizzato il mercato della vendita della droga al dettaglio nella provincia di Napoli.&lt;br /&gt;I pentiti che ne hanno parlato, lo descrivono come un boss carismatico, capace di mediare, all’occorrenza, e dalla grande esperienza criminale. Di lui si occupano, per la prima volta, i giornali il 27 gennaio 2001, quando i poliziotti lo arrestano in un albergo a Casandrino, dove – secondo gli investigatori – avrebbe dovuto incontrare trafficanti olandesi e tedeschi, per l’acquisto di sei chili di cocaina proveniente dall’Olanda, nascosti in un ruotino di scorta. Lo stupefacente aveva un valore di ottocento milioni di lire. Il Tribunale del riesame, però, lo scarcera dopo una quindicina di giorni, perché non c’era la prova che Amato fosse in contatto con loro, al di là di ogni ragionevole dubbio. Nei tre anni successivi, il padrino consolida la sua rete internazionale di contatti, acquisendo un sempre maggiore potere all’interno della cosca di Paolo Di Lauro, seriamente danneggiata dall’inchiesta della procura antimafia del settembre 2002, che costringe Ciruzzo ’o milionario alla fuga. Un potere che, evidentemente, infastidisce non poco il figlio del boss, Cosimo Di Lauro, che lo accusa di aver intascato il provento della compravendita di una partita di cocaina, del valore di tre milioni di euro, obbligandolo ad espatriare e a rifugiarsi in Spagna, da dove organizza e coordina la faida contro i suoi ex soci in affari. Inizia così la stagione del terrore e delle stragi, a Secondigliano. &lt;br /&gt;A gennaio viene catturato Cosimo Di Lauro e quattro settimane dopo, tocca al capo degli “spagnoli”. Lo intercettano i carabinieri e la Guardia civil, il 27 febbraio del 2005, davanti all’entrata del casinò municipale di Barcellona dopo aver perso 6 mila euro al tavolo di black jack. Era in compagnia di cinque guardaspalle. In galera, però, Amato non resta molto. Scarcerato per un vizio di forma, a un anno esatto dalla data di arresto, si dà nuovamente alla macchia, continuando a gestire una organizzazione che conta centinaia di uomini stipendiati: spacciatori, vedette, killer, fiancheggiatori, custodi e trafficanti. &lt;br /&gt;Coinvolto nell’inchiesta “C3” e destinatario di un nuovo ordine di carcerazione, ’o Lello (com’è conosciuto all’anagrafe di camorra) viene segnalato in Francia, Inghilterra e Giappone. A chi gli dà la caccia, sembra imprendibile. Alla fine, il 17 maggio 2009, i poliziotti della Squadra mobile di Napoli lo bloccano dopo un inseguimento durato cinquanta chilometri, a Malaga. L’estradizione del padrino, qualche tempo dopo, impegnerà trenta agenti di scorta e un elicottero di appoggio. C’era il pericolo di un attentato nei suoi confronti.&lt;br /&gt;I magistrati della Dda di Napoli gli contestano anche alcuni omicidi, risalenti a quindici anni prima, che si inserirebbero nella faida di Mugnano, che vide contrapposti il gruppo di Antonio Ruocco e il clan di Ciruzzo ’o milionario, cui – a quel tempo – Amato apparteneva.&lt;br /&gt;Il potere criminale del padrino ne fa uno dei camorristi più pericolosi in Italia e in Europa, come sottolinea il decreto di applicazione del 41bis firmato dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-3699462228587484091?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/3699462228587484091/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/il-profilo-criminale-di-raffaele-amato.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/3699462228587484091'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/3699462228587484091'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/il-profilo-criminale-di-raffaele-amato.html' title='Il profilo criminale di Raffaele Amato'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-6190865742113940868</id><published>2010-01-01T16:41:00.003+01:00</published><updated>2010-01-01T16:42:24.749+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='scissionisti-Secondigliano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Amato-Pagano'/><title type='text'>Il clan degli "scissionisti"</title><content type='html'>Il clan degli “scissionisti” di Secondigliano ha conquistato, nelle informative delle forze dell’ordine e nelle inchieste della procura antimafia, un posto di assoluto rilievo nello scacchiere criminale cittadino. Il potere finanziario e l’enorme numero di affiliati che lo compone sono caratteristiche che possiedono ben pochi gruppi malavitosi, in provincia di Napoli e in Campania. Non è dunque azzardato parlare del cartello degli “spagnoli” come una delle formazioni mafiose più ricche e agguerrite del Sud Italia.&lt;br /&gt;La ragione è semplice: i contatti con i trafficanti internazionali coltivati negli anni dal boss, Raffaele Amato, la capacità di introdurre in Italia tonnellate di cocaina, senza particolari rischi, e il prestigio conquistato con la distruzione di una cosca potente qual è stata, per vent’anni, quella diretta da Paolo Di Lauro, non possono non apparire, agli occhi del mondo della delinquenza organizzata, come vere e proprie “forme di garanzia”.&lt;br /&gt;I pentiti che negli ultimi anni si sono succeduti a raccontare l’evoluzione dell’organizzazione, l’origine della faida e i protagonisti della furibonda battaglia con Ciruzzo ‘o milionario, hanno offerto, infatti, un quadro assolutamente realistico della forza degli “scissionisti” sia dal punto di vista militare che finanziario.&lt;br /&gt;I RAPPORTI CON LA COLOMBIA – Racconta il collaboratore di giustizia Andrea Parolisi, a proposito dei rapporti tra Amato e i narcos colombiani: «Nel 1994-1995 so che Paolo Di Lauro diede incarico a Raffaele Amato di rivolgersi direttamente in Colombia per acquistare la cocaina. Il contatto con il colombiano era stato fatto dallo stesso Amato in Spagna, visto che al tempo lui faceva droga per conto di Di Lauro insieme a gente di Casoria e di Casavatore. Questo colombiano gli fece conoscere altri soggetti in sud America… durante la trattativa e sino all’avvenuta consegna dei soldi provenienti da Di Lauro, Raffaele Amato era rimasto nelle mani dei trafficanti colombiani a garanzia dell’affare. Questi ultimi vista l’affidabilità dei Di Lauro e dello stesso Amato avevano poi intrapreso consuetudinari rapporti con questi soggetti per affari di droga senza bisogno ogni volta che Amato fosse dato fisicamente a garanzia dell’affare. Recentemente Amato in Spagna ha i contatti con i suoi appoggi colombiani».&lt;br /&gt;LA NASCITA DEL CLAN – È Giuseppe Misso jr, invece, a raccontare le origini della faida e la contrapposizione armata con il gruppo di via Cupa dell’Arco, nell’interrogatorio del giugno 2007: «A Raffaele Amato fu intimato, da Cosimo, di abbandonare proprio il territorio di Napoli facendo intendere che l’avrebbe ucciso se non l’avesse fatto e che egli non si motivava a tale gesto per rispetto del padre Paolo che sapeva avere grande affetto nei confronti di Amato, che per suo conto gestiva i canali di approvvigionamento di droga dalla Spagna dove confluiva anche quella proveniente dal Sud America. Amato fece buon viso a cattivo gioco e si allontanò. Dalla Spagna si mise in contatto con i capi… facendo leva sull’irragionevolezza di Cosimo. Egli riuscì a portare dalla sua parte queste persone che non sopportavano di essere comandate da un giovane. Posso dire questo che è la stessa cosa che è capitato all’interno del nostro clan e da cui poi è scaturita la cosiddetta faida della Sanità. La strategia di Amato ebbe vita facile anche in conseguenza del comportamento tenuto dal Cosimo sin da quel lontano 2002 nel senso che lui, stante la sua giovane età, non comprese che avrebbe dovuto parlare con questi anziani e mediare con loro visto che egli aveva desiderio, a differenza del padre che voleva coltivare solo l’aspetto del riciclaggio e quindi dell’investimento delle ingenti ricchezze provento di droga, anche e soprattutto l’aspetto militare del clan egemone a Secondigliano. Egli cioè voleva essere un capo indiscusso e non come aveva fatto il padre quella persona che aveva consentito ad altri malavitosi di gestire autonomamente porzioni di territorio controllate dal clan Di Lauro… so per certo tutti loro gioirono allorquando fu catturato Cosimo Di Lauro. Pertanto ben si comprende il desiderio degli scissionisti che anche in questi giorni si sta compiendo attraverso un’accorta strategia suggerita dallo stesso Salvatore Lo Russo di espugnare tutte le poche piazze di droga rimaste ai Di Lauro dopo la pace».&lt;br /&gt;LO SCONTRO SFIORATO CON EDOARDO CONTINI – Un aspetto poco conosciuto della faida è quello, invece, di cui parla ancora Misso jr, a proposito della tensione tra il gruppo degli “scissionisti” e quello di San Giovanniello, motivata dall’uccisione di un uomo nel territorio controllato dai Contini, durante la faida.&lt;br /&gt;«Mi dissero che si era sfiorato lo scontro tra gli scissionisti ed il clan Contini, perché la vittima era stata uccisa nel territorio di Eduardo Contini senza chiedere il permesso o quanto meno avvertire il detto clan. In ciò ingenerando un equivoco con i Di Lauro che potevano pensare ad una scelta dei Contini di aiutare gli scissionisti nella faida. Il chiarimento avvenne grazie alla intermediazione di Salvatore Lo Russo aduso a tali trattative di pacificazione. Difatti “omissis” mi disse di avere assistito [a un incontro] tra Cesare Pagano e Salvatore Lo Russo che avvenne a Miano nel senso che fu Cesarino ad andare dai Lo Russo. In tale incontro Cesare Pagano concordò con Salvatore Lo Russo di dire ad Eduardo Contini che sull’onda dell’emozione dell’uccisione del cugino di Migliaccio un gruppo di suoi ragazzi era partito per compiere l’azione a San Giovanniello senza previa autorizzazione da parte di Pagano. Tale ricostruzione consentiva a Cesare Pagano di evitare uno scontro diretto con Contini, in quella logica secondo cui un capo può giustificare nei confronti di un altro capo clan una azione, per quanto irresponsabile, di suoi affiliati mentre quando quell’azione irresponsabile o particolarmente sprovveduta è addebitabile al capo diventa molto più complicato giustificarne le ragioni con il capo di un altro clan con il quale non si hanno motivi di scontro ma che è stato obiettivamente messo in difficoltà. Difatti Lo Russo che aveva ricevuto le lamentele di Eduardo Contini e che poi tramite Penniello le aveva fatte giungere a Cesare Pagano fece comprendere a quest’ultimo che si poteva giustificare in un’unica occasione una leggerezza di questo tipo, atteso che Contini evidenziava come da molti anni nella sua zona e per suo conto non si sparava e non era tollerabile che altri lo facessero a sua insaputa. Fu sempre “omissis” a portare l’imbasciata così come concordata tra Pagano e Lo Russo a Contini. Questi si convinse della spiegazione e soprattutto comprese che non si sarebbe mai più verificato lo stesso errore…»&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-6190865742113940868?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/6190865742113940868/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/il-clan-degli-scissionisti.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/6190865742113940868'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/6190865742113940868'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/il-clan-degli-scissionisti.html' title='Il clan degli &quot;scissionisti&quot;'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-1356958748638232030</id><published>2010-01-01T16:41:00.001+01:00</published><updated>2010-01-01T16:41:22.788+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Di Lauro-Secondigliano-Scampia'/><title type='text'>Le coperture di Paolo Di Lauro</title><content type='html'>Gli aspetti sicuramente più inquietanti della storia di Paolo Di Lauro sono stati il silenzio che ha accompagnato la sua ascesa nel mondo della camorra e l’iniziale indifferenza, da parte degli organi investigativi, per quell’enorme centro di potere economico-criminale che, a partire dagli anni Ottanta, si è esteso da Scampia ai quartieri e ai Comuni vicini. &lt;br /&gt;Sul punto, si è soffermato anche il pentito Maurizio Prestieri, ex uomo di fiducia del boss di via Cupa dell’Arco, che ha sottolineato, nel corso dei suoi interrogatori con i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, i tentativi da parte di Ciruzzo ’o milionario di annullare le indagini a suo carico: «Durante il processo che mi vede imputato unitamente a Paolo Di Lauro, e precisamente quando questi era latitante, seppi da suo figlio Vincenzo, mio codetenuto, che suo padre, avendo appreso che la prova principe dell’intero impianto accusatorio erano le intercettazioni telefoniche, stava provando a far sparire le cassette sulle quali erano registrate le conversazioni telefoniche. Ricordo, in particolare, che durante le udienze – ad un certo punto – mancavano delle conversazioni non trascritte e perciò ritenemmo che il tentativo fosse andato a buon fine. Infatti, ci abbracciammo con la speranza che quelle conversazioni non esistevano più. Successivamente, però, le conversazioni furono trascritte, in quanto in quel processo non erano stati sottratti i supporti informatici, ossia le cassette su cui erano state registrate le conversazioni». La spiegazione offerta dal collaboratore di giustizia è sconvolgente: «Infatti, noi ritenevamo che Paolo Di Lauro fosse in grado di fare ciò, perché io so per certo che egli ha dei canali attraverso i quali può anche sottrarre atti o prove di processi o procedimenti, canali che egli mi ha fatto intendere di avere, ma che per delicatezza dell’argomento non mi ha mai svelato. Io ho ritenuto non porgli mai la domanda, conoscendo la estrema riservatezza sul punto di Paolo Di Lauro, il quale – sono certo – non ha svelato questi canali neanche ai figli. Inoltre, Paolo Di Lauro mi ha sempre detto che questo tipo di attività egli la svolgeva non solo nel suo interesse, ma anche nei confronti degli altri affiliati di spicco del clan, tra i quali vi ero anche io».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-1356958748638232030?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/1356958748638232030/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/le-coperture-di-paolo-di-lauro.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/1356958748638232030'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/1356958748638232030'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/le-coperture-di-paolo-di-lauro.html' title='Le coperture di Paolo Di Lauro'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-5475259577388780589</id><published>2010-01-01T16:40:00.003+01:00</published><updated>2010-01-01T16:40:55.861+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Di Lauro-Secondigliano-Scampia'/><title type='text'>In origine c'era Aniello La Monica</title><content type='html'>In origine, il clan di Secondigliano era guidato da Aniello La Monica, un camorrista legato a Michele Zaza che trafficava in sigarette di contrabbando, estorsioni e rapine. Del suo gruppo, tra gli altri, facevano parte Paolo Di Lauro, Paolo Micillo, Mimì Silvestri, Raffaele Abbinante, Rosario Pariante, Raffaele Prestieri ed Enrico D’Avanzo.&lt;br /&gt;Racconta Gaetano Guida, in un interrogatorio: «Nel 1980, a Secondigliano, non esisteva ancora un riferimento al clan Licciardi. Chi contava, in quegli anni, era il solo Aniello La Monica… lo stesso La Monica era il più feroce avversario di Raffaele Cutolo… nel 1980, il nome di La Monica era legge in tutta Napoli… lui abitava “miezz all’arco”, in una costruzione alla quale si accedeva dalla strada attraverso un grosso cancello di ferro… vicino alla sua abitazione c’era un bar che usavamo come punto di ritrovo e c’era anche un suo negozio di abbigliamento, che aveva l’insegna con il nome “pyton” dal nome del tipo di revolver che lui preferiva e che portava sempre con sé». &lt;br /&gt;E ancora: «Il gruppo di La Monica era principalmente impegnato nella guerra con i cutoliani e si commettevano tanti omicidi… ad esempio, fu personalmente Aniello La Monica a decapitare un tale, soprannominato “bambulella”, responsabile di aver preso parte all’omicidio di un amico di La Monica, tale Antonio Palmieri, detto ’o muscio, avvenuto nel carcere di Poggioreale, padiglione San Paolo».&lt;br /&gt;A uccidere il boss di Secondigliano, però, non sarà qualche killer al soldo di Raffaele Cutolo. Stavolta, i ricordi sono affidati ad Antonio Ruocco: «Il giorno successivo al mio incontro con La Monica, lo stesso venne eliminato nel corso della mattinata. Appresi direttamente da Raffaele Abbinante che aveva partecipato all’agguato come si erano svolti i fatti. Mi fu riferito che avevano fatto una telefonata a La Monica, attirandolo fuori casa, con la scusa di fargli acquistare dei brillanti. Aniello era caduto nella trappola ed era uscito, unitamente a un suo guardaspalle. Era sopraggiunta, improvvisamente, un’auto a forte velocità su cui appunto viaggiava il commando, che lo aveva investito in pieno. Mentre il corpo doveva ancora cadere, a causa dell’impatto, sul selciato, gli aggressori erano già scesi dall’auto ed avevano iniziato a sparare. Fu Abbinante a riferirmi che sull’auto c’era anche Ciruzzo ’o milionario, Raffaele Prestieri, che guidava, e Rosario Pariante. Tutti e quattro parlavano della vicenda e si vantavano di quanto avevano fatto».&lt;br /&gt;Era nata la cupola di Paolo Di Lauro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-5475259577388780589?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/5475259577388780589/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/in-origine-cera-aniello-la-monica.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/5475259577388780589'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/5475259577388780589'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/in-origine-cera-aniello-la-monica.html' title='In origine c&apos;era Aniello La Monica'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-6892231720419939029</id><published>2010-01-01T16:40:00.001+01:00</published><updated>2010-01-01T16:40:31.337+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Di Lauro-Secondigliano-Scampia'/><title type='text'>I "discendenti" del padrino</title><content type='html'>Fino all’esplosione della faida, le indagini della magistratura e le informative delle forze dell’ordine si erano poco soffermate sul ruolo e sul potere criminale dei figli di Paolo Di Lauro. Nell’inchiesta del settembre 2002, compariva infatti il solo Vincenzo Di Lauro, secondogenito del boss, indicato come vero e proprio “alter ego” del padrino, incaricato di gestire il business del contrabbando di sigarette e di tenere i rapporti con i capi-piazza e gli importatori di droga.&lt;br /&gt;In realtà, come sarà dimostrato in maniera drammatica dall’esplosione di violenza nella guerra contro gli “scissionisti”, tutti i figli maggiorenni di Ciruzzo ’o milionario avevano ruoli decisionali all’interno della cosca. E ciò sarà ancor di più chiaro, agli investigatori, quando il padrino si darà alla macchia lasciando le redini dell’organizzazione nelle mani di Cosimo, Ciro e Marco. A cui si aggiungeranno, in un secondo momento, anche Nunzio e Salvatore.&lt;br /&gt;Cosimo – diventato famoso in tutto il mondo grazie a una immagine che lo ritrae, all’uscita del comando provinciale dei carabinieri, con indosso un giubbotto di pelle nera e lo sguardo truce rivolto agli obiettivi dei fotografi – è stato condannato all’ergastolo, in primo grado, per l’omicidio della giovane Gelsomina Verde, anche se gli inquirenti sono convinti che la quasi totalità dei delitti compiuti dai killer di via Cupa dell’Arco sia riconducibile, direttamente o indirettamente, agli ordini del giovane capoclan.&lt;br /&gt;Dal momento dell’investitura, la sua dittatura dura poco meno di tre anni, perché – all’infuriare della faida – i militari dell’Arma lo catturano nel Terzo mondo. È il 21 gennaio 2005: “Cosimino”, com’è conosciuto a Secondigliano, è latitante da sei settimane. In sua difesa, il popolo dei rioni suburbani di Scampia scende in strada e aggredisce, frontalmente, i carabinieri, che sono costretti a chiamare i rinforzi. Il giorno dopo, l’allora ministro dell’Interno, Beppe Pisanu, dirà che la camorra, a Napoli, offre pane e companatico.&lt;br /&gt;Dei figli del padrino resta in libertà, oggi, soltanto Marco. È latitante dal 7 dicembre 2004, quando la Procura antimafia di Napoli sferrò l’attacco ai Di Lauro e agli “scissionisti”. Quello stesso giorno, a Casavatore, finì in manette suo fratello Ciro, mentre – nei mesi successivi – carabinieri e polizia assicureranno alla giustizia sia Nunzio (preso in un villino a Ischitella) che Salvatore (arrestato nella casa paterna il giorno del suo diciottesimo compleanno). &lt;br /&gt;Nel 2006, Vincenzo Di Lauro sarà protagonista di una clamorosa scarcerazione per un errore di comunicazione tra il Tribunale di Napoli e l’ufficio matricole del carcere di Torino, dov’era detenuto. Un foglio, rimasto inspiegabilmente incastrato nel fax, non giungerà a destinazione e gli spalancherà le porte del penitenziario. Sarà nuovamente catturato a Casalnuovo, nel marzo 2007, in uno degli appartamenti a suo tempo controllati dalle forze dell’ordine durante le ricerche di suo padre.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-6892231720419939029?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/6892231720419939029/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/i-discendenti-del-padrino.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/6892231720419939029'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/6892231720419939029'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/i-discendenti-del-padrino.html' title='I &quot;discendenti&quot; del padrino'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-3774854948821145587</id><published>2010-01-01T16:39:00.002+01:00</published><updated>2010-01-01T16:40:02.691+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Di Lauro-Secondigliano-Scampia'/><title type='text'>Il profilo criminale di Paolo Di Lauro</title><content type='html'>Più che a un gangster metropolitano, Paolo Di Lauro assomiglia – nella gestione del potere criminale – ai padrini siciliani, o meglio ai capi delle ’ndrine calabresi. Poco incline alle plateali manifestazioni di forza, riservato, regista occulto di grandi fortune economiche, non rilascia interviste come Raffaele Cutolo e non telefona ai giornalisti per smentire le notizie, come Michele Zagaria o Antonio Iovine. La sua forza è sempre stata l’invisibilità, nei confronti tanto dei nemici quanto degli amici. Lo dimostra, chiaramente, una intercettazione telefonica che cattura le lamentele del boss Raffaele Abbinante, a proposito del perenne stato di irreperibilità del padrino Ciruzzo ’o milionario: «Ma quello quando va scappando e non lo trovate e quando non va scappando, nemmeno lo trovate. Perché quello non esce mai…».&lt;br /&gt;Di Paolo Di Lauro, fino al momento dell’arresto, esisteva una sola fotografia, negli archivi delle forze dell’ordine, scattata al momento dell’interrogatorio in Procura, a seguito del pestaggio di Cosimo Infante, insegnante di educazione tecnica nella scuola media “Pascoli II” di Secondigliano. Un pestaggio, raccontano le cronache giudiziarie dell’epoca, ordinato da Nunzio Di Lauro, figlio tredicenne del boss, per punire il docente che aveva rimproverato sua cugina. È il 6 novembre 1998, quando Paolo Di Lauro – su cui la direzione distrettuale antimafia di Napoli e la sezione Narcotici della Squadra mobile stanno indagando già da qualche tempo – si presenta davanti al pm Luigi Bobbio per offrire la sua versione dei fatti. Al magistrato, Di Lauro racconta di essere un uomo di pace e di rifiutare il ricorso alla violenza, aggiungendo di non conoscere i motivi dell’aggressione al docente. Addirittura, Di Lauro si spinge a lamentarsi per la fastidiosa etichetta di uomo d’onore che, nel suo quartiere, gli hanno attribuito sottovoce e finanche per i continui controlli della guardia di finanza presso la sua azienda tessile, ad Arzano, che lo costringeranno, prima o poi, a chiudere bottega. Gioca la sua partita, il padrino, ma la gioca anche il magistrato. La trappola, raffinatissima, la spiegherà, infatti, qualche tempo dopo lo stesso Bobbio: «Mentre era in corso l’interrogatorio, mettemmo sotto controllo i telefoni dei suoi più stretti uomini di fiducia, molti dei quali si trovavano all’esterno degli uffici, preoccupati delle nostre reali intenzioni. Non sapevano, infatti, il motivo della convocazione era legato al pestaggio del professore e temevano un arresto. Li intercettammo anche quando chiesero a Vincenzo Di Lauro, che allora era poco più di un ragazzo, se dovevano andare a proteggere “Pasquale” armati all’uscita dalla Procura. Quella fu la conferma, in diretta, che Paolo Di Lauro era un padrino della camorra e che Pasquale era il soprannome usato a Secondigliano per indicarlo».&lt;br /&gt;Nel 2002, è costretto a darsi alla latitanza perché inseguito da un mandato di cattura per traffico internazionale di stupefacenti e associazione camorristica. L’inchiesta, passata nel frattempo al pm Giovanni Corona, assesta un primo colpo alla maxi-organizzazione, portando all’arresto di una sessantina di affiliati. Nel 2004, il ministero dell’Interno lo inserisce nell’elenco dei trenta ricercati più pericolosi d’Italia e, il 16 settembre 2005, viene arrestato dai carabinieri del Ros in un anonimo appartamento in via Canonico Stornaiuolo, nel cuore della vecchia Secondigliano. Quando i carabinieri bussano alla porta, alle 3 del mattino, lo trovano già vestito. Sei mesi dopo, sarà condannato a trent’anni di carcere per droga.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-3774854948821145587?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/3774854948821145587/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/il-profilo-criminale-di-paolo-di-lauro.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/3774854948821145587'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/3774854948821145587'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/il-profilo-criminale-di-paolo-di-lauro.html' title='Il profilo criminale di Paolo Di Lauro'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-2580807045238760655</id><published>2010-01-01T16:39:00.001+01:00</published><updated>2010-01-01T16:39:33.817+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Di Lauro-Secondigliano-Scampia'/><title type='text'>La storia del clan Di Lauro</title><content type='html'>Struttura economica prima ancora che criminale, il clan Di Lauro ha monopolizzato l’attenzione dei media nazionali e internazionali tra il 2004 e il 2005, in occasione della faida di Secondigliano che vide contrapposto il network mafioso di via Cupa dell’Arco a un cartello di fuoriusciti per la gestione del più ricco mercato di droga all’aperto d’Europa.&lt;br /&gt;Racconta il pentito Maurizio Prestieri, a proposito degli affari sviluppati all’ombra delle Vele: «Io versavo mediamente 200 milioni di lire a settimana, per le piazze insediate nell’Oasi del Buon Pastore, lo chalet Bakù ed una parte del lotto P. Fulvio Montanino, ogni settimana, versava 250 milioni, che riguardavano gli introiti delle piazze cosiddette della “Ciampa” e di giù alle “Cappe”, gestite anche dalla famiglia Di Natale, ossia dai fratelli Vincenzo, Raffaele, detto Lelluccio, Antonio detto ’o chiapparo ed altri figli e nipoti di Vincenzo Di Natale, oltre che dal genero di quest’ultimo; in più, Montanino, presso una macelleria che faceva da base di appoggio vendeva quantitativi di droga a terzi soggetti che la volevano spacciare. Altri 200-250 milioni a settimana li portava Antonio Leonardi per la piazza della Vela Bianca; la quota maggiore la portava Gennaro Marino ed era di circa 300 milioni per la piazza delle Case celesti, che era molto remunerativa. Inoltre, anche lui faceva i cosiddetti “passaggi di mano”, ossia aveva l’autorizzazione da Paolo Di Lauro di vendere la droga da questi fornita a terze persone e anche di acquistarla da altri quando mancava. Voglio precisare che raramente Di Lauro non era in grado di rifornirci di droga».&lt;br /&gt;Il business, basta una calcolatrice per rendersene conto, è gigantesco: «Il volume di affari settimanale minimo, tenuto conto di tutte le oscillazioni sia del mercato che legate agli interventi delle forze dell’ordine, era di due miliardi. Il massimo, invece, era di più di tre miliardi a settimana». Montagne di soldi cui si deve aggiungere il fatturato del contrabbando di sigarette, delle rapine, delle estorsioni, dell’usura, dei “cavalli di ritorno” e dell’industria della contraffazione (abbigliamento, utensileria, tecnologia) affidata alla rete internazionale dei magliari; sicché la stima, formulata tempo addietro dalla procura antimafia partenopea, di un miliardo di lire al giorno guadagnato dal boss Paolo Di Lauro appare non solo verosimile, ma forse addirittura prudenziale.&lt;br /&gt;I TERRITORI CONTROLLATI E LE ROTTE DELLA DROGA – Le indagini raccontano di un vero e proprio “feudo” assoggettato al potere criminale della cosca. Non solo Secondigliano e Scampia, vero “cuore pulsante” dell’organizzazione, ma anche Casavatore, Melito, Arzano, Mugnano, Bacoli e Monte di Procida. Il potere della holding, scrive il pm Giovanni Corona nella richiesta d’arresto del settembre 2002, «arriva fino alle porte di Afragola».&lt;br /&gt;In un verbale del 26 novembre 1998, è il pentito Gaetano Guida a spiegare i sistemi di importazione della sostanza stupefacente a Napoli: «I canali attuali di rifornimento della cocaina da parte del clan Di Lauro e da parte dei clan camorristici in generale, hanno da qualche tempo subito delle modifiche sostanziali. È stato infatti molto perfezionato l’originario sistema di commissionare direttamente in Sud America singoli quantitativi di pochi chili che venivano portati a mezzo di corrieri. Attualmente, infatti, le organizzazioni camorristiche prendono contatto diretto con quelle che sono ormai delle vere e proprie filiali europee dei grandi produttori sudamericani di cocaina. Da qualche tempo, infatti, queste organizzazioni hanno costituito in città come Madrid, Amsterdam e in Belgio dei veri e propri depositi di cocaina, dove fanno giungere, a mezzo di navi, tonnellate di stupefacente. Gli acquirenti della camorra per entrare in contatto con i responsabili di queste “filiali” usano i canali dei magliari. La rete dei magliari, infatti, costituisce ormai un sostegno importantissimo per l’attività dei clan. Dappertutto, in Europa, infatti, sono presenti ormai negozi gestiti da italiani di rivendita di capi di abbigliamento in finta pelle. Quasi tutti questi negozi appartengono ai vari clan, i quali se ne servono per nascondere latitanti o, appunto, per organizzare acquisti e importazioni di droga e armi in Italia. In questi negozi, vi sono peraltro grossi giri di denaro, utili per provvedere tra l’altro al sostentamento dei latitanti. Sono i titolari di questi esercizi a costituire i terminali locali delle organizzazioni camorristiche, i quali, quando serve, provvedono alla trattativa per l’acquisto della droga dalle “filiali”… Anche Di Lauro ha la sua rete di negozi in Europa, oltre ad avere più di una fabbrica in Italia. So che uno di questi negozi, si trova a Parigi ed è gestito da un cognato di Aniello La Monica, che è rimasto con Di Lauro. Sempre a Parigi, Di Lauro ha un altro negozio gestito da tale Enrico Petersen. Costui, negli anni Ottanta, era titolare di un locale nella zona di Posillipo, che peraltro fu incendiato proprio da me. Altri negozi di abbigliamento, Di Lauro li ha in Olanda. Ancora, so che Di Lauro ha investito molti soldi in Grecia…».&lt;br /&gt;LA STRUTTURA DELLA COSCA – Prima della faida e del consequenziale passaggio del comando nelle mani del figlio maggiore, Cosimo, il gruppo era strutturato come un’azienda: un consiglio di amministrazione, al quale partecipavano i vari soci del boss (Rosario Pariante, Raffaele Abbinante, Enrico D’Avanzo, Maurizio Prestieri), presieduto dallo stesso Paolo Di Lauro, che sovrintendeva al controllo e alla gestione di trenta piazze di spaccio, ognuna affidata a un responsabile, da cui dipendono da un punto di vista funzionale e organizzativo gli spacciatori, le vedette, i custodi dello stupefacente e i fiancheggiatori. Ogni piazza di spaccio aveva una propria contabilità ed era obbligata ad acquistare la droga da vendere al dettaglio solo presso il sistema-Di Lauro, che lucrava una maggiorazione del cinque per cento circa rispetto al prezzo di mercato.&lt;br /&gt;Al ramo commerciale, specializzato negli stupefacenti, il clan aveva affiancato un potente “braccio armato” – composto da killer spregiudicati in grado di tenere testa alle più agguerrite organizzazioni criminali della Campania – e un “braccio finanziario”, che resta, tuttora, l’oggetto misterioso nelle indagini sul clan Di Lauro. La chiave del forziere, in pratica, che custodisce i segreti dell’impero economico costruito in vent’anni di crimine dal boss che amava giocare a poker.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-2580807045238760655?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/2580807045238760655/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/la-storia-del-clan-di-lauro.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/2580807045238760655'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/2580807045238760655'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/la-storia-del-clan-di-lauro.html' title='La storia del clan Di Lauro'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-8931180854749608732</id><published>2010-01-01T16:38:00.003+01:00</published><updated>2010-01-01T16:38:57.842+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Miano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Lo Russo-Secondigliano'/><title type='text'>La guerra contro il gruppo di Gaetano Stabile</title><content type='html'>Tra le famiglie di camorra con cui i Lo Russo hanno ingaggiato alcune delle più feroci battaglie per la conquista del malaffare tra Miano, Piscinola, Marianella e Chiaiano ci sono, sicuramente, gli Stabile. Il capoclan, Gaetano Stabile, soprannominato ’o capellone, viene identificato e catturato, la prima volta, nel settembre del 1983 in una villetta nella zona di Castelvolturno, mentre si trova in compagnia della sua guardia del corpo. Nella stanza da letto, custodisce tre pistole, con relativo munizionamento, documenti di identità falsi e una divisa di polizia.&lt;br /&gt;Le informative delle forze dell’ordine stimano in circa quaranta affiliati il numero di uomini su cui il padrino può contare. Le accuse a carico del padrino sono associazione camorristica, droga e racket. Nel 1992, nel corso di una perquisizione in un appartamento, sospettato di essere il covo di alcuni spacciatori del gruppo, la Squadra mobile partenopea scopre la stanza della tortura del clan, con lacci e fili d’acciaio legati ad arnesi di ferro sporchi di sangue. Il boss, nel frattempo tornato in libertà, riesce a sfuggire ancora alla cattura. Pochi mesi dopo, però, gli agenti della Questura partenopea lo rintracciano a Vercelli, dove sta trascorrendo in relativa tranquillità la latitanza, sotto il falso nome di Gaetano Lillo. Insieme a lui c’è anche la convivente, Luisa Paladini, che si fa chiamare – invece – Filomena Alfieri.&lt;br /&gt;Deve scontare sei anni di reclusione per concorso in estorsione, il boss, ma nel 1998 arriva una nuova misura cautelare nei suoi confronti. Il pm Luigi Bobbio, infatti, ottiene dal gip Giuseppe Canonico 40 ordini di arresto, che decimano sia la cosca di Gaetano Stabile che quella di Costantino Sarno, con cui – nel frattempo – è divampata una furiosa guerra per il controllo del traffico di stupefacenti tra l’Italia, l’Olanda e la Giordania. Alla base dell’inchiesta, che fa luce anche su sette omicidi maturati nell’ambito della scissione dell’Alleanza di Secondigliano, ci sono le dichiarazioni accusatorie dello stesso Costantino Sarno, di Antonio Palmentieri e di Gaetano Guida, ex luogotenente dei Licciardi nella zona di Capodichino. Tra gli arrestati ci sono anche numerosi corrieri della droga, residenti nel sud pontino, e il proprietario di una televisione privata del Lazio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-8931180854749608732?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/8931180854749608732/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/la-guerra-contro-il-gruppo-di-gaetano.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/8931180854749608732'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/8931180854749608732'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/la-guerra-contro-il-gruppo-di-gaetano.html' title='La guerra contro il gruppo di Gaetano Stabile'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-4654236544387489071</id><published>2010-01-01T16:38:00.001+01:00</published><updated>2010-01-01T16:38:29.101+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Miano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Lo Russo-Secondigliano'/><title type='text'>Il boss latitante muore in ospedale</title><content type='html'>Era sfuggito alla cattura due giorni prima, Vincenzo Lo Russo. Il suo nome compariva, infatti, nell’elenco dei camorristi da arrestare, perché ritenuti legati al gruppo casalese guidato da Antonio Bardellino. Secondo la magistratura, insieme ai fratelli, faceva parte dell’ala “militare” della “Nuova famiglia”, il cartello criminale che si contrappone allo strapotere cutoliano. &lt;br /&gt;Le ricerche delle forze dell’ordine non durano molto, però. All’alba del 18 marzo del 1984, lo trovano morto all’interno dell’ascensore dell’ospedale “Incurabili”, nel centro storico della città. È riverso con la faccia contro il pavimento, vestito. E non respira più.&lt;br /&gt;Gli infermieri che scoprono il cadavere, intorno alle cinque e trenta del mattino, notano subito che sul corpo non ci sono ferite provocate né da armi da taglio né da colpi di pistola. Dunque, non è stato ammazzato. Più fatalmente, si scoprirà grazie all’autopsia, Lo Russo è stato stroncato da un malore, a trentacinque anni. &lt;br /&gt;Gli inquirenti riescono, grazie a un complesso lavoro investigativo, a ricostruire le ultime ore del giovane boss, braccato dai carabinieri e dalla polizia. Dopo aver trovato rifugio nei pressi di Forcella, grazie ai buoni rapporti con la famiglia del padrino Luigi Giuliano, Lo Russo – già denunciato in passato per porto d’armi, associazione camorristica e droga – è stato colto da un primo attacco, che lo ha obbligato a ricorrere alle cure mediche, malgrado il rischio di essere scoperto e di finire in galera. Esce dal nascondiglio e si reca in ospedale, con la speranza di passare inosservato.&lt;br /&gt;Ciò che non si riuscirà a stabilire è se Lo Russo, al momento di accusare il malore che l’ha stroncato, fosse già stato visitato da un sanitario della struttura, che si trova a poche centinaia di metri dal “feudo” dei Giuliano. Nessuno dei medici, infatti, dirà di essere stato avvicinato da quell’uomo per un consulto.&lt;br /&gt;Ottenuti i risultati dell’autopsia, arriva il momento dei funerali, che si tengono alle sei del mattino in forma strettamente privata il 20 marzo, nella chiesa di Secondigliano, con sei ore di anticipo sul programma. Un provvedimento che l’allora Questore di Napoli, Aldo Monarca, adotta per problemi di ordine pubblico. Le batterie di fuoco della “Nuova camorra organizzata”, molto probabilmente, ne avrebbero approfittato per compiere l’ennesima strage di quegli anni di morte e distruzione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-4654236544387489071?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/4654236544387489071/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/il-boss-latitante-muore-in-ospedale.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/4654236544387489071'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/4654236544387489071'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/il-boss-latitante-muore-in-ospedale.html' title='Il boss latitante muore in ospedale'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-6062539418992623228</id><published>2010-01-01T16:37:00.002+01:00</published><updated>2010-01-01T16:38:09.017+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Miano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Lo Russo-Secondigliano'/><title type='text'>Gli altri fratelli-padrini</title><content type='html'>Giuseppe Lo Russo finisce in manette, il 13 novembre 1982, durante un summit di camorra a Forcella. A prenderlo, sono gli uomini dell’allora capo della Mobile, Franco Malvano. È ricercato da quasi un anno. Insieme a lui viene arrestato anche Ciro Mariano, boss dei Quartieri Spagnoli. Allora, Lo Russo è uno dei tanti padrini emergenti dell’area di Secondigliano, che si arricchisce con il contrabbando, il traffico di droga e il lotto clandestino.&lt;br /&gt;Il 22 luglio 1998 è a Malaga, in Spagna, circondato gli agenti della polizia spagnola e dell’Interpol, che lo hanno bloccato dopo una fuga durata migliaia di chilometri. Lo Russo viene sorpreso in strada, a poca distanza dall’aeroporto: alle forze dell’ordine consegna una carta di identità contraffatta, intestata a un piccolo pregiudicato napoletano. Solo le impronte digitali lo tradiscono. &lt;br /&gt;È un estremo tentativo, di cui – peraltro – si era servito pure qualche anno prima, in occasione di un precedente arresto: in quell’occasione, la carta d’identità intestata a Vincenzo Taglialatela era quasi passata inosservata. Solo il sospetto di un poliziotto, che aveva notato come la fotografia fosse molto più recente, aveva impedito la beffa.&lt;br /&gt;Due giorni dopo, Giuseppe Lo Russo è già in Italia, in una cella del carcere di Rebibbia, lontano dal lusso e dalle comodità del soggiorno iberico. Negli anni successivi, verrà coinvolto in nuove indagini della Dda per associazione camorristica e traffico di stupefacenti. È attualmente detenuto.&lt;br /&gt;Suo fratello Mario, invece, viene arrestato nel marzo del 2002, per una serie di estorsioni a imprenditori impegnati nella realizzazione di opere edilizie (alloggi, scuole, parchi) nella periferia nord di Napoli. Le indagini del commissariato Scampia, disposte dal pm Giovanni Corona, accertarono che Lo Russo aveva raggiunto un accordo, per la divisione delle aree di competenza e del business, con l’allora sconosciuto gruppo di Paolo Di Lauro: era stata taglieggiata finanche la ditta incaricata dell’abbattimento della “Vela 2”, a Scampia. Appena un anno prima, al padrino erano stati confiscati beni per un miliardo di lire. &lt;br /&gt;L’ultimo dei fratelli, Carlo, il più giovane, ha all’attivo diversi arresti per favoreggiamento, armi, furto e ricettazione: lo bloccano, in un appartamento in via Janfolla, i carabinieri. È il 2 dicembre 1996. Lo Russo è latitante da un anno, quando scatta il blitz dell’Arma. Deve scontare trenta mesi di carcere. Nel 2002, è tra gli undici indagati in una inchiesta della procura antimafia di Napoli su un traffico di stupefacenti gestito dalla camorra di Secondigliano in collaborazione con i clan dei Quartieri Spagnoli.&lt;br /&gt;Della famiglia Lo Russo, intanto, iniziano a parlare vecchi e nuovi collaboratori di giustizia, che offrono lo spunto per l’avvio di altre inchieste. Si scopre così che i fratelli sono entrati in rotta di collisione con i Licciardi, fuoriuscendo – in pratica – dal vertice dell’Alleanza di Secondigliano.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-6062539418992623228?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/6062539418992623228/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/gli-altri-fratelli-padrini.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/6062539418992623228'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/6062539418992623228'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/gli-altri-fratelli-padrini.html' title='Gli altri fratelli-padrini'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-3248674840054357307</id><published>2010-01-01T16:36:00.002+01:00</published><updated>2010-01-01T16:37:27.073+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Miano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Lo Russo-Secondigliano'/><title type='text'>Il boss Lo Russo regista occulto delle faide</title><content type='html'>Da almeno trent’anni è tra i protagonisti del crimine organizzato napoletano, Salvatore Lo Russo. «Regista occulto» e «uomo ombra», per usare le parole degli investigatori, degli affari illeciti e dei grandi delitti della periferia nord, negli anni Ottanta milita – insieme ai Giuliano, ai Mallardo e ai Contini – nelle fila della “Nuova famiglia”. Tempi di lotta, tempi di sangue, quelli contro i cutoliani, soprattutto a Secondigliano, dove si consuma la battaglia tra le batterie di fuoco rivali che lascia sull’asfalto centinaia di morti ammazzati. &lt;br /&gt;Sterminati i nemici e sciolto il maxi-cartello, Lo Russo s’insedia – insieme ai suoi fratelli – al rione San Gaetano, a Miano, da dove tesse una fitta rete di rapporti diplomatici e di affari con le nuove cosche cittadine e della provincia. I processi per associazione camorristica, lottonero e droga, e le frequenti detenzioni non ne impediscono la crescita malavitosa, tant’è che nell’ottobre del 1992 una inchiesta della Dda di Bologna lo indica come il capo di una agguerrita banda che imperversa sulla riviera romagnola per taglieggiare i commercianti e “controllare” le forniture ai venditori ambulanti. Pochi mesi dopo, finisce in manette mentre partecipa a un banchetto nuziale al ristorante “L’oasi” di Giugliano. Il padrino era il compare dello sposo, “picciotto” del clan. Per bloccarlo, si rese necessario l’intervento di centocinquanta uomini della Squadra mobile, che circondarono i locali e bloccarono ogni via di fuga. Solo dopo si scoprì che al matrimonio era attesa la partecipazione a sorpresa di Bobby Solo. La bomboniera per il compare, un collier d’oro massiccio, quella sera restò tra le mani dell’incredulo sposo.&lt;br /&gt;Nel 1996, viene raggiunto da un ordine di cattura nell’ambito dell’inchiesta scaturita dal pentimento di Antonio Ruocco, ex capozona di Mugnano in guerra contro i Prestieri. Al termine del dibattimento, Salvatore Lo Russo viene assolto, insieme agli altri capi della camorra cittadina finiti sotto processo: Paolo Di Lauro, Angelo Nuvoletta, Giuseppe Polverino, Giuseppe Mallardo e Rosario Pariante. Nell’estate del 2007, la Direzione distrettuale antimafia di Napoli lancia la definitiva offensiva contro il padrino, da qualche settimana tornato in libertà, dopo la decisione del Riesame di annullare un precedente decreto di fermo per associazione camorristica. Secondo i giudici, Salvatore Lo Russo non doveva restare in galera per mancanza del pericolo di fuga.&lt;br /&gt;I magistrati, comunque, non devono attendere molto, per rivederlo ai ceppi: nel giro di un paio di mesi, accumulano tante di quelle prove da ottenere una nuova e più solida ordinanza di custodia in carcere. A parlare del capoclan è il pentito Giuseppe Misso jr, con cui era stato in contatto durante le faide di Secondigliano e della Sanità, a ridosso tra il 2004 e il 2005.&lt;br /&gt;E i riscontri arrivano, puntuali, anche grazie alle cimici installate a bordo dello yacht del boss. Le microspie registrano i piani di espansione della cosca, mentre Lo Russo discute con i suoi uomini di fiducia. Non sa di essere ascoltato e così parla senza grandi preoccupazione.&lt;br /&gt;Il 30 agosto, scatta il nuovo blitz. E il volto arrogante del padrino, che uscendo dal comando provinciale dei carabinieri sbeffeggiava giornalisti e fotografi, alzando il dito medio, immortalato nelle immagini di qualche tempo prima, stavolta, è teso, nervoso. Come dirà il colonnello Gaetano Maruccia, «sa che non uscirà tanto facilmente».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-3248674840054357307?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/3248674840054357307/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/il-boss-lo-russo-regista-occulto-delle.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/3248674840054357307'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/3248674840054357307'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/il-boss-lo-russo-regista-occulto-delle.html' title='Il boss Lo Russo regista occulto delle faide'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-378960785784016304</id><published>2010-01-01T16:36:00.001+01:00</published><updated>2010-01-01T16:36:50.182+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Miano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Lo Russo-Secondigliano'/><title type='text'>La storia del clan Lo Russo</title><content type='html'>I pentiti che ne parlano, dagli anni Novanta in poi, li descrivono come personaggi doppiogiochisti e ambigui, inclini ai rapporti occulti e alle situazione torbide, in cui non si riesce mai a capire da che parte stiano. Nel corso delle faide di Secondigliano e della Sanità, pur apparendo formalmente neutrali negli scontri in atto, hanno appoggiato in maniera sotterranea gli “scissionisti” di Raffaele Amato e quelli di Salvatore Torino. E ancora: durante la loro militanza nell’Alleanza di Secondigliano, segretamente hanno aiutato Giuseppe Misso nell’aggressione ai Licciardi, con i quali i rapporti si erano nel frattempo guastati, tant’è che un loro affiliato finisce in galera per l’omicidio di Gennaro Esposito, detto ’o curto, cognato del boss Gennaro Licciardi. Un omicidio che, per la malavita del rione Sanità, assume un forte valore simbolico, perché vendica l’uccisione di Assunta Sarno, compagna di Misso, avvenuta alcuni anni prima.&lt;br /&gt;I fratelli Lo Russo (Salvatore, Giuseppe, Mario e Carlo) iniziano la militanza criminale all’alba degli anni Ottanta, quando entrano a far parte – insieme ai Licciardi, ai Mallardo, ai Contini e ai Mazzarella – del cartello anti-cutoliano, allora guidato in città da Luigi Giuliano e in provincia da Carmine Alfieri.&lt;br /&gt;Il 15 marzo 1984 rientrano nella famosa maxi-operazione, ordinata dalla procura partenopea, che porta in galera 550 camorristi affiliati alla “Nuova famiglia”. Tra gli indagati, ci sono personaggi del calibro di Antonio Spavone, detto ’o malommo, Ciro Mazzarella, Luigi Vollaro, Michele Zaza e Antonio Bardellino.&lt;br /&gt;Nel Duemila, raccontano le informative delle forze dell’ordine, i Lo Russo sono a capo di un piccolo “esercito”, composto da oltre centinaio di uomini agguerriti, che dilaga nei quartieri di Miano, Piscinola e Marianella, taglieggiando piccoli imprenditori e negozianti e spacciando migliaia di bustine di droga.&lt;br /&gt;Nel corso degli anni, i Lo Russo hanno dovuto affrontare diverse situazioni di criticità, sia interna che esterna, come – ad esempio – la scissione del boss Ettoruccio Sabatino (recentemente passato a collaborare con la giustizia) e le guerre contro i Sarno, i Licciardi e gli Stabile. Hanno cercato, comunque, di mantenere rapporti di non belligeranza con le altre famiglie di Secondigliano, come i Di Lauro, con i quali – anzi – si sviluppò col tempo una conveniente sinergia criminale per la spartizione delle estorsioni nei rispettivi territori di competenza.&lt;br /&gt;IL GIOCO D’AZZARDO - Droga e racket, dunque, gli affari principali dell’organizzazione, anche se la vera “passione” della famiglia restano sempre le scommesse clandestine. Racconta il pentito Guglielmo Giuliano, con cui i Lo Russo sono stati alleati, in passato, proprio per la gestione del gioco d’azzardo: «Nel 1995 le estrazioni del lotto fecero uscire numeri non pescati da tantissimo tempo; le famiglie vennero sbancate e da lì fu abbandonata la strada dell’accordo unitario… Mio fratello Salvatore e poi io ci siamo occupati negli ultimi tempi di questo settore e a Forcella guadagnavamo non più di 30 milioni a settimana. Prima del crollo l’incasso era di 2 miliardi a settimana e il guadagno netto, pari a circa il 50 per cento, andava diviso in quota tra quattro famiglie (Giuliano, Lo Russo, Mariano e Mazzarella, ndr)… Il gioco è stato inventato negli anni Ottanta da Luigino (il fratello maggiore, Luigi Giuliano) e da Giuseppe Avagliano… l’accordo storico era con i clan di Secondigliano, con i quali si dividevano i proventi a metà… Ciascuna famiglia organizzava le cose da sola e non vi era divisione dei proventi, ma le quote legate alla singola partita, ossia le percentuali che un giocatore avrebbe vinto, erano unificate in tutto il territorio cittadino. A rendere omogenee le quote ci pensava Salvatore Lo Russo, che poi le inviava agli altri capiclan per l’approvazione. I guadagni del totocalcio sono stati anche maggiori dei 2 miliardi a settimana che rendeva il gioco del lotto. Noi di Forcella, avevamo una credibilità così elevata che a volte dovevamo dirottare gli scommettitori che si rivolgevano a noi verso altre zone di Napoli». Dichiarazioni confermate anche da un altro dei fratelli Giuliano, che aggiungerà: «L’occasione per riunificare le quote fu rappresentata dai Mondiali di calcio del ’90, anche se poteva accadere che l’accordo non veniva rispettato». Raffaele Giuliano, nel corso dei suoi interrogatori, accennerà pure all’esistenza di partite truccate, senza poter però essere in grado di offrire informazioni dettagliate sui meccanismi e sui personaggi coinvolti. In particolare, parlò soltanto di un «Ciruzzo ’o chianchiere, che insieme a tale Carletto prendeva le giocate ma che puntò anche una forte somma su una partita sul banco controllato da San Giovanniello. Vinse 4-500 milioni ma si venne a sapere che la partita era stata truccata per cui fu costretto da quelli di San Giovanniello a restituire la vincita, fu malmenato e costretto a versare al clan una forte somma di denaro».&lt;br /&gt;Peraltro, lo stesso Salvatore Lo Russo, nel corso di un interrogatorio, si giustificherà davanti al pm Antimafia Sergio Amato, che ha condotto la quasi totalità delle inchieste sulla cosca del rione San Gaetano, ottenendo decine di arresti e pesanti condanne, di essere soltanto un appassionato scommettitore. E, di questa sua mania per il calcio, nazionale ed estero, resterà traccia in una intercettazione ambientale, nella quale si ascolta il vecchio boss discutere di partite e di classifiche con i suoi affiliati. &lt;br /&gt;I RAPPORTI CON MARADONA – Il clan Lo Russo compare, inoltre, nelle indagini sul giro di droga che, nel febbraio 1991, coinvolge anche Diego Armando Maradona. Il nome del campione argentino compare in due telefonate spiate tra i trafficanti della cosca a proposito di una imprecisata richiesta di «“roba” e donne». Nel 1995, il rapporto tra il Pibe de Oro e la famiglia dei “capitoni” viene nuovamente rimesso al centro dell’attenzione investigativa dal pentito Pietro Pugliese, che racconta di aver personalmente accompagnato il giocatore da Salvatore Lo Russo, per trattare la restituzione di alcuni beni rapinati all’asso sudamericano, tra cui anche il Pallone d’oro. Contestazioni, comunque, rimaste prive di riscontro processuale. &lt;br /&gt;La conferma, invece, che la banda del rione San Gaetano, negli ultimi anni, avesse allargato il proprio business anche al traffico di armi arrivò dal blitz che il 28 giugno 2000 portò la polizia a scoprire un autentico arsenale nascosto all’interno di una Fiat Punto in via Mianella, alla periferia settentrionale del capoluogo. Nella vettura erano nascosti un fucile mitragliatore, tre fucili automatici, quattro bombe a mano e centinaia di munizioni. Di lì a poco sarebbero stati utilizzati per una nuova guerra nell’inferno di Secondigliano.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-378960785784016304?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/378960785784016304/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/la-storia-del-clan-lo-russo.html#comment-form' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/378960785784016304'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/378960785784016304'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/la-storia-del-clan-lo-russo.html' title='La storia del clan Lo Russo'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-2214215024675758973</id><published>2010-01-01T16:35:00.002+01:00</published><updated>2010-01-01T16:36:01.161+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Secondigliano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Licciardi'/><title type='text'>La strategia terroristica dell'Alleanza di Secondigliano</title><content type='html'>La caratteristica forse più inquietante della camorra di Secondigliano è il ricorso, sistematico, a forme estreme di violenza, che difficilmente si erano viste all’ombra del Vesuvio. Una strategia del terrore che si manifesta in tutta la sua potenza in più di un’occasione: il 25 aprile 1998, a Ponticelli, il gruppo di Antonio De Luca Bossa, legato all’Alleanza di Secondigliano, piazza un ordigno nella vettura blindata guidata da Luigi Amitrano, nipote dei boss Sarno. La vettura, blindata, salta in aria e l’occupante muore.&lt;br /&gt;Il 2 ottobre successivo, un’altra autobomba esplode nel cuore del rione Sanità, con l’obiettivo di uccidere Giulio Pirozzi, “braccio destro” del padrino Giuseppe Misso, nemico dei Licciardi. L’attentato non provoca vittime, ma fa contare ugualmente tredici feriti. Il giorno dopo, sabato 3 ottobre, un manipolo di camorristi, sempre legati all’Alleanza di Secondigliano, cerca di ammazzare con un colpo di bazooka il boss Pietro Lago, ma il proiettile – contundente e non esplosivo – manca il bersaglio e squarcia un albero.&lt;br /&gt;Ma, andando ancora più indietro nel tempo, ci si accorge che le prove generali della guerriglia civile di stampo camorrista c’erano state già a partire dal 1991, secondo quanto racconta il pentito Rosario Privato, ex killer del Vomero: «Un attentato è stato effettuato nel 1991 quando Antonio Caiazzo e Gennaro Formigli hanno collocato nell’auto di Peppe ’a viola (Giuseppe Ceglia, appartenente alla cosca rivale, ndr) una bomba. La notte fu collocata la bomba ed il pomeriggio successivo Giovanni Alfano, a bordo di un’autovettura nella quale si trovava con Alessandro Desio, premette il telecomando che fece esplodere l’autovettura alla Torretta. Peppe ’a viola saltò in aria con tutta la macchina ma rimase solo ferito».&lt;br /&gt;Peraltro, a vivere sulla propria pelle la ferocia “secondiglianese” sarà proprio Privato, cui sarà ammazzato uno zio come vendetta trasversale per la sua decisione di collaborare con la giustizia. &lt;br /&gt;La vittima, Giovanni Arpa, soprannominato ’o pazzo, per il suo carattere esuberante ma sostanzialmente innocuo, venne rapito da un commando di malavitosi mentre si trovava in via Sigmund Freud, al rione Alto, e impiccato allo stipite di una porta, all’interno di una masseria, in località Casinelle, a Chiaiano. L’uomo, di sessantotto anni, morì dissanguato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-2214215024675758973?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/2214215024675758973/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/la-strategia-terroristica-dellalleanza.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/2214215024675758973'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/2214215024675758973'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/la-strategia-terroristica-dellalleanza.html' title='La strategia terroristica dell&apos;Alleanza di Secondigliano'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-2976020840913374109</id><published>2010-01-01T16:35:00.001+01:00</published><updated>2010-01-01T16:35:33.558+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Secondigliano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Licciardi'/><title type='text'>Costantino Sarno, il pentito fuggiasco</title><content type='html'>Costantino Sarno ha 32 anni, quando l’allora capo della sezione Omicidi della Squadra mobile di Napoli, Franco Gratteri, attuale numero uno della Direzione anticrimine della polizia, lo sorprende in un appartamento a Poggioreale, insieme a Eduardo Contini e Gaetano Bocchetti e altre tre camorristi. È il 13 settembre 1985.&lt;br /&gt;Dieci anni dopo, Sarno è uno dei boss più feroci dell’hinterland, capozona per conto dell’Alleanza di Secondigliano a Miano e San Pietro a Patierno. &lt;br /&gt;Protagonista di una guerra particolarmente violenta con la banda dei fratelli Stabile, radicata nel vicino quartiere di Chiaiano, finisce di nuovo in manette il 1° giugno 1997, all’aeroporto di Fiumicino, dopo cinque anni di latitanza. Gli agenti della Dia lo ammanettano appena sceso da un aereo proveniente da Belgrado. Nella ex Jugoslavia, il padrino ha installato una fiorente attività di contrabbando, che è al centro di una faida con i Licciardi, ai quali Sarno non vuole riconoscere una percentuale sui profitti. Il nuovo conflitto che ne segue porterà alla scomparsa per “lupara bianca” di 4 affiliati al gruppo del padrino Sarno: suo cognato Roberto Rosica, Walter Mallo, Arturo Galiano e Nicola Mirti.&lt;br /&gt;Dopo l’arresto, decide, a sorpresa, di collaborare con la giustizia e di raccontare affari e misteri della potente camorra secondiglianese. La notizia del suo pentimento esplode come una bomba negli ambienti criminali cittadini e offre la possibilità agli inquirenti di entrare, per la prima volta, nel “cuore” delle organizzazioni della periferia nord di Napoli.&lt;br /&gt;Il ripensamento ha però il sopravvento e così, ottenuta la libertà per passare la festa di Capodanno in famiglia, all’alba del 2 gennaio 1998, scappa dalla località protetta e si dà alla macchia. Si scopre che, in quel periodo, tratta con Maria Licciardi una maxi-tangente da un miliardo di lire per ritrattare le sue confessioni alla magistratura, ma il giorno di San Valentino di quello stesso anno gli agenti delle Squadre mobili di Firenze, Venezia e Napoli gli sono addosso. La fuga del pentito si interrompe a pochi chilometri dal campanile di San Marco. Costantino Sarno viene arrestato in una mansarda a Caorle. Quando si accorge dell’arrivo dei poliziotti, impugna la pistola e minaccia di usarla. Dopo venti minuti, è già in Questura, davanti al pm.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-2976020840913374109?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/2976020840913374109/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/costantino-sarno-il-pentito-fuggiasco.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/2976020840913374109'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/2976020840913374109'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/costantino-sarno-il-pentito-fuggiasco.html' title='Costantino Sarno, il pentito fuggiasco'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-765413798419874686</id><published>2010-01-01T16:34:00.001+01:00</published><updated>2010-01-01T16:35:03.114+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Secondigliano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Licciardi'/><title type='text'>Tre fratelli, tutti capi</title><content type='html'>Il clan Licciardi ha visto la successione, al comando, di ben tre fratelli, dopo la morte dello storico boss Gennaro: Vincenzo, Maria e Pierino.&lt;br /&gt;Il primo viene arrestato, su mandato dei pm Luigi Gay e Federico Cafiero De Raho, il 30 agosto del 1994 al casello autostradale di Napoli Nord. Il boss è seguito, silenziosamente, da una gazzella dei carabinieri che lo blocca al momento di pagare il pedaggio. Il casellante, infatti, è stato sostituito da un militare che non alza la sbarra, impedendo la fuga del ricercato. È accusato di associazione camorristica, racket e droga.&lt;br /&gt;Scarcerato il 16 giugno 2002 dal carcere di Trani per fine pena, nel luglio 2004 viene coinvolto nella maxi-inchiesta del pm Antimafia Filippo Beatrice, che smantella la rete internazionale dei “magliari” della cosca, assestando un colpo terribile al “polmone finanziario” della famiglia. &lt;br /&gt;Dall’indagine emerge che, nel corso della detenzione, pur se sottoposto ai rigori del 41bis, Vincenzo Licciardi era riuscito a comunicare con i suoi affiliati e, in un caso in particolare, li aveva addirittura avvisati della sua futura liberazione, scrivendo: «Non pensate che io muoio carcerato». In effetti, tornerà in circolazione di lì a poco.&lt;br /&gt;La latitanza del padrino è particolarmente rocambolesca, visto che per tre volte le forze dell’ordine arrivano a sfiorarne la cattura. Ma la fortuna è dalla sua parte, almeno inizialmente. In un’occasione è costretto, addirittura, a scappare attraverso le fogne.&lt;br /&gt;La lunga fuga termina, comunque, quattro anni dopo, il 7 febbraio 2008, in una graziosa villetta a Cuma, sul litorale flegreo: gli agenti della Squadra mobile, diretti da Vittorio Pisani, lo bloccano all’alba. Insieme a lui, ci sono la moglie e due amici, poi arrestati per favoreggiamento. La perquisizione nell’appartamento porterà alla luce alcuni “pizzini”, usati per comunicare con i suoi affiliati durante i frequenti spostamenti da un covo all’altro, e una forte somma di denaro contante.&lt;br /&gt;Vincenzo Licciardi è stato l’ultimo esponente della cosca della Masseria Cardone a finire in galera: prima di lui, il 14 giugno 2001, era toccato alla sorella Maria, fermata dalla polizia, a Melito, mentre si trovava in auto, in compagnia di una coppia. A parlare di lei era stato anche il pentito Carmine Alfieri, che ai giudici l’aveva descritta come una vera e propria “manager” del crimine, cui il defunto fratello Gennaro aveva affidato parte della gestione del malaffare tra Secondigliano e Miano. È indagata per la strage in cui persero la vita la convivente del boss Giuseppe Misso, Assunta Sarno, e Alfonso Galeota, ed è stata recentemente scarcerata.&lt;br /&gt;Il terzo e ultimo fratello, Pierino, viene invece catturato a Praga nel giugno 1999 e processato per l’autobomba in via Cristallini, al rione Sanità, del 2 ottobre 1998. Partendo dalla sua assunzione in un negozio di abbigliamento nella Repubblica Ceca, gli investigatori riescono a ricostruire la fitta trama di interessi e accordi finanziari internazionali della famiglia criminale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-765413798419874686?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/765413798419874686/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/tre-fratelli-tutti-capi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/765413798419874686'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/765413798419874686'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/tre-fratelli-tutti-capi.html' title='Tre fratelli, tutti capi'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-1800964741841274526</id><published>2010-01-01T16:33:00.000+01:00</published><updated>2010-01-01T16:34:11.623+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Secondigliano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Licciardi'/><title type='text'>Il profilo criminale di Gennaro Licciardi</title><content type='html'>Associazione camorristica, concorso in omicidio, detenzione abusiva di armi e spari in luogo pubblico: con queste accuse, il 28 gennaio 1981, finisce in galera Gennaro Licciardi, all’epoca poco più che ventenne. Insieme al futuro cognato, Gennaro Esposito, ’o curto, è ritenuto l’esecutore materiale dell’agguato costato la vita a una coppia di cutoliani, originaria del Salernitano. &lt;br /&gt;In cambio, secondo l’informativa dei carabinieri del gruppo “Napoli 1”, i due killer avrebbero ricevuto una “Volkswagen” ciascuno.&lt;br /&gt;Al momento dell’arresto, Licciardi viene trovato in possesso di gioielli rubati, per un valore di trenta milioni di lire, nonché di dieci milioni in contanti tra i quali una banconota da 50mila lire proveniente dal riscatto pagato per la liberazione di un ostaggio, avvenuta a Milano nel novembre del 1980. &lt;br /&gt;A quel tempo, è indicato come uomo di fiducia del boss Luigi Giuliano e tra i più feroci sicari del Napoletano. In alcuni rapporti di polizia, si ipotizza che possa addirittura essere il “bombarolo” che ha fatto saltare in aria un’automobile davanti all’abitazione di Raffaele Cutolo, a Ottaviano, provocando una lunga scia di vendette contro gli appartenenti alla Nuova famiglia. &lt;br /&gt;Nell’82 rimane ferito in una sparatoria avvenuta all’interno delle camere di sicurezza del Tribunale di Napoli, mentre si trova in attesa di un processo. A fare fuoco è un cutoliano, Michele Montagna, di Sant’Antimo, che così risponderà al giudice sul possesso dell’arma, una volta bloccato dagli agenti di custodia: «L’ho avuta in sogno dal Padreterno».&lt;br /&gt;La dissoluzione della Nco porta, ben presto, Licciardi a conquistare un ruolo autonomo e predominante nello scacchiere criminale partenopeo, tanto che già agli inizi degli anni Novanta viene considerato il padrino incontrastato della periferia nord. &lt;br /&gt;Il 23 marzo 1992 viene catturato, a un posto di blocco, pochi minuti dopo il blitz che ha portato in manette – per una incredibile e fortunatissima coincidenza – pure Francesco Mallardo. I due, insieme a Edoardo Contini, fanno parte del vertice dell’Alleanza di Secondigliano, il maxi-cartello criminale che, a quel tempo, sta attuando una inarrestabile espansione su tutto il territorio cittadino per impossessarsi, seguendo il folle modello camorristico ipotizzato da Raffaele Cutolo, della totalità dei traffici illeciti di Napoli e della sua provincia. Licciardi, con tutta probabilità, quel giorno doveva incontrarsi proprio con Mallardo in un casolare nelle campagne di Giugliano.&lt;br /&gt;Due anni dopo, esattamente il 2 agosto 1994, il boss di Secondigliano muore nell’ospedale di Voghera, dov’era stato trasferito d’urgenza per un’infezione intestinale. Una settimana prima, i medici lo avevano operato per un’ernia ombelicale. L’autopsia chiarirà che la morte è stata provocata da choc settico per una serie di complicazioni post-operatorie.&lt;br /&gt;I funerali si tengono in forma strettamente riservata tre giorni dopo. A scortare la bara di Licciardi fino al camposanto di Poggioreale sono gli uomini della Squadra mobile e del commissariato di Secondigliano. Oltre cinquanta corone di fiori, tutte rigorosamente anonime, addobbano la cappella dove la salma viene benedetta e inumata.&lt;br /&gt;Qualche anno prima, nel corso di un processo, incalzato dal magistrato, Gennaro Licciardi aveva fatto mettere a verbale: «La Nuova famiglia? So che esiste, perché l’ho letto sui giornali…»&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-1800964741841274526?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/1800964741841274526/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/il-profilo-criminale-di-gennaro.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/1800964741841274526'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/1800964741841274526'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/il-profilo-criminale-di-gennaro.html' title='Il profilo criminale di Gennaro Licciardi'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-3173440735401455087</id><published>2010-01-01T16:32:00.004+01:00</published><updated>2010-01-01T16:33:44.079+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Secondigliano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Licciardi'/><title type='text'>La storia del clan Licciardi</title><content type='html'>Per il clan Licciardi, così come per talune realtà camorristiche che hanno raggiunto dimensioni e organizzazione non più da banda rionale, ma da network criminale internazionale, valgono poco o nulla le categorie di “territori controllati” e “affari gestiti”. Lo spiega bene Filippo Beatrice, attuale sostituto procuratore alla Direzione nazionale antimafia, con un passato alla Dda partenopea, e titolare dell’inchiesta sui “magliari” di Secondigliano: «Quell’indagine dimostrò come l’Alleanza di Secondigliano avesse non solo una spiccata capacità militare, ma anche una dirompente forza economica, in Italia e nel mondo. Partendo dalla conquista dei mercati dell’est europeo, arrivò a controllare l’intera rete dei “magliari”, che prima era più o meno autonomamente organizzata».&lt;br /&gt;Di quel filone investigativo, sfociato nel luglio del 2004 in decine di arresti e sequestri per centinaia milioni di euro, Beatrice ricorda un particolare specifico, che offre ben più di un indizio della potenza finanziaria della cosca: «Gli affiliati, che operavano negli Usa, e in particolare negli Stati di New York e della California, godevano di una speciale rete di protezione, che assicurava loro assistenza legale e copertura per determinate operazioni. Intuimmo che la cosca stipendiava anche alcuni poliziotti americani per lavorare in tranquillità. Segnalammo la traccia agli agenti dell’Fbi, ma non so, in concreto, se la pista sia stata sviluppata in seguito».&lt;br /&gt;L’ULTIMA INCHIESTA – Gli arresti dei capi rimasti in libertà (i fratelli Pierino, Maria e Vincenzo) e l’evoluzione del quadro criminale cittadino (la scomparsa di vecchi alleati e la formazione di nuovi gruppi, come gli “scissionisti” guidati da Raffaele Amato e Cesare Pagano) hanno ridimensionato molto la sfera d’influenza dell’Alleanza di Secondigliano, sfrondata degli ultimi rami da una robusta azione di contrasto sviluppata dalla magistratura partenopea e dalle forze dell’ordine, sia sul fronte patrimoniale che su quello militare.&lt;br /&gt;L’ultima inchiesta, risalente al luglio del 2008, ha portato in galera ciò che restava del vecchio sodalizio, compresi fiancheggiatori e “colletti bianchi”. Un’inchiesta nata grazie alle intercettazioni attivate per la cattura di Vincenzo Licciardi, che ha squarciato il velo di connivenze e complicità che hanno permesso alla famiglia malavitosa di accumulare un vero e proprio impero economico del valore, approssimativo, di oltre 330 milioni di euro. Gli interessi commerciali erano i più svariati: dal settore calzaturiero al tessile, con imprese operanti tra Casoria e San Pietro a Patierno, nonché decine di negozi di abbigliamento individuati a Napoli e a Roma, in Basilicata e in Toscana.&lt;br /&gt;Il vero “core business” del clan Licciardi consisteva, però, nel riciclaggio di denaro sporco nel comparto immobiliare, nel quale i padrini hanno operato indisturbati per anni. È stato accertato, nel corso delle indagini, che la famiglia malavitosa, attraverso un gioco di scatole cinesi, avrebbe controllato l’“Immobiliare San Salvatore srl”, con 43 immobili a Casoria; la “House &amp; House Immobiliare srl”, titolare di un deposito e sei appezzamenti a Foiaino della Chiaia (Arezzo), quattro appartamenti e quattro garage a Montignoso (Massa Carrara); la “Rocap spa”, titolare di due immobili a Roma; la “Immobiliare Amica srl” a Casavatore e l’“Immobiliare Stadera srl”, proprietaria di 43 negozi, per 2mila e 600 metri quadrati di superficie complessiva, e sei appartamenti a Casoria.&lt;br /&gt;PENTITI PREZZOLATI – Le indagini sul clan rivelano anche i tentativi, incoraggiati dai capi detenuti, di bloccare le collaborazioni con la giustizia, vera e propria ossessione della criminalità organizzata. Un risultato che i Licciardi raggiungono sia assicurando la copertura delle spese legali agli affiliati finiti in carcere, sia arrivando a contrattare – quando possibile – il prezzo del silenzio direttamente con il pentito. È il caso di Costantino Sarno, alla cui moglie – si legge nelle carte processuali – «la famiglia Licciardi corrisponde mensilmente…. la somma di dieci milioni di lire». &lt;br /&gt;La circostanza emerge nel colloquio intercettato in carcere, nel 2001, tra Maria Licciardi e il marito, Antonio Teghemie, allorquando la prima, avuta notizia dell’interruzione del pagamento alla donna, «sollecitava» il secondo «che sembrava non essere al corrente della questione… a contattare Edoardo Contini, il quale evidentemente contribuiva al sostegno economico della famiglia di Sarno, avendo processualmente tratto un indubbio e personale vantaggio dalla ritrattazione». Maria Licciardi, al riguardo, è lapidaria: «Evidente nun ’o pensa, che è sciuto pe l’omicidio. E Custantino nun parla». Edoardo Contini, a quell’epoca, infatti, era stato scagionato da un’accusa di omicidio proprio perché le prime dichiarazioni di Costantino Sarno non avevano avuto seguito a livello processuale.&lt;br /&gt;E PENTITI DISSOCIATI - In un successivo brano, tratto sempre dall’inchiesta sui magliari, il gip scrive dei «riferimenti degli interlocutori a un loro importante affiliato, Luigi Esposito… capozona per conto della famiglia Licciardi nel rione Berlingieri» che «dopo l’omicidio del fratello Carmine, avvenuto il 14 gennaio 1997, aveva iniziato a collaborare con l’autorità giudiziaria, indicando in Gaetano Bocchetti uno dei probabili mandanti. Dopo la sua scarcerazione, Esposito aveva cessato ogni attività di collaborazione, rendendosi irreperibile». Esposito, conosciuto con il soprannome di “Nacchella”, però, «aveva fatto pervenire una duplice dichiarazione di fedeltà alla famiglia e di disponibilità ad offrire il suo contributo per la realizzazione di azioni militari… egli, infatti, aveva sminuito il suo contributo collaborativo, da un lato asserendo di esservi stato costretto in ragione della sua pesante situazione processuale (“chilli me stevano affunnanno”), dall’altro di aver proceduto a dichiarazioni accusatorie, il cui contenuto non era compromettente per la famiglia Licciardi, come si sarebbe potuto facilmente verificare, leggendo le carte processuali (“Io nun aggio ritto niente ’e straordinario… prova a leggere ’ngoppa ’e carte… io aggio fatto finta)».&lt;br /&gt;Antonio Teghemie conclude la discussione ricordando alla moglie che l’ex collaboratore di giustizia aveva ribadito, ancora una volta, la sua fedeltà all’organizzazione della Masseria cardone, con queste parole: «Si caso mai che serve pe cocche battuta…». Paragonando l’omicidio di un cristiano a una battuta di caccia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-3173440735401455087?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/3173440735401455087/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/la-storia-del-clan-licciardi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/3173440735401455087'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/3173440735401455087'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/la-storia-del-clan-licciardi.html' title='La storia del clan Licciardi'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-5693781827987726647</id><published>2010-01-01T16:32:00.003+01:00</published><updated>2010-01-01T16:32:50.296+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Prestieri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Secondigliano'/><title type='text'>Natale di lutto per l'attentato al boss</title><content type='html'>Fu il segno immediatamente percettibile del reale potere della camorra, a Secondigliano, e della sua capacità di indirizzare, frenando o accelerando, le attività quotidiane dei suoi abitanti.&lt;br /&gt;Ancora a distanza di sette mesi da una delle stragi più spietate della storia della malavita napoletana, avvenuta al “Bar Fulmine”, all’interno del rione Monterosa, il clan Prestieri decise di continuare a imporre il lutto all’intero quartiere. Niente luminarie, niente addobbi per quel Natale di lacrime, nonostante gli ornamenti, molto spesso, rappresentassero il paravento per il pagamento del racket. La festività della Natività venne letteralmente cancellata da un clima di terrore a cui nessuno decise di contrapporre la volontà di reagire. Il solo parroco della chiesa della Resurrezione, don Vittorio Siciliano, cercò di offrire una lettura diversa dei fatti, affermando che non si trattava di una volontà delle cosche, ma di un «sentimento di lutto che coinvolge un po’ tutti, parenti ed amici dei giovani uccisi il maggio scorso». &lt;br /&gt;La strana vicenda, però, non sfuggì al Questore e al Prefetto dell’epoca, tant’è che sia il primo (Ciro Lo Mastro) che il secondo (Umberto Improta) decisero di predisporre un piano di controllo particolare per i quartieri a nord di Napoli, dove – a quel tempo – si registrava la furibonda battaglia tra gli esponenti del clan Prestieri, dietro cui si celava la cupola di Paolo Di Lauro, e gli affiliati al sottogruppo criminale di Mugnano, guidati da Antonio Ruocco. &lt;br /&gt;Ci fu un particolare, in quei giorni, che finì al centro del comitato cittadino per l’ordine e la sicurezza: il divieto di vendere i botti di Capodanno, a Secondigliano e Scampia. Segno di rispetto, riportano le cronache dell’epoca, nei confronti dei boss del rione Monterosa, Maurizio e Tommaso Prestieri che, nella strage, avevano perso i due fratelli Rosario e Raffaele.&lt;br /&gt;Solo un ambulante ebbe il permesso, dalla malavita locale, di poter allestire la propria bancarella a ridosso della saracinesca del “Bar Fulmine”, ancora chiuso, a quasi trenta settimane dall’attentato del 18 maggio 1992: era un venditore di uccellini.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-5693781827987726647?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/5693781827987726647/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/natale-di-lutto-per-lattentato-al-boss.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/5693781827987726647'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/5693781827987726647'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/natale-di-lutto-per-lattentato-al-boss.html' title='Natale di lutto per l&apos;attentato al boss'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-5158215946466725779</id><published>2010-01-01T16:32:00.001+01:00</published><updated>2010-01-01T16:32:15.861+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Prestieri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Secondigliano'/><title type='text'>Antonio Ruocco, il primo nemico</title><content type='html'>La storia criminale di Antonio Ruocco è, in pratica, la storia della guerra che lo vede contrapposto alle famiglie mafiose di Secondigliano. Guerra violentissima, nella quale – tra gli altri – cadono i fratelli Rosario e Raffaele Prestieri, vittime dell’attentato al “Bar Fulmine”, e la madre dello stesso Ruocco, trucidata da una coppia di killer a Mugnano.&lt;br /&gt;Di lui parlano diversi pentiti dell’area nord di Napoli, tra cui Costantino Sarno e Gaetano Guida. La sua, raccontano, è una battaglia di sopravvivenza, che lo vede in inferiorità – strategica e militare – nei confronti del clan di Paolo Di Lauro, spalleggiato dai Prestieri, che intendono spodestarlo dal ruolo di capozona a Mugnano a favore di Salvatore Di Girolamo. Ruocco finisce in manette il 3 agosto 1992, dopo circa un mese di latitanza, in un appartamento di via Nikolajevka, a Milano, dove si è rifugiato dopo l’ultimo attentato nei confronti dei suoi familiari.&lt;br /&gt;E tanta è la paura delle “bocche di fuoco” rivali, che Ruocco, scambiando i carabinieri per killer nemici, si lancia dal terzo piano dello stabile in cui vive. Alla fine del volo di diversi metri, miracolosamente riporta solo una ferita alla testa, non grave, che gli viene medicata in ospedale.&lt;br /&gt;Il passaggio successivo è la collaborazione con la giustizia: non essendo riuscito a sconfiggere gli avversari sul piano degli omicidi e degli attentati, decide di provarci con le armi della legge.&lt;br /&gt;Così, inizia a svelare ai magistrati i meccanismi e il funzionamento dell’allora sconosciuta maxi-cupola guidata da Paolo Di Lauro e trascina, grazie alle sue dichiarazioni, decine di camorristi alla sbarra, compreso l’imprendibile Ciruzzo ’o milionario. Al termine del processo, per ironia della sorte, saranno tutti assolti e l’unico condannato sarà proprio lui, Ruocco. Del suo caso si occupa pure la commissione parlamentare antimafia, nel 1995, quando si scopre che il neo-collaboratore di giustizia ha chiesto e ottenuto, dallo Stato, la protezione per 140 familiari.&lt;br /&gt;Non tutti, però, lasceranno Mugnano per rifarsi una nuova vita e una nuova identità. Preferiranno restare nel Napoletano, convinti di essere ormai al sicuro dalle vendette della camorra.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-5158215946466725779?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/5158215946466725779/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/antonio-ruocco-il-primo-nemico.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/5158215946466725779'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/5158215946466725779'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/antonio-ruocco-il-primo-nemico.html' title='Antonio Ruocco, il primo nemico'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-6552058928951962768</id><published>2010-01-01T16:31:00.001+01:00</published><updated>2010-01-01T16:31:48.605+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Prestieri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Secondigliano'/><title type='text'>Tommaso Prestieri, boss e impresario musicale</title><content type='html'>È uno dei personaggi più enigmatici del panorama camorristico partenopeo: racconta di sé come di un impresario che, saldati i suoi debiti con la giustizia, vuole vivere d’arte, eppure per i magistrati antimafia di Napoli – e per i giudici che l’hanno condannato – è un astuto e audace capoclan, titolare, insieme al fratello Maurizio, di una delle piazze di spaccio più ricche di Secondigliano: il rione Monterosa.&lt;br /&gt;Le prime informazioni sul suo conto risalgono ai tempi dell’organizzazione della rassegna “Canzoni per Napoli”, al teatro Arcobaleno. È lui il “dominus” dello spettacolo, che annovera – agli inizi degli anni Novanta – ospiti d’onore come Fiordaliso, Mal, Bobby Solo, Rosalia Maggio, Nunzio Gallo e Mario Merola. &lt;br /&gt;La carriera di promettente produttore musicale si interrompe, però, un anno dopo, quando finisce in galera con l’accusa di aver minacciato di morte il manager della Nazionale cantanti per il flop di una partita organizzata allo stadio comunale di Casavatore contro la locale squadra di calcio. Solo all’ultimo minuto, quando lo stadio è già pieno e il sindaco ha terminato il suo intervento di saluto, Prestieri viene a sapere del forfait degli azzurri. Il rimborso dei biglietti gli costerà sessanta milioni di lire.&lt;br /&gt;Nel giugno 1994, viene coinvolto in una maxi-inchiesta della Dda, nata dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Ciro Martusciello, insieme ad altri trenta camorristi, ma sfugge alla cattura. La magistratura lo indica a capo di un gruppo criminale dagli interessi tentacolari: traffico di droga, estorsioni, riciclaggio, armi, contrabbando di sigarette.&lt;br /&gt;I poliziotti lo bloccano, dieci giorni prima del Natale di quello stesso anno, all’interno dell’ospedale Cardarelli, dove si è recato per farsi ricoverare. Soffre di cuore, Prestieri. E, quello della malattia, sarà un tema ricorrente nella sua successiva produzione letteraria.&lt;br /&gt;Quattro anni dopo è di nuovo fuori, sottoposto al regime di sorveglianza speciale, ma non passa  molto per il successivo incontro con le forze dell’ordine. Gli agenti del commissariato Dante lo fermano, infatti, poco prima dell’inizio di uno spettacolo di neomelodici al Teatro Bellini, da lui organizzato. Di lì a poco, arrivano la condanna a tredici anni di reclusione e i trasferimenti nei vari penitenziari italiani e l’isolamento al 41bis.&lt;br /&gt;Durante la detenzione, si avvicina alla scrittura e alla pittura, ma i problemi di salute mai risolti gli aprono per l’ennesima volta le porte del carcere. Ottiene prima gli arresti domiciliari e successivamente la libertà totale. &lt;br /&gt;Nell’ottobre 2008, la Direzione distrettuale antimafia di Napoli lo arresta per il tentato omicidio di un impresario musicale, colpevole di aver organizzato un concerto di Carmelo Zappulla a Secondigliano senza l’autorizzazione del boss. A indicarlo come il mandante dell’agguato sono suo fratello Maurizio, da poco passato a collaborare con la giustizia, e suo nipote, Antonio Prestieri, anche lui giovane camorrista diventato pentito.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-6552058928951962768?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/6552058928951962768/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/tommaso-prestieri-boss-e-impresario.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/6552058928951962768'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/6552058928951962768'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/tommaso-prestieri-boss-e-impresario.html' title='Tommaso Prestieri, boss e impresario musicale'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-2910026452783388974</id><published>2010-01-01T16:30:00.000+01:00</published><updated>2010-01-01T16:31:20.060+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Prestieri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Secondigliano'/><title type='text'>Il profilo criminale di Maurizio Prestieri</title><content type='html'>Maurizio Prestieri è stato, per anni, uno degli uomini più fidati del boss Paolo Di Lauro, tanto da poterlo accompagnare nei suoi viaggi all’estero – fu fermato a un posto di blocco, nel 1996, a Tolmino, al confine con la Slovenia, in compagnia di Ciruzzo ’o milionario e di Francesco Fusco, altro affiliato della cosca di Scampia – e curarne la protezione durante gli spostamenti a Napoli e nel resto d’Italia.&lt;br /&gt;È sempre lui, infatti, che in occasione dell’interrogatorio in Procura di Paolo Di Lauro sull’aggressione al maestro della scuola frequentata dai figli, contatta gli altri “colonnelli” del network mafioso per organizzare il servizio di scorta. Sua è la voce, intercettata dagli agenti della Squadra mobile partenopea, che chiede a Vincenzo Di Lauro l’autorizzazione a «calzarsi», ad attendere – cioè – armato il rilascio del padrino.&lt;br /&gt;Finisce in manette, una prima volta, nel settembre del 1991, quando i carabinieri del nucleo operativo “Napoli 1” lo sorprendono, in un appartamento in piazza Libertà, a Secondigliano, insieme ad altri tre complici e a otto chili di hashish, pronti per la suddivisione in dosi.&lt;br /&gt;Nel febbraio 1998, in concomitanza con l’avvio delle prime, vere, indagini sul gruppo di Ciruzzo ’o milionario, finisce una seconda volta in galera sulla base di un decreto di fermo spiccato dall’allora pm Antimafia Luigi Bobbio. Prestieri si era infatti sottratto alle ricerche dopo un incidente stradale verificatosi il 26 novembre dell’anno precedente, sull’autostrada Roma-Napoli, nel quale erano rimaste uccise tre persone che viaggiavano su una Ford Galaxy, a lui intestata. A bordo della vettura, vennero ritrovati cinque chili di cocaina – del valore di decine di milioni di lire – che gli occupanti stavano trasportando dall’estero a Secondigliano. Ma la detenzione, pure in questo caso, non è molto lunga.&lt;br /&gt;L’ordinanza di custodia cautelare per associazione camorristica e droga, spiccata nel settembre 2002, a carico di capi e gregari dei Di Lauro, lo costringe ben presto a ripararsi in Spagna, dove viene arrestato dai carabinieri del comando provinciale di Napoli. È il 29 giugno 2003, quando i militari e la Guardia civil lo bloccano all’interno di un bar a Marbella, mentre si trova in compagnia dei familiari. Aveva scelto quella località per le vacanze estive.&lt;br /&gt;La magistratura lo indica come il capo del sottogruppo criminale che si occupa del malaffare nel rione Monterosa, da sempre ritenuto il “feudo” di camorra della famiglia Prestieri. Da quel momento, la vita passata tra lussi, viaggi, gioco d’azzardo e vagonate di miliardi guadagnate con il traffico di droga, diventa un amaro ricordo. Due anni dopo, arriva la condanna che lo confina, per un paio di decenni, in carcere. Prestieri soffre i rigori della detenzione e, così, decide di passare a collaborare con la giustizia, iniziando a svelare i mille misteri del potente clan di Paolo Di Lauro. Ai magistrati della Dda racconta gli esordi nel mondo del crimine, soffermandosi – in particolare – sulle strategie utilizzate dai narcos del suo ex gruppo per introdurre tonnellate di droga a Napoli. &lt;br /&gt;Le informazioni di cui ha diretta conoscenza rappresentano, però, un problema per la camorra di Secondigliano, tanto che – nel corso di un interrogatorio – Prestieri afferma di aver ricevuto una offerta di un milione di euro in cambio della ritrattazione. Rifiuta la proposta e denuncia tutto alla magistratura. Partono le indagini. L’ex padrino – frequentatore di night club e casinò – non torna indietro e continua a riempire verbali su verbali sugli innominabili segreti della cosca di via Cupa dell’Arco.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-2910026452783388974?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/2910026452783388974/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/il-profilo-criminale-di-maurizio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/2910026452783388974'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/2910026452783388974'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/il-profilo-criminale-di-maurizio.html' title='Il profilo criminale di Maurizio Prestieri'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-486666897745774449</id><published>2010-01-01T16:29:00.000+01:00</published><updated>2010-01-01T16:30:38.098+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Prestieri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Secondigliano'/><title type='text'>La storia del clan Prestieri</title><content type='html'>Fino alla scoperta e al successivo smantellamento del network mafioso capeggiato da Paolo Di Lauro, la famiglia Prestieri è sempre stata ritenuta una formazione criminale a sé stante, con una propria organizzazione interna e una linea di successione ben definita. Nessuno avrebbe immaginato che il clan del rione Monterosa, per quanto ricco e agguerrito, non fosse altro che un’appendice di una gigantesca e sinistra struttura, capace di imporre il proprio predominio su Secondigliano e Scampia e nei vicini Comuni di Mugnano, Melito, Arzano, Casavatore, Bacoli e Monte di Procida.&lt;br /&gt;LE ORIGINI – L’evoluzione del gruppo Prestieri è, dunque, strettamente legata all’invisibile espansione dei traffici illeciti della cupola di Ciruzzo ’o milionario, tant’è che – ancora negli anni Ottanta – le informative delle forze dell’ordine erroneamente indicavano Raffaele Prestieri, il più grande dei fratelli, come “uomo d’onore” del clan di Edoardo Contini e Gennaro Licciardi. A lui i poliziotti – nel dicembre 1989 – sequestrano beni per un valore di due miliardi di lire, tra cui un paio di appartamenti a Secondigliano, una profumeria, un negozio di ricambi elettrici e uno di casalinghi. Beni intestati, si legge nella relazione all’autorità giudiziaria, «intestati a compiacenti prestanome».&lt;br /&gt;È solo con il pentimento di Antonio Ruocco, protagonista della strage di Secondigliano, però, che iniziano a delinearsi i contorni criminali nei quali si muove il gruppo dei Prestieri, ormai comandato dai fratelli superstiti, Tommaso e Maurizio. Sia Raffaele che Rosario, infatti, sono stati ammazzati davanti al “Bar Fulmine” da un commando entrato in azione con fucili mitragliatori e bombe a mano. Ma siamo ancora nel 1994, troppo presto per fare piena luce sulla famiglia mafiosa dei Di Lauro. Ci vorranno ancora parecchi anni perché un magistrato ordini l’arresto dei capi e dei colonnelli della maxi-cosca di via Cupa dell’Arco, mettendo fine a predominio durato quasi un quarto di secolo.&lt;br /&gt;Racconta il pentito Costantino Sarno, nell’interrogatorio del 3 luglio 1997, a proposito della guerra tra i Prestieri e Ruocco: «Lo scontro nacque all’interno del gruppo di Ciruzzo, in cui Ruocco si lamentava per esser stato tenuto in poca considerazione. Io avvertii Ruocco che volevano ucciderlo, e così riuscì a salvarsi. Ne nacque uno scontro furibondo. Io volevo aiutare ed aiutai i Ruocco, perché mi sembrò assurdo che si colpissero anche le donne (fu infatti uccisa anche la madre del capoclan, ndr), ma Gennaro (Licciardi, ndr), i Mallardo e Contini non ne vollero sapere di schierarsi».&lt;br /&gt;Sarà proprio Ruocco, passato a collaborare con la giustizia, a raccontare gli esordi criminali del clan Prestieri, collegandolo alla militanza prima nel gruppo di Aniello La Monica e, successivamente, in quello di Di Lauro. Ai pm antimafia, l’ex capozona di Mugnano conferma: «Appresi successivamente che l’agguato a Ciro ’o milionario era rivolto solo alla sua persona e non anche a Raffaele Abbinante, che si trovava per caso insieme a lui. Dopo tale agguato, alcuni affiliati del gruppo inizialmente capeggiato da La Monica, decisero di staccarsene. Seguirono quindi Ciro ’o milionario: Raffaele Abbinante, Mimì Silvestri, Rosario Pariante, Raffaele Prestieri e Paolo Micillo. Ovviamente, questi ultimi, a loro volta, avevano dei gruppi di ragazzi che lavoravano per conto loro. Peraltro, appresi, ma solo in seguito, che l’omicidio di La Monica era voluto anche dai Nuvoletta e ciò per vecchi contrasti tra questi e Michele Zaza, notoriamente ricollegabile a La Monica».&lt;br /&gt;IL POTERE ECONOMICO – Le indagini della magistratura offrono, del clan Prestieri, un’immagine particolarmente complessa: è una organizzazione che, principalmente, tratta droga, attraverso i canali del clan Di Lauro, ma si arricchisce anche con il racket delle estorsioni e con il traffico di armi, oltre che con una miriade di reati minori che sfamano un esercito di affiliati. &lt;br /&gt;Fattura quanto una media azienda e i suoi capi sono conosciuti, nel quartiere, per la loro ricchezza. Non fece, dunque, meraviglia che nel febbraio del 2002, nella tabaccheria-ricevitoria di via Attilio Micheluzzi, a Secondigliano, comparvero dei manifesti con cui il boss Maurizio Prestieri rendeva pubblica la sua straordinaria vincita (?) al lotto: un terno da un miliardo e centocinquanta milioni di lire, 8-15-23 giocato il 7 ottobre 2000, e un ambo da cinquecento milioni, 20-41 giocato il 24 gennaio 2001; per un totale di quasi due miliardi. &lt;br /&gt;Un comportamento, davvero singolare, quello di manifestare a tutti la propria ricchezza, che alimentò non poche illazioni sull’origine della maxi-vincita: ci fu chi commentò la strana pubblicità come un ulteriore segnale di “rispetto” di cui godeva la famiglia, e chi – invece – più direttamente pensò che si trattasse di uno stratagemma per evitare probabili indagini per riciclaggio ad opera della procura antimafia di Napoli. Indagini, peraltro, che la magistratura partenopea avviò subito.&lt;br /&gt;LA FAIDA E I PENTIMENTI – La fedeltà dei Prestieri alla cupola di Paolo Di Lauro inizia a vacillare durante la guerra del 2004, quando i figli del padrino – Cosimo, Ciro e Marco – decidono di soffocare nel sangue un tentativo di scissione portato avanti da Raffaele Amato, Rosario Pariante, Raffaele Abbinante e Gennaro Marino; in pratica, lo “stato maggiore” della cosca di Scampia. &lt;br /&gt;La battaglia delle Vele, che proietterà la sanguinante immagine di Napoli e dei quartieri più malfamati della città sulle prime pagine dei giornali di mezzo mondo, si conclude con la sostanziale distruzione del clan di Paolo Di Lauro (che finisce in manette nel settembre 2005, dopo tre anni di latitanza) e con l’affermazione, militare, finanziaria e territoriale, degli “spagnoli”, ormai veri e propri padroni del narcotraffico in Campania. &lt;br /&gt;I rancori e i motivi di vendetta covati da parte del gruppo vincente costringono, però, gli uomini più vicini ai boss Tommaso e Maurizio Prestieri a lasciare il rione Monterosa, perché condannati a morte, mentre molti dei loro “picciotti”, non avendo avuto ruoli specifici nella guerra e quindi particolari responsabilità nei fatti di sangue, riescono a passare indenni con gli “scissionisti”. &lt;br /&gt;In questo contesto, nascono e si sviluppano i pentimenti di Maurizio e Antonio Prestieri, le cui dichiarazioni hanno portato a immediati risultati nel contrasto al traffico di stupefacenti tra Scampia e Secondigliano. E non è escluso che le loro confessioni si rivelino molto utili nel ricostruire i misteriosi anni Novanta, durante i quali Paolo Di Lauro ha goduto di una immotivata e illogica impunità.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-486666897745774449?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/486666897745774449/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/la-storia-del-clan-prestieri.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/486666897745774449'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/486666897745774449'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/la-storia-del-clan-prestieri.html' title='La storia del clan Prestieri'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-1564680330305882715</id><published>2010-01-01T16:28:00.001+01:00</published><updated>2010-01-01T16:29:16.874+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ponticelli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Sarno-De Luca Bossa'/><title type='text'>Quando si uccise il pentito che accusava i Sarno</title><content type='html'>È una delle pagine oscure della camorra di Ponticelli, uno dei capitoli più inquietanti della lotta tra lo Stato e la malavita organizzata. Senza alcun apparente motivo, il 25 novembre 1998, Vincenzo Ricci, collaboratore di giustizia, si impicca nella sua cella, nel carcere di massima sicurezza di Prato. L’uomo, 32 anni, era stato tra i capizona di fiducia del boss Ciro Sarno. Scampato a un agguato, nel quale era stato ammazzato il cugino Ciro, nel dicembre del 1994, Vincenzo Ricci aveva lottato per alcune settimane tra la vita e la morte. Coinvolto nel febbraio 1997 in una maxi-inchiesta sulle organizzazioni malavitose dell’area est, Ricci aveva iniziato a raccontare ai magistrati antimafia i segreti della potente cosca del rione De Gasperi, contribuendo a irrobustire le prove a carico di capi e gregari della banda e fornendo nuove, preziose notizie sui traffici illeciti gestiti dai fratelli Sarno. &lt;br /&gt;La risposta dell’organizzazione, a questo “tradimento”, non si era fatta attendere: a ridosso del processo nel quale Ricci sarebbe stato chiamato a testimoniare, infatti, un altro collaboratore di giustizia, Giuseppe Correale, aveva denunciato di essere stato avvicinato da emissari dei Sarno che avrebbero voluto addomesticare le sue dichiarazioni accusatorie in cambio di cento milioni di lire. &lt;br /&gt;Quasi in contemporanea, altri due collaboratori di giustizia – una donna e un giovane con un passato di tossicodipendenza – erano spariti nel nulla, probabili vittime della “lupara bianca”.&lt;br /&gt;Ma un’altra circostanza aveva reso ancor più complessa e misteriosa la vicenda: il suicidio di Ricci, infatti, era il nono episodio del genere in appena undici mesi nella struttura penitenziaria della Dogaia. Prima di lui, si era tolto la vita un pregiudicato di Santa Maria Capua Vetere che avrebbe lasciato il carcere entro una quindicina di giorni per fine pena. Un vero e proprio mistero, sul quale la procura locale decise di aprire un’inchiesta, senza però grandi risultati.&lt;br /&gt;Malgrado la scomparsa del collaboratore, il processo andò comunque avanti e tre anni dopo, gli uomini del clan Sarno chiamati in causa proprio da Ricci vennero condannati a pene pesantissime per associazione di stampo mafioso e traffico internazionale di stupefacenti. Tra questi, c’erano gli stessi fratelli Sarno: Ciro, Luciano, Giuseppe e Vincenzo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-1564680330305882715?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/1564680330305882715/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/quando-si-uccise-il-pentito-che.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/1564680330305882715'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/1564680330305882715'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/quando-si-uccise-il-pentito-che.html' title='Quando si uccise il pentito che accusava i Sarno'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-1192858237007459551</id><published>2010-01-01T16:27:00.003+01:00</published><updated>2010-01-01T16:28:28.916+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ponticelli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Sarno-De Luca Bossa'/><title type='text'>Il profilo criminale di Andrea Andreotti</title><content type='html'>L’esordio nel mondo del crimine per Andrea Andreotti risale al 21 febbraio 1983, quando viene arrestato con altri dieci cutoliani per le “razzie” compiute tra Ponticelli, Cercola e Volla nei confronti di imprenditori e commercianti, taglieggiati con richieste estorsive da decine di milioni di lire.&lt;br /&gt;Sospettato dell’omicidio del fratello di Mario Incarnato, tra i primi pentiti della Nco, e scagionato per mancanza di prove, entra ben presto in rotta di collisione con il nascente gruppo capeggiato da Ciro Sarno, che cerca di imporsi tra Ponticelli e Barra nella gestione del malaffare. Lo scontro tra le due fazioni è particolarmente sanguinario, tanto che gli inquirenti sono convinti che la strage del bar “Sayonara” avesse proprio Andreotti come vero e solo obiettivo.&lt;br /&gt;Al termine di una latitanza durata un anno e mezzo, finisce in galera nel gennaio del 1990: gli agenti della Squadra mobile lo sorprendono a Poggioreale, mentre è in auto con il suo “consigliori”. Era stato scarcerato dietro pagamento di una cauzione di dieci milioni di lire.&lt;br /&gt;Non riesce a fuggire: il blitz dei poliziotti gli impedisce qualsiasi tentativo di reazione, costringendolo alla resa. Rimesso in libertà poco meno di un anno dopo, si allontana dalla sua abitazione e fugge a Pescara per sottrarsi alle batterie di fuoco nemiche, che gli danno la caccia. Anche lì, però, viene identificato e arrestato dai carabinieri che gli notificano un provvedimento che lo confina per un anno in una casa-lavoro. Andreotti è ormai isolato nello scacchiere criminale cittadino. La guerra contro i Sarno lo vede, mese dopo mese, sempre più in difficoltà. Nelle informative delle forze dell’ordine il suo gruppo viene indicato come quello “perdente” nella faida nell’area orientale, finita sotto il controllo dei Sarno e degli Aprea. I pochi affiliati rimastigli fedeli, se non ancora transitati nelle fila dei Sarno, vengono trucidati senza pietà.&lt;br /&gt;Il 6 agosto 1999, ormai lontano dal territorio che avrebbe voluto sottomettere, Andrea Andreotti viene bloccato dai poliziotti a Sesto San Giovanni, in provincia di Milano. Si era trasferito in Lombardia da due anni, insieme alla moglie e ai due figli. Le accuse nei suoi confronti sono: associazione mafiosa, estorsione, omicidio e armi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-1192858237007459551?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/1192858237007459551/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/lesordio-nel-mondo-del-crimine-per.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/1192858237007459551'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/1192858237007459551'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/lesordio-nel-mondo-del-crimine-per.html' title='Il profilo criminale di Andrea Andreotti'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-3785862835776558757</id><published>2010-01-01T16:27:00.001+01:00</published><updated>2010-01-01T16:27:52.332+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ponticelli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Sarno-De Luca Bossa'/><title type='text'>Il profilo criminale di Antonio De Luca Bossa</title><content type='html'>Le prime informative su Antonio De Luca Bossa parlano di precedenti per associazione camorristica, omicidio e detenzione illegale di armi: è il figlio di Umberto De Luca Bossa, capozona del clan Sarno a Volla, e giovane e spregiudicato killer del gruppo. Alcuni dissidi mai sanati con la cosca di appartenenza lo portano, tuttavia, col tempo, a rivestire il ruolo di capo dell’ala “scissionista”. Il desiderio di emergere e di sostituirsi ai vecchi capi lo porta, nel giro di pochissimo tempo, a diventare il loro nemico più agguerrito.&lt;br /&gt;De Luca Bossa è anche l’ispiratore della strategia della tensione che, nel 1998, terrorizza l’area orientale della città. Mandante dell’autobomba nella quale muore Luigi Amitrano, nipote dei Sarno, viene arrestato il primo maggio del 1998, al termine di una indagine lampo dei pm antimafia Giovanni Corona e Luigi Bobbio, che disarma le due fazioni in lotta ed evita una spaventosa rappresaglia, peraltro già programmata. Dalle intercettazioni telefoniche e ambientali, emerge infatti che i Sarno volevano usare kalashnikov e bazooka per annientare i nemici, dopo averli stanati con i lacrimogeni dalle abitazioni.&lt;br /&gt;Il blitz vede impegnati oltre duecento carabinieri, che cingono d’assedio il quartiere di Ponticelli e abbattono i fortini dei clan eretti a difesa delle abitazioni dei padrini.&lt;br /&gt;Seppur dietro le sbarre, De Luca Bossa riesce comunque a creare una propria banda di “fedelissimi” cui affida il compito di taglieggiare commercianti e imprenditori e di spacciare droga in competizione con i Sarno. La banda “scissionista” si sceglie come quartier generale l’area conosciuta come Lotto Zero, a ridosso di via Bartolo Longo. &lt;br /&gt;Del giovane boss, iniziano a parlare diversi collaboratori di giustizia (Costantino Sarno, Gaetano Guida, Luigi Esposito, Antonio Formicola) che svelano che a sostenerne i piani criminali è l’Alleanza di Secondigliano, a quel tempo in lotta con i Sarno e i Mazzarella. &lt;br /&gt;La procura antimafia gli arresta anche la mamma, Teresa De Luca, convivente del boss di Pianura, Peppe Marfella, contestandole ruoli direttivi all’interno dell’organizzazione di Ponticelli durante l’assenza del figlio. La bloccano in un camping a Sapri, mentre si trova in un camping con la sorella. &lt;br /&gt;Agli inizi del Duemila, la banda di De Luca Bossa subisce, a sua volta, una scissione ad opera di Pasquale Fusco e Gianfranco Ponticelli, che porta a una nuova scia di sangue nei Comuni di Cercola e di San Sebastiano al Vesuvio.&lt;br /&gt;Con una condanna definitiva all’ergastolo per strage, nel 2008, Antonio De Luca Bossa lascia il carcere per un periodo di ricovero in una struttura psichiatrica di Roma. Per i medici soffre di anoressia, ma ciò non gli ha impedito di continuare a gestire gli affari illeciti del suo gruppo, ormai ridotto a un manipolo di pochi affiliati, e a immiserire commercianti e imprenditori di Cercola con assurde richieste di denaro. Un nuovo provvedimento di custodia lo rispedisce in galera, dove tuttora si trova.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-3785862835776558757?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/3785862835776558757/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/il-profilo-criminale-di-antonio-de-luca.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/3785862835776558757'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/3785862835776558757'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/il-profilo-criminale-di-antonio-de-luca.html' title='Il profilo criminale di Antonio De Luca Bossa'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-4757343046240316977</id><published>2010-01-01T16:26:00.003+01:00</published><updated>2010-01-01T16:27:18.217+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ponticelli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Sarno-De Luca Bossa'/><title type='text'>Il profilo criminale di Ciro Sarno</title><content type='html'>La militanza nella Nuova camorra organizzata assicura a Ciro Sarno una veloce e feroce carriera criminale: le prime notizie risalgono al 1984, quando viene destinato, per due anni, alla sorveglianza speciale insieme ad altri cinquanta malavitosi. Cinque anni dopo, con la disgregazione della maxi-cupola cutoliana, è a capo della banda che imperversa tra Ponticelli e Barra e, per questo, sospettato di essere il mandante della strage del bar “Sayonara”, il punto più cruento della lotta contro il rivale Andrea Andreotti. Al termine di quell’assurda spedizione di morte, restano sull’asfalto i cadaveri di sei uomini.&lt;br /&gt;Protetto dalla omertà del rione De Gasperi, quartier generale del gruppo, Ciro Sarno riesce a imporre il proprio predominio nella gestione del malaffare (droga, racket, usura, lotto clandestino, appalti, armi e rapine ai tir) e a reclutare nuovi affiliati tra i giovani sbandati di periferia. Nell’ottobre 1990, finisce in manette, insieme a due guardaspalle, mentre si trova in un circolo ricreativo: i poliziotti della Narcotici devono far arrivare i rinforzi per respingere l’assalto delle donne che, dai balconi e dalle strade vicine, li bersagliano con pietre, piatti e bicchieri. Il boss esibisce anche una carta di identità contraffatta, ma viene riconosciuto da un agente. Era ricercato da un anno per evasione dai domiciliari.&lt;br /&gt;In carcere non ci resta molto, però. E, una volta fuori, riprende da dove era stato costretto a interrompere. Denunciato da un macellaio di Ponticelli che non aveva voluto pagare una tangente di 50 milioni di lire, malgrado fosse stato minacciato dai “picciotti” del boss con una bomba a mano, e inseguito da un duplice mandato di cattura per associazione camorristica e omicidio, è catturato nel 1992 a Marina di Tortora, in provincia di Cosenza, dove si trova in vacanza insieme alla famiglia. All’irruzione dei carabinieri, cerca inutilmente di fuggire sul terrazzo della villa. &lt;br /&gt;Con le prime, pesantissime, condanne per traffico di sostanze stupefacenti, il comando passa nelle mani dei fratelli Vincenzo, Luciano e Giuseppe Sarno. Il primo, capo dell’“ala” militare della cosca, è stato arrestato nell’aprile di quest’anno nell’appartamento di un dipendente incensurato dell’Asìa; il secondo – già denunciato per essersi recato in commissariato con una scorta di tre auto blindate – è indagato per un episodio di “lupara bianca” nei confronti di Carlo Amico, camorrista di Acerra, scomparso nel 2004; e il terzo, invece, bloccato a Roma mentre tentava di scappare sui tetti di Trastevere, è considerato il vero “numero due” dell’organizzazione e “mente finanziaria” del network criminale di Ponticelli. Nel 2001, gli furono confiscate due Lancia Thema e un’Alfetta blindate, che l’uomo utilizzava per proteggersi durante gli spostamenti nelle aree “a rischio” della provincia vesuviana. Alla notizia del suo pentimento, secondo quanto racconta una indagine della Dda di Napoli, il figlio Salvatore arrivò addirittura a minacciare la propria madre, Anna Emilia Montagna, perché convincesse il marito a ritrattare le dichiarazioni nei confronti degli altri esponenti dell’organizzazione. Richiesta rimasta senza risultato.&lt;br /&gt;Il resto è storia recente: un eccezionale lavoro della magistratura, condotto dal pm Vincenzo D’Onofrio e dall’aggiunto Rosario Cantelmo, manda in galera decine di affiliati e scopre che, benché detenuto, Ciro Sarno continuava a ordinare esecuzioni e attentati contro i nuovi nemici. Messo spalle al muro, il padrino non può far altro che decidere di iniziare a collaborare con la giustizia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-4757343046240316977?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/4757343046240316977/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/il-profilo-criminale-di-ciro-sarno.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/4757343046240316977'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/4757343046240316977'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/il-profilo-criminale-di-ciro-sarno.html' title='Il profilo criminale di Ciro Sarno'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-1218945101196835678</id><published>2010-01-01T16:26:00.001+01:00</published><updated>2010-01-01T16:26:39.788+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ponticelli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Sarno-De Luca Bossa'/><title type='text'>I clan di camorra a Ponticelli</title><content type='html'>La camorra di Ponticelli è, per molti versi, parecchio simile a quella di Scampia: pochi clan dominanti sul territorio, affari leciti e illeciti a svariati zeri, ricorso alle tecniche di guerriglia per l’eliminazione degli avversari e, soprattutto, sostanziale invisibilità alle indagini nei primi anni della loro storia criminale.&lt;br /&gt;Più specificamente, il clan Sarno è parecchio simile al clan Di Lauro perché entrambi hanno avuto un capo indiscusso (Ciro ’o sindaco e Ciruzzo ’o milionario, per ironia della sorte simili anche nel soprannome) ed entrambi sono entrati nel cono di luce della magistratura sostanzialmente nello stesso periodo, il 1998, ad opera – e questa è un’ulteriore coincidenza – dello stesso pool investigativo, formato dai pm antimafia Giovanni Corona e Luigi Bobbio. Tutti e due gli schieramenti si sono, inoltre, caratterizzati per la ferocia e la determinazione con cui hanno reagito ai tentativi di “scissione” (De Luca Bossa e Raffaele Amato) che ne avrebbero pregiudicato il funzionamento e la stessa sopravvivenza.&lt;br /&gt;LA STRATEGIA DELLA TENSIONE – Per annientare i rivali, i gruppi di Ponticelli hanno fatto uso di armi e tattiche di matrice terroristica. Gli esempi, purtroppo, non mancano: la strage del bar “Sayonara”, costata la vita di sei uomini, nel 1989; l’arresto – nel settembre del 1991 – di due giovani, di sedici e diciassette anni, sorpresi in possesso di un ordigno ad alto potenziale che avrebbe dovuto sterminare i capi della famiglia Formicola, durante un summit a San Giovanni a Teduccio, a quel tempo in rotta di collisione con i Sarno; l’autobomba in cui perde la vita Luigi Amitrano, di ritorno dalla visita in ospedale della figlia, nell’aprile 1998, ad opera di Antonio De Luca Bossa; e – in tempi più recenti – l’attentato sventato ai danni dei capi della famiglia Panico di Sant’Anastasia come rappresaglia per l’omicidio di un affiliato ai Sarno. Il progetto prevedeva di attaccare con delle calamite cinque candelotti di dinamite alla vettura blindata dei boss rivali e di farla saltare in aria, dopo averla sventrata a colpi di fucili mitragliatori.&lt;br /&gt;LA STRUTTURA E GLI AFFARI – Già dieci anni fa, le indagini della magistratura avevano analizzato la pericolosità militare e l’efficienza economica della malavita di Ponticelli, tant’è che nella requisitoria del 16 novembre 1999, l’allora pm antimafia Eduardo De Gregorio, chiedendo la condanna di 38 imputati, definì la banda di Ciro Sarno «un clan camorristico gestito come una vera e propria azienda, con una rigida divisione di ruoli e turni di lavoro per la vendita degli stupefacenti», la quale «viene affidata a turno ai vari responsabili dell’associazione, in modo che ciascuno ne trattenga i proventi», in maniera tale da «realizzare una sorta di incentivo ad ampliare il giro di acquirenti».&lt;br /&gt;E ancora: nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere del maggio 2009, a carico di 64 affiliati al gruppo, il gip Antonella Terzi scrive: «Si è al cospetto di cellule di un organismo unico, in qualche misura riproducenti le esperienze della criminalità organizzata del Casertano. L’impressione assai poco tranquillizzante è che i Sarno vogliano proporsi nel Napoletano quale “cupola egemone”, seguendo lo schema dei Casalesi, a loro volta ispirati dalle mafie calabresi e siciliane dei mandamenti e delle ’Ndrine».&lt;br /&gt;I business della struttura criminale sono molteplici e, tutti, assai ricchi: naturalmente, c’è il traffico di droga, c’è l’usura, ma ci sono anche le estorsioni ai commercianti e agli ambulanti dei mercatini regionali, le mazzette sugli appalti pubblici e privati e la gestione dei videopoker. &lt;br /&gt;E proprio a proposito degli interessi della camorra di Ponticelli sulle macchinette “mangiasoldi”, il boss Giuseppe Sarno racconta al pm Vincenzo D’Onofrio che il titolare della ditta che se ne occupa, per conto dell’organizzazione, versa un “regalo” di circa 14mila euro al mese, più singole quote ad altri rappresentanti della cosca. L’imprenditore, in una circostanza, dovette addirittura anticipare 60mila euro per pagare i festeggiamenti, in un albergo della provincia, in occasione di un anniversario di matrimonio di uno dei capi del clan Sarno.&lt;br /&gt;Altro capitolo del ricco bilancio della camorra spa, prosegue il pentito, riguarda l’«attività di compravendita degli appartamenti popolari, nel senso che sia il venditore sia l’acquirente di quegli immobili, che in realtà non potrebbero vendere perché di proprietà del Comune, sono costretti a corrispondere una certa somma che si aggira intorno ai 1500-2000 euro». Alla tangente, non si sottrae nessuno, anche quelli che erano definiti “amici” del clan.&lt;br /&gt;D’altronde, lo stesso soprannome di Ciro Sarno, ’o sindaco, si vuole far risalire alla sua abilità nel “colonizzare” i rioni di edilizia pubblica attraverso l’assegnazione pilotata degli appartamenti ad affiliati e “compari” del gruppo.&lt;br /&gt;LA SUCCESSIONE AL COMANDO – La cosca del rione De Gasperi si è anche caratterizzata, negli anni, per l’estrema flessibilità che le ha permesso di superare, senza gravi difficoltà, le detenzioni e le latitanze dei suoi capi storici, sia grazie al ricorso a uomini di fiducia, che hanno gestito le fasi di interregno, sia grazie alla capacità delle donne dei padrini di sostituirsi ai mariti e di continuare a gestire l’organizzazione. Come dimostrato, peraltro, dalle indagini che nell’agosto del 2002 portarono alla cattura delle compagne di Ciro e Vincenzo Sarno, accusate di aver assunto e mantenuto il controllo del malaffare nell’area orientale della città, nonostante la lontananza dei coniugi.&lt;br /&gt;I TERRITORI E LE ALLEANZE – Oltre ai rapporti di collaborazione con le famiglie Mazzarella e Misso (la compagna del boss Giuseppe ’o nasone, Assunta Sarno, era la sorella dei padrini di Ponticelli), il lavoro investigativo di questi ultimi anni ha portato alla mappatura degli interessi e delle alleanze strette dalla malavita di Ponticelli. Di particolare importanza, è l’accordo – al centro di un’inchiesta dell’ottobre 2008 – tra esponenti del clan Sarno e uomini della cosca Longobardi, attiva nell’area flegrea, per la gestione del racket tra Pozzuoli, Bacoli e Monte di Procida. Il rapporto di collaborazione, secondo alcuni collaboratori di giustizia, sarebbe nato da un patto siglato in carcere tra i boss Gennaro Longobardi e Giuseppe Sarno, durante la detenzione comune.&lt;br /&gt;Negli anni, l’influenza dei Sarno si è estesa al centro della città (nella zona del Mercato con i fuoriusciti dei Mazzarella; alla Torretta, in collaborazione coi Frizziero; nei Quartieri Spagnoli, attraverso il sottogruppo dei Ricci) con accertate proiezioni criminali nella provincia vesuviana, ormai quasi del tutto sotto il loro controllo. Ciò che accadrà dopo è difficile dirlo, visto che la cosca è stata pesantemente ridimensionata dallo straordinario lavoro di magistratura e forze dell’ordine.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-1218945101196835678?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/1218945101196835678/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/i-clan-di-camorra-ponticelli.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/1218945101196835678'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/1218945101196835678'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2010/01/i-clan-di-camorra-ponticelli.html' title='I clan di camorra a Ponticelli'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-295771242747309930</id><published>2009-12-28T20:00:00.001+01:00</published><updated>2009-12-28T20:00:48.148+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Barra'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Aprea-Cuccaro'/><title type='text'>Il rione fortificato</title><content type='html'>Un intero rione, a Barra, era stato trasformato nella cittadella fortificata del clan. Un “bunker” inaccessibile, dotato sia di apparecchiature high-tech che di vecchi e solidi muri di cinta per proteggersi dalle incursioni delle forze dell’ordine e dei killer nemici.&lt;br /&gt;Nel corso di un blitz dei carabinieri, nell’ottobre Duemila, furono scoperti telecamere miniaturizzate, grandi appena un centimetro, monitor e potenti proiettori di luce che sorvegliavano le vie di accesso e di fuga al quartier generale della famiglia Aprea-Cuccaro-Alberto. Ma non solo: oltre all’apparato di difesa passiva, i militari del comando provinciale rinvennero pure garitte blindate e cordolature in cemento per rallentare eventuali inseguimenti.&lt;br /&gt;Gli “occhi elettronici” erano stati mimetizzati su lampioni e muri per controllare le strade adiacenti alle abitazioni dei boss. Alla fine dell’operazione, furono undici i monitor sequestrati e ben tredici le telecamere ritrovate. Una di queste, posizionata davanti all’ingresso dello stabile dove vivono i parenti del padrino Giovanni Aprea, era collegata a una centralina in grado di  inquadrare, in una sola schermata, quattro diverse angolazioni.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-295771242747309930?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/295771242747309930/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/12/il-rione-fortificato.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/295771242747309930'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/295771242747309930'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/12/il-rione-fortificato.html' title='Il rione fortificato'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-1603536477014218694</id><published>2009-12-28T19:59:00.000+01:00</published><updated>2009-12-28T20:00:14.202+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Barra'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Aprea-Cuccaro'/><title type='text'>La banca della camorra</title><content type='html'>Una sorta di circuito creditizio parallelo illegale, gestito dal clan Aprea-Cuccaro, venne scoperto dai carabinieri del comando provinciale di Napoli in una complessa indagine patrimoniale dell’aprile del 1994, che portò anche al sequestro di beni per oltre venti miliardi di lire.&lt;br /&gt;Un vero e proprio impero economico, edificato grazie al riciclaggio di denaro sporco, che aveva permesso ai vertici del sodalizio criminale dell’area orientale di imporsi in alcuni settori commerciali legali, come la grande distribuzione organizzata e l’edilizia, e di snaturare le dinamiche di mercato attraverso il ricorso alla violenza e alla concorrenza sleale. &lt;br /&gt;Nel corso dell’operazione, gli investigatori apposero i sigilli a venti appartamenti, trenta automobili, terreni, capannoni industriali e tre società attive nel settore alimentare.&lt;br /&gt;Secondo quanto ricostruito dagli uomini del comando provinciale dell’Arma, i “colletti bianchi” del clan si finanziavano da un lato con la ricettazione di derrate alimentari, provenienti dalle rapine ai tir, che venivano “riciclate” attraverso apposite aziende del ramo e rivendute in discount e supermercati compiacenti, e dall’altro con richieste di tangenti ai commercianti e ai piccoli imprenditori della zona, ai quali – e così il cerchio infernale si chiudeva alla perfezione – venivano finanche offerti prestiti a tassi usurari per il pagamento del pizzo.&lt;br /&gt;Il flusso di denaro che ne scaturiva, naturalmente, si moltiplicava a ogni passaggio di mano, tanto da rendere necessaria la costituzione di una “banca del clan”, attiva tra Poggioreale, Barra, Ponticelli e San Giovanni a Teduccio, alla quale i negozianti in difficoltà potevano rivolgersi per l’ottenimento di prestiti. &lt;br /&gt;Quella non fu, comunque, l’unica inchiesta che andò a colpire il polmone “finanziario” della cosca, perché beni per altri dieci miliardi furono sequestrati a distanza di qualche settimana a San Giorgio a Cremano (un intero edificio, con diciotto appartamenti, tre capannoni e due terreni) e a Poggioreale, dove la cosca capeggiata da Giovanni Aprea aveva la disponibilità di un palazzo, composto da sette appartamenti, cinque autovetture, sei motociclette e due appartamenti.&lt;br /&gt;Il valore dei beni, in quest’ultimo caso, superava i due miliardi di lire.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-1603536477014218694?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/1603536477014218694/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/12/la-banca-della-camorra.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/1603536477014218694'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/1603536477014218694'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/12/la-banca-della-camorra.html' title='La banca della camorra'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-7596536813560690205</id><published>2009-12-28T19:38:00.001+01:00</published><updated>2009-12-28T19:51:46.176+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Barra'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Aprea-Cuccaro'/><title type='text'>Il boss al confino a Benevento</title><content type='html'>Avrebbe dovuto rispettare il confino per quattro anni, a Cusano Mutri, nel Beneventano. Solo che, all’alba del 2 aprile 1992, il giovane boss di Barra, Giovanni Aprea, decise di incontrare suo cognato, Gaetano Cervone, in un appartamento di corso Sirena. Lì lo trovarono gli agenti della Narcotici, guidati dall’allora vicequestore Sossio Costanzo, dopo un blitz. Era latitante da quattro mesi, Aprea. Da quando, cioè, si era allontanato da quel paesino di montagna per tornare nel suo “feudo” e riprendere la guerra contro le organizzazioni rivali nell’area orientale della città.&lt;br /&gt;Quando seppero dell’arresto e del ripristino del soggiorno obbligato, a Cusano Mutri la reazione fu tutt’altro che rassegnata: il consiglio comunale, d’intesa con il sindaco e con le associazioni locali, decise di chiudere le scuole e i negozi per due giorni per chiedere la revoca del provvedimento al prefetto di Benevento.&lt;br /&gt;A Pasqua, nella chiesa del paese, si arrivò addirittura a organizzare una veglia di preghiera per impedire l’arrivo del boss. A cui, naturalmente, nessuno decise di fittare un appartamento o una stanza, visto che non esistevano alberghi o pensioni, allora. Il consiglio comunale e quello provinciale rimasero convocati in seduta permanente allargati alla cittadinanza per diversi giorni, fino a che la Corte d’appello di Napoli non decise di discutere la richiesta di revoca avanzata dal Comune. Confortati dal clima di resistenza civile a Cusano Mutri, iniziarono a ribellarsi anche tanti altri piccoli centri del Beneventano e dell’Avellinese, dove – all’epoca – si trovavano dodici malavitosi napoletani. Il Comune di Buonalbergo, ad esempio, decise di ricorrere contro la decisione del Tribunale di Napoli di inviare al confino il camorrista Francesco Iossa, appartenente ai clan di Acerra. Prima di lui, c’era stato anche il “braccio destro” del padrino Giuseppe Misso, Alfonso Galeota e altri due sarebbero arrivati nel giro di un altro mese.&lt;br /&gt;Le proteste dei residenti e delle istituzioni locali, però, non convinsero più di tanto i magistrati e il prefetto di Napoli, che non solo chiesero di confermare le destinazioni già individuate, ma lasciarono chiaramente intendere che «di fronte ai sindaci trasformatisi in capi-popolo» sarebbero state adottate forti contromisure e azioni penali.&lt;br /&gt;Alla fine, il problema si risolse da solo, perché Aprea fu raggiunto da un mandato di cattura che lo portò, per parecchi mesi, nuovamente dietro le sbarre.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-7596536813560690205?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/7596536813560690205/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/12/il-boss-al-confino-benevento.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/7596536813560690205'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/7596536813560690205'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/12/il-boss-al-confino-benevento.html' title='Il boss al confino a Benevento'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-1702056222991316452</id><published>2009-12-28T19:37:00.000+01:00</published><updated>2009-12-28T19:38:25.187+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Barra'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Aprea-Cuccaro'/><title type='text'>I boss della cosca Cuccaro</title><content type='html'>I componenti della famiglia Cuccaro, pur se alleati con gli Aprea, hanno rappresentato una sorta di sottogruppo criminale con una propria, limitata, autonomia nell’ambito della gestione del malaffare a Barra.&lt;br /&gt;Il personaggio più importante della banda è stato certamente Angelo Cuccaro, arrestato nel 1993 per omicidio (secondo l’accusa ammazzò un affiliato che si opponeva alla tregua con l’organizzazione rivale dei Minichini). Si nascondeva in un appartamento in via Bartolo Longo, a poca distanza dal quale vennero ritrovati, nel corso della stessa operazione, un fucile mitragliatore e una pistola. &lt;br /&gt;Coinvolto insieme a Giacomo Alberto, altro “fedelissimo” del boss Giovanni Aprea, nelle inchieste sulla guerra di camorra nell’area orientale, nel gennaio del 2000 sfugge alla maxi-retata predisposta dall’allora pm della Dda di Napoli, Luigi Bobbio, che porta in galera ventitré camorristi appartenenti a sei diversi gruppi malavitosi. In quell’occasione, tredici indagati vennero scarcerati a sorpresa dal giudice delle indagini preliminari, perché, a suo dire, non esistevano pericoli di fuga e per la gran quantità di atti depositati dal pubblico ministero a sostegno della richiesta di convalida, che non avrebbe consentito una decisione entro le 48 ore previste dalla legge.&lt;br /&gt;L’episodio, registrano le cronache dell’epoca, provoca un terremoto nell’ambiente giudiziario partenopeo, perché – in quella sola settimana – si registrarono ben tre omicidi tra San Giovanni e Barra, riconducibili allo scontro in atto.&lt;br /&gt;La fuga di Cuccaro, comunque, dura appena un paio di settimane, perché i carabinieri lo bloccano a casa di Giovanni Aprea insieme a Ciro e Gennaro Aprea e a Gaetano Cervone. &lt;br /&gt;Da detenuto, riceve una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere per l’attentato con il bazooka contro l’auto di Pietro Lago, padrino di Pianura. Un agguato, rimasto senza gravi conseguenze, che avrebbe dovuto sancire la vittoria dell’Alleanza di Secondigliano sul cartello rivale dei Sarno-Misso-Mazzarella, cui Lago si stava avvicinando.&lt;br /&gt;Nel corso del processo che ne deriva, Angelo Cuccaro viene condannato a sedici anni di reclusione. Il 23 gennaio 2007 gli viene notificata in carcere un’altra ordinanza di custodia cautelare per l’omicidio di Luigia Esposito, una giovane tossicodipendente di Pomigliano d’Arco, ammazzata a Sant’Anastasia il 14 novembre di undici anni prima.&lt;br /&gt;Secondo la ricostruzione della procura, Luigia Esposito pagò con la vita l’aver assistito, involontariamente, a un altro delitto di camorra, quello di Ciro Rispoli, cognato del boss Bernardino Formicola, a sua volta responsabile – per i killer del gruppo Aprea – dell’uccisione di Salvatore Cuccaro. A fare luce sulla vicenda, si sono rivelati particolarmente utili i ricordi e le ricostruzioni di Francesco Amen, ex “picciotto” della camorra di Barra, condannato a quattordici anni di carcere proprio per l’omicidio Esposito e a ulteriori sei anni per associazione camorristica.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-1702056222991316452?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/1702056222991316452/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/12/i-boss-della-cosca-cuccaro.html#comment-form' title='30 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/1702056222991316452'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/1702056222991316452'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/12/i-boss-della-cosca-cuccaro.html' title='I boss della cosca Cuccaro'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>30</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-6142737481414108832</id><published>2009-12-28T19:34:00.001+01:00</published><updated>2009-12-28T19:37:10.810+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Barra'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Aprea-Cuccaro'/><title type='text'>Il profilo criminale di Giovanni Aprea</title><content type='html'>Da ex “picciotto” del boss Ciro Sarno a capozona di Barra: gli inizi di Giovanni Aprea nel mondo della criminalità organizzata sono caratterizzati da un’escalation di violenza che lo vede protagonista di numerose inchieste della magistratura su agguati e omicidi compiuti tra Ponticelli e Barra. Il nome del giovane camorrista emergente compare, infatti, anche negli atti sulla strage di Ponticelli, dell’11 novembre 1989, che porta all’uccisione di sei persone.&lt;br /&gt;Il primo arresto risale al 27 aprile 1990, quando trenta poliziotti della Squadra mobile circondano un edificio, in vico Mastellone, a Barra, dove si sono rifugiati Aprea e altri tre guardaspalle. A quel tempo, sono tutti latitanti per associazione camorristica e racket.&lt;br /&gt;Nell’appartamento, protetto da una porta blindata, ci sono pistole e fucili a canne mozze. Il rischio di una sparatoria tra criminali e agenti è concreto, tanto che il capo della Mobile richiede d’urgenza la presenza dei vigili del fuoco per segare i cardini della porta e preparare l’irruzione. Non ce ne sarà bisogno: è lo stesso Aprea ad aprire a e consegnare i polsi. Le inchieste, agli inizi degli anni Novanta, lo indicano già come il capo della malavita locale in lotta con il gruppo rivale dei Nemolato-Andreotti. A lui, si affiancano al vertice della banda, di volta in volta i fratelli e i cognati. &lt;br /&gt;I processi in cui è imputato insieme ai suoi uomini di fiducia, intanto, vanno avanti e altre accuse si aggiungono a quelle originarie: Aprea viene coinvolto anche nella maxi-inchiesta sulle tangenti per la ricostruzione del quartiere di Barra, distrutto dal terremoto del 1980. Ma arrivano pure le assoluzioni, come quella – a sorpresa – che il 31 marzo del 1992 lo scagiona per la faida dell’area orientale che ha imperversato per mesi tra San Giovanni, Barra e Ponticelli. &lt;br /&gt;Meno di un mese dopo, però, torna nuovamente in galera insieme ai sei componenti della sua “scorta” personale. Gli agenti del commissariato San Giovanni-Barra lo bloccano dopo avergli notificato il rinvio del provvedimento di soggiorno obbligato, perché insospettiti dalla presenza di una moto e due auto che attendono all’uscita. A bordo, si scopre, ci sono gli affiliati al clan chiamati a sorvegliare sull’incolumità del boss con pistole e fucili. Il blitz è fulminante: i “fedelissimi” non riescono a fuggire e finiscono tutti in manette.&lt;br /&gt;Peraltro, la disponibilità di numerose e micidiali armi da fuoco è una delle caratteristiche del gruppo, come dimostrano una perquisizione in un cascinale, alla periferia di Barra, dove vengono trovati – occultati in una cassa di mogano, nascosta sotto la paglia – centinaia di munizioni, due mitra, un kalashnikov; e un controllo in un terreno abbandonato, adiacente al locale cimitero, di altri undici fucili, interrati a quaranta centimetri di profondità e recuperati dai poliziotti del commissariato Ponticelli grazie ai metal-detector. A quel tempo, gli Aprea combattevano contro la famiglia rivale dei Formicola di via Taverna del Ferro, al confine tra Barra e San Giovanni.&lt;br /&gt;Una nuova scarcerazione, nel 2003, lo riporta nel “bunker” di famiglia, dove riprende il controllo dell’organizzazione e prepara la risposta al tentativo di scissione portato avanti da alcuni suoi ex affiliati. Solo due anni dopo, il 15 settembre 2005, gli agenti della Squadra mobile partenopea lo fermano per un vecchio ordine di esecuzione a un anno e nove mesi di carcere. Aprea si nascondeva in una intercapedine ricavata tra le pareti della stanza da letto e quelle del ripostiglio esterno all’abitazione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-6142737481414108832?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/6142737481414108832/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/12/il-profilo-criminale-di-giovanni-aprea.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/6142737481414108832'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/6142737481414108832'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/12/il-profilo-criminale-di-giovanni-aprea.html' title='Il profilo criminale di Giovanni Aprea'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-6795110920932938966</id><published>2009-12-28T19:31:00.000+01:00</published><updated>2009-12-28T19:32:54.213+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Barra'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Aprea-Cuccaro'/><title type='text'>I clan Aprea-Cuccaro</title><content type='html'>I clan di Barra agiscono in un territorio stretto in una morsa mortale: tra Ponticelli e San Giovanni a Teduccio, dove operano temibili organizzazioni criminali come i Sarno e i Mazzarella, e la vicina provincia vesuviana, dove da tempo sono stanziali cosche parecchio agguerrite.&lt;br /&gt;Nel quartiere, gli affari a più zeri sono stati da sempre collegati al traffico di sostanze stupefacenti, al racket, all’usura e al traffico di armi, oltre che alle rapine ai tir. Reati che hanno assicurato provviste finanziarie in abbondanza per poter sopportare le “stagioni di guerra” che hanno caratterizzato questa porzione del capoluogo.&lt;br /&gt;Pur in assenza di una specifica appendice “economica”, infatti, le organizzazioni malavitose locali sono riuscite nel giro di una quindicina di anni a creare veri e propri imperi economici (una parte dei quali sono stati rintracciati e posti sotto sequestro dalle forze dell’ordine) che stridono con il livello di degrado e di povertà dell’area, dove i pochi coraggiosi titolari di attività commerciali sono costretti a fronteggiare richieste estorsive sempre più pressanti, sempre più feroci e, in alcuni casi, a trasformarsi da proprietari a dipendenti della camorra pur di mantenere una fonte di reddito.&lt;br /&gt;Due episodi lo testimoniano, senza ombra di dubbio: quello che vide protagonista un imprenditore, taglieggiato da cosche rivali – i Reale-Rinaldi e gli Aprea – e costretto a pagare per ben due volte al mese la tassa della tranquillità, e l’arresto dell’ultimo capo degli Aprea, ancora rimasto in libertà, che imponeva il pizzo ai negozianti presentandosi di persona a bordo della propria vettura blindata, una Lancia K di colore blu, senza alcun tipo di timore per eventuali denunce o riconoscimenti.&lt;br /&gt;Anzi, l’atto di “marcare” in prima persona il territorio veniva vissuto come un ulteriore segnale di forza nei confronti delle vittime, chiamate ad assecondare le folli richieste criminali del boss.&lt;br /&gt;Un meccanismo durato anni, che ha spinto commercianti e imprenditori sul lastrico, conclusosi – per fortuna – con la decisione dei più coraggiosi di raccontare all’autorità giudiziaria le vessazioni e le minacce subite dalla malavita locale.&lt;br /&gt;GLI ALLEATI E I NEMICI – Di particolare importanza, nella definizione delle strategie mafiose nella zona est della città, su cui – secondo i programmi di Comune e Regione – dovranno piovere miliardi di euro per il finanziamento di progetti imprenditoriali e di riqualificazione territoriale, sono stati i rapporti che le bande malavitose di Barra hanno stretto con altre organizzazioni partenopee e della provincia vicina.&lt;br /&gt;In base alle risultanze investigative, che poi sono state confermate anche in sede processuale, il gruppo capeggiato dal boss Giovanni Aprea, soprannominato “punta ’e curtiell” – punta di coltello – agli inizi degli anni Novanta siglò un accordo con Edoardo Contini, fondatore, insieme a Gennaro Licciardi e a Francesco Mallardo, dell’Alleanza di Secondigliano.&lt;br /&gt;Un rapporto di collaborazione criminale “esplosivo” a quelle latitudini, vista la vicinanza con la famiglia Mazzarella, impegnata in un durissimo scontro proprio con i “secondiglianesi”, e con gli uomini di Ciro Sarno. &lt;br /&gt;Non è un caso, dunque, che gli Aprea, infatti, siano i primi a offrire manovalanza e appoggio all’ex killer del clan Sarno, Antonio De Luca Bossa, che cerca di conquistare un proprio spazio di azione nel quartiere di Ponticelli e nell’hinterland vesuviano. A sua volta, De Luca Bossa è alleato di Giuseppe Marfella, rivale dei fratelli Lago nella gestione del malaffare tra Pianura, Soccavo e rione Traiano.&lt;br /&gt;Il “gioco” di link e collegamenti di malavita racchiude, in una unica ragnatela, i piani di espansione e gli affari di malavita di gran parte della città. Che si ritrova, così, impreparata di fronte all’esplosione improvvisa di violenza che porta a decine di omicidi in pochi mesi.&lt;br /&gt;Gli Aprea-Cuccaro partecipano, infatti, alle azioni intimidatorie più cruenti di quegli anni, finendo per apparire – agli occhi degli investigatori – come la “mano armata” dell’Alleanza di Secondigliano nell’area orientale. &lt;br /&gt;Il gruppo di Barra viene coinvolto, così, nell’inchiesta condotta dai pm Antimafia, Luigi Bobbio e Giovanni Corona, che ricostruisce il reticolo di rivalità nell’area orientale, dove i Mazzarella e i Sarno sono alleati con i Formicola e i Reale-Rinaldi contro l’offensiva dei “secondiglianesi”.&lt;br /&gt;Al termine del relativo processo, quasi tutti i camorristi coinvolti saranno condannati a pene pesantissime che, salvo qualche eccezione, stanno ancora scontando.&lt;br /&gt;IL FRONTE INTERNO - Sul fronte interno, invece, la camorra di Barra si caratterizza per un’elevata conflittualità, che vede la contrapposizione armata tra gli Aprea-Cuccaro, cui col tempo si uniscono gli esponenti di un sottogruppo capeggiato da Giacomo Alberto, e i Nemolato-Andreotti-Minichini, autori – secondo informative di forze dell’ordine – della strage di Barra, nella quale rimasero uccisi sei affiliati al gruppo rivale. &lt;br /&gt;In tempi più recenti, dopo aver affermato la propria leadership criminale sul territorio, il boss Giovanni Aprea, complice anche una serie di arresti a ripetizione che hanno smantellato gran parte dell’organizzazione, ha soffocato nel sangue un tentativo di scissione, portata avanti dalle famiglie Celeste e Guarino. Una faida che ha riportato l’attenzione degli inquirenti il quartiere di Barra, dove si sono verificati numerosi omicidi in poco tempo.&lt;br /&gt;I RAPPORTI CON LA POLITICA – Negli anni Novanta, il mondo della politica locale viene scosso dalla notizia dell’arresto dell’allora presidente del consiglio circoscrizionale di Barra, da poco rieletto alla carica. L’amministratore, con una lunga militanza nel partito socialista, è indicato dagli inquirenti come «uomo di fiducia» del clan Aprea all’interno del parlamentino locale. Inizialmente, le accuse nei suoi confronti sono di associazione camorristica e traffico di stupefacenti. Nell’ufficio, i poliziotti gli sequestrano un personal computer e numerosi floppy disc che li porteranno ad aprire un nuovo filone d’indagine, relativo – stavolta – alle tangenti imposte dagli Aprea-Cuccaro, e intascate dal politico, agli imprenditori impegnati nelle opere di ristrutturazione edilizia, a Barra, per il piano speciale edilizio del dopo-terremoto. Un fiume di miliardi su cui si è gettata, famelica, la camorra dell’area orientale e che costerà al politico, nel 1997, un nuovo mandato di cattura per estorsione e associazione camorristica.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-6795110920932938966?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/6795110920932938966/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/12/i-clan-aprea-cuccaro.html#comment-form' title='30 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/6795110920932938966'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/6795110920932938966'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/12/i-clan-aprea-cuccaro.html' title='I clan Aprea-Cuccaro'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>30</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-1385919830060538359</id><published>2009-12-25T11:24:00.000+01:00</published><updated>2009-12-25T11:25:25.786+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Casalesi'/><title type='text'>Chiuso Spartacus III: tre secoli di carcere</title><content type='html'>Il Gup Claudia Picciotti, con rito abbreviato che riguardava 50 imputati nel procedimento "Spartacus III", ha condannato a complessivi 300 anni di carcere tutti per associazione a delinquere di stampo mafioso. Destinatari della sentenza anche 12 capozona storici dei Casalesi, la maggior parte dei quali con condanne già definitive o imputati anche in "Spartacus I" approdato in Cassazione. Tra questi Luigi Basile (6 anni e 8 mesi), Salvatore Cantiello (5 anni), Giuseppe Caterino (5 anni e 6 mesi), Pasquale Ciocia (2 anni), Antonio Del vecchio (titolare del caseificio sotto sequestro 'San Vito', 5 anni), Sebastiano Ferraro (2 anni e 8 mesi) e Luigi Venosa (zio di Giovanni arrestato nei giorni scorsi, che ha fatto anche l'attore "Gomorra", 10 anni e 5 mesi). Stralciata in precedenza la posizione di Giuseppina Nappa, moglie del boss Francesco Schiavone detto Sandokan, già condannata.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-1385919830060538359?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/1385919830060538359/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/12/chiuso-spartacus-iii-tre-secoli-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/1385919830060538359'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/1385919830060538359'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/12/chiuso-spartacus-iii-tre-secoli-di.html' title='Chiuso Spartacus III: tre secoli di carcere'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-7127330499658973039</id><published>2009-12-25T11:23:00.001+01:00</published><updated>2009-12-25T11:24:26.571+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Interviste'/><title type='text'>Camorra e rifiuti, parla il Procuratore Lepore</title><content type='html'>Giovandomenico Lepore tiene alta la soglia di attenzione sull’e mergenza rifiuti. "Quasi, quasi direi ai cittadini di mettere una mascherina e poi infilare i tappi nelle orecchie e aspettare così che passi il buio più profondo" la frase sibillina del procuratore della Repubblica di Napoli nel corso di un'intervista trasmessa integralmente sulle emittenti del circuito Lunaset.&lt;br /&gt;Vi è un collegamento tra le emergenze e la camorra? "C'è chi vuole vedere un filo conduttore legato alla camorra – la risposta di Lepore -. Molte delle nefandezze vengono compiute da chi non c'entra proprio nulla con la camorra. Tuttavia, se intendiamo come camorra non l'organizzazione criminale presente sul territorio ma il fenomeno di carattere sociale, allora sì che esistono tanti tipi di camorra, di criminalità che porta all'emergenza".&lt;br /&gt;"Quello che ci spaventa - spiega Lepore durante l'intervista - è constatare che tutti i tipi di emergenza, da quella occupazionale a quella sui rifiuti, da quella che riguarda la criminalità organizzata alle infrastrutture fino alla corruzione nella pubblica amministrazione sia concentrata soltanto in questa area della Campania".&lt;br /&gt;Da cittadino Lepore si dice poi sfiduciato e crede che l'emergenza rifiuti sia tutt'altro che risolta. "Certo Napoli e più pulita - dice, secondo quanto riferisce la nota dell'emittente - ma credo che intorno ad aprile o maggio ci ritroveremo, nuovamente, con i sacchetti in mezzo alla strada. Già, adesso, fuori l'area metropolitana si stanno notando cumuli non raccolti".&lt;br /&gt;Per il capo della procura è necessario che gli enti locali si rimbocchino le maniche: "E' possibile che una città come Napoli sia ricoperta di rifiuti?". E ancora. "Al momento è attivo il solo termovalorizzatore di Acerra, ma intanto le discariche non possono restare aperte all'infinito. E non è più tempo di discariche".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-7127330499658973039?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/7127330499658973039/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/12/camorra-e-rifiuti-parla-il-procuratore.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/7127330499658973039'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/7127330499658973039'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/12/camorra-e-rifiuti-parla-il-procuratore.html' title='Camorra e rifiuti, parla il Procuratore Lepore'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-4369192033788125987</id><published>2009-12-25T11:20:00.001+01:00</published><updated>2009-12-25T11:21:38.541+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Portici-Ercolano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='clan Birra-Ascione'/><title type='text'>Imprenditore pagava il pizzo a 2 clan rivali</title><content type='html'>Comprava il pane per il suo negozio a prezzo maggiorato. Prima da un «fornitore», ovvero un clan di camorra, poi da un altro, diretto rivale. Infine, addirittura, contemporaneamente, subendo una doppia estorsione. Sfiancato dal pressing di ben due organizzazioni criminali, tra loro rivali, un imprenditore di Ercolano ha deciso di denunciare tutto alle forze dell'ordine. Così, dopo una serie di indagini, le continue richieste e le vessazioni sono terminate grazie all'arresto di sei presunti estorsori. La polizia del commissariato Portici-Ercolano ha infatti eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di sei persone, tutte ritenute affiliate ai clan Birra e Ascione-Papale attive a Ercolano, indiziate di estorsione aggravata. Si tratta di Ciro Savino, Marco Cefariello, Francesco Polese, Aniello Taurino, Pasquale Borragine, Alessandro D’Anna.&lt;br /&gt;DOPPIA «RICHIESTA» - Dall'attività investigativa coordinata dalla Dda di Napoli, è emerso che in caso di resistenza, la vittima era spesso convocata nella roccaforte in via Cuparella al cospetto di Marco Cefariello e Ciro Savino. E qui avveniva la richiesta di mille euro a fondo perduto e di 300 euro da versare mensilmente per ogni singolo esercizio commerciale di proprietà, per un profitto complessivo di 7mila euro una tantum e 2.100 mensili. L’imprenditore avrebbe rifiutato di versare la quota, facendo presente che già ogni giorno acquistava forzatamente pane ad un prezzo superiore a quello di mercato: (1,50 euro invece di 80 centesimi) dalla famiglia di Savino, nonchè di altri prodotti, quali carta per imballaggio, da vari esponenti legati ai Birra. Non è finita qui, perchè le indagini hanno messo in luce la responsabilità di Alessandro D’Anna, dagli inquirenti ritenuto un esponente del clan avversario degli Ascione-Papale, che avrebbe costretto l’imprenditore ad acquistare pane dal sodalizio di appartenenza e, anche in questo caso, a prezzo maggiore a quello di mercato.&lt;br /&gt;ASSOCIAZIONE ANTIRACKET - Un risultato importante che avviene grazie al forte impegno della Polizia sul territorio di Ercolano, alle frequenti passeggiate contro il pizzo, e all’impegno dell’Associazione Antiracket cittadina. Da Gerusalemme, dove si trova, il sindaco di Ercolano, Nino Daniele, parla di importante vittoria dello Stato. In un telegramma inviato al dirigente del commissariato scrive: «È una ulteriore riprova della fiducia dei cittadini nei confronti suoi e della Polizia di Stato e di un clima civile, nuovo e vincente che anche grazie a voi abbiamo potuto costruire».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-4369192033788125987?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/4369192033788125987/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/12/imprenditore-pagava-il-pizzo-2-clan.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/4369192033788125987'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/4369192033788125987'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/12/imprenditore-pagava-il-pizzo-2-clan.html' title='Imprenditore pagava il pizzo a 2 clan rivali'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-3285651153961048077</id><published>2009-12-25T11:18:00.001+01:00</published><updated>2009-12-25T11:19:28.391+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Mazzarella'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='San Giovanni a Teduccio'/><title type='text'>S'impicca in cella il killer del clan Mazzarella</title><content type='html'>Ciro Giovanni Spirito, 35 anni, il collaboratore di giustizia suicidatosi oggi nel carcere romano di Rebibbia, era detenuto in quanto ritenuto un killer del clan camorristico dei Mazzarella. L’uomo è stato trovato impiccato all’alba di oggi, con la cintura dell’accappatoio allo stipite di un armadietto. Sul posto è arrivato il magistrato di turno Andrea Mosca, che ha avviato accertamenti per stabilire le cause del suicidio. Spirito, a quanto si è appreso, non ha lasciato messaggi per spiegare il gesto. Domani il magistrato affiderà l’autopsia ad un medico legale.&lt;br /&gt;Spirito, insieme con il boss Vincenzo Mazzarella, di 53 anni, fu arrestato nel 1999 a Nizza dalla Squadra Mobile di Napoli in collaborazione con agenti di polizia francesi. I due, come ricostruisce l'Ansa, furono sorpresi in un lussuoso residence dell’ hotel Siracuse a Villeneve Luobet. Mazzarella e Spirito finirono in manette con l’accusa di associazione per delinquere di stampo camorristico. A Spirito, in particolare, si contestava anche l’omicidio di Egidio Cutarelli, avvenuto il 16 febbraio 1998, davanti al carcere di Poggioreale a Napoli. Il delitto avvenne nell’ ambito dello scontro tra gli esponenti del clan Mazzarella e quelli della «Alleanza di Secondigliano». Nella sparatoria morì anche il padre di Vincenzo Mazzarella, Francesco. L’agguato era stato organizzato dai killer dell’«Alleanza di Secondigliano» contro Vincenzo Mazzarella che quel giorno doveva essere scarcerato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-3285651153961048077?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/3285651153961048077/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/12/simpicca-in-cella-il-killer-del-clan.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/3285651153961048077'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/3285651153961048077'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/12/simpicca-in-cella-il-killer-del-clan.html' title='S&apos;impicca in cella il killer del clan Mazzarella'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-4125211931058533267</id><published>2009-12-10T14:11:00.000+01:00</published><updated>2009-12-10T14:12:06.597+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Alfano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Vomero-Arenella'/><title type='text'>I clan di Posillipo: racket e omicidi</title><content type='html'>Ex allenatore del “Posillipo calcio”, Giovanni Paesano è il proconsole della Nuova famiglia nel quartiere di Posillipo. Zona tranquilla, residenziale, dove il malaffare assume i contorni indecifrabili del riciclaggio e degli investimenti in odore di mala. &lt;br /&gt;Condannato a sei anni di carcere per associazione camorristica insieme a Gennaro Licciardi, Ciro Giuliano, Antonio Capuano e Francesco Mallardo, Paesano vanta collegamenti con la Sacra Corona Unita e con il gruppo del giovane Rosario Piccirillo, alla Torretta. Tirato in ballo dal pentito Ciro Vollaro a proposito del rapimento di Gianluca Grimaldi, rampollo della dinastia di armatori, Paesano è tra i fondatori dell’Alleanza di Secondigliano, anche se uscirà assolto dal maxi-processo alla Cupola.&lt;br /&gt;Tra Posillipo e Mergellina, organizza una agguerrita banda di malviventi, specializzata nel traffico di droga e nelle estorsioni a tappeto, che gestisce dai covi dell’Arenaccia e di Secondigliano, dove si trasferisce a vivere grazie alla protezione della famiglia Licciardi.&lt;br /&gt;Frequentatore dei salotti chic di Chiaia e Posillipo ed appassionato di cavalli, Paesano viene ammazzato la sera del 4 giugno 1995, davanti all’ippodromo di Agnano, al termine di un gran premio. È in auto con un amico, davanti alla struttura sportiva, quando i killer entrano in azione e mirano alla testa e al petto del boss. Per Paesano non c’è scampo. La fuga all’ospedale San Paolo, a Fuorigrotta, è inutile. Il padrino muore subito dopo il ricovero. &lt;br /&gt;Due anni dopo, sulla Tangenziale viene ammazzato Luigi Giglioso, personaggio emergente legato al clan di Giovanni Alfano, che sta tentando di impossessarsi del malaffare a Posillipo. Le indagini accerteranno che la testa di Giglioso sarà il prezzo pattuito per la pace tra Alfano e Caiazzo su intervento dell’Alleanza di Secondigliano.&lt;br /&gt;Il vuoto di potere viene presto coperto dalla banda di Antonio Calone e Raimondo Anastasio, legata ai Lo Russo di Miano. Nel febbraio 2000, sei componenti della cosca finiscono in manette con l’accusa di aver taglieggiato decine di attività commerciali del quartiere, dalle gelaterie ai ristoranti, fino agli stabilimenti balneari. In un caso, il gruppo ottiene da parte del titolare di una impresa edile, il pagamento di un forte riscatto per la restituzione di alcuni macchinari rubati da un cantiere. Oggi, a Posillipo, sopravvivono ancora i resti della colonia camorristica di Secondigliano.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-4125211931058533267?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/4125211931058533267/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/12/i-clan-di-posillipo-racket-e-omicidi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/4125211931058533267'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/4125211931058533267'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/12/i-clan-di-posillipo-racket-e-omicidi.html' title='I clan di Posillipo: racket e omicidi'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-7631599093155199168</id><published>2009-12-10T14:09:00.002+01:00</published><updated>2009-12-10T14:10:27.359+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Alfano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Vomero-Arenella'/><title type='text'>Il clan e l'ospedale Cardarelli</title><content type='html'>Il coraggio di un sindacalista dell’ospedale Cardarelli fermò i piani criminali del boss Giovanni Alfano, che voleva impadronirsi della gestione del mega-parcheggio della struttura sanitaria. La vicenda, emersa nella inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli che il 29 maggio 2001 portò all’arresto di quattro camorristi, si concluse con la rabbiosa reazione del clan che punì l’uomo, picchiandolo selvaggiamente davanti alla moglie e alla figlia.&lt;br /&gt;I fatti risalgono al 1999, quando la direzione del nosocomio più grande del Sud Italia autorizza la realizzazione di un parking da affidare ai privati. Del progetto, del valore di parecchi miliardi di lire, si interessano subito i gruppi criminali della zona e, in particolare, la banda capeggiata dal padrino Alfano. A guastare i piani dell’organizzazione, a sorpresa, però, sono le rimostranze di alcune sigle sindacali del Cardarelli, che protestano con i vertici dell’ospedale contro il bando di gara che trasforma l’immensa area verde in un’area di sosta, con tutti i problemi logistici e ambientali che ne derivano.&lt;br /&gt;Il progetto, così, viene ridimensionato e rimesso in discussione, ma il colpo di scena arriva quando una talpa della cosca, all’interno del Cardarelli, informa i capi dell’organizzazione dell’identità di un rappresentante dei lavoratori tra i più attivi sul fronte del no. L’uomo, che nulla sospetta, viene pedinato fin sotto casa e aggredito da due affiliati per aver fatto fallire il piano.&lt;br /&gt;Dell’interesse della camorra del Vomero sul settore sanitario, si ha conferma in un’altra inchiesta – coordinata come la precedente dall’allora pm della Dda, Raffaele Marino – che svela la concorrenza sleale nell’ambito del trasporto infermi, con minacce ai dipendenti e ai gestori delle associazioni private, danneggiamenti di ambulanze (alcune furono distrutte in un incendio) ed estorsioni ai danni dei parenti dei pazienti, costretti a pagare cifre altissime per poter usufruire del servizio.&lt;br /&gt;L’indagine del luglio 2005 si concentrò, in particolare, sulla “Croce Cangiani”, che aveva visto tra i suoi dipendenti – per un breve periodo – anche Giovanni Totaro, boss emergente del Vomero, ammazzato la sera del 6 febbraio 2007, a Marano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*** &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La violenza e la ferocia della cosca Alfano trovano spazio, per la prima volta, in un approfondito dossier che l’allora capo della Squadra mobile di Napoli, Matteo Cinque, distribuisce a commissariati e uffici investigativi come strumento d’indagine nei confronti delle organizzazioni emergenti più potenti della città. Siamo nel 1988: il volume, di circa 350 pagine, è un’analitica ricostruzione delle alleanze e delle rivalità tra i clan ed elenca capi e gregari che si contendono il ricco mercato del traffico di stupefacenti, i cambiamenti avvenuti al vertice e i rapporti con Cosa nostra siciliana e ’Ndrangheta calabrese. Nei primi dieci mesi dell’anno, c’erano stati già 155 morti e 180 ferimenti dovuti a sconfinamenti territoriali per l’imposizione del racket e la gestione dello spaccio di droga. &lt;br /&gt;Nella mappa della criminalità, il capo della Mobile Cinque si sofferma, in particolare su due personaggi in ascesa: Edoardo Contini, padrino dei quartieri Vasto-Arenaccia, e Giovanni Alfano, appunto, indicato nel testo come «boss di rilievo al Vomero».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-7631599093155199168?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/7631599093155199168/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/12/il-clan-e-lospedale-cardarelli.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/7631599093155199168'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/7631599093155199168'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/12/il-clan-e-lospedale-cardarelli.html' title='Il clan e l&apos;ospedale Cardarelli'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-6571902391484198964</id><published>2009-12-10T14:09:00.001+01:00</published><updated>2009-12-10T14:09:39.508+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Alfano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Vomero-Arenella'/><title type='text'>Gli altri capi del clan</title><content type='html'>La struttura unitaria del clan, piegata dagli arresti dei suoi affiliati di maggiore spicco e dalla detenzione del capo, subisce una prima scissione ad opera di Luigi Cimmino, ex braccio destro di Giovanni Alfano a metà degli anni Novanta. &lt;br /&gt;Di lui si parla per la prima volta in una indagine del 1992, quando l’allora sostituto procuratore antimafia Federico Cafiero De Raho ne chiede l’arresto per una maxi-tangente imposta alla ditta impegnata nei lavori di ristrutturazione della villa dell’ex moglie di Corrado Ferlaino, al Vomero. Insieme a Cimmino, vengono indagati anche Antonio Caiazzo e Maurizio Brandi. Secondo la procura, in un primo momento, avrebbero chiesto il pagamento di una mazzetta da cinquecento milioni di lire, ottenendone duecento, in tre rate. Né la ditta, né la proprietà avevano denunciato gli estorsori, tant’è che l’inchiesta parte grazie a una telefonata anonima al numero verde antiracket attivato in Questura.&lt;br /&gt;Col tempo, Cimmino si allontana dal gruppo originario e avvia il reclutamento di giovani affiliati, con i quali tenta di impossessarsi il controllo del racket delle estorsioni tra il Vomero e l’Arenella. Ne nasce una guerra furibonda con i reduci del clan Alfano, che porta all’uccisione di vittime innocenti e a un clima di autentico terrore nei quartieri residenziali della città, con sparatorie tra la folla e attentati dinamitardi. Non vengono risparmiati nemmeno i parenti dei collaboratori di giustizia. Le indagini della magistratura delineano uno scenario in continua evoluzione.&lt;br /&gt;Ricercato per associazione camorristica ed estorsione, Cimmino termina la sua latitanza il 6 luglio del 2001, quando il capo della sezione Catturandi della Squadra mobile di Napoli, Andrea Vitalone, che poche settimane prima aveva catturato Maria Licciardi, lo individua in un appartamento a Marano, dove – si disse – aveva trovato appoggio grazie alla protezione della potente famiglia Polverino.&lt;br /&gt;Gli equilibri all’interno delle organizzazioni del Vomero, così, cambiano di nuovo. Con Alfano e Cimmino in galera, acquisiscono potere Salvatore Varriale e Antonio Caiazzo. A loro tocca prendere il comando delle attività illecite tra il Vomero e l’Arenella. Ma è un interregno che dura poco. Il primo, Varriale, finisce in manette nel giugno del 2002, in un appartamento in via Ruoppolo. Per gli inquirenti, stava riallacciando i rapporti con l’Alleanza di Secondigliano; il secondo – invece – dopo un’altalena giudiziaria, fatta di detenzioni e scarcerazioni, viene bloccato nel gennaio del 2009 in Spagna, al termine di una cena nel ristorante “Bella Napoli”, in un sobborgo di Madrid. &lt;br /&gt;Ciò che resta delle organizzazioni è tutto racchiuso nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere che, nel giugno 2007, decapita la camorra del Vomero e porta al sequestro di un vero e proprio tesoro del valore di cinquanta milioni di euro, provento – secondo le indagini della guardia di finanza e della Squadra mobile di Napoli – di venti anni di malaffare nei quartieri chic di Napoli.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-6571902391484198964?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/6571902391484198964/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/12/gli-altri-capi-del-clan.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/6571902391484198964'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/6571902391484198964'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/12/gli-altri-capi-del-clan.html' title='Gli altri capi del clan'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-5565346744093788420</id><published>2009-12-10T14:07:00.002+01:00</published><updated>2009-12-10T14:08:45.189+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Alfano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Vomero-Arenella'/><title type='text'>Il profilo del boss Giovanni Alfano</title><content type='html'>Quindici, in origine. Il clan nasce da una banda di quindici malviventi che – rivela una relazione dei carabinieri della compagnia Vomero del dicembre 1982 – impone il pagamento della mazzetta a commercianti e professionisti e gestisce il lotto nero e le scommesse clandestine, investendone il ricavato in un lucroso traffico di stupefacenti.&lt;br /&gt;Il capo si chiama Giovanni Alfano, ha 25 anni ed è soprannominato Giovanni ’o russo. Il suo braccio destro è Antonio Capuano e ha 27 anni. Le indagini dell’epoca dicono che sono collegati alla Nuova famiglia e che sono spregiudicati e che sono pericolosi. Non guardano in faccia a nessuno, quando c’è da guadagnare qualcosa. E questo lo dimostrano i fatti (e i reati) loro contestati.&lt;br /&gt;Di lì a poco, uno della banda finisce coinvolto nel duplice omicidio di Giuseppe Longo e Guido Merillo, entrambi affiliati alla Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo, e altri due picciotti devono scappare dalla magistratura che li vuole ai ceppi per il sequestro di un ricco commerciante dell’Arenella, tenuto in ostaggio per quindici ore come rappresaglia al rifiuto di una maxi-tangente di 500 milioni di lire, poi ridotta a duecento. Alla fine, il commerciante accetterà quest’ultima offerta, strappando anche la dilazione del pagamento e, cosa più importante, tornando a casa sano e salvo.&lt;br /&gt;Due anni dopo, Alfano si trova ricoverato in un letto d’ospedale con ferite d’arma da fuoco al volto e al petto: è caduto in un agguato in via Pigna. Doveva ammazzare il boss Giacomo Cavalcanti, rischia di morire lui, invece. La sparatoria si verifica verso le 20, tra la folla, a poca distanza dall’ingresso di un cinema. Guarisce dopo un mese di ospedale e, quando ritorna in strada, è a tutti gli effetti un uomo d’onore. Gli anni Novanta lo vedono protagonista della «colonizzazione» criminale del Vomero e della Torretta, dove si stabilisce per un certo periodo a vivere. Il matrimonio con Adele Frizziero gli spalanca le porte del malaffare in uno dei territori più ricchi di Napoli, Mergellina e Chiaia, mentre il cognato, Orlando Frizziero, diventa il suo uomo di fiducia per il traffico di droga nel salotto buono della città.&lt;br /&gt;Le riunioni del vertice del gruppo si tengono in un appartamento a piazza Vanvitelli: la cosca conquista, in poco tempo, anche il controllo di un vasto giro di usura che assicura introiti da capogiro. Nel 1993, Alfano è ricercato da polizia e carabinieri per una sfilza di reati e per una condanna a tre anni di reclusione per racket e porto d’armi. Gli dà la caccia, a quel tempo, il pm Giuseppe Narducci, che ricostruisce le relazioni e gli affari dell’organizzazione in una inchiesta chiamata, appunto, «Operazione Vanvitelli».&lt;br /&gt;I pentiti Antonio Buonocore e Nunzio Perrella rivelano che Alfano ha rapporti con i capi dell’Alleanza di Secondigliano, Gennaro Licciardi, Edoardo Contini e Francesco Mallardo, e con il famigerato Francesco Bidognetti, padrino dei Casalesi.&lt;br /&gt;Il 26 luglio 1997 gli uomini della Squadra mobile lo catturano nella sua abitazione, in via Piedigrotta. È accusato di essere il mandante della sparatoria in cui cade, vittima innocente, Silvia Ruotolo: era ritornato in libertà sei mesi prima, grazie a un’assoluzione. Alfano era stato arrestato, quattro anni prima, in una villetta ad Acciaroli, in provincia di Salerno, mentre si trovava in vacanza con la moglie, i tre figli e un nipote.&lt;br /&gt;Con il padrino in carcere, il clan si scompagina: alcuni killer della cosca decidono di passare dalla parte dello Stato e raccontano anni di attività criminali al Vomero e alla Torretta. Arrivano le prime condanne, per droga (24 anni) e per estorsione (20 anni), a cui si aggiungerà l’ergastolo per l’omicidio della giovane mamma a Salita Arenella.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-5565346744093788420?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/5565346744093788420/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/12/il-profilo-del-boss-giovanni-alfano.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/5565346744093788420'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/5565346744093788420'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/12/il-profilo-del-boss-giovanni-alfano.html' title='Il profilo del boss Giovanni Alfano'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-2761234962411996702</id><published>2009-12-10T14:07:00.001+01:00</published><updated>2009-12-10T14:07:42.314+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Alfano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Vomero-Arenella'/><title type='text'>La storia del clan Alfano</title><content type='html'>Un’organizzazione camorristica che utilizza metodi di stampo terroristico (un vicequestore della polizia di Stato troppo impegnato sul fronte investigativo diventa un bersaglio da eliminare e un parente di un collaboratore di giustizia muore dissanguato e impiccato, come gli animali, allo stipite di una porta in una masseria a Chiaiano) e che fa affari nei quartieri a più alta densità commerciale di Napoli (Vomero, Arenella, Torretta, Chiaia, Mergellina e Posillipo).&lt;br /&gt;Un’organizzazione – per usare le parole del procuratore aggiunto di Torre Annunziata, Raffaele Marino, ex magistrato della Dda di Napoli e profondo conoscitore delle dinamiche criminali cittadine, «che si modula rispetto alla composizione sociale del territorio di competenza, finendo per operare come un’agenzia di servizi che risolve problemi di natura civilistica: propone, anzi, impone mediazioni, si interfaccia con debitori e creditori, sollecita interventi e chiude, a suo modo, cioè con la violenza e la prepotenza, i vari contenziosi che via via le si prospettano. Addirittura, in un caso, un affiliato minacciò un avvocato perché si trovasse un adeguato risarcimento a una donna che, separatasi dal marito, non era riuscita a impedire la vendita della casa coniugale».&lt;br /&gt;Così, la camorra del Vomero diventa un interlocutore sociale che, se da un lato affama commercianti e imprenditori con il pizzo e l’usura, dall’altro si accredita agli occhi dei cittadini come alternativa rapida ed efficiente alla burocrazia dello Stato.&lt;br /&gt;La vicinanza agli esponenti di maggiore spessore dell’Alleanza di Secondigliano fornisce ai clan dei quartieri collinari (capeggiati, via via, da Giovanni Alfano, Antonio Caiazzo, Luigi Cimmino, Giovanni Totaro) prestigio e potere criminale, come racconta il collaboratore di giustizia Costantino Sarno nell’interrogatorio del 25 agosto 1997: «Il gruppo Alfano-Caiazzo, come ho detto si è costituito dopo la morte di Sergio Vigilante. Naturalmente che loro prendessero il controllo del Vomero era cosa da noi di Secondigliano condivisa, senza il nostro assenso nessuno poteva pensare di controllare una zona di Napoli».&lt;br /&gt;Gli scontri che si susseguono, però, sfuggono alle logiche e alle mappature criminali ordinarie, perché, più che sul fronte esterno, la camorra del Vomero si spacca su quello interno, a causa delle detenzioni cui vengono sottoposti i capi e del lavoro della magistratura inquirente, che ricostruisce trame e identifica personaggi. Tre faide (Alfano contro Caiazzo, Cimmino contro Caiazzo, Caiazzo contro Totaro) e altri piccoli scontri minori indeboliscono la struttura monolitica dell’organizzazione, così da sgretolarla dopo l’omicidio dell’innocente Silvia Ruotolo.&lt;br /&gt;Ricorda Marino, che ha portato a conclusione la quasi totalità delle più complesse indagini sulle bande del Vomero: «Con quel barbaro assassinio, il clan Alfano perde il controllo della situazione, che diventa irreversibile con la decisione di Rosario Privato di collaborare con la giustizia e di svelare i segreti e gli affari illeciti del gruppo». &lt;br /&gt;Privato è la chiave d’accesso al cuore della malavita dell’area collinare, ma i riscontri arrivano da tanti altri collaboratori di giustizia napoletani (Ciro Ruggiero, Salvatore Giuliano, Mario Perrella, Giuseppe Contino, Bruno Rossi, Salvatore Grimaldi, Ciro Castaldo, Giuseppe Fucci, Pasquale Balzano, Massimo D’Amico, Bruno Danese e Franco Albino) e casertani (Domenico Frascogna, Salvatore D’Alessandro, Luigi Diana, Augusto La Torre, Mario Sperlongano e Girolamo Rozzera).&lt;br /&gt;Alcuni rivelano che la storia dei clan del Vomero è peraltro caratterizzata da inquietanti zone d’ombra e connivenze, che porteranno la magistratura a indagare su compiacenti perizie mediche e tecniche che, a diversi livelli, agevolarono i piani criminali dei padrini detenuti, o sotto processo. &lt;br /&gt;È ancora il procuratore aggiunto Raffaele Marino a sottolineare un episodio che vide protagonista proprio il boss Giovanni Alfano, «il quale fu ripreso da un ufficiale di polizia giudiziaria con una telecamera nascosta, mentre nella sua cella allungava la mano che avrebbe dovuto essere paralizzata per ricevere l’ennesima ordinanza di custodia che gli avevamo notificato». &lt;br /&gt;Di simulazioni in carcere per ottenere trattamenti di favore messe in atto da Alfano, ha anche parlato il padrino pentito Luigi Giuliano, che ai magistrati confidò che le malattie invalidanti dei camorristi erano «il frutto di abili simulazioni», a tal punto ben riuscite da aver fatto «ammattire medici e macchinari utilizzati per gli accertamenti diagnostici».&lt;br /&gt;Agli inizi del Duemila, il lavoro di raccolta delle notizie di reato e l’attività investigativa sul territorio da parte delle forze dell’ordine sfociano in alcune maxi-inchieste e in decine di arresti, che decimano le cosche e delineano scenari di alleanze mutevoli, che vedono come garante super-partes le famiglie di Secondigliano, da sempre interessate a mantenere la propria leadership malavitosa su Vomero e Arenella. I magistrati della Direzione distrettuale antimafia partenopea fanno luce su centinaia di episodi di racket (viene minacciato e aggredito finanche l’impresario di Antonello Venditti e Claudio Baglioni in relazione a due concerti, tenutisi negli stadi “San Paolo” e “Collana”) e su una dozzina di delitti, ottenendo pene pesantissime per capi e gregari delle organizzazioni.&lt;br /&gt;L’ultima nota è per i rapporti, accertati anche in sede processuale, con i Casalesi e con l’ala capeggiata da Francesco Bidognetti per la gestione di alcuni discount e, soprattutto, per la guerra di camorra, allora esplosa, tra il sottogruppo di Luigi Cimmino e quello Antonio Caiazzo, che portò all’incriminazione, tra gli altri, di Gianluca Bidognetti per un duplice omicidio. &lt;br /&gt;«Questi gruppi», conclude Marino, «sono entrati sotto il fascio di luce degli inquirenti nel momento in cui le alleanze si sono spezzate e nuovi assetti si sono cercati con il ricorso alla soppressione fisica degli avversari. La lotta contro la camorra del Vomero è durata quasi quindici anni, con risultati importanti».&lt;br /&gt;E pensare che, dalle informative delle forze dell’ordine, si presume che i clan del quartiere più ricco della città fossero composti da non più di quaranta affiliati. Quaranta criminali che hanno tenuto in scacco 119.978 cittadini onesti, quanti ne conta oggi la municipalità Vomero-Arenella.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-2761234962411996702?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/2761234962411996702/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/12/la-storia-del-clan-alfano.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/2761234962411996702'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/2761234962411996702'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/12/la-storia-del-clan-alfano.html' title='La storia del clan Alfano'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-4561462818449171589</id><published>2009-12-01T10:12:00.000+01:00</published><updated>2009-12-01T10:14:10.287+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Torretta-Mergellina'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='clan Frizziero'/><title type='text'>Figli di professionisti amici dei camorristi</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.ilmattino.it/MsgrNews/HIGH/20090924_liceo.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 550px; height: 408px;" src="http://www.ilmattino.it/MsgrNews/HIGH/20090924_liceo.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La notizia tenne banco sui quotidiani napoletani per un bel po’ di tempo: strani e ripetuti furti nello storico liceo classico “Umberto” sarebbero stati facilitati dalle soffiate di alunni in rapporti di amicizia con figli di pregiudicati e camorristi della Torretta. Un rapporto su cui indagarono, agli inizi del Duemila, non solo l’autorità giudiziaria ma anche l’ufficio scolastico provinciale, sollecitato dalle denunce dei genitori.&lt;br /&gt;Al centro dell’istruttoria c’erano i fascicoli di due alunni, Gianluca e Vincenzo, provenienti da famiglie di professionisti della Napoli-bene, arrestati per lo scippo a una ragazzina di undici anni.&lt;br /&gt;A preoccupare gli inquirenti fu una circostanza, in particolare: Gianluca, che all’epoca dei fatti aveva 18 anni, venne rintracciato e bloccato nell’abitazione di malavitosi legati alla famiglia Frizziero, parenti del quindicenne denunciato, alcune settimane prima, per aver accoltellato un altro studente del Liceo Umberto durante l’occupazione del Liceo.&lt;br /&gt;Il sospetto degli inquirenti era focalizzato sui rapporti di frequentazione tra alcuni alunni dell’“Umberto” e componenti di bande giovanili, estranei all’Istituto, che “vendevano” informazioni sui loro compagni in cambio di denaro o di piccole dosi di droga.&lt;br /&gt;Sulla base delle segnalazioni dei “basisti”, infatti, molti studenti subirono furti di giubbini e occhiali griffati e vere e proprie richieste estorsive per la restituzione di orologi e motorini. Aggressioni che spinsero il dirigente del commissariato San Ferdinando a dirottare una volante davanti all’Istituto, nel cuore di Chiaia, per sorvegliare sui ragazzi al termine dell’orario delle lezioni.&lt;br /&gt;Nelle ultime settimane, infatti, si erano verificate diverse risse tra giovani camorristi della Torretta e gli alunni che cercavano di ribellarsi alle loro intimidazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;***&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La bisca del clan si trovava a pochi metri da un famoso bar della riviera di Chiaia. L’accesso era consentito soltanto ai membri “riconosciuti” della camorra locale. La zona era tranquilla e, per di più, il locale nel quale erano ospitati tavoli verdi, fiches e divanetti era protetto da una anonima insegna da associazione socio-culturale, installata proprio con l’obiettivo di tenere lontani eventuali controlli delle forze dell’ordine.&lt;br /&gt;L’espediente, evidentemente, aveva funzionato fino al 18 settembre 2003, quando gli agenti del commissariato San Ferdinando decisero di fare irruzione in un terraneo in via Fratelli Magnoni, sorprendo – con le carte ancora in mano – nove giocatori, tutti affiliati, all’esito di un controllo al terminale investigativo, al gruppo Frizziero-Esposito-Cirella.&lt;br /&gt;Nel corso delle perquisizione, i poliziotti trovarono diversi mazzi di carte e oltre mille euro in contanti. I frequentatori della bisca, tutti con precedenti penali, vennero denunciati per partecipazione a gioco d’azzardo e il locale sottoposto a sequestro da parte dell’autorità giudiziaria.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-4561462818449171589?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/4561462818449171589/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/12/figli-di-professionisti-amici-dei.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/4561462818449171589'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/4561462818449171589'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/12/figli-di-professionisti-amici-dei.html' title='Figli di professionisti amici dei camorristi'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-7716610610321469425</id><published>2009-12-01T10:10:00.000+01:00</published><updated>2009-12-01T10:12:32.072+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Torretta-Mergellina'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='clan Frizziero'/><title type='text'>I nemici: Dello Russo e Piccirillo</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.mondonauticablog.com/wp-content/uploads/2008/02/nauticsud.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 550px; height: 352px;" src="http://www.mondonauticablog.com/wp-content/uploads/2008/02/nauticsud.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Rosario Piccirillo finisce in manette il 26 luglio 1989 in un lussuoso albergo di Ischia, dove si trova in vacanza con l’ex finanziere d’assalto Ninì Grappone, condannato per il crac miliardario della compagnia di assicurazioni “Lloyd Centauro” e del “Banco di credito campano”.&lt;br /&gt;Nella stanza, gli agenti del commissariato – allertati dalla presenza del pregiudicato sull’isola – trovano dosi di cocaina, duecentocinquanta grammi di hashish e dodici milioni in contanti.&lt;br /&gt;Il giovane – che all’epoca ha 27 anni – è legato al boss di Posillipo Giovanni Paesano e gestisce il traffico di stupefacenti nella zona di Chiaia, in rivalità con la famiglia Frizziero, e il contrabbando di sigarette in collaborazione con il clan di Amedeo Giannoccaro, padrino della Sacra Corona Unita pugliese.&lt;br /&gt;Il suo potere economico cresce grazie al riciclaggio del denaro sporco, su cui si concentrano fin da subito le indagini della magistratura: nell’ottobre 1991, la sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Napoli dispone il sequestro di una gioielleria, in via Ferdinando Galiani, e di uno yacht di dieci metri, battezzato “Topo Gigio”, all’ancora nel porticciolo di Mergellina e utilizzato, secondo l’ordinanza firmata dal giudice Guglielmo Palmeri, per trasportare le bionde a Napoli. Il valore dei beni è di quattro miliardi di lire. &lt;br /&gt;Dieci anni dopo, Rosario Piccirillo torna in galera, insieme a due complici, con l’accusa di usura: un imprenditore finito sul lastrico, perché costretto a pagare il 10 per cento mensile alla banda, decide di denunciare tutto alla magistratura. Le indagini accertano che la riscossione degli interessi avviene attraverso assegni e cambiali o scontando assegni postdatati che vengono ceduti dall’imprenditore in cambio di somme in contanti decurtate degli interessi usurari. Nel corso della perquisizione nell’appartamento di Piccirillo, la polizia trova decine di assegni e cambiali e cinquanta milioni di lire, in contanti, nascosti nel porta-ombrelli.&lt;br /&gt;Tornato in libertà, Rosario Piccirillo, soprannominato ’o biondo, nel luglio del 2005 è coinvolto in una nuova inchiesta sul racket dei pontili turistici a Mergellina. Secondo le accuse della procura antimafia, infatti, tre picchiatori del suo gruppo avrebbero aggredito e minacciato un socio del consorzio di ormeggiatori di via Caracciolo perché rinunciasse a lavorare.&lt;br /&gt;Le inchieste della magistratura sferrano un altro duro colpo alla banda nel dicembre 2008, con l’arresto del fratello del boss, Ciro Piccirillo, e di altri affiliati che hanno chiesto una maxi-tangente di 5mila euro ai commercianti di Chiaia. &lt;br /&gt;Rosario Piccirillo, nel frattempo, ottiene la misura della sorveglianza speciale e lascia il carcere, dove ritorna nell’agosto di quest’anno, dopo il fermo dei carabinieri della stazione del rione Traiano che lo sorprendono, in compagnia di alcuni pregiudicati, all’esterno di un hotel in via Manzoni, dove il padrino di Mergellina aveva eletto domicilio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;***&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le prime informative sulla criminalità organizzata nella zona della Torretta, risalenti alla metà degli anni Ottanta, vedono come indiscusso protagonista della scena il boss Mario Dello Russo, soprannominato Marittiello ’o pazzo, braccio destro del padrino di Posillipo, Giovanni Paesano, e suo plenipotenziario nel ricco mercato del traffico di stupefacenti.&lt;br /&gt;Di Dello Russo gli organi investigativi napoletani iniziano a occuparsi in relazione ai festini a base di cocaina della “Napoli-bene” e agli episodi di estorsione ai danni dei commercianti e dei ristoratori di Chiaia, costretti a pagare tangenti salatissime per poter continuare a lavorare. &lt;br /&gt;Il boss è inserito nel sistema camorristico dei Mariano, tant’è che di lui parla – a più riprese – anche la pentita Carmela Palazzo, passata alla storia giudiziaria anticamorra con il soprannome di Cerasella.&lt;br /&gt;Proprio sulla base delle dichiarazioni della donna, Dello Russo viene coinvolto nella maxi-inchiesta del gennaio 1992, condotta dai pm Federico Cafiero De Raho e Maurizio Fumo, e rinviato a giudizio insieme a capi e gregari della malavita dei Quartieri Spagnoli. &lt;br /&gt;La sua posizione processuale si estingue, però, il 15 maggio 1992, quando un commando di killer lo ammazza nei pressi di un distributore di benzina alla riviera di Chiaia; non distante da dove, il 27 novembre 1985, i killer avevano trucidato Alvino Frizziero, padre di Orlando e cognato del padrino del Vomero, Giovanni Alfano. Frizziero aveva iniziato a contendere a Dello Russo e a Rosario Piccirillo, suo giovane affiliato, i traffici illeciti nei quartieri Chiaia e San Ferdinando, riuscendo a imporsi, in particolare, nella vendita al dettaglio dell’eroina e della cocaina.&lt;br /&gt;Al momento dell’agguato, era in libertà, Dello Russo, nonostante due mesi prima fosse finito in manette con l’accusa di tentata estorsione ai danni di un artigiano, a cui la polizia aveva restituito quattro mobili di pregio, da lui realizzati, che erano stati rubati il giorno di Natale di tre anni prima dal suo negozio e ritrovati nell’abitazione del boss alla Torretta.&lt;br /&gt;Il figlio e un complice di Dello Russo avevano avvicinato l’artigiano, mentre questi stava caricando sul suo furgoncino i mobili, e l’avevano minacciato di non riconoscerli nel corso del processo. I mobili erano stati affidati, in attesa del dibattimento, all’artigiano, che per questo motivo era stato autorizzato a prelevarli e a riportarli nella propria bottega.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-7716610610321469425?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/7716610610321469425/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/12/i-nemici-dello-russo-e-piccirillo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/7716610610321469425'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/7716610610321469425'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/12/i-nemici-dello-russo-e-piccirillo.html' title='I nemici: Dello Russo e Piccirillo'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-2901414988477341591</id><published>2009-12-01T10:08:00.000+01:00</published><updated>2009-12-01T10:10:12.672+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Torretta-Mergellina'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='clan Frizziero'/><title type='text'>Il profilo criminale di Orlando Frizziero</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.pobletemarcelo.org/wp-content/uploads/1210173229090_15-omicidio-genova_2.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 318px; height: 450px;" src="http://www.pobletemarcelo.org/wp-content/uploads/1210173229090_15-omicidio-genova_2.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Nipote del boss del Vomero Giovanni Alfano, Orlando Frizziero muore per overdose il 22 ottobre 1997 all’età di trentadue anni. È ricercato per rapina, a quel tempo, eppure le informative della Squadra mobile e del commissariato San Ferdinando lo descrivono, da almeno un lustro, come lo spregiudicato capo di una banda di taglieggiatori e spacciatori di droga, che cerca di affermarsi nel panorama criminale cittadino. La sua “roccaforte” è la Torretta, ma per evitare le manette, si nasconde a Fuorigrotta – dove, peraltro, ancora abitano suoi parenti – per alcune settimane. &lt;br /&gt;Un’eccessiva dose di eroina, diranno i medici, gli provoca una crisi che, nel giro di poche ore, lo porta al decesso per arresto cardiocircolatorio. I poliziotti, allertati da una telefonata anonima, lo trovano in un appartamento, privo di sensi, e lo trasferiscono d’urgenza all’ospedale San Paolo, ma ormai è tardi. Il cuore ha cessato di battere e a nulla servono le manovre di rianimazione del personale medico. Alla notizia sul decesso, la struttura sanitaria viene presa d’assalto dai familiari e dagli affiliati e solo l’intervento delle forze dell’ordine riporta alla calma la situazione.&lt;br /&gt;Il primo arresto di Orlando Frizziero porta la data del 1° luglio 1993, quando viene bloccato con l’accusa di tentata estorsione, porto e detenzione abusiva di armi e spari in luogo pubblico. Gli agenti di una volante lo riconoscono quale autore dell’attentato al ristorante “Ciro a Mergellina”, le cui vetrine sono state bersagliate da quattro colpi di pistola.&lt;br /&gt;Frizziero, che all’epoca ha 28 anni, secondo la dinamica ricostruita dall’autorità giudiziaria, ha prima sparato contro la veranda del locale e poi è fuggito a bordo di una Opel Astra, guidata da un complice.&lt;br /&gt;La detenzione nel carcere di Poggioreale dura appena qualche mese, però, perché già dal novembre di quello stesso anno, Orlando Frizziero è ricercato per un nuovo episodio di estorsione, stavolta ai danni di una impresa edile. &lt;br /&gt;La fuga dura esattamente un anno: il 15 ottobre 1994, i poliziotti lo bloccano a pochi metri dall’abitazione in cui si è rifugiato insieme alla famiglia. Lo avvicinano, con discrezione, all’uscita da un taxi e gli chiedono i documenti. Frizziero esibisce una carta di identità contraffatta, ma è un estremo tentativo che non sortisce alcun effetto: uno degli agenti lo riconosce e per lui scattano le manette. Il suo complice già si trovava in galera.&lt;br /&gt;Scarcerato in vista del processo, ritorna alla guida della banda della Torretta e, grazie agli appoggi della mala collinare, intensifica la vendita della droga in zona. Una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere per rapina lo costringe a lasciare il bunker di Chiaia e a trasferirsi a Fuorigrotta, dove muore da latitante.&lt;br /&gt;Dopo la scomparsa di Orlando Frizziero, la famiglia – che conta un seguito tutto sommato limitato, seppur particolarmente feroce – trova comunque il modo di sopravvivere alle inchieste della Direzione distrettuale antimafia di Napoli e alle cruenti lotte con i rivali, riuscendo - nel corso degli ultimi anni - a radicarsi sempre di più sul territorio e a diventare punto di riferimento per gran parte degli affari illeciti che transitano per il centro cittadino. Primo fra tutti il racket delle estorsioni.&lt;br /&gt;L’ultimo dei giovani capi finito ai ceppi è Alvino Frizziero, 22 anni appena, catturato un anno e mezzo fa nell’abitazione di una zia paterna, a Barra. Sfuggito a un agguato in piazza Sannazaro, si era sottratto al provvedimento dell’autorità giudiziaria che lo aveva confinato per due anni in una casa lavoro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-2901414988477341591?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/2901414988477341591/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/12/il-profilo-criminale-di-orlando.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/2901414988477341591'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/2901414988477341591'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/12/il-profilo-criminale-di-orlando.html' title='Il profilo criminale di Orlando Frizziero'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-3725123278896828579</id><published>2009-12-01T10:05:00.000+01:00</published><updated>2009-12-01T10:08:36.896+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Torretta-Mergellina'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='clan Frizziero'/><title type='text'>La storia del clan Frizziero</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.naples-napoli.org/naples-napoli/photosold/photos/Torretta.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 472px; height: 334px;" src="http://www.naples-napoli.org/naples-napoli/photosold/photos/Torretta.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Come quella mala pianta che arriva ad infestare un intero giardino da una zolletta di terra contaminata, così i Frizziero hanno monopolizzato, in silenzio, gli affari illeciti a Chiaia e a Mergellina, partendo dal piccolo rione della Torretta. Di loro parlano, sin dagli anni Ottanta, le informative delle forze dell’ordine che elencano, quartiere per quartiere, le organizzazioni ostili alla Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo. Più che una cosca, è un agguerrito sodalizio familiare, tant’è che nella vita e nella gestione del gruppo – giunto, ormai, alla terza generazione – sono stati coinvolti tutti i parenti, pure minorenni, e finanche la nonna degli attuali capi ha al suo attivo un arresto per la detenzione di una pistola, in casa. Una pistola, evidentemente, di cui si servivano i nipoti.&lt;br /&gt;Ricorda Raffaele Marino, ex sostituto Antimafia a Napoli e attuale procuratore aggiunto a Torre Annunziata: «Dell’esistenza e dell’operatività del gruppo, nato dal matrimonio tra Adele Frizziero e Giovanni Alfano, padrino del Vomero, hanno raccontato diversi collaboratori di giustizia, tra i quali Rosario Privato e Bruno Rossi, che tra l’altro si è autoaccusato dell’omicidio di Alvino Frizziero. Gli affari che controlla sono molteplici e remunerativi: oltre alla vendita di stupefacenti, il racket delle estorsioni (sono costretti a pagare non soltanto attività commerciali e imprese, ma anche i venditori ambulanti del mercatino del weekend), l’usura e il gioco clandestino. E i metodi per convincere le vittime ad assecondare le loro richieste sono brutali. Il 2 maggio del 2006, ad esempio, un estorsore del clan si presenta nel negozio di abbigliamento “Caruso”, che si trova alla Torretta, e di fronte ai tentativi del titolare di ritardare il pagamento di una maxi-tangente da 50 milioni di lire, lo afferra per il collo e gli svuota addosso una intera bottiglia di plastica contenente benzina, aggiungendo: “Allora non avete capito niente… Dovete preparare i soldi che vi abbiamo chiesto, se non lo fate la prossima volta che torniamo vi spariamo proprio…”».&lt;br /&gt;L’aria di omertà e di violenza che si respira in zona e i rapporti con il clan Alfano concorrono, negli anni, a consolidare il potere criminale del gruppo, che non esita a mettere in pratica, sul proprio territorio, atti di vero e proprio terrorismo. Racconta il pentito Rosario Privato, a proposito della faida in atto alla Torretta tra il vecchio gruppo di Mario Dello Russo e i Frizziero: «Un attentato è stato effettuato nel 1991 quando Antonio Caiazzo e Gennaro Formigli hanno collocato nell’auto di Peppe ’a viola (Giuseppe Ceglia, appartenente alla cosca rivale, ndr) una bomba. La notte fu collocata la bomba ed il pomeriggio successivo Giovanni Alfano, a bordo di un’autovettura nella quale si trovava con Alessandro Desio, premette il telecomando che fece esplodere l’autovettura alla Torretta. Peppe ’a viola saltò in aria con tutta la macchina ma rimase solo ferito».&lt;br /&gt;Per un certo periodo lo stesso boss Alfano si trasferisce alla Torretta per seguire meglio gli affari illeciti. È ancora Privato a descrivere quegli anni: «Quando Alfano esce dal carcere, viene sottoposto agli arresti domiciliari; in virtù di quel fatto che noi avevamo una rottura interna, Alfano si fa trasferire il domicilio degli arresti domiciliari a vico Piedigrotta… siamo scesi alla Torretta perché avevamo questa rottura... io sono andato ad abitare alla Torretta dopo che è uscito Alfano, dopo qualche mese, un mese e mezzo, penso di essere andato; sì, questo arco di tempo penso che sia trascorso. Andai ad abitare alla Torretta in virtù del fatto che mi era stata notificata la carta precettiva, quindi dovevo recarmi al Commissariato una volta alla settimana per andare a firmare. Quindi, essendoci una scontro in atto tra il gruppo Alfano e il gruppo Caiazzo, non mi sentivo sicuro a recarmi alla questura del Vomero, quindi spostai il mio domicilio alla Torretta, anche perché poi Alfano era uscito dal carcere, quindi stavamo vicini e lui mi procurò questa abitazione, mi sembra che la signora faceva di cognome Trace, ora non lo ricordo, può essere anche che posso confondere il cognome, ma era un'amica di famiglia di Alfano... demmo dieci milioni alla signora per lasciare la casa e poi noi facemmo un contratto di affitto dal proprietario, ma dieci milioni li demmo alla signora, se non erro mi sembra che me li diede proprio Alfano... ».&lt;br /&gt;«I Frizziero», prosegue Raffaele Marino, autore delle inchieste che hanno portato all’azzeramento del clan, «sono in rapporti di collaborazione con molte altre organizzazioni della città: i Di Biasi, ad esempio, e i Terracciano dei Quartieri Spagnoli».  Il motivo è semplice, spiega il magistrato: «A Mergellina e nel quartiere di Chiaia convogliano gli interessi di quasi tutte le cosche più importanti della città, i Misso, i Giuliano, i Sarno, attirate dai guadagni assicurati dalla gestione dei pontili turistici e dal racket degli ormeggi».&lt;br /&gt;La contrapposizione con l’Alleanza di Secondigliano, di cui per un periodo è stato referente Rosario Piccirillo, soprannominato ’o biondo, è particolarmente feroce, dal momento che i Frizziero riescono a infiltrarsi anche a Fuorigrotta, che diventa una sorta di seconda base operativa del gruppo. Come, peraltro, conferma il collaboratore di giustizia Massimo Di Stasio ai pm Antimafia: «Ricordo di avere accompagnato una volta Fausto Frizziero a Fuorigrotta, sotto a un palazzo situato in quella strada posta sulla destra non appena si esce dalla grotta; è una strada che ha dei paletti. Lì Fausto Frizziero andò a prendere della cocaina… La droga veniva spacciata alla Torretta da un ragazzo soprannominato ’o bliz che sta alla Torretta e da un altro ragazzo che ha un negozio di fruttivendolo alla fine del Corso V. Emanuele, di fronte alla stazione della Metropolitana di Mergellina. Non ricordo il nome di questo ragazzo, ricordo però che il negozio di frutta era del suocero… Nell’occasione in cui io mi recai a Fuorigrotta ad accompagnare Frizziero Fausto a prendere la cocaina ebbi in regalo da lui 2-3 grammi di cocaina per mio uso personale. Anche in altre occasioni ho avuto da loro, in regalo, piccoli quantitativi di cocaina in quanto loro erano sempre forniti e ne facevano anche uso».&lt;br /&gt;Dopo un quarto di secolo di soffocante potere criminale, il clan Frizziero è stato quasi completamente sgominato: le inchieste della Dda hanno portato in carcere tutti gli esponenti di maggiore spicco, alcuni dei quali hanno incassato severissime sentenze di condanna per gravi reati.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-3725123278896828579?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/3725123278896828579/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/12/la-storia-del-clan-frizziero.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/3725123278896828579'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/3725123278896828579'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/12/la-storia-del-clan-frizziero.html' title='La storia del clan Frizziero'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-7487998915687246976</id><published>2009-11-25T10:30:00.000+01:00</published><updated>2009-11-25T10:33:46.168+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Secondigliano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='clan Sacco-Bocchetti'/><title type='text'>Agguato a San Pietro a Patierno, uccisi capozona e suo figlio</title><content type='html'>Gennaro Sacco, 58 anni, considerato il capozona del clan camorristico Sacco-Bocchetti, ha perso la vita in un agguato a San Pietro a Patierno, quartiere della periferia di Napoli. Nell'imboscata è rimasto gravemente ferito anche Carmine Sacco, il figlio ventinovenne del boss. Il ragazzo, trasportato in gravissime condizioni all'ospedale San Giovanni Bosco, è morto poco dopo il ricovero.&lt;br /&gt;I due erano rispettivamente zio e cugino di Costanzo Apice, il giovane killer ripresa da una telecamera durante un'esecuzione al rione Sanità del maggio scorso e arrestato pochi giorni fa. Il giovane avrebbe manifestato l'intenzione di pentirsi, forse questo agguato è un avvertimento a lui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://tv.repubblica.it/home_page.php?playmode=player&amp;cont_id=39277&amp;ref=search"&gt;IL VIDEO CHE HA INCASTRATO APICE&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, i due Sacco erano a bordo di una moto, guidata da Carmine, quando i killer, alle loro spalle, forse anche loro a bordo di una moto, hanno iniziato a sparare. Hanno colpito alla testa Gennaro Sacco. Il figlio ha tentato la fuga ma, forse già ferito, si è schiantato con la moto contro un muro. Ha continuato la fuga a piedi ma è stato raggiunto dai killer che gli hanno sparato contro altri colpi di arma da fuoco.&lt;br /&gt;Il clan Sacco-Bocchetti è attivo principalmente a San Pietro a Patierno; gli affari sono concentrati nel settore della droga.&lt;br /&gt;(tratto da www.repubblica.it)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-7487998915687246976?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/7487998915687246976/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/11/agguato-san-pietro-patierno-uccisi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/7487998915687246976'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/7487998915687246976'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/11/agguato-san-pietro-patierno-uccisi.html' title='Agguato a San Pietro a Patierno, uccisi capozona e suo figlio'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-4787989774597693128</id><published>2009-11-25T10:27:00.000+01:00</published><updated>2009-11-25T10:30:06.039+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Casalesi'/><title type='text'>Sequestro record al clan dei Casalesi</title><content type='html'>Agenti della Direzione investigativa antimafia di Napoli hannio eseguito in tutta Italia sequestri patrimoniali a carico di persone ritenute riciclatori per conto del clan dei Casalesi. L'operazione e' denominata "Faraone". I beni - nella disponibilita' attraverso prestanome delle famiglie Belforte, Bidognetti e Zagaria - ammontano a oltre 120 milioni di euro, di cui 2 milioni in contanti.&lt;br /&gt;  Molti degli imprenditori destinatari della misura di sequestro in passato erano gia' stati coinvolti in indagini di camorra e persino destinatari di ordini di custodia cautelare.&lt;br /&gt;  In particolare, a Salvatore Partaglione, ritenuto vicono al clan Belforte, e' stata sequestrata in Sardegna una villa di 2mila metri quadrati a Porto San Paolo, in costruzione.&lt;br /&gt;  Sequestro di una villa anche per Luigi Tamburrino, considerato vicino alla fazione del clan dei Casalesi che fa capo a Francesco Bidognetti, il boss detenuto. Inoltre, 39 appartamenti, 43 garages, 17 societa', 52 rapporti finanziari e una villa con parco e piscina di quasi 5mila metri quadrati in una zona panoramica di Caserta, localita' Vaccheria.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-4787989774597693128?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/4787989774597693128/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/11/sequestro-record-al-clan-dei-casalesi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/4787989774597693128'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/4787989774597693128'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/11/sequestro-record-al-clan-dei-casalesi.html' title='Sequestro record al clan dei Casalesi'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-524100548792489197</id><published>2009-11-24T12:37:00.000+01:00</published><updated>2009-11-24T12:38:04.507+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sant&apos;Anastasia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='clan panico'/><title type='text'>Il boss Panico tenta di togliersi la vita</title><content type='html'>Con una busta di plastica in testa avrebbe tentato di togliersi la vita Antonio Panico, capo dell'omonimo clan camorristico, detenuto in regime di 41 bis (il cosiddetto carcere duro) nel penitenziario romano di Rebibbia. Negli ultimi tempi Panico, 51 anni, arrestato nel 2006, si è lamentato per le difficoltà di incontrare la moglie, Concetta Piccolo, anch'essa detenuta a Rebibbia femminile: le nuove misure sul 41 bis hanno reso più severe le procedure per i colloqui con i familiari. Il boss avrebbe tentato il suicidio venerdì scorso, ma la notizia si è appresa in giornata. A salvare la vita a Panico è stato il tempestivo intervento degli agenti penitenziari.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-524100548792489197?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/524100548792489197/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/11/il-boss-panico-tenta-di-togliersi-la.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/524100548792489197'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/524100548792489197'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/11/il-boss-panico-tenta-di-togliersi-la.html' title='Il boss Panico tenta di togliersi la vita'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-8788514724037443130</id><published>2009-11-24T12:36:00.001+01:00</published><updated>2009-11-24T12:36:39.328+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Casalesi'/><title type='text'>Sequestrati beni a clan casertani</title><content type='html'>I carabinieri del comando provinciale di Caserta hanno sequestrato beni per un valore di 50 mln appartenenti al clan Farina-Martino-Micillo. Si tratta di beni immobili, mobili, quote societarie e conti correnti ritenuti nelle disponibilita' di capi e gregari del clan camorristico operante a Maddaloni, comune poco distante da Caserta, e nelle zone limitrofe. Alcuni dei beni sequestrati apparterebbero a elementi legati al clan Casalesi e ai Belforte di Marcianise.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-8788514724037443130?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/8788514724037443130/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/11/sequestrati-beni-clan-casertani.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/8788514724037443130'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/8788514724037443130'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/11/sequestrati-beni-clan-casertani.html' title='Sequestrati beni a clan casertani'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-8810938546082525820</id><published>2009-11-23T11:59:00.000+01:00</published><updated>2009-11-23T12:00:42.640+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Mazzarella'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='San Giovanni a Teduccio'/><title type='text'>Il boss Michele Zaza</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://8a.img.v4.skyrock.net/8a6/gangstaz-clan/pics/300808204.gif"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 250px; height: 356px;" src="http://8a.img.v4.skyrock.net/8a6/gangstaz-clan/pics/300808204.gif" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Figlio di un pescatore di Procida, Michele Zaza, ’o pazzo, diventa il più importante contrabbandiere di sigarette d’Europa tradendo gli antichi soci del clan dei Marsigliesi e passando sotto la protezione di Cosa nostra siciliana, che lo ripaga dei soldi guadagnati e della lealtà innalzandolo al rango di uomo d’onore. Di lui parlerà con i giudici del pool antimafia di Palermo anche il pentito Tommaso Buscetta.&lt;br /&gt;Il quartier generale di Zaza è nel budello di Santa Lucia, da dove comanda una flotta sterminata di motoscafi blu che inondano le coste della Campania e del Sud Italia di decine di migliaia di casse di tabacco fuorilegge.&lt;br /&gt;Il suo non è il cliché del mafioso silenzioso, che vive nell’ombra: si fa costruire due ville faraoniche, a Posillipo e a Beverly Hills, e viaggia tra la Francia e gli Stati Uniti. Rilascia interviste  - l’ultima, a un giornalista dell’agenzia Ansa, in Costa Azzurra, nel 1991, gli offre l’opportunità di sottolineare parole di stima per il giudice Giovanni Falcone («È un grand’uomo») e di ironia per i politici («Se nasco un’altra volta mi butto in politica») – e veste i panni dell’imprenditore chiacchierato perseguitato dai magistrati: «Facevo il commerciante, perché i carichi di sigarette li pagavo e facevo vivere tante di quella gente che mi chiamavano l’Agnelli del Sud. Ci sono ancora tante persone che a Napoli mi vogliono bene».&lt;br /&gt;Arrestato una prima volta a Roma con indosso un giubbotto antiproiettile e un miliardo di lire, tra banconote e assegni, arrotolato nelle tasche, a Capodanno del 1984 evade dalla clinica “Mater Dei” di Roma per rifugiarsi in Francia. Catturato prima di imbarcarsi con la famiglia su un aereo per la California, torna in libertà per gravi problemi di salute. Nel 1989, i poliziotti lo bloccano a Villeneuve Loubet, tra Nizza e Marsiglia, con l’accusa di contrabbando e corruzione. La libertà, due anni dopo, gli costa una cauzione di 220 milioni, ma la sua situazione processuale è definitivamente compromessa. I magistrati napoletani lo accusano di traffico internazionale di droga, associazione mafiosa e duplice omicidio. Nel 1994, viene estradato dalla Francia e rinchiuso nel carcere di Regina Coeli. Michele Zaza ’o pazzo muore per un infarto il 18 luglio di quello stesso anno al Policlinico “Umberto I”, dov’è stato trasferito due giorni prima per una serie di accertamenti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-8810938546082525820?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/8810938546082525820/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/11/il-boss-michele-zaza.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/8810938546082525820'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/8810938546082525820'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/11/il-boss-michele-zaza.html' title='Il boss Michele Zaza'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-3276369989429221626</id><published>2009-11-23T11:58:00.000+01:00</published><updated>2009-11-23T11:59:32.788+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Mazzarella'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='San Giovanni a Teduccio'/><title type='text'>Il leopardo nascosto nel garage del boss</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://media-cdn.tripadvisor.com/media/photo-s/01/17/b0/9d/leopardo-in-gabbia.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 550px; height: 412px;" src="http://media-cdn.tripadvisor.com/media/photo-s/01/17/b0/9d/leopardo-in-gabbia.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La leggenda dei vicoli che lo vuole al guinzaglio del padrone è certamente fantasia, ma ciò che apparve agli occhi increduli dei poliziotti quel 17 marzo di undici anni fa non era affatto frutto di un’allucinazione, o di una svista. In una gabbia, sistemata nel garage del boss Vincenzo Mazzarella, in via Murialdo, a Poggioreale, ondeggiavano le forme sinuose di un leopardo. Impossibile sbagliarsi: i ruggiti di disapprovazione per la quiete turbata dall’irruzione delle forze dell’ordine indicavano senza ombra di dubbio la presenza del principe della savana, di sicuro poco abituato ai visitatori in divisa. Il predatore era l’animale da compagnia del capo della potente famiglia malavitosa dell’area orientale.&lt;br /&gt;Al ritrovamento del felino, femmina e di grossa taglia, gli agenti di una “volante” arrivarono quasi per caso, inseguendo tre giovani fuggiti alla vista del lampeggiante. Due di questi, un 26enne e un 24enne, dopo una corsa di un centinaio di metri, si rifugiarono nell’edificio, nel quale abitano altri parenti del padrino. Erano gli addetti alla custodia e all’alimentazione dell’animale, tenuto peraltro in pessime condizioni igienico-sanitarie.&lt;br /&gt;Durante i controlli nel garage, i poliziotti furono raggiunti dalla moglie di Vincenzo Mazzarella e dal nipote, che cercò inutilmente di giustificare il possesso del predatore, dichiarando che era stato acquistato dallo zoo di Roma per sette milioni di lire, ma di non poterlo dimostrare perché la documentazione sanitaria era ancora in possesso del giardino zoologico. Anche per lui scattò la segnalazione all’autorità giudiziaria. Il leopardo finì nelle gabbie, ben più sicure, dello zoo di Napoli, dove – un paio di anni dopo – l’avrebbe raggiunto il leone di Raffaele Bambù, capozona dei Contini. Un leone chiamato Simba.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-3276369989429221626?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/3276369989429221626/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/11/il-leopardo-nascosto-nel-garage-del.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/3276369989429221626'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/3276369989429221626'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/11/il-leopardo-nascosto-nel-garage-del.html' title='Il leopardo nascosto nel garage del boss'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-1436260244455726762</id><published>2009-11-23T11:57:00.000+01:00</published><updated>2009-11-23T11:58:22.035+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Mazzarella'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='San Giovanni a Teduccio'/><title type='text'>Gli altri fratelli</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.repubblica.it/2006/12/sezioni/cronaca/mazzarella-scarcerato/mazzarella-scarcerato/stor_9346660_28410.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 329px;" src="http://www.repubblica.it/2006/12/sezioni/cronaca/mazzarella-scarcerato/mazzarella-scarcerato/stor_9346660_28410.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Vero erede dello zio, Michele Zaza, Ciro Mazzarella, ’o scellone, più che un camorrista è un broker del contrabbando. Tant’è che non ha un suo clan, come invece i fratelli Vincenzo e Gennaro, e fin da subito si allontana da Napoli per arricchirsi con il commercio delle bionde sulle rotte internazionali che uniscono, in un unico triangolo, il Marocco, il Montenegro e la Svizzera.&lt;br /&gt;Le prime informazioni sul boss risalgono al 1974, quando viene identificato durante un summit tra uomini d’onore in un albergo del lungomare. Tre anni dopo, presiede un vertice tra contrabbandieri napoletani e mafiosi siciliani in un circoletto di Santa Lucia. Nel 1978 è in compagnia del padrino di Cosa nostra Stefano Giaconia all’aeroporto di Capodichino, ma riesce a evitare l’arresto.&lt;br /&gt;Nell’aprile del 1981 evade dall’ospedale Cardarelli, dov’è stato ricoverato in rianimazione dopo un agguato, calandosi dalla finestra di un bagno. Lo arresta, un anno dopo, il vicequestore Antonio Ammaturo, stanandolo in un appartamento di San Giovanni a Teduccio. Nel 1983 viene coinvolto nel “processo dei 101” dal giudice Arcibaldo Miller insieme a Luigi Giuliano e Carmine Giuliano,  Luigi Vollaro e Carlo Biino, ex luogotenente di Raffaele Cutolo passato con la Nuova famiglia.&lt;br /&gt;Nel settembre del 1993, la Squadra mobile di Napoli lo cattura a Lugano, in Svizzera, dove Mazzarella vive in una villa di lusso sulle colline di Viganello. È inseguito da un mandato di cattura richiesto dai pm Paola Ambrosio, Luigi Bobbio e Lucio Di Pietro per associazione per delinquere. In Svizzera ha sede anche la sua società di import-export, la “Gestex Sa”, che secondo gli investigatori è l’ombrello di copertura di affari illeciti in mezzo mondo. Afflitto da problemi cardiaci, Ciro Mazzarella tornerà più volte in libertà (e in carcere), fino all’ottenimento degli arresti domiciliari, per motivi di salute, a Roma, dove tuttora si trova. La sua ultima fuga all’estero è stata in Spagna.&lt;br /&gt;Diverso, invece, è il profilo di Gennaro Mazzarella, soldato della Nuova famiglia negli anni Ottanta e protagonista di due spettacolari fughe (l’una riuscita, l’altra no): la prima, nel novembre del 1985 dall’ospedale Monaldi; la seconda a nuoto, nelle acque del Borgo marinari inseguito dai poliziotti che lo bloccano, dopo parecchie bracciate, al largo del Castel dell’Ovo.&lt;br /&gt;Nell’agosto del 1998, viene rintracciato in un residence extralusso a Porto Banus, Marbella, dove il soggiorno quotidiano costa dieci milioni di lire. È inseguito da una condanna a cinque anni per una rapina a un portavalori compiuta quattro anni prima a Venezia. Altre ordinanze di custodia cautelare si susseguono negli anni, soprattutto per traffico di droga, in accordo con la famiglia Giuliano di Forcella, e per usura; accuse che lo trattengono in carcere, mentre indagini patrimoniali particolarmente accurate della polizia e della guardia di finanza portano al sequestro di beni per svariati milioni di euro.&lt;br /&gt;Un altro fratello, Salvatore Mazzarella, impiegato comunale incensurato e lontano dalle illogiche dinamiche criminali, viene ammazzato per vendetta nel maggio del 1995 da un killer 17enne, sorpreso dai poliziotti al momento di sparare il colpo di grazia alla testa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-1436260244455726762?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/1436260244455726762/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/11/gli-altri-fratelli.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/1436260244455726762'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/1436260244455726762'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/11/gli-altri-fratelli.html' title='Gli altri fratelli'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-5123210361771743350</id><published>2009-11-23T11:55:00.000+01:00</published><updated>2009-11-23T11:57:17.569+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Mazzarella'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='San Giovanni a Teduccio'/><title type='text'>Il boss Vincenzo Mazzarella</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://thm-a01.yimg.com/image/3def6ddc11b283c4"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 128px; height: 130px;" src="http://thm-a01.yimg.com/image/3def6ddc11b283c4" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La traversata nel tempestoso mare del crimine di Vincenzo Mazzarella inizia una calda serata di luglio del 1988 a bordo di un traghetto per Ischia, dove i poliziotti lo arrestano per droga.&lt;br /&gt;Il suo nome compare già da alcuni anni nelle informative delle forze dell’ordine che indagano sulla Nuova famiglia, il maxi-cartello criminale che raggruppa le cosche anticutoliane, a Napoli e in provincia, e combatte una guerra senza esclusione di colpi contro la Nuova camorra organizzata.&lt;br /&gt;Nipote del boss Michele Zaza, contrabbandiere fatto uomo d’onore dalla commissione palermitana di Cosa nostra, Vincenzo Mazzarella affianca alla “classica” attività del commercio del tabacco fuorilegge, cui si dedica la quasi totalità della sua famiglia, affari ben più rischiosi e remunerativi: il racket delle estorsioni, l’usura e, soprattutto, il traffico di droga.&lt;br /&gt;Agli inizi degli anni Novanta, sposta il suo quartier generale da via Comunale Ottaviano (San Giovanni a Teduccio) al rione Luzzatti (Poggioreale). Qui vive barricato in un appartamento difeso come una banca: telecamere a circuito chiuso e porte blindate proteggono lui e i suoi familiari.&lt;br /&gt;Tra brevi detenzioni e lunghe latitanze, il potere criminale del padrino, soprannominato ’o pazzo, cresce velocemente, tanto da iniziare a infastidire anche l’Alleanza di Secondigliano.&lt;br /&gt;Inseguito da un mandato di cattura per associazione camorristica, Vincenzo Mazzarella viene arrestato il 5 luglio del 1999 a Nizza. La Squadra mobile di Napoli lo intercetta in un lussuoso residence dell’hotel “Siracuse”, a Villeneuve Luobet. Insieme a lui, in vacanza in Costa Azzurra, gli agenti trovano anche il killer di fiducia del gruppo, Ciro Giovanni Spirito, allora venticinquenne, ricercato per associazione camorristica e omicidio, la nuora Marianna Giuliano e il figlio Michele, che il mese dopo finirà in manette con l’accusa di aver ammazzato un pregiudicato.&lt;br /&gt;L’estradizione per il capoclan avviene in tempi record: il 27 gennaio del 2000, Vincenzo Mazzarella è consegnato alle autorità italiane all’ex valico di Ponte San Luigi, dove si raduna un piccolo esercito di forze dell’ordine per la scorta. Ad attenderlo ci sono i poliziotti di Ventimiglia e un elicottero dei carabinieri, che sorveglia dall’alto le operazioni.&lt;br /&gt;Nel 2002, la situazione processuale di Mazzarella si complica ulteriormente, perché la Direzione distrettuale antimafia di Napoli lo accusa di droga e armi. In particolare, i pm contestano al padrino di aver rifornito di cocaina ed eroina il clan Giuliano e di aver trattato l’acquisto di una partita di kalashnikov. Al centro dell’inchiesta ci sono le dichiarazioni di alcuni collaboratori della banda di Forcella: Raffaele e Guglielmo Giuliano, Fabio Riso e Pasquale Avagliano.&lt;br /&gt;Il 23 luglio di quello stesso anno arriva il colpo di scena: la riduzione della condanna in Appello da undici a sei anni gli spalanca le porte del carcere, dove ritorna soltanto un mese e mezzo dopo, grazie al blitz della polizia che lo scova in un appartamento di San Sebastiano al Vesuvio. Era ospite di una coppia di vecchi contrabbandieri.&lt;br /&gt;Ritornato in libertà nel 2004, si dà alla latitanza all’estero, grazie a una soffiata che lo avverte di un nuovo provvedimento giudiziario nei suoi confronti. Viene identificato e arrestato il 17 dicembre 2004 all’interno del parco Eurodisney, a Parigi. All’arrivo degli uomini della squadra mobile, il boss si trova in auto e sta incassando del denaro da tre senegalesi, uno dei quali in possesso di passaporto diplomatico. &lt;br /&gt;I pm Beatrice, Narducci e D’Avino lo accusano di una sfilza di reati che da allora lo tiene dietro le sbarre, in regime di carcere duro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-5123210361771743350?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/5123210361771743350/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/11/il-boss-vincenzo-mazzarella.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/5123210361771743350'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/5123210361771743350'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/11/il-boss-vincenzo-mazzarella.html' title='Il boss Vincenzo Mazzarella'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-7443659146699885565</id><published>2009-11-23T11:54:00.000+01:00</published><updated>2009-11-23T11:55:55.836+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Mazzarella'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='San Giovanni a Teduccio'/><title type='text'>La storia del clan Mazzarella</title><content type='html'>Da borgo di pescatori, San Giovanni a Teduccio diventa, a metà degli anni Settanta, il centro nevralgico del contrabbando internazionale di sigarette: con la crisi delle aziende conserviere e la riduzione di commesse per la locale sede della Cirio – che fin dagli anni Trenta offre lavoro agli abitanti della zona -, il crimine diventa l’unica e solida fonte di sostentamento per i residenti.&lt;br /&gt;È una storia che può apparire vecchia, ma purtroppo vera. &lt;br /&gt;Comincia, per prima, la famiglia Zaza a cui succedono, nel corso di un decennio, i nipoti Vincenzo, Gennaro e Ciro Mazzarella, al seguito dei quali s’ingrossa, di anno in anno, un esercito senza nome di disperati e disoccupati, sbandati e tossici che cercano la ricchezza facile senza troppa fatica. Molti di loro finiranno in carcere e altri, più sfortunati, in una cassa di legno, sottoterra.&lt;br /&gt;L’espansione dei traffici illeciti – dal commercio delle bionde si passa ben presto all’usura e alle truffe – comporta una corrispondente espansione territoriale che si sviluppa seguendo i vicoli bui che, dall’area orientale, portano al cuore della città: Vincenzo Mazzarella si insedia nel rione Luzzatti, a Poggioreale, mentre il fratello Gennaro inizia a controllare il business del malaffare nella zona del Mercato e del Pallonetto di Santa Lucia, per arrivare fino a Chiaia e alla Torretta. Con loro ci sono parenti e amici d’infanzia che vanno a formare gli organi direttivi del clan.&lt;br /&gt;L’ingresso nei ranghi della Nuova famiglia e la vicinanza dei Mazzarella alle cosche mafiose siciliane (ne parleranno pentiti del calibro di Antonino Calderone, Francesco Marino Mannoia, Gaspare Mutolo) incrementano gli utili del clan, che a metà degli anni Ottanta trova una sconosciuta e gigantesca forma di guadagno: il traffico di droga.&lt;br /&gt;Per meglio gestire il business, i Mazzarella stringono accordi con i Giuliano di Forcella, finendo per inglobarli sul finire degli anni Novanta e sostituirli alla guida del rione, con i Misso della Sanità, con i Sarno di Ponticelli e con i trafficanti del network camorristico Di Lauro di Scampia. &lt;br /&gt;La piccola famiglia criminale, nata e cresciuta all’ombra del padrino Michele Zaza, diventa così una delle realtà delinquenziali più pericolose e agguerrite del capoluogo, con interessi legali e paralegali nel settore alimentare, nell’abbigliamento e nell’edilizia. &lt;br /&gt;L’espansione territoriale procede, infatti, non solo in direzione del centro di Napoli, dove si avverte la mancanza degli storici gruppi, spazzati via dalle inchieste antimafia, ma anche e soprattutto in provincia; i soldati dei Mazzarella iniziano una lenta e inarrestabile colonizzazione nel Vesuviano (Marigliano, Mariglianella, Brusciano, Castello di Cisterna e Pomigliano d’Arco) sulla quale, da qualche anno a questa parte, la magistratura sta indagando con crescente incisività, e in alcune regioni del Centro (Umbria e Abruzzo).&lt;br /&gt;L’ombra della famiglia di San Giovanni a Teduccio si allunga su una sostanziosa fetta del malaffare cittadino (suoi referenti si trovano anche a Fuorigrotta e Bagnoli) tanto da suscitare la furia omicida dell’Alleanza di Secondigliano, che ingaggia una guerra senza quartiere per farla sparire dalla mappa della malavita organizzata della Campania. Una battaglia estenuante, che porterà su Napoli l’attenzione della stampa nazionale e internazionale.&lt;br /&gt;Sul fronte interno, la cosca dei Mazzarella deve respingere gli attacchi sferrati dai Rinaldi, ex alleati cui è legata anche da vincoli di parentela, che controllano il rione Villa e alcuni territori al confine con Barra. La posta in gioco è sempre una: il controllo del mercato della droga.&lt;br /&gt;La doppia contrapposizione armata provoca una lunga scia di sangue che, con tutta probabilità, non è ancora terminata, visti gli ultimi sviluppi. Due dati fanno riflettere sulla brutalità di questo conflitto: dal 9 al 18 febbraio 1998 si contano sull’asfalto dieci morti ammazzati in dieci giorni; mentre dal 2 al 13 giugno 2000 sono tredici i cadaveri raccolti tra nell’area orientale della città. Gli agguati, gli attentati e le intimidazioni – ferimenti, gambizzazioni – continuano per settimane e settimane.&lt;br /&gt;Sul finire degli anni Novanta, gli uffici investigativi registrano una prima riorganizzazione del clan riguardante il profilo finanziario. Sottogruppi dei Mazzarella si trasferiscono nel Comasco, con l’obiettivo di trasferire, in conti cifrati in Svizzera, i soldi – due miliardi di lire alla settimana – incassati con il contrabbando di sigarette nel nord Italia. Tre fiduciari della banda camorristica saranno identificati e arrestati e, da allora, i canali di esportazione del denaro sporco prendono altre strade.&lt;br /&gt;Ma quasi tutte le proiezioni internazionali della famiglia sono oggetto di indagine dell’Interpol e della Dia, che individuano “cellule” del clan in Spagna, in Montenegro e in Francia, dove – peraltro – trovano rifugio i capi costretti alla fuga dalle inchieste dell’autorità giudiziaria e dalla caccia all’uomo scatenata dai sicari rivali.&lt;br /&gt;L’incessante azione delle forze dell’ordine e della procura antimafia, negli ultimi anni, hanno demolito il potere militare della cosca – come dimostrato dai pentimenti di alcuni dei suoi esponenti di maggiore spicco – e ridimensionato quello economico, grazie alle indagini patrimoniali che hanno portato al sequestro e alla confisca di ingenti patrimoni illegali, intestati a prestanome ma nelle disponibilità dei capicamorra e dei loro parenti.&lt;br /&gt;Da recenti inchieste, è emerso che dal solo racket delle estorsioni a Forcella e alla Maddalena – commesso finanche nei confronti di poveri venditori ambulanti, costretti a pagare 70 euro a settimana, e dei commercianti cinesi – il clan incassa oltre 200mila euro al mese, parte dei quali serve a stipendiare gli affiliati detenuti mentre la restante porzione viene investita in attività lecite, come pizzerie, ristoranti e Internet point.&lt;br /&gt;Che il clan, dopo gli arresti e le condanne pesantissime che hanno di fatto decapitato l’organizzazione, sia in difficoltà emerge dagli atti di una indagine del 2006 a carico delle paranze di estorsori dei Mazzarella.&lt;br /&gt;In una intercettazione, infatti, si ascolta un commerciante lamentarsi al telefono con un amico, a proposito dei rastrellamenti effettuati dagli emissari della famiglia: «Il fatto è che questi vedono fare un buco in mezzo alla strada? Vanno lì e vogliono 100 euro. Fermano un cantiere la settimana scorsa, hanno fermato un cantiere per 200 euro al mese, è stato due giorni sopra ad un cantiere per avere 200 euro, siamo proprio alla fine...».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-7443659146699885565?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/7443659146699885565/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/11/la-storia-del-clan-mazzarella.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/7443659146699885565'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/7443659146699885565'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/11/la-storia-del-clan-mazzarella.html' title='La storia del clan Mazzarella'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-6462670523554486761</id><published>2009-11-21T08:52:00.000+01:00</published><updated>2009-11-21T08:54:24.687+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Vasto-Arenaccia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Contini'/><title type='text'>Simba, il leone del boss Brancaccio</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://comepaneburro.files.wordpress.com/2007/05/leone.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 480px; height: 360px;" src="http://comepaneburro.files.wordpress.com/2007/05/leone.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Quei ruggiti, nel cuore della notte, sono inspiegabili per gli abitanti di via Piazzolla al Trivio. Echi lontani che riportano a ben altre praterie che non quelle di cemento e lamiere al confine tra i quartieri Arenaccia e Poggioreale. Ruggiti che provengono dal giardino di Raffaele Brancaccio, soprannominato Bambù, camorrista e orgoglioso proprietario di Simba. Simba è un leone di tre anni, pesante un quintale e mezzo, che vive in una gabbia di appena quattro metri, da cui accede – attraverso uno stretto corridoio – a un piccolo vano coperto, nel quale può trovare riparo dalle intemperie.&lt;br /&gt;Lo “scovano” i carabinieri in collaborazione con le guardie venatorie della Lipu. È il 23 marzo del 1998 e, a quel tempo, il padrone di casa è detenuto, perché sospettato di essere uno dei prestanome del boss Edoardo Contini, nonché amministratore unico di un impero finanziario di decine di miliardi di lire. A sostituirlo, in funzione di guardiano della villa, è proprio il re della giungla.&lt;br /&gt;A poca distanza dalla gabbia del leone, i militari trovano anche una voliera con uccelli rarissimi e altri esemplari di animali imbalsamati. Non una novità, tant’è che quattro anni prima, nel corso di un analogo controllo, Brancaccio – che a proposito del leone dirà ai magistrati di averlo avuto in regalo e di essere stato impossibilitato a separarsene – viene sorpreso mentre alleva un Ara Macao, una specie di pappagallo in via di estinzione. Nella sua villa in stile liberty – confiscata e destinata dal Comune di Napoli a sede di un’associazione di volontariato – il boss, in passato, aveva allestito un vero e proprio zoo personale, con tanto scimmie e serpenti.&lt;br /&gt;Simba, il leone del boss, morirà undici anni dopo nello zoo (ufficiale) di Napoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;***&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rapporti antichi, iniziati al tempo del «signore della droga», Pablo Escobar, e coltivati da una sponda all’altra dell’Atlantico: hanno toccato anche Medellin, in Colombia, le indagini sui colossali traffici di cocaina gestiti, fin dal principio degli anni Novanta, dal clan Contini.&lt;br /&gt;In due distinte inchieste, risalenti al 1991 e al 1997, gli inquirenti scoprono che i narcos dell’Arenaccia acquistano la droga dai cartelli sudamericani e la importano in Campania, passando per il Belgio. Mezza tonnellata di cocaina all’anno, secondo le informative. Quanto basta per trasformare la banda di Edoardo ’o romano in una perfetta macchina da soldi, che moltiplica per dieci, venti, trenta la puntata iniziale.&lt;br /&gt;A coordinare l’attività, a quel tempo, è il numero due del gruppo, Giuseppe Scuotto, che sarà trucidato in strada, a corso Novara, nel maggio del 2000. Lo sostituirà, qualche anno dopo, un trafficante taciturno, che abita nella zona di via Cupa dell’Arco, a Scampia. Un criminale arrivato ai vertici della potentissima famiglia Di Lauro: Raffaele Amato, il futuro capo degli scissionisti di Secondigliano.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-6462670523554486761?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/6462670523554486761/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/11/simba-il-leone-del-boss-brancaccio.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/6462670523554486761'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/6462670523554486761'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/11/simba-il-leone-del-boss-brancaccio.html' title='Simba, il leone del boss Brancaccio'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-3324955814447114167</id><published>2009-11-21T08:49:00.000+01:00</published><updated>2009-11-21T08:50:37.120+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Vasto-Arenaccia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Contini'/><title type='text'>I "numeri due" del clan Contini</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/cronaca/camorra-catturato/camorra-catturato/este_15122448_25190.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 280px; height: 370px;" src="http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/cronaca/camorra-catturato/camorra-catturato/este_15122448_25190.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La forza di un clan si misura, anche e soprattutto, con la capacità di generare nuovi capi, in grado di reggerne le fila durante l’assenza forzata dei padrini storici.&lt;br /&gt;La banda del Vasto-Arenaccia, per lunghi periodi, è stata guidata da Patrizio Bosti, cognato del capoclan Edoardo ’o romano e suo uomo di fiducia.&lt;br /&gt;Libero, una prima volta, nel 1996 per un permesso premio, torna in galera dopo una rocambolesca latitanza, conclusasi nel marzo del 2000 in un casolare nel Giuglianese, dove vive protetto dai Mallardo. Legato sentimentalmente, per un breve periodo, a Celeste Giuliano, è l’artefice del riavvicinamento tra la cosca di Forcella e l’Alleanza di Secondigliano, che chiude una delle pagine più cruenti delle faide di camorra a Napoli, con oltre quindici morti ammazzati.&lt;br /&gt;Uomo di mediazione più che di guerra, ottiene la libertà nel 2005, per decorrenza dei termini di custodia cautelare in carcere. Il nuovo mandato di cattura per camorra, racket e droga, lo costringe alla fuga, che si conclude il 10 agosto del 2008 in un ristorante di Plaja de Aro, in Spagna. &lt;br /&gt;È a tavola con una quindicina di persone, quando i carabinieri e la Guardia Civil gli chiedono i documenti. La carta di identità contraffatta non inganna gli investigatori, ai quali Bosti si rivolge con queste parole: «Siete stati bravi». E consegna i polsi.&lt;br /&gt;In tasca, il padrino ha 24mila euro in contanti, in banconote da 500, e le chiavi della sua Audi R8, parcheggiata poco distante. Nel frattempo, nei suoi confronti è maturata la condanna a 23 anni di carcere per il duplice omicidio dei fratelli Giglio, che si inserisce proprio nello scontro con i Giuliano di un decennio prima. &lt;br /&gt;Altro cognato di Edoardo Contini con i “galloni” di vice è Salvatore Botta, una delle menti finanziarie dell’organizzazione. Finisce in cella, una prima volta, nel dicembre del 1997, mentre si trova in un ristorante, a Bacoli, con la sua convivente. Il suo lavoro ufficiale è portantino dell’ospedale Vecchio Pellegrini, ma le informative delle forze dell’ordine lo descrivono come un malavitoso abituato agli abiti firmati e alle auto costose. Tra il marzo e il maggio del 1992, a Botta vengono sequestrati beni mobili e immobili per un valore di oltre sette miliardi di lire, tra cui una villa bunker di tre piani con quindici stanze, sei bagni, marmi pregiati e giardino (che sarà confiscata dal Tribunale e destinata a ospitare il centro della Protezione civile e la polizia municipale del quartiere) e una quindicina di vetture di grossa cilindrata. Salvatore Botta è in carcere dal 2002.&lt;br /&gt;C’è infine Paolo Di Mauro, reggente dei Contini nel quartiere di Poggioreale, al confine con il bunker dei Mazzarella: braccato dal 2002 dalle forze dell’ordine, è inserito nello speciale elenco del Viminale dei ricercati più pericolosi del Paese. Deve espiare 24 anni di reclusione e, dal maggio del 2007, le ricerche sono state estese a livello internazionale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-3324955814447114167?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/3324955814447114167/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/11/i-numeri-due-del-clan-contini.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/3324955814447114167'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/3324955814447114167'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/11/i-numeri-due-del-clan-contini.html' title='I &quot;numeri due&quot; del clan Contini'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-398464269739694440</id><published>2009-11-21T08:47:00.000+01:00</published><updated>2009-11-21T08:49:18.067+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Vasto-Arenaccia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Contini'/><title type='text'>I "magliari" del clan Contini</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.videocomunicazioni.com/uploads/2007/12/edoardo-contini-arrestato.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 294px; height: 235px;" src="http://www.videocomunicazioni.com/uploads/2007/12/edoardo-contini-arrestato.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Una struttura economica occulta, che vale almeno 300 milioni di euro. È il polmone finanziario dell’Alleanza di Secondigliano che la polizia di Napoli, su disposizione del pm Antimafia Filippo Beatrice, fa emergere nel corso di un lungo lavoro investigativo, che culmina con una quarantina di arresti e svariati provvedimenti di sequestro di decine di aziende e società.&lt;br /&gt;L’organizzazione è modellata come un consiglio di amministrazione, in cui siedono per conto degli “azionisti” rappresentanti dei vari gruppi criminali dell’area nord: Licciardi, Di Lauro e Contini.&lt;br /&gt;Il gruppo che fa riferimento al padrino Edoardo ’o romano è tra i più agguerriti, in circolazione, grazie a una estesa rete di contatti nazionali e internazionali che fornisce assistenza logistica ai magliari, venditori di merce al dettaglio, e agli “spalloni”, coloro che trasportano valuta estera provento di attività illecite in indumenti per farla arrivare in Italia. Le cellule commerciali della cosca del Vasto-Arenaccia sono operative in tutto il mondo: Francia, Svizzera, Grecia, Stati Uniti, Canada e Australia. I magliari del clan Contini sono veri e propri specialisti nel piazzare, a prezzi da occasione, materiali contraffatti o con marchi simili a griffes famose, che facilmente possono trarre in inganno gli acquirenti stranieri. Le indagini hanno accertato, ad esempio, che veniva riprodotta la testa di Gorgone su capi di abbigliamento per far credere ai clienti che si trattasse di prodotti firmati “Versace”, mentre macchine fotografiche prodotte in Cina, con la scritta Canon Matic, servivano a richiamare il marchio della multinazionale Canon.&lt;br /&gt;Nel corso dell’inchiesta sui magliari, è stato anche accertato che Edoardo Contini ha soggiornato per alcune settimane a Lione, in Francia, dove ha incontrato i propri uomini di fiducia per una riunione di coordinamento sulle varie aree commerciali. In una conversazione intercettata alle 10.20 del 3 dicembre 2001, infatti, due affiliati al clan discutono in una Fiat Seicento di affari e vacanze. Il primo afferma: «Gaetano, Gaetano, Gaetano, ora te la spiego un poco io la cronistoria…» e l’altro, di rimando, gli risponde: «Io la so, Mario… io sono stato quindici giorni da Edoardo…».&lt;br /&gt;Il padrino di San Giovanniello, però, resterà nella penombra della latitanza per altri sei anni.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2690048207083893353-398464269739694440?l=simonedimeo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://simonedimeo.blogspot.com/feeds/398464269739694440/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/11/i-magliari-del-clan-contini.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/398464269739694440'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2690048207083893353/posts/default/398464269739694440'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://simonedimeo.blogspot.com/2009/11/i-magliari-del-clan-contini.html' title='I &quot;magliari&quot; del clan Contini'/><author><name>01</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13428194053245283432</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2690048207083893353.post-2384504980050229625</id><published>2009-11-21T08:45:00.002+01:00</published><updated>2009-11-21T08:47:41.077+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Vasto-Arenaccia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Clan Contini'/><title type='text'>Il profilo del boss Edoardo Contini</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://cache.daylife.com/imageserve/099h1NR0yFbXr/610x.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 610px; height: 483px;" src="http://cache.daylife.com/imageserve/099h1NR0yFbXr/610x.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Racconta Costantino Sarno, ex padrino di Miano legato all’Alleanza di Secondigliano: «Edoardo Contini non era nessuno, faceva solo rapine e solo successivamente entrò a far parte del nostro gruppo, anzi posso dire che Edoardo l’ho creato io, dopo averlo salvato dalla morte decretata da Luigino Giuliano, a seguito di un contrasto, non ricordo per quale motivo, che questi ebbe con Ciro Mantice, spalleggiato a sua volta da ’o romano».&lt;br /&gt;Da quel giorno, la carriera criminale di Edoardo Contini diventa una inarrestabile ascesa nello scacchiere mafioso cittadino e regionale, tanto da far dire all’allora coordinatore della Dda Franco Roberti, nel corso della conferenza stampa per il suo arresto: «Contini è la più grande mente criminale della camorra napoletana, un vero capo».&lt;br /&gt;Protagonista di lunghe latitanze e spettacolari arresti, viene catturato a 39 anni dai carabinieri del reparto operativo speciale di Napoli in una villa a Cortina d’Ampezzo. È il 31 dicembre del 1994, quando i militari lo bloccano mentre si sta preparando per il veglione di mezzanotte in uno degli alberghi più chic della famosa località sciistica. Ricercato da cinque mesi per inosservanza degli obblighi della sorveglianza speciale, che avrebbe dovuto trascorrere a Favignana, il boss chiede ai militari di cambiarsi d’abito, per scaramanzia. Ed è così, senz
